i
film e i relatori
-
PORNOLOGY
NEW YORK
(Usa 2005, 85') di Michele Capozzi
"Abbiamo realizzato questo film per preservare il più
possibile la memoria di posti fantastici e di tempi magici, esempi
di grande libertà. Noi siamo i pornologi, i nuovi cospiratori.
Vogliamo far conoscere al pubblico cosiddetto normale le nostre esperienze
di vita e le nostre memorie." (Michele Capozzi)
PORNOLOGY NEW YORK è un insolito diario porno-underground di
una New York dominata dal sesso e vissuta da un'umanità diversa,
autenticamente bizzarra e libera, terapeutica e liberatrice, raccontato
attraverso le gesta di un gruppo di "pornovitelloni". I
tre protagonisti sono Neville Chambers, inventore della FuckFactory
con un passato di road manager di rock-star degli anni '60; Lenny
Waller, anima della comunità gay e 'leather' del Village, e
del defunto 'Hell Fire Club' e Porsche Lynn, famosa pornostar, dominatrice
e curatrice alternativa.
Miglior documentario al CINEKINK NEW YORK FESTIVAL (myspace.com/cinekink)
nel 2005.
Prodotto, diretto e anche interpretato da Michele Capozzi, il film
è stato montato da Jackie Shulman e fotografato da John Keeler.
Altri operatori: Giulio Graziani, R,C, Horsch, Neville Chambers. Fotografa
di scena Barbara Nitke.
Michele Capozzi nasce a Genova nel 1946. Laureato in Giurisprudenza
e diplomato in Scienze Sociali, si trasferisce a Londra dove esercita
la pratica legale, diventa figlio dei fiori e frequenta la comunità
hippy. Tornato a Roma, per un pò lavora nel cinema. Nel 1978
si trasferisce definitivamente a New York, dove tuttora abita sulla
sua barca, inventandosi le professioni di esploratore urbano e pornologo.
Di indole nomade, passa molto tempo in volo tra Los Angeles, Milano
e Roma.
Ha collaborato con vari registi italiani (Roberto Faenza, Ansano Giannarelli,
Marco Leto, Mino Guerrini, Giovanni Fago, Luigi Filippo D'Amico) e
stranieri (Brian De Palma, Lewis Gilbert, Barry Gordy, Daniel Mann).
Nel 2002 cura "L'Annuario dell'Hard Italiano" per la Coniglio
Editore. Nel 2006 cura "De Masturbatione" per Malatempora
Editrice, una collezione di frasi e immagini di vari autori dall'
800 a oggi. Collabora da venti anni con Candida Royalle, fondatrice
della Femme Productions, come produttore e sceneggiatore. "Pornology
New York", suo ultimo lavoro, è già un cult.
Sesso e trasgressione in una Manhattan che non c'è più.
Il cult-documentario di Michele Capozzi torna all'HOP Altrove.
di Francesca Baroncelli
7 APRILE 2005
Venerdì 8 e sabato 9 aprile a mezzanotte, il pornologo genovese
Michele Capozzi - in collaborazione con Effetto Notte - presenterà
il suo film documentario Pornology New York al Teatro Hop Altrove.
Per assistere al midnite cult movie dovrete avere più di
18 anni, e sarà gradito il tributo di 3 Euro. Ecco di che
cosa si tratta.
30.marzo.2005
«È roba forte, non resisterai per più di dieci
minuti...», mi aveva detto qualcuno ieri sera, martedì
29 marzo, all'entrata del teatro Hop Altrove. Di lì a poco
sarebbe stato infatti proiettato Pornology New York, il documentario
che il cineasta Michele Capozzi ha presentato per la prima volta
nel teatro genovese.
Non è andata così: non sono scappata e, anzi, ho guardato
il film dall'inizio alla fine. Lo stesso ha fatto il resto del pubblico
che, accorso numeroso, ha assistito alla proiezione divertendosi
e cercando di capire una realtà dalle tinte forti.
Girato interamente in America, dove il pornologo genovese ha vissuto
a partire dagli anni '70, il film non ha certo deluso le aspettative
dei curiosi: le scene, più che esplicite, raccontano di una
New York che oggi non esiste più. Nel 2001, infatti, due
realtà newyorkesi stavano scomparendo: la Fuck Factory, appartamento
all'interno del quale Capozzi e l'amico Neville Chambers hanno dato
vita alle più svariate sperimentazioni sessuali, e l'Hell
Fire, locale simbolo del fetish e del sadomaso: «le cose a
New York sono cambiate a partire dal 1985, quando il fantasma dell'AIDS
è diventato un problema ufficiale. La situazione è
peggiorata con l'avvento di Rudolph Giuliani, che ha trasformato
Manhattan in un grande centro commerciale per turisti, recidendo
per contro quell'underground necessario per la crescita di ogni
città», spiega Capozzi.
La storia di Chambers si intreccia con quella di Lenny Waller -
anima dell'Hell Fire e difensore dei diritti degli omosessuali -
e di Porsche Lynn, attrice porno, ballerina e "dominatrice"
che ha fondato il Den of Iniquity, luogo dove le persone andavano
per realizzare le proprie fantasie e che è attivo ancora
oggi. «Più che un documentario, un fermo immagine di
ciò che questi luoghi sono stati», precisa Capozzi.
«Oggi ho completato una masturbazione mentale iniziata nei
carruggi genovesi molti anni fa, quando diciottenne ho trovato nei
vicoli una scuola di vita: travestiti e prostitute rappresentano
un sottobosco umano che, allora, ho cominciato ad apprezzare».
Dopo aver conseguito la laurea in Giurisprudenza e il diploma all'Istituto
di Scienze Sociali, Capozzi ha lasciato Genova per quelle città
dove grande era la libertà sessuale: «erano gli anni
dei Beatles, di Mary Quant - l'inventrice della minigonna - e della
gioventù che Antonioni ha celebrato con Blow Up». Capozzi
ha lavorato con registi internazionali, partecipando alla lavorazione
di Complesso di colpa di Brian De Palma e, come aiuto regista, di
James Bond, la spia che mi amava.
Poi Capozzi sbarca a New York, e per lui è la svolta: «mi
sono inventato due mestieri: quello dell'esploratore urbano, che
consisteva nel far da guida ai turisti nei luoghi hard della città
sulla mia macchina privata, e quello del pornologo». Un neologismo,
questo, che deriva da due parole greche: porné (prostituta
da strada) e logos (parola): «in breve, sono un esperto di
"zozzerie", e le mie conoscenze derivano esclusivamente
da esperienze personali». Oggi il pornologo genovese è
tornato nella sua città: «vitale e rinnovata, Genova
è irriconoscibile. C'è grande fervore nel centro storico,
che è più multietnico di Manhattan». Due sono
state le guide di Michele a Genova: i suoi nipoti, che gli hanno
fatto fare incontri fortunati: «con Maurizio Gregorini, proprietario
delLebowsky, che mi ha permesso di presentare il film in una proiezione
con pochi intimi; e poi con i ragazzi di Effetto Notte, con i quali
è in corso una collaborazione per il festival dedicato a
Russ Meyer (dal 5 maggio al cinema America). Interessanti, inoltre,
le realtà della Nouvelle Vague e dell'Hop Altrove».
Progetti per il futuro? Una versione televisiva (e soft) di Pornology
New York e un dvd ricco di contenuti speciali: «vorrei che
il mio lavoro diventasse un cult movie, e mi piacerebbe proiettarlo,
magari a mezzanotte, in giro per il mondo. Chissà che nell'ambito
cittadino l'Hop Altrove ed Effetto Notte non riescano, unendo le
forze, a realizzare in breve questo mio progetto». Intanto
ieri, per le genovesi che hanno visto il film, un simpatico omaggio:
una rosa, rossa o nera, che era in realtà una sexy mutandina...
alla faccia dell'ovvio!

Michele Capozzi nasce
a Genova nel 1946. Laureato in Giurisprudenza e diplomato in Scienze
Sociali, si trasferisce a Londra dove esercita la pratica legale,
diventa figlio dei fiori e frequenta la comunità hippy. Tornato
a Roma, per un po' lavora nel cinema. Nel 1978 si trasferisce definitivamente
a New York, dove tuttora abita sulla sua barca, inventandosi la
professione di esploratore urbano e pornologo. Di indole nomade,
passa molto tempo in volo tra Los Angeles, Milano e Roma. Ha collaborato
con vari registi italiani (Roberto Faenza, Ansano Giannarelli, Marco
Leto, Mino Guerrini, Giovanni Fago, Luigi Filippo D'Amico) e stranieri
(Brian De Palma, Lewis Gilbert, Barry Gordy, Daniel Mann). A New
York è già diventato un cult il suo ultimo documentario
“Pornology New York” una panoramica sull’underground
sessuale della Grande Mela raccontato attraverso le gesta di un
gruppo di "pornovitelloni". Cronologia professionale 1982:
co-regista e produttore (con Simone di Bagno) del documentario "T.V.
Transvestite" 1984-1992: corrispondente da New York e inviato
per "Video Inserto X"; 1985-1987: corrispondente da New
York, inviato e direttore pubblicitario di "X Eros in Video";
1992: direttore responsabile ed editoriale di "Video XXX";
1993-1995: direttore responsabile e pubblicitario di "Video
Inserto X"; 1994: co-fondatore, guru e filosofo del "Mi-Sex"
la prima fiera del sesso in Italia; 1996-1998: produttore dei video
dell'attrice Candida Royalle per Femme Productions; 1999: produttore
esecutivo di Marianna Beck e Jack Hafferkamp per Libido Productions;
2001:collaborazioni a documentari della Bongiorno Productions mandati
in onda su Rai 3 e Retequattro; 2002:produttore dell' ultimo video
di Candida Royalle, "Stud hunters"; 2002:il film culto
sulla New York underground 'Pasta Al Porno.' 2005: gira Pornology
New York È apparso in articoli, inchieste giornalistiche
e programmi televisivi di molti paesi.
www.michelecapozzi.org

Leo Salemi
nasce il 31 agosto del 1957 a osio sopra, paesino della bassa bergamasca,
da padre operaio metalmeccanico e madre casalinga.dalla famiglia
riceve un'educazione cattolica improntata alla schiettezza ed all'onesta.
Frequenta i corsi serali per diventare geometra, all'epoca infatti
e' una promesa del calcio orobico, ma sara' costretto a rinunciare
al contratto per problemi ad un ginocchio. Comincia cosi' a lavorare
come rappresentante di commercio, divenendo in breve tempo ispettore.
a 24 anni e' direttore alle vendite per una casa di prodotti cosmetici
svizzera. arrivera' in seguito a gestire un'attivita' in proprio.
Negli anni ottanta e' disk jockey, cabarettista e conduttore ed
intrattenitore televisivo. dopo un corso di regia, realizza filmati
di argomento sportivo, musicale e di attualita' per televisioni
private e committenti aziendali. Esplora il mondo dell'erotismo
a partire dal 1992, quando produce un reportage girato durante una
manifestazione fieristica (il sim di milano) del quale sono protagoniste
le attrici ospiti degli "stand a luci rosse". Il suo primo
e famosissimo lungometraggio è stato "L'albero delle
zoccole" a seguire una serie di successi cinematografici dell'erotismo.
Di recente è stato protagonista della docucommedy "Ciak
si giri" trasmesso dal canale Sky FX 113
www.leosalemi.eu
PORNOCRAZIA
di Catherine Breillat (Francia 2004, 77')
con Amira Casar, Rocco Siffredi, Alexandre Belin, Manuel Taglang,
Jacques Monge,
Rocco Siffredi, il re del porno, diventa gay e bacia un uomo.
Un ruolo difficile per lui, che ha accettato di interpretare solo
perché a chiederglielo è stata Catherine Breillat,
la regista che per prima ha "esportato" le sue doti naturali
fuori dal circuito dei film pornografici, scegliendolo come protagonista
di Romance (1999).
Anche in questo nuovo film, Pornocrazia (nelle sale dal 9 luglio
distribuito in 15 copie da Sharada), l'autrice esplora la sessualità
femminile. Lo fa a modo suo, citando Pasolini, Man Ray, Caravaggio
e Courbet, con l'intenzione di raccontare una "fiaba iniziatica",
un "teorema sull'oscenità". Unici protagonisti
Rocco Siffredi e Amira Casar (sostituita da una controfigura nei
primi piani "dove la donna non è guardabile").
L'incontro tra i due avviene nel bagno di un night club. La ragazza,
anche se bella, è un'intrusa e non suscita interesse nel
locale frequentato da omosessuali. Lui non ama le donne, lei lancia
la sfida e lo convince, in cambio di tanti soldi, a passare quattro
notti con lei per guardarla. Mentre una voce fuori campo scandisce
il tempo che passa, lei cerca di attirarlo a sé. Lui dimostra
tutta la sua avversione paragonando parti del corpo della donna
a un pollo spennato, alla pelle di una rana, a un uccellino affamato
ancora nel nido.
Nelle corso delle notti lui cede alla curiosità, supera paure
e sentimenti contrastanti, va alla scoperta di quel corpo placido
e disponibile, lo scruta e lo usa in un doloroso confronto in cui
lei svela ogni più intimo particolare. "Se l'inferno
ha un'anatomia, è quella di una donna" racconta la regista,
anche autrice del libro da cui è tratto il film, che in Francia
è uscito con il titolo Anatomie de l'enfer. In Italia ha
invece ripreso quello originale. "Pornocrazia non è
l'impero della pornografia" spiega, "ma un termine inventato
dai greci per criticare l'influenza delle donne in politica".
Catherine Breillat dichiara di aver scritto il film per Rocco Siffredi.
"Nel film bacia un uomo, interpreta un personaggio che non
ha mai amato le donne, è il contrario di se stesso. Così
come Amira Casar non è mai apparsa svestita in un film, ma
il suo corpo ha l'eleganza di un nudo di Manet".
Amira Casar ha accettato di interpretare il ruolo, ma è stata
usata una controfigura nelle sequenze più forti. "Per
fare un primissimo piano" si giustifica la regista, "non
ho bisogno dell'attrice. Quando un pittore vuole il viola, mischia
blu e rosso, ma nessuno poi davanti al quadro chiede perché
lo ha fatto. Se ho usato la controfigura non è importante,
e comunque lei ha accettato di portare su di sé il valore
e il simbolo del film".
Breillat insiste sul tema dell'oscenità, fortemente irritata
dalle risate scaturite in sala durante la proiezione. "L'oscenità
non può essere definita, non ne sono capaci registi o filosofi,
ma è perseguibile per legge. Eppure davanti al quadro di
CourbetL'origine du monde sappiamo che l'oscenità non esiste,
è una questione di sguardo. Io ho voluto raccontare questo
incontro mettendomi al posto di un uomo. Se qualcuno ride di fronte
a determinate sequenze, deve chiedersi il motivo".
In Francia il film è stato attaccato da più parti,
femministe comprese malgrado la supremazia della donna sull'uomo.
Ma la regista è abituata agli scandali, e non si scompone
alla notizia che la Eagle ha rifiutato di distribuire il film in
dvd e in videocassetta.
Risponde il distributore italiano, Andrea De Liberato: "So
che si tratta di un film che rappresenta un erotismo oltre ogni
limite, estremo, molto più forte di tutto quello che c'è
in giro, ma non mi sarei mai aspettato di trovarmi di fronte a una
censura così forte da parte della Eagle Pictures che, alla
vigilia dell'inizio delle vendite del dvd, si è rifiutata
di distribuire il film in homevideo ritenendolo 'scandaloso e contrario
alla morale pubblica'". Inutile dire che, nelle sale, il film
è vietato i minori di 18 anni.
RITA CELI
http://www.repubblica.it/2004/f/sezioni/spettacoli_e_cultura/pornocrazia/pornocrazia/pornocrazia.html
Sulla Donna e l’Osceno
La Breillat, dopo la banalotta e del tutto superflua ubriacatura
ombelicale di SEX IS THE COMEDY torna al suo cinema più consueto
e, con un’attenzione figurativa degna di nota (la sequenza
dello specchio in discoteca che spacca lo schermo in un artificiale
split screen, colpo di genio; il candido vestito della protagonista
– come in ROMANCE – che si sporca di sangue; il corpo
femminile plasticamente riverso sul letto a evocare, tra gli altri,
i lavori di Man Ray; la vagina pittorica à la Courbet; la
forza scatenata del mare in tempesta) ripropone il crudele faccia
a faccia tra i sessi: il desiderio femminile vs il sacro terrore
maschile di fronte al mistero clitorideo.
Lo sguardo del gay interpretato da Rocco Siffredi (il gioco del
rovescio per l’impenitente, professionale scopatore di donne
è facile ed ovvio) viene usato per accostarsi in modo disinteressato
e quasi clinico a un corpo, quello femminile, per il quale l’uomo
ostenta prima ripulsa e poi inevitabile curiosità. Pagato
per “guardare laddove sono inguardabile e dire quello che
vedi”, il protagonista scava anche nel fondo della propria
sessualità, confrontandosi dolorosamente con la paura del
mistero del sesso femminile, del sangue mestruale (forse perché
quel sangue sgorga senza che alla donna venga inflitta alcuna ferita?)
e con l’anonimità del proprio pene che varrebbe, in
un corpo di Donna, quanto un innocuo tampax, poiché il coito
non risiederebbe nella fisicità dell’atto ma nel valore
che Lei gli attribuisce. La regista, com’è sua consuetudine,
sonda i limiti del filmabile (ma parando i possibili colpi in entrata
– il sottolineare alla fine dei titoli di testa il carattere
finzionale di ciò che andiamo a vedere -) e, esponendo il
suo arzigogolato trattatelo sull’Osceno femminino (Osceno
che nasce dallo sguardo dell’uomo - la cui malattia si chiama
“Donna” -) e sulle contraddizioni e i tormenti di un
sesso, con uso di flashback- agnizioni e circostanziati radicalismi
retorici, spoglia l’opera di ogni orpello scenografico puntando
l’attenzione su elementi scarni e stilizzati all’estremo,
illividendo con toni scientemente mortuari recitazione e messinscena.
Convinta (giustamente) che l’oscenità alberghi nello
sguardo e non nella cosa guardata, spingendo l’artificio non
solo sul piano prettamente visivo e rappresentativo ma anche su
quello squisitamente dialogale, mettendo in bocca ai suoi personaggi
- oltre ai fluidi corporali - un parlar forbito e studiatamente
antinaturalistico, l’autrice porta avanti il suo teorema non
senza ironia e con qualche tocco di ragionata demenzialità
(il rossetto nelle parti intime della donna, l’assorbente
usato come una bustina da the con seguente degustazione dell’infuso),
non temendo lo straniamento da voce off (nell’originale quella
della stessa regista) e la pedanteria di didascalie che non nascondono
l’origine letteraria del soggetto.
Tanto insistente elucubrare, in integrale salsa femminista e condito
dal dogma del mostrare tutto ad ogni costo, potrà anche risultare
tedioso o irritante ma PORNOCRAZIA mi pare film di sana\disturbata
presunzione da non sottovalutare perché a tanto rigirarsi
nel proprio brodo riesce a mescolare racconto (im)morale, sapiente
lavoro sulle immagini e teoria (non solo sessual-sociologica ma
anche) filmica con in più il merito per la cineasta (che,
quanto a pippe mentali, dà punti a tutti – Moretti
in primis -) di riuscire a realizzare esattamente e letteralmente
quello che vuole. Mica da tutti, perbacco.
Luca Pacilio
Luca Baroncini
http://www.spietati.it

Natasha
Kiss al secolo Michelle Conti, è un attrice
hard italiana che ha fatto del sesso la sua ragione di vita. È
nata a Cairo Montenotte in provincia di Savona il primo giorno di
primavera del 1973. Felicemente sposata e madre di due figli (la più
grande gioia della sua vita oltre al sesso sfrenato), ma questo non
influisce affatto sulla sua libertà sessuale. Travisando infatti
un noto proverbio, si può dire che di lei il motto sia "Sesso
con chi vuoi, Amore col marito". Ha iniziato la sua carriera
di attrice hard per pura passione e non per denaro. Ha ricevuto la
sua prima proposta di partecipare ad un film porno da parte di un
regista in un club privé che frequentava regolarmente come
cliente accompagnata dal marito. Inizio tortuoso... Ha presenziato
per 3 lunghi anni in numerosi film di poca importanza con parti spesso
non di rilievo, ma la passione era così talmente forte che
non ha mai mollato nonostante i pochi profitti, finchè un giorno,
quasi per caso, una nota attrice-regista nord-europea si è
accorta di lei. Da quel giorno di alcuni anni fa, la sua carriera
ha subito un grande risvolto, partecipando così in alcune produzioni
del nord europa. A questo punto si è addentrata in pieno in
quello che oggi è divenuta la sua professione, aprendo lei
stessa una casa produttrice di film hard-core, ed essendo spesso e
volentieri lei stessa la regista dei suoi film. Nel 2003 le è
stata anche proposta una parte da co-protagonista in un film di genere
tradizionale, ma ha rifiutato perchè le richieste dei produttori
erano di abbandonare definitivamente i set a luci rosse (che sono
la sua vera ed unica passione). La sua caratteristica è il
sesso estremo. Predilige i rapporti di gruppo (a patto che sia lei
l'unica donna). Si è guadagnata più volte ed in più
occasione il titolo di "Gang-Bang Queen" oppure di "La
regina dell'estremo". Ha ricevuto numerosi riconoscimenti e premi
nazionali ed internazionali, cosa che le hanno dato un ulteriore stimolo
a continuare sulla via dell'estremo. Ora lavora più per se
stessa essendo appunto lei stessa la fondatrice ed unica titolare
dell'etichetta NKC. Attualmente è anche collaboratrice fissa
de "Le Iene" di Italia 1.
www.natashakiss.com
SHORTBUS
Dove tutto è permesso
Un film di John Cameron Mitchell. Con Lee Sook-Yin, Paul Dawson,
Lindsay Beamish, PJ DeBoy, Raphael Barker, Jay Brannan, Peter Stickles,
Justin Bond. Genere Drammatico, colore 102 minuti. - Produzione USA
2006.
La Statua della Libertà. New York. All'interno dei molti grattacieli
prendono corpo storie di vita quotidiana. Una terapista sessuale non
è mai riuscita ad avere un orgasmo. Una giovane coppia di ragazzi
omosessuali vuole allargare la propria vita sessuale, intraprendendo
un menage a trois. Una ragazza non riesce ad avere rapporti interpersonali
e si prostituisce con clienti masochisti che disprezza. Tutta questa
umanità s’incontra allo Shortbus, colorato locale notturno
underground dove tutto è permesso, dove è possibile
trovar rifugio senza sentirsi diversi.
È la nuova, sfrontata e polemica, pellicola di James Cameron
Mitchell, animatore della scena gay newyorchese, enfant prodige proveniente
dal teatro e già fattosi notare al cinema con il sagace Hedwig
– La diva con qualcosa in più. C’è molto
sesso esplicito ma, il tocco leggero e il grande dono dell'ironia,
permettono al regista di non cadere mai nella volgarità, anzi
di riuscire a commuovere e renderci partecipi anche di un mondo che
può apparire davvero lontano. Mitchell, che ha dalla sua anche
una grande sapienza visiva e una fresca inventiva, osserva l’uomo
e la donna contemporanei. Lo fa attraverso l'angolazione del sesso.
Ma davvero potrebbe essere qualcos'altro. Quest'umanità post
11 settembre è malinconica, triste, sembra essere spaesata
in un mondo che non riesce più a riconoscere. Ecco allora che
New York, ridisegnata al computer e propostaci in maniera davvero
entusiasmante attraverso pennellate di tempera e luci che si accendono
e si spengono, rimane al buio: black out completo. Coadiuvato da un
cast eccezionale, praticamente esordiente, e da una festante colonna
sonora, Mitchell firma un'opera piacevole.
MYmovies 2008 - Letizia della Luna
Trovare un film che esponga problematiche affettive immerse nella
contemporaneità senza sprofondare nella melassa ed evitando
di incasellare la sessualità in "giusta" o "sbagliata",
condiziona già positivamente. Così come la scelta del
regista, John Cameron Mitchell, di non occultare gli organi genitali
e di mostrare esplicitamente l’atto sessuale nelle sue innumerevoli
varianti, senza improbabili foglie o pezzi di mobilia che spuntano
non si sa bene da dove per coprire l’attività di peni
e vagine. Al riguardo l’inizio è una forte dichiarazione
d’intenti. La macchina da presa sfreccia infatti su note jazz
tra le strade di una suggestiva e coloratissima New York in plastica,
entrando e uscendo da appartamenti in cui la copula, acrobatica, tradizionale
e bizzarra, è frenetica e guizzante (geniale il lancio spermatico
che si confonde con l’astrattismo di un Pollock). Se l’insieme
è piacevole, alcune battute lasciano il segno ("a questa
gente l'11 settembre è la sola cosa vera che sia mai capitata",
"quando ero giovane volevo cambiare il mondo, ora mi accontento
di lasciare la stanza con dignità") ed è gradevole
lasciarsi cullare dal vagare dei personaggi in cerca di un tonico
all’infelicità, bisogna però riconoscere che non
tutte le storie godono dello stesso spessore e approfondimento. È
sicuramente più originale la forma della sostanza. Mentre infatti
il dolore della coppia omosessuale arriva motivato e incisivo e la
solitudine della ragazza dedita al sadomaso ha momenti intensi (i
dialoghi nella sauna) alternati ad altri che sanno più di riempitivo
(il rapporto con il cliente "figlio di papà" e la
svolta finale), l’incapacità della ragazza cino-canadese
di raggiungere l’orgasmo e i vari tentativi per superare l’empasse,
soffrono invece di un trattamento per lo più superficiale.
Il suo graduale lasciarsi andare offre momenti divertenti, ma il rapporto
con il marito è più che altro un insieme di gag, la
presa di coscienza risulta sbrigativa (banali le immagini del groviglio
di rami che nasconde un paesaggio marittimo immacolato), e la liberatoria
decisione finale arriva più giustificata dalla necessità
di chiudere in qualche modo la narrazione che dall’effettivo
percorso psicologico del personaggio. La conclusione "felliniana"
(basta una marcetta con annesso clown per non trovare aggettivo più
adatto, ma è così), appare eccessivamente consolatoria
e geometrica nel suo far quadrare l’esito delle vicende, ma
riesce a non essere predicatoria e fastidiosa. Il film, oltre a mettere
in scena disagi e incertezze di un gruppo di varia umanità
che trova conforto nella libertà offerta dal locale che dà
il titolo al film, è però anche un atto d’amore
nei confronti di New York: metropoli dai mille volti "permeabile"
al nuovo e in grado di permettere a ognuno di sperimentare il proprio
imprescindibile sentire.
Luca Baroncini
Un provocatore vero John Cameron Mitchell: mostra gli organi
genitali, maschili e femminili, per intere inquadrature! gira scene
di sesso in ogni posizione! ci infila anche la svolta drammatica!
e ora che ci penso, mio dio, c’è anche l’orgia!
E’ una lettura possibile del film, la cui visione sarà
appagante per chi non ha le palle (ops) per noleggiare un video porno
– ripiegando così sull’occhiatina fugace –
o per una platea, scientificamente individuabile, che gradisce passare
il limite e spingersi oltre per il solo, impagabile gusto di autoimporsi
il VM18. Agli altri è permesso portare il cuscino: l’ex
attore, già regista di Hedwig and the Angry Inch, maneggia
un pugno di personaggi nella polpa della Grande Mela, schiavi di tormenti
sessuali ad alto grado metafora (il malessere interiore di ognuno
– vivere in America oggi – frana sul guscio del corpo),
vestiti per tutte le stagioni della vita (l’ex sindaco invecchia
nel postribolo), equamente distribuiti per genere (uomo, donna, etero,
omo). Woody Allen si masturba a Manhattan? Malgrado la psicanalisi,
è solo un orgasmo simulato. Un plot al limite dell’inserzione
(fittasi coppia gay per cosa a tre, piacere + emancipazione offresi,
se stessi cercansi), è condannato da volgari rovesciamenti
(la sessuologa che non raggiunge l’orgasmo), sec/greti universali
a danno della vescica (Il vouyerismo è sempre partecipazione),
perfino una sbrindellata eco d’attualità (sì,
proprio l’11/09). Occhio: non è meno pretestuosa la frustata
drammatica, che travolge nella seconda parte i protagonisti –
un vibratore ovale, riposto dove potete immaginare, svela il dilemma
dell’animo femminile -, dato che tutto si scioglie nel girotondo
felliniano, vigliacca chiusura corale che non acquista fascino se
si spogliano gli interpreti o se accompagnata dalla voce arcobaleno
di una colorata drag queen.Shortbus è un esercizio di ordinata
trasgressione che lancia il sesso e nasconde la mano; in debito con
illustri e/o luridi colleghi (la pretestuosità di Larry Clark,
l’impudenza della Breillat priva della sua onestà cervellotica),
l’opera ammazza inoltre ogni vago sintomo di trovata (la Manhattan
plastificata) gonfiandolo di pretese universali. Una stravaganza pittoresca,
verrebbe da dire, se questa presunta “diversità”
non fosse soltanto roboante vanagloria.
La provocazione invade anche il sito ufficiale
Emanuele Di Nicola
pubbl. 24-11-2006
INDECENCES
1930
Memorie di una baronessa
FRA 1977 di Gerard Kikoine
con Brigitte Lathaie, Alban Ceray, Jacques Gatteau, S.Deloir
Uno dei migliori film hard francesi, con le tipiche connotazioni
intellettuali della cinematografia d'oltralpe, anche porno.
Una forte connotazione sociale avvolge il film, che narra di un
barone insoddisfatto che va in città alla ricerca di piaceri
forti. La moglie invece viene rapita in casa dalla cameriera e due
proletari, che la sottopongono a vari "pratiche" viziose.
L'intento è quello di "educare" la baronessa, come
dice uno dei due intrusi. L'obiettivo sarà raggiunto.
Hard sadiano a tinte sociali, a tratti parossistico e divertente,
nato in pieni anni di piombo.
Relatore: NOCTURNO CINEMA
Nata
dal desiderio di creare uno spazio assolutamente nuovo e originale
dove possano essere approfonditi gli itinerari, allora inesplorati,
del cinema italiano di genere, la rivista Nocturno Cinema si è
ben presto distinta dalle altre pubblicazioni per la serietà
e la competenza nelle tematiche trattate. La rivista nasce nel 1994
da un’idea di Manlio Gomarasca e Davide Pulici, che fondano
e realizzano artigianalmente (in fotocopia) il primo numero (datato
ottobre/novembre) di quella che all’epoca non era altro che
una fanzine. Attraverso le pagine di Nocturno Cinema hanno avuto
modo di essere (ri)scoperti o (ri)valutati per la prima volta autori
oggi cult come Fernando di Leo, Ruggero Deodato, Lucio Fulci, Aristide
Massaccesi, personaggi meno noti come Rino Di Silvestro, Mario Gariazzo,
Massimo Foschi, Claudio Fragasso, Al Cliver, Bruno Mattei e tanti
altri, compresa la moltitudine silenziosa dei caratteristi, dei
produttori, dei fotografi di scena, degli stunt-man e dei direttori
della fotografia… Facciamo un salto fino al 2006, anno senza
dubbio determinante per la vita della rivista Nocturno Cinema, sia
per il consistente aumento di pagine sia per l’arrivo di una
nuova e accattivante veste grafica. Parallelamente alla costante
escalation editoriale della rivista, va segnalato il cambio d’abito
d el
sito www.nocturno.it che vi invitiamo a visitare, anche per conoscere
completamente la storia di Nocturno. Da dove si può; partire
per descrivere questa nuova evoluzione di Nocturno Cinema? Certamente
dal 2000, quando la rivista raggiunge la distribuzione nelle edicole,
e dal 2002 quando Nocturno è entrato nella terza fase della
propria esistenza, quella attuale, sotto l’egida della casa
editrice CinemaBis Communication (raggiungendo non solo le edicole,
ma anche le fumetterie/librerie). La struttura della pubblicazione
si è mantenuta quella del volume monografico (Nocturno Dossier),
dedicato allo studio di argomenti specifici, e del News, che tratta
invece dei film in uscita nelle sale ed è suddiviso in rubriche
fisse (sull’horror, il cinema orientale, quello ispirato ai
fumetti, il cinema erotico, i festival e le novità dvd dall’Italia
e dal mondo). CinemaBis Communication e Nocturno si sono inoltre
sviluppati come realtà multimediali, partecipando fattivamente
all’organizzazione di eventi come il Ravenna Nightmare Film
Festival e avviando collaborazioni con case produttrici di dvd,
per le quali sono state pianificate nuove collane e realizzati contenuti
speciali da accludere ai dischi in uscita. Attualmente Nocturno
è una delle pubblicazioni di cinema più conosciute
nel panorama editoriale italiano e viene letta e apprezzata anche
nel resto del mondo. Un ruolo di prestigio che è stato ribadito
nella cornice dell’ultima Mostra del Cinema di Venezia, che
nell’ambito della retrospettiva “Storia segreta del
cinema italiano” ha dedicato due serate speciali alla celebrazione
del decennale di Nocturno, con padrini d’onore del calibro
di Quentin Tarantino e Joe Dante. Sicuramente il modo migliore per
fare luce sul lato oscuro del cinema. www.nocturno.it
Luigi
Zanuso detto l'Atomico, risiede a Vicenza. Ha
lavorato in diversi settori prima di dedicarsi, verso i sessant'anni,
alla regia. I suoi filmati spaziano dal surreale all'erotico, dal
pornografico al mistico. Autodidatta, è stato definito 'Il
Pasolini dell'hard', 'Il Truffaut del coito'. Surrealismo, arte, pornografia,
musica sinfonica, sesso estremo, esagerazioni sessuali, ricerca dell'Amore
Assoluto, tutto si mescola nell'opera di un regista che ha agito sotto
vari pseudonimi: Luigi Atomico, Dario Lussuria, Rodolfo Babilonia
sono la stessa persona sempre alla ricerca di un mondo decisamente
incredibile, che stupisce, turba, che fa anche sorridere, forse, ma
di certo non si dimentica... di sicuro non per tutti! Nel 1996 ha
vinto l'Impulse d'Oro.
Per la scabrosità di alcuni argomenti trattati, la visione
dei filmati sono assolutamente consigliate ad un pubblico adulto e
consapevole.
www.luigiatomico.com
Relatore: Michele Giordano
preferisce realizzare questo profilo in flash-back. Soffre, infatti
(ma a fasi alterne, essendo dicotomico) di ‘depressione del
rimpianto’. Pensa così di rimuovere rapidamente un presente
così poco interessante e così poco stimolante al fine
di ritrovare il più presto possibile - diciamo nel giro di
una decina di righe - un passato denso di emozioni e sensazioni. Dunque:
è direttore di Nocturno dal giugno 2002, successore dell’amico
Andrea Giorgi in altre faccende affaccendato. Amico fraterno del guru
del porno globale, Michele Capozzi (sono entrambi genovesi, almeno
d’adozione) gli ha confermato il proprio affetto aiutandolo
a realizzare il Dizionario dell’hard uscito un paio d’anni
fa per Marenero. Giornalista professionista, è inviato speciale
del settimanale Chi della Mondadori. Prima lo è stato di Noi
e della miticaNotte, oggi ahimè defunta. E prima ancora lo
si ritrova cronista al Corriere Mercantile di Genova dove ha abitato
dal 1964 al 1989, anno in cui è emigrato a Milano per una breve
ma densa (in tutti i sensi) esperienza accanto a Emilio Fede: al TGA.
Nella sua carriera si è occupato un po’ di tutto: guerre
(Bosnia, Somalia) e cronaca d’ogni colore. È stato allievo
di Ermanno Olmi nel corso di sceneggiatura di ‘Ipotesi Cinema’.
Lì, con altri compagni d’avventura, ha realizzato senza
una lira un paio di corti (anzi cortissimi) che non passeranno certo
alla storia del cinema: Invito a cena (definito da Olmi ‘morettiano’)
e La cagata (titolo che, se non altro, ha l’onestà di
autodefinirsi). Laureato in architettura, ha scritto vari libri di
settore (non li elenca per non annoiare: ve ne frega qualcosa delle
strutture reticolari in acciaio?). Oggi ne scrive su L’Arca.
Ha condotto molte inchieste (soprattutto a Genova) su scandali e scandaletti
in campo edilizio. Ha sofferto sinceramente per la morte di Pasolini
e per quella di De Andrè. Il suo film cult è Miracolo
a Milano anche se ama sopra tutti Peckinpack ed Eastwood. Ha scritto
La commedia erotica italiana e prima Giganti buoni, il mito dell’uomo
forte nel cinema italiano, entrambi per Gremese ed entrambi realizzati
con la insostituibile collaborazione di Pulici, Gomarasca, Aramu,
Giorgi, ovvero i pilastri o ex pilastri di Nocturnoai quali ha ricambiato
il favore collaborando a sua volta con 99 donne. Pornografo, pornofilo
e pornologo fin dalla prima adolescenza (dalle fotobuste hard b/n
a Pontello-Supersex) decise, molto tempo dopo, un bel giorno degli
anni Novanta, di mettere a frutto le tante erezioni e scrivere (con
l’ex collega di Chi Andrea Di Quarto) un libro sul cinema porno
italiano, ma con taglio giornalistico. Ne uscì Moana e le altre,
20 anni di cinema porno in Italia (Gremese), lavoro che gli valse
la fiducia dei settarissimi amici di Videoimpulse, mensile di settore
per intellettuali pornologi e per pornofili non intellettuali con
il quale tuttora collabora. A Genova s’era impegnato politicamente
‘sul territorio’, come si diceva allora, nella sinistra
più o meno estrema, esperienza sfociata in un libro (Via Lugo,
da ghetto a quartiere) di quelli che oggi fanno tanta nostalgia come
le vicende antiche de La meglio gioventù. In quegli anni Giordano
scaricava mattoni (ma, tornando a casa sporco di rosso, diceva alla
madre che era andato a giocare a tennis) oppure lavorava in un supermercato,
reparto sottaceti e sottolii. Da ragazzino era appassionato di autobus
e sapeva a memoria tutte le linee di Genova. Prima ancora scriveva
su un quaderno i nomi di ogni nave che entrava e usciva dal porto
e donava le carte stagnole ai ciechi per acquistare un cane-guida.
Allora abitava a Messina, dov’è nato, molti anni fa,
da una famiglia siculo-spagnola. Prima ancora, ascoltava Chopin nella
pancia della mamma concertista.
Approfondimenti:
http://www.cineforum.bz.it/pellicola/archivio/film/rassegne/hardtime/index.htm
http://www.centraldocinema.it/recensioni/Nov04/cinema_d.htm
http://www.ilcinemante.com/dettaglio.asp?id=26
http://www.ilcinemante.com/dettaglio.asp?id=25
http://cadavrexquis.typepad.com/cadavrexquis/2006/05/appunti_sulla_p.html
http://www.dropoutexperience.com/comunic_videoarteporno_02.htm
http://fabrizio-rusconi.it/rotocalcojournal/2008/2/3/il-porno-lultima-arte-rimasta-vergine.html
SCARICA LA CARTELLA STAMPA (zip - 1,5 Mb) 
|