back hard time 3 - pornocrazia

   
  intro
  la rassegna

  i film e i relatori

 
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Intro


Il feroce dilemma affligge ormai da anni una pletora di critici: il cinema hard può essere definitivamente sdoganato? Può avere una sua dignità artistica? E se può averla, di che tipo? Autoriale? Di genere?

Inizia così lo speciale di Central do Cinema sulla pornografia. Come abbiamo iniziato a fare per la prima volta ben 10 anni fa, proveremo a dare delle risposte a queste domande non banali e lo faremo mettendo in rassegna una serie di film e di personaggi che in qualche modo propongono una prospettiva sul tema: classica, moderna o eccentrica che sia. L'argomento pornografico è uno dei pochi che riesca a sviluppare ancora accesi dibattiti e prese di posizione, nonostante tutto, per così dire, "ideologiche". Questo accade, perché ancora resiste ben saldo il tabù del sesso. Infatti, sicuramente, oggi esiste una maggiore libertà sessuale, una maggiore disinibizione e maggiore libertà (ad esempio delle donne all'interno della nostra società), ma la sessualità, giusto o sbagliato che sia, è comunque gestita in ambiti particolari o privati ed ancora oggi può essere motivo di discriminazione. Inoltre, tutto rimane coperto dall'enorme volta sistina dell'ipocrisia: in Italia abbiamo avuto Cicciolina in parlamento, Moana Pozzi quasi beatificata e ancora Vladimir Luxuria che vince l'Isola dei Famosi. Natashia Kiss, collabora con le Iene di Italia 1, Leo Salemi è protagonista di un programma del circuito Sky, ma abbiamo anche la negazione dei DICO e dei PAX e un Vaticano che si oppone alla moratoria contro il reato di omosessualità nel mondo. Abbiamo una donna ai vertici della Confindustria, ma continua a rimanere imbarazzante (dal punto di vista numerico) la rappresentanza femminile in parlamento. Abbiamo già sostenuto che l'esistenza di questo tabù rappresenta contemporaneamente gloria e miseria del cinema a luci rosse. Infatti, nel mostrare il tabù, la pornografia vende i suoi prodotti, ma facendolo si preclude il mainstream e dunque anche quei budget a volte essenziali per il confezionamento di un prodotto cinematografico di buona qualità. Noi definiamo pornografico non già un prodotto qualitativamente scadente e dunque che a priori ha preclusa la possibilità di essere definito "arte", bensì tutto ciò che ancora oggi, nel 2000, infrange il tabù del comune senso del pudore. Quindi quello di pornografico è un concetto mutevole, come dimostra per altro l'emblematica vicissitudine di Ultimo Tango a Parigi di Bernardo Bertolucci. Il film, lo ricordiamo, negli anni '70 fu giudicato talmente pornografico da meritarsi il rogo! Oggi, considerato un capolavoro, probabilmente non sarebbe che vietato ai minori di 14 anni... Fino ad oggi mostrare il tabù ha significato ghettizzarsi nelle sale a luci rosse, selezionare di conseguenza un target di pubblico precludendosi tutto il resto. Solo di recente alcuni film ed alcuni autori hanno avuto il coraggio e la possibilità di valicare certi confini sia pur per qualche minuto o creando invece, vere e proprie opere "cross-over". Come questo stia accadendo, con quali risultati o con quali conseguenze lo vedremo.

Indispensabile guida nelle nostre esplorazioni, oltre all'approfondimento sviluppato dal sito centraldocinema.it è stata la Videoguida XXX 2002 di Michele Cappozzi, Coniglio Editore. È la prima opera completa che oltre a catalogare più di duemila titoli hard usciti sul mercato dell'home video nel corso dell'anno, ripercorre la storia del cinema a luci rosse dalle origini a oggi con schede biografiche e articoli su i migliori e le migliori performers, i registi, i cult movies e tutto quello che ha contribuito allo sviluppo e alla diffusione di un genere che conta centinaia di milioni di fruitori in tutto il mondo.

 
     
  inizio


la rassegna

intro: Avevamo iniziato .ca un decennio fa e siamo al terzo capitolo della rassegna HARD TIME. Dopo Arte ed Osceno e la retrospettiva su Michael Ninn, eccoci dunque a PORNOCRAZIA. Oggi, più che allora, possiamo con ragione affermare che viviamo tempi duri, in tutti i sensi si voglia intendere questa affermazione. Nel solco della tradizione liberale affrontiamo l'argomento del tabù della pornografia, continuando a dibattere su cosa sia l'arte e cosa la pornografia, consapevoli della forza del dibattito (e della sua tradizione) nel Cineforum.

giovedì 8 gennaio: pornografia come cospirazione sociale
relatore: Michele Capozzi pornologo, regista cospiratore
Pornology New York
di Michele Capozzi (Usa, 2005, 85')
Un insolito diario porno-underground di una New York dominata dal sesso e vissuta da un'umanità diversa, autenticamente bizzarra e libera, terapeutica e liberatrice, raccontato attraverso le gesta di un gruppo di "pornovitelloni".

domenica 11 gennaio: lo stato pornografico (ovvero la pornografia oggi)
relatore: il regista Leo Salemi
L'albero delle zoccole
di Leo Salemi (Italia, 1996, 85')
Attuale protagonista si una serie docu-commedy sul circuito Sky, Leo Salemi, regista old school, è diventato famoso con la parodia del film di Olmi che vantava uno degli stessi protagonisti del famoso capolavoro intellettuale.

giovedì 15 gennaio: cinema porno come cinema d'autore; femminismo ed oscenità
relatrice: Marina Manganaro (Biblioteca della Donna)
Pornocrazia
di Catherine Breillat (Francia, 2004, 77'), con Amira Casar, Rocco Siffredi, Alexandre Belin, Manuel Taglang, Jacques Monge
Pornocrazia non è l'impero della pornografia ma un termine inventato dai Greci per criticare l'influenza delle donne in politica. Insistente, in integrale salsa femminista e condito dal dogma del mostrare tutto ad ogni costo, potrà anche risultare tedioso o irritante, ma risulta dotato di sana/disturbata presunzione: da non sottovalutare.

domenica 18 gennaio: amore/sesso: la donna nel cinema porno
relatrice: la pornostar Natasha Kiss
Natasha Kiss: Oltraggio al Pudore
Attrice hard, con il suo compagno gestisce una ditta di produzioni hard. Spesso anche regista, sceneggiatrice e produttrice dei suoi film, è collaboratrice de le Le Iene di Italia 1. Durante la serata una carrellata di film e di interventi della protagonista.

giovedì 22 gennaio: oltre i confini dell'osceno, si abbattono gli ultimi tabù e si introduce la pornografia nel cinema d'autore.
relatore: avvocato Mosna sul comune senso del pudore.
Shortbus-Dove tutto è permesso
di John Cameron Mitchell (USA, 2006,102') Con Lee Sook-Yin, Paul Dawson, Lindsay Beamish, PJ DeBoy.
Trovare un film che esponga problematiche affettive immerse nella contemporaneità senza sprofondare nella melassa ed evitando di incasellare la sessualità in "giusta" o "sbagliata", condiziona già positivamente. Così come la scelta del regista di non occultare gli organi genitali e di mostrare esplicitamente l’atto sessuale nelle sue innumerevoli varianti, senza improbabili foglie o pezzi di mobilia che spuntano non si sa bene da dove. La Statua della Libertà. New York. All'interno dei molti grattacieli prendono corpo storie di vita quotidiana.

domenica 25 gennaio: la "storia" nella pornografia "storica", ovvero: anche il cinema porno sa raccontare.
relatore: Nocturno Cinema.
Indecénces 1930 (Memorie di una baronessa)
di Gerard Kikoine (Francia ,1977, 85') con Brigitte Lahaie, Alban Ceray, Jacques Gatteau, S.Deloir
Uno dei migliori film hard francesi, con le tipiche connotazioni intellettuali della cinematografia d'oltralpe, anche porno. Una forte connotazione sociale avvolge il film, che narra di un barone insoddisfatto che va in città alla ricerca di piaceri forti. La moglie invece viene rapita in casa dalla cameriera e due proletari, che la sottopongono a varie "pratiche" viziose. L'intento è quello di "educare" la baronessa, come dice uno dei due intrusi. L'obiettivo sarà raggiunto. Hard sadiano a tinte sociali, a tratti parossistico e divertente, nato in pieni anni di piombo.

giovedì 29 gennaio: tra oscenità ed autorialità
Porno Assoluto
di Luigi l'Atomico presentato da Michele Giordano Autore pornografico eccentrico, esagerato, scandaloso e poetico.
Oltre il dogma della Puzzy Power di Lars von Trier, emerge deflagrante dalle nebbie padane: psichedelico... e non per tutti! Nella serata si passerà dai filmati erotici surrealisti di Amore Assoluto alla compilation estrema di Porno Assoluto.

 

i film e i relatori
  • PORNOLOGY NEW YORK
    (Usa 2005, 85') di Michele Capozzi

    "Abbiamo realizzato questo film per preservare il più possibile la memoria di posti fantastici e di tempi magici, esempi di grande libertà. Noi siamo i pornologi, i nuovi cospiratori. Vogliamo far conoscere al pubblico cosiddetto normale le nostre esperienze di vita e le nostre memorie." (Michele Capozzi)

    PORNOLOGY NEW YORK è un insolito diario porno-underground di una New York dominata dal sesso e vissuta da un'umanità diversa, autenticamente bizzarra e libera, terapeutica e liberatrice, raccontato attraverso le gesta di un gruppo di "pornovitelloni". I tre protagonisti sono Neville Chambers, inventore della FuckFactory con un passato di road manager di rock-star degli anni '60; Lenny Waller, anima della comunità gay e 'leather' del Village, e del defunto 'Hell Fire Club' e Porsche Lynn, famosa pornostar, dominatrice e curatrice alternativa.
    Miglior documentario al CINEKINK NEW YORK FESTIVAL (myspace.com/cinekink) nel 2005.
    Prodotto, diretto e anche interpretato da Michele Capozzi, il film è stato montato da Jackie Shulman e fotografato da John Keeler.
    Altri operatori: Giulio Graziani, R,C, Horsch, Neville Chambers. Fotografa di scena Barbara Nitke.
    Michele Capozzi nasce a Genova nel 1946. Laureato in Giurisprudenza e diplomato in Scienze Sociali, si trasferisce a Londra dove esercita la pratica legale, diventa figlio dei fiori e frequenta la comunità hippy. Tornato a Roma, per un pò lavora nel cinema. Nel 1978 si trasferisce definitivamente a New York, dove tuttora abita sulla sua barca, inventandosi le professioni di esploratore urbano e pornologo. Di indole nomade, passa molto tempo in volo tra Los Angeles, Milano e Roma.
    Ha collaborato con vari registi italiani (Roberto Faenza, Ansano Giannarelli, Marco Leto, Mino Guerrini, Giovanni Fago, Luigi Filippo D'Amico) e stranieri (Brian De Palma, Lewis Gilbert, Barry Gordy, Daniel Mann). Nel 2002 cura "L'Annuario dell'Hard Italiano" per la Coniglio Editore. Nel 2006 cura "De Masturbatione" per Malatempora Editrice, una collezione di frasi e immagini di vari autori dall' 800 a oggi. Collabora da venti anni con Candida Royalle, fondatrice della Femme Productions, come produttore e sceneggiatore. "Pornology New York", suo ultimo lavoro, è già un cult.



    Sesso e trasgressione in una Manhattan che non c'è più. Il cult-documentario di Michele Capozzi torna all'HOP Altrove.

    di Francesca Baroncelli
    7 APRILE 2005

    Venerdì 8 e sabato 9 aprile a mezzanotte, il pornologo genovese Michele Capozzi - in collaborazione con Effetto Notte - presenterà il suo film documentario Pornology New York al Teatro Hop Altrove.
    Per assistere al midnite cult movie dovrete avere più di 18 anni, e sarà gradito il tributo di 3 Euro. Ecco di che cosa si tratta.

    30.marzo.2005
    «È roba forte, non resisterai per più di dieci minuti...», mi aveva detto qualcuno ieri sera, martedì 29 marzo, all'entrata del teatro Hop Altrove. Di lì a poco sarebbe stato infatti proiettato Pornology New York, il documentario che il cineasta Michele Capozzi ha presentato per la prima volta nel teatro genovese.
    Non è andata così: non sono scappata e, anzi, ho guardato il film dall'inizio alla fine. Lo stesso ha fatto il resto del pubblico che, accorso numeroso, ha assistito alla proiezione divertendosi e cercando di capire una realtà dalle tinte forti.
    Girato interamente in America, dove il pornologo genovese ha vissuto a partire dagli anni '70, il film non ha certo deluso le aspettative dei curiosi: le scene, più che esplicite, raccontano di una New York che oggi non esiste più. Nel 2001, infatti, due realtà newyorkesi stavano scomparendo: la Fuck Factory, appartamento all'interno del quale Capozzi e l'amico Neville Chambers hanno dato vita alle più svariate sperimentazioni sessuali, e l'Hell Fire, locale simbolo del fetish e del sadomaso: «le cose a New York sono cambiate a partire dal 1985, quando il fantasma dell'AIDS è diventato un problema ufficiale. La situazione è peggiorata con l'avvento di Rudolph Giuliani, che ha trasformato Manhattan in un grande centro commerciale per turisti, recidendo per contro quell'underground necessario per la crescita di ogni città», spiega Capozzi.
    La storia di Chambers si intreccia con quella di Lenny Waller - anima dell'Hell Fire e difensore dei diritti degli omosessuali - e di Porsche Lynn, attrice porno, ballerina e "dominatrice" che ha fondato il Den of Iniquity, luogo dove le persone andavano per realizzare le proprie fantasie e che è attivo ancora oggi. «Più che un documentario, un fermo immagine di ciò che questi luoghi sono stati», precisa Capozzi.
    «Oggi ho completato una masturbazione mentale iniziata nei carruggi genovesi molti anni fa, quando diciottenne ho trovato nei vicoli una scuola di vita: travestiti e prostitute rappresentano un sottobosco umano che, allora, ho cominciato ad apprezzare». Dopo aver conseguito la laurea in Giurisprudenza e il diploma all'Istituto di Scienze Sociali, Capozzi ha lasciato Genova per quelle città dove grande era la libertà sessuale: «erano gli anni dei Beatles, di Mary Quant - l'inventrice della minigonna - e della gioventù che Antonioni ha celebrato con Blow Up». Capozzi ha lavorato con registi internazionali, partecipando alla lavorazione di Complesso di colpa di Brian De Palma e, come aiuto regista, di James Bond, la spia che mi amava.
    Poi Capozzi sbarca a New York, e per lui è la svolta: «mi sono inventato due mestieri: quello dell'esploratore urbano, che consisteva nel far da guida ai turisti nei luoghi hard della città sulla mia macchina privata, e quello del pornologo». Un neologismo, questo, che deriva da due parole greche: porné (prostituta da strada) e logos (parola): «in breve, sono un esperto di "zozzerie", e le mie conoscenze derivano esclusivamente da esperienze personali». Oggi il pornologo genovese è tornato nella sua città: «vitale e rinnovata, Genova è irriconoscibile. C'è grande fervore nel centro storico, che è più multietnico di Manhattan». Due sono state le guide di Michele a Genova: i suoi nipoti, che gli hanno fatto fare incontri fortunati: «con Maurizio Gregorini, proprietario delLebowsky, che mi ha permesso di presentare il film in una proiezione con pochi intimi; e poi con i ragazzi di Effetto Notte, con i quali è in corso una collaborazione per il festival dedicato a Russ Meyer (dal 5 maggio al cinema America). Interessanti, inoltre, le realtà della Nouvelle Vague e dell'Hop Altrove».
    Progetti per il futuro? Una versione televisiva (e soft) di Pornology New York e un dvd ricco di contenuti speciali: «vorrei che il mio lavoro diventasse un cult movie, e mi piacerebbe proiettarlo, magari a mezzanotte, in giro per il mondo. Chissà che nell'ambito cittadino l'Hop Altrove ed Effetto Notte non riescano, unendo le forze, a realizzare in breve questo mio progetto». Intanto ieri, per le genovesi che hanno visto il film, un simpatico omaggio: una rosa, rossa o nera, che era in realtà una sexy mutandina... alla faccia dell'ovvio!



    Michele Capozzi nasce a Genova nel 1946. Laureato in Giurisprudenza e diplomato in Scienze Sociali, si trasferisce a Londra dove esercita la pratica legale, diventa figlio dei fiori e frequenta la comunità hippy. Tornato a Roma, per un po' lavora nel cinema. Nel 1978 si trasferisce definitivamente a New York, dove tuttora abita sulla sua barca, inventandosi la professione di esploratore urbano e pornologo. Di indole nomade, passa molto tempo in volo tra Los Angeles, Milano e Roma. Ha collaborato con vari registi italiani (Roberto Faenza, Ansano Giannarelli, Marco Leto, Mino Guerrini, Giovanni Fago, Luigi Filippo D'Amico) e stranieri (Brian De Palma, Lewis Gilbert, Barry Gordy, Daniel Mann). A New York è già diventato un cult il suo ultimo documentario “Pornology New York” una panoramica sull’underground sessuale della Grande Mela raccontato attraverso le gesta di un gruppo di "pornovitelloni". Cronologia professionale 1982: co-regista e produttore (con Simone di Bagno) del documentario "T.V. Transvestite" 1984-1992: corrispondente da New York e inviato per "Video Inserto X"; 1985-1987: corrispondente da New York, inviato e direttore pubblicitario di "X Eros in Video"; 1992: direttore responsabile ed editoriale di "Video XXX"; 1993-1995: direttore responsabile e pubblicitario di "Video Inserto X"; 1994: co-fondatore, guru e filosofo del "Mi-Sex" la prima fiera del sesso in Italia; 1996-1998: produttore dei video dell'attrice Candida Royalle per Femme Productions; 1999: produttore esecutivo di Marianna Beck e Jack Hafferkamp per Libido Productions; 2001:collaborazioni a documentari della Bongiorno Productions mandati in onda su Rai 3 e Retequattro; 2002:produttore dell' ultimo video di Candida Royalle, "Stud hunters"; 2002:il film culto sulla New York underground 'Pasta Al Porno.' 2005: gira Pornology New York È apparso in articoli, inchieste giornalistiche e programmi televisivi di molti paesi.
    www.michelecapozzi.org




    Leo Salemi nasce il 31 agosto del 1957 a osio sopra, paesino della bassa bergamasca, da padre operaio metalmeccanico e madre casalinga.dalla famiglia riceve un'educazione cattolica improntata alla schiettezza ed all'onesta. Frequenta i corsi serali per diventare geometra, all'epoca infatti e' una promesa del calcio orobico, ma sara' costretto a rinunciare al contratto per problemi ad un ginocchio. Comincia cosi' a lavorare come rappresentante di commercio, divenendo in breve tempo ispettore. a 24 anni e' direttore alle vendite per una casa di prodotti cosmetici svizzera. arrivera' in seguito a gestire un'attivita' in proprio. Negli anni ottanta e' disk jockey, cabarettista e conduttore ed intrattenitore televisivo. dopo un corso di regia, realizza filmati di argomento sportivo, musicale e di attualita' per televisioni private e committenti aziendali. Esplora il mondo dell'erotismo a partire dal 1992, quando produce un reportage girato durante una manifestazione fieristica (il sim di milano) del quale sono protagoniste le attrici ospiti degli "stand a luci rosse". Il suo primo e famosissimo lungometraggio è stato "L'albero delle zoccole" a seguire una serie di successi cinematografici dell'erotismo. Di recente è stato protagonista della docucommedy "Ciak si giri" trasmesso dal canale Sky FX 113
    www.leosalemi.eu



    PORNOCRAZIA
    di Catherine Breillat (Francia 2004, 77')
    con Amira Casar, Rocco Siffredi, Alexandre Belin, Manuel Taglang, Jacques Monge,

    Rocco Siffredi, il re del porno, diventa gay e bacia un uomo. Un ruolo difficile per lui, che ha accettato di interpretare solo perché a chiederglielo è stata Catherine Breillat, la regista che per prima ha "esportato" le sue doti naturali fuori dal circuito dei film pornografici, scegliendolo come protagonista di Romance (1999).
    Anche in questo nuovo film, Pornocrazia (nelle sale dal 9 luglio distribuito in 15 copie da Sharada), l'autrice esplora la sessualità femminile. Lo fa a modo suo, citando Pasolini, Man Ray, Caravaggio e Courbet, con l'intenzione di raccontare una "fiaba iniziatica", un "teorema sull'oscenità". Unici protagonisti Rocco Siffredi e Amira Casar (sostituita da una controfigura nei primi piani "dove la donna non è guardabile").
    L'incontro tra i due avviene nel bagno di un night club. La ragazza, anche se bella, è un'intrusa e non suscita interesse nel locale frequentato da omosessuali. Lui non ama le donne, lei lancia la sfida e lo convince, in cambio di tanti soldi, a passare quattro notti con lei per guardarla. Mentre una voce fuori campo scandisce il tempo che passa, lei cerca di attirarlo a sé. Lui dimostra tutta la sua avversione paragonando parti del corpo della donna a un pollo spennato, alla pelle di una rana, a un uccellino affamato ancora nel nido.
    Nelle corso delle notti lui cede alla curiosità, supera paure e sentimenti contrastanti, va alla scoperta di quel corpo placido e disponibile, lo scruta e lo usa in un doloroso confronto in cui lei svela ogni più intimo particolare. "Se l'inferno ha un'anatomia, è quella di una donna" racconta la regista, anche autrice del libro da cui è tratto il film, che in Francia è uscito con il titolo Anatomie de l'enfer. In Italia ha invece ripreso quello originale. "Pornocrazia non è l'impero della pornografia" spiega, "ma un termine inventato dai greci per criticare l'influenza delle donne in politica". Catherine Breillat dichiara di aver scritto il film per Rocco Siffredi. "Nel film bacia un uomo, interpreta un personaggio che non ha mai amato le donne, è il contrario di se stesso. Così come Amira Casar non è mai apparsa svestita in un film, ma il suo corpo ha l'eleganza di un nudo di Manet".
    Amira Casar ha accettato di interpretare il ruolo, ma è stata usata una controfigura nelle sequenze più forti. "Per fare un primissimo piano" si giustifica la regista, "non ho bisogno dell'attrice. Quando un pittore vuole il viola, mischia blu e rosso, ma nessuno poi davanti al quadro chiede perché lo ha fatto. Se ho usato la controfigura non è importante, e comunque lei ha accettato di portare su di sé il valore e il simbolo del film".
    Breillat insiste sul tema dell'oscenità, fortemente irritata dalle risate scaturite in sala durante la proiezione. "L'oscenità non può essere definita, non ne sono capaci registi o filosofi, ma è perseguibile per legge. Eppure davanti al quadro di CourbetL'origine du monde sappiamo che l'oscenità non esiste, è una questione di sguardo. Io ho voluto raccontare questo incontro mettendomi al posto di un uomo. Se qualcuno ride di fronte a determinate sequenze, deve chiedersi il motivo".
    In Francia il film è stato attaccato da più parti, femministe comprese malgrado la supremazia della donna sull'uomo. Ma la regista è abituata agli scandali, e non si scompone alla notizia che la Eagle ha rifiutato di distribuire il film in dvd e in videocassetta.
    Risponde il distributore italiano, Andrea De Liberato: "So che si tratta di un film che rappresenta un erotismo oltre ogni limite, estremo, molto più forte di tutto quello che c'è in giro, ma non mi sarei mai aspettato di trovarmi di fronte a una censura così forte da parte della Eagle Pictures che, alla vigilia dell'inizio delle vendite del dvd, si è rifiutata di distribuire il film in homevideo ritenendolo 'scandaloso e contrario alla morale pubblica'". Inutile dire che, nelle sale, il film è vietato i minori di 18 anni.
    RITA CELI
    http://www.repubblica.it/2004/f/sezioni/spettacoli_e_cultura/pornocrazia/pornocrazia/pornocrazia.html

    Sulla Donna e l’Osceno
    La Breillat, dopo la banalotta e del tutto superflua ubriacatura ombelicale di SEX IS THE COMEDY torna al suo cinema più consueto e, con un’attenzione figurativa degna di nota (la sequenza dello specchio in discoteca che spacca lo schermo in un artificiale split screen, colpo di genio; il candido vestito della protagonista – come in ROMANCE – che si sporca di sangue; il corpo femminile plasticamente riverso sul letto a evocare, tra gli altri, i lavori di Man Ray; la vagina pittorica à la Courbet; la forza scatenata del mare in tempesta) ripropone il crudele faccia a faccia tra i sessi: il desiderio femminile vs il sacro terrore maschile di fronte al mistero clitorideo.
    Lo sguardo del gay interpretato da Rocco Siffredi (il gioco del rovescio per l’impenitente, professionale scopatore di donne è facile ed ovvio) viene usato per accostarsi in modo disinteressato e quasi clinico a un corpo, quello femminile, per il quale l’uomo ostenta prima ripulsa e poi inevitabile curiosità. Pagato per “guardare laddove sono inguardabile e dire quello che vedi”, il protagonista scava anche nel fondo della propria sessualità, confrontandosi dolorosamente con la paura del mistero del sesso femminile, del sangue mestruale (forse perché quel sangue sgorga senza che alla donna venga inflitta alcuna ferita?) e con l’anonimità del proprio pene che varrebbe, in un corpo di Donna, quanto un innocuo tampax, poiché il coito non risiederebbe nella fisicità dell’atto ma nel valore che Lei gli attribuisce. La regista, com’è sua consuetudine, sonda i limiti del filmabile (ma parando i possibili colpi in entrata – il sottolineare alla fine dei titoli di testa il carattere finzionale di ciò che andiamo a vedere -) e, esponendo il suo arzigogolato trattatelo sull’Osceno femminino (Osceno che nasce dallo sguardo dell’uomo - la cui malattia si chiama “Donna” -) e sulle contraddizioni e i tormenti di un sesso, con uso di flashback- agnizioni e circostanziati radicalismi retorici, spoglia l’opera di ogni orpello scenografico puntando l’attenzione su elementi scarni e stilizzati all’estremo, illividendo con toni scientemente mortuari recitazione e messinscena. Convinta (giustamente) che l’oscenità alberghi nello sguardo e non nella cosa guardata, spingendo l’artificio non solo sul piano prettamente visivo e rappresentativo ma anche su quello squisitamente dialogale, mettendo in bocca ai suoi personaggi - oltre ai fluidi corporali - un parlar forbito e studiatamente antinaturalistico, l’autrice porta avanti il suo teorema non senza ironia e con qualche tocco di ragionata demenzialità (il rossetto nelle parti intime della donna, l’assorbente usato come una bustina da the con seguente degustazione dell’infuso), non temendo lo straniamento da voce off (nell’originale quella della stessa regista) e la pedanteria di didascalie che non nascondono l’origine letteraria del soggetto.
    Tanto insistente elucubrare, in integrale salsa femminista e condito dal dogma del mostrare tutto ad ogni costo, potrà anche risultare tedioso o irritante ma PORNOCRAZIA mi pare film di sana\disturbata presunzione da non sottovalutare perché a tanto rigirarsi nel proprio brodo riesce a mescolare racconto (im)morale, sapiente lavoro sulle immagini e teoria (non solo sessual-sociologica ma anche) filmica con in più il merito per la cineasta (che, quanto a pippe mentali, dà punti a tutti – Moretti in primis -) di riuscire a realizzare esattamente e letteralmente quello che vuole. Mica da tutti, perbacco.
    Luca Pacilio
    Luca Baroncini
    http://www.spietati.it





    Natasha Kiss al secolo Michelle Conti, è un attrice hard italiana che ha fatto del sesso la sua ragione di vita. È nata a Cairo Montenotte in provincia di Savona il primo giorno di primavera del 1973. Felicemente sposata e madre di due figli (la più grande gioia della sua vita oltre al sesso sfrenato), ma questo non influisce affatto sulla sua libertà sessuale. Travisando infatti un noto proverbio, si può dire che di lei il motto sia "Sesso con chi vuoi, Amore col marito". Ha iniziato la sua carriera di attrice hard per pura passione e non per denaro. Ha ricevuto la sua prima proposta di partecipare ad un film porno da parte di un regista in un club privé che frequentava regolarmente come cliente accompagnata dal marito. Inizio tortuoso... Ha presenziato per 3 lunghi anni in numerosi film di poca importanza con parti spesso non di rilievo, ma la passione era così talmente forte che non ha mai mollato nonostante i pochi profitti, finchè un giorno, quasi per caso, una nota attrice-regista nord-europea si è accorta di lei. Da quel giorno di alcuni anni fa, la sua carriera ha subito un grande risvolto, partecipando così in alcune produzioni del nord europa. A questo punto si è addentrata in pieno in quello che oggi è divenuta la sua professione, aprendo lei stessa una casa produttrice di film hard-core, ed essendo spesso e volentieri lei stessa la regista dei suoi film. Nel 2003 le è stata anche proposta una parte da co-protagonista in un film di genere tradizionale, ma ha rifiutato perchè le richieste dei produttori erano di abbandonare definitivamente i set a luci rosse (che sono la sua vera ed unica passione). La sua caratteristica è il sesso estremo. Predilige i rapporti di gruppo (a patto che sia lei l'unica donna). Si è guadagnata più volte ed in più occasione il titolo di "Gang-Bang Queen" oppure di "La regina dell'estremo". Ha ricevuto numerosi riconoscimenti e premi nazionali ed internazionali, cosa che le hanno dato un ulteriore stimolo a continuare sulla via dell'estremo. Ora lavora più per se stessa essendo appunto lei stessa la fondatrice ed unica titolare dell'etichetta NKC. Attualmente è anche collaboratrice fissa de "Le Iene" di Italia 1.
    www.natashakiss.com



    SHORTBUS
    Dove tutto è permesso

    Un film di John Cameron Mitchell. Con Lee Sook-Yin, Paul Dawson, Lindsay Beamish, PJ DeBoy, Raphael Barker, Jay Brannan, Peter Stickles, Justin Bond. Genere Drammatico, colore 102 minuti. - Produzione USA 2006.

    La Statua della Libertà. New York. All'interno dei molti grattacieli prendono corpo storie di vita quotidiana. Una terapista sessuale non è mai riuscita ad avere un orgasmo. Una giovane coppia di ragazzi omosessuali vuole allargare la propria vita sessuale, intraprendendo un menage a trois. Una ragazza non riesce ad avere rapporti interpersonali e si prostituisce con clienti masochisti che disprezza. Tutta questa umanità s’incontra allo Shortbus, colorato locale notturno underground dove tutto è permesso, dove è possibile trovar rifugio senza sentirsi diversi.
    È la nuova, sfrontata e polemica, pellicola di James Cameron Mitchell, animatore della scena gay newyorchese, enfant prodige proveniente dal teatro e già fattosi notare al cinema con il sagace Hedwig – La diva con qualcosa in più. C’è molto sesso esplicito ma, il tocco leggero e il grande dono dell'ironia, permettono al regista di non cadere mai nella volgarità, anzi di riuscire a commuovere e renderci partecipi anche di un mondo che può apparire davvero lontano. Mitchell, che ha dalla sua anche una grande sapienza visiva e una fresca inventiva, osserva l’uomo e la donna contemporanei. Lo fa attraverso l'angolazione del sesso. Ma davvero potrebbe essere qualcos'altro. Quest'umanità post 11 settembre è malinconica, triste, sembra essere spaesata in un mondo che non riesce più a riconoscere. Ecco allora che New York, ridisegnata al computer e propostaci in maniera davvero entusiasmante attraverso pennellate di tempera e luci che si accendono e si spengono, rimane al buio: black out completo. Coadiuvato da un cast eccezionale, praticamente esordiente, e da una festante colonna sonora, Mitchell firma un'opera piacevole.
    MYmovies 2008 - Letizia della Luna

    Trovare un film che esponga problematiche affettive immerse nella contemporaneità senza sprofondare nella melassa ed evitando di incasellare la sessualità in "giusta" o "sbagliata", condiziona già positivamente. Così come la scelta del regista, John Cameron Mitchell, di non occultare gli organi genitali e di mostrare esplicitamente l’atto sessuale nelle sue innumerevoli varianti, senza improbabili foglie o pezzi di mobilia che spuntano non si sa bene da dove per coprire l’attività di peni e vagine. Al riguardo l’inizio è una forte dichiarazione d’intenti. La macchina da presa sfreccia infatti su note jazz tra le strade di una suggestiva e coloratissima New York in plastica, entrando e uscendo da appartamenti in cui la copula, acrobatica, tradizionale e bizzarra, è frenetica e guizzante (geniale il lancio spermatico che si confonde con l’astrattismo di un Pollock). Se l’insieme è piacevole, alcune battute lasciano il segno ("a questa gente l'11 settembre è la sola cosa vera che sia mai capitata", "quando ero giovane volevo cambiare il mondo, ora mi accontento di lasciare la stanza con dignità") ed è gradevole lasciarsi cullare dal vagare dei personaggi in cerca di un tonico all’infelicità, bisogna però riconoscere che non tutte le storie godono dello stesso spessore e approfondimento. È sicuramente più originale la forma della sostanza. Mentre infatti il dolore della coppia omosessuale arriva motivato e incisivo e la solitudine della ragazza dedita al sadomaso ha momenti intensi (i dialoghi nella sauna) alternati ad altri che sanno più di riempitivo (il rapporto con il cliente "figlio di papà" e la svolta finale), l’incapacità della ragazza cino-canadese di raggiungere l’orgasmo e i vari tentativi per superare l’empasse, soffrono invece di un trattamento per lo più superficiale. Il suo graduale lasciarsi andare offre momenti divertenti, ma il rapporto con il marito è più che altro un insieme di gag, la presa di coscienza risulta sbrigativa (banali le immagini del groviglio di rami che nasconde un paesaggio marittimo immacolato), e la liberatoria decisione finale arriva più giustificata dalla necessità di chiudere in qualche modo la narrazione che dall’effettivo percorso psicologico del personaggio. La conclusione "felliniana" (basta una marcetta con annesso clown per non trovare aggettivo più adatto, ma è così), appare eccessivamente consolatoria e geometrica nel suo far quadrare l’esito delle vicende, ma riesce a non essere predicatoria e fastidiosa. Il film, oltre a mettere in scena disagi e incertezze di un gruppo di varia umanità che trova conforto nella libertà offerta dal locale che dà il titolo al film, è però anche un atto d’amore nei confronti di New York: metropoli dai mille volti "permeabile" al nuovo e in grado di permettere a ognuno di sperimentare il proprio imprescindibile sentire.
    Luca Baroncini

    Un provocatore vero John Cameron Mitchell: mostra gli organi genitali, maschili e femminili, per intere inquadrature! gira scene di sesso in ogni posizione! ci infila anche la svolta drammatica! e ora che ci penso, mio dio, c’è anche l’orgia! E’ una lettura possibile del film, la cui visione sarà appagante per chi non ha le palle (ops) per noleggiare un video porno – ripiegando così sull’occhiatina fugace – o per una platea, scientificamente individuabile, che gradisce passare il limite e spingersi oltre per il solo, impagabile gusto di autoimporsi il VM18. Agli altri è permesso portare il cuscino: l’ex attore, già regista di Hedwig and the Angry Inch, maneggia un pugno di personaggi nella polpa della Grande Mela, schiavi di tormenti sessuali ad alto grado metafora (il malessere interiore di ognuno – vivere in America oggi – frana sul guscio del corpo), vestiti per tutte le stagioni della vita (l’ex sindaco invecchia nel postribolo), equamente distribuiti per genere (uomo, donna, etero, omo). Woody Allen si masturba a Manhattan? Malgrado la psicanalisi, è solo un orgasmo simulato. Un plot al limite dell’inserzione (fittasi coppia gay per cosa a tre, piacere + emancipazione offresi, se stessi cercansi), è condannato da volgari rovesciamenti (la sessuologa che non raggiunge l’orgasmo), sec/greti universali a danno della vescica (Il vouyerismo è sempre partecipazione), perfino una sbrindellata eco d’attualità (sì, proprio l’11/09). Occhio: non è meno pretestuosa la frustata drammatica, che travolge nella seconda parte i protagonisti – un vibratore ovale, riposto dove potete immaginare, svela il dilemma dell’animo femminile -, dato che tutto si scioglie nel girotondo felliniano, vigliacca chiusura corale che non acquista fascino se si spogliano gli interpreti o se accompagnata dalla voce arcobaleno di una colorata drag queen.Shortbus è un esercizio di ordinata trasgressione che lancia il sesso e nasconde la mano; in debito con illustri e/o luridi colleghi (la pretestuosità di Larry Clark, l’impudenza della Breillat priva della sua onestà cervellotica), l’opera ammazza inoltre ogni vago sintomo di trovata (la Manhattan plastificata) gonfiandolo di pretese universali. Una stravaganza pittoresca, verrebbe da dire, se questa presunta “diversità” non fosse soltanto roboante vanagloria.
    La provocazione invade anche il sito ufficiale
    Emanuele Di Nicola
    pubbl. 24-11-2006


    INDECENCES 1930
    Memorie di una baronessa

    FRA 1977 di Gerard Kikoine
    con Brigitte Lathaie, Alban Ceray, Jacques Gatteau, S.Deloir


    Uno dei migliori film hard francesi, con le tipiche connotazioni intellettuali della cinematografia d'oltralpe, anche porno.
    Una forte connotazione sociale avvolge il film, che narra di un barone insoddisfatto che va in città alla ricerca di piaceri forti. La moglie invece viene rapita in casa dalla cameriera e due proletari, che la sottopongono a vari "pratiche" viziose.
    L'intento è quello di "educare" la baronessa, come dice uno dei due intrusi. L'obiettivo sarà raggiunto.
    Hard sadiano a tinte sociali, a tratti parossistico e divertente, nato in pieni anni di piombo.


    Relatore: NOCTURNO CINEMA
    Nata dal desiderio di creare uno spazio assolutamente nuovo e originale dove possano essere approfonditi gli itinerari, allora inesplorati, del cinema italiano di genere, la rivista Nocturno Cinema si è ben presto distinta dalle altre pubblicazioni per la serietà e la competenza nelle tematiche trattate. La rivista nasce nel 1994 da un’idea di Manlio Gomarasca e Davide Pulici, che fondano e realizzano artigianalmente (in fotocopia) il primo numero (datato ottobre/novembre) di quella che all’epoca non era altro che una fanzine. Attraverso le pagine di Nocturno Cinema hanno avuto modo di essere (ri)scoperti o (ri)valutati per la prima volta autori oggi cult come Fernando di Leo, Ruggero Deodato, Lucio Fulci, Aristide Massaccesi, personaggi meno noti come Rino Di Silvestro, Mario Gariazzo, Massimo Foschi, Claudio Fragasso, Al Cliver, Bruno Mattei e tanti altri, compresa la moltitudine silenziosa dei caratteristi, dei produttori, dei fotografi di scena, degli stunt-man e dei direttori della fotografia… Facciamo un salto fino al 2006, anno senza dubbio determinante per la vita della rivista Nocturno Cinema, sia per il consistente aumento di pagine sia per l’arrivo di una nuova e accattivante veste grafica. Parallelamente alla costante escalation editoriale della rivista, va segnalato il cambio d’abito del sito www.nocturno.it che vi invitiamo a visitare, anche per conoscere completamente la storia di Nocturno. Da dove si può; partire per descrivere questa nuova evoluzione di Nocturno Cinema? Certamente dal 2000, quando la rivista raggiunge la distribuzione nelle edicole, e dal 2002 quando Nocturno è entrato nella terza fase della propria esistenza, quella attuale, sotto l’egida della casa editrice CinemaBis Communication (raggiungendo non solo le edicole, ma anche le fumetterie/librerie). La struttura della pubblicazione si è mantenuta quella del volume monografico (Nocturno Dossier), dedicato allo studio di argomenti specifici, e del News, che tratta invece dei film in uscita nelle sale ed è suddiviso in rubriche fisse (sull’horror, il cinema orientale, quello ispirato ai fumetti, il cinema erotico, i festival e le novità dvd dall’Italia e dal mondo). CinemaBis Communication e Nocturno si sono inoltre sviluppati come realtà multimediali, partecipando fattivamente all’organizzazione di eventi come il Ravenna Nightmare Film Festival e avviando collaborazioni con case produttrici di dvd, per le quali sono state pianificate nuove collane e realizzati contenuti speciali da accludere ai dischi in uscita. Attualmente Nocturno è una delle pubblicazioni di cinema più conosciute nel panorama editoriale italiano e viene letta e apprezzata anche nel resto del mondo. Un ruolo di prestigio che è stato ribadito nella cornice dell’ultima Mostra del Cinema di Venezia, che nell’ambito della retrospettiva “Storia segreta del cinema italiano” ha dedicato due serate speciali alla celebrazione del decennale di Nocturno, con padrini d’onore del calibro di Quentin Tarantino e Joe Dante. Sicuramente il modo migliore per fare luce sul lato oscuro del cinema. www.nocturno.it




    Luigi Zanuso detto l'Atomico, risiede a Vicenza. Ha lavorato in diversi settori prima di dedicarsi, verso i sessant'anni, alla regia. I suoi filmati spaziano dal surreale all'erotico, dal pornografico al mistico. Autodidatta, è stato definito 'Il Pasolini dell'hard', 'Il Truffaut del coito'. Surrealismo, arte, pornografia, musica sinfonica, sesso estremo, esagerazioni sessuali, ricerca dell'Amore Assoluto, tutto si mescola nell'opera di un regista che ha agito sotto vari pseudonimi: Luigi Atomico, Dario Lussuria, Rodolfo Babilonia sono la stessa persona sempre alla ricerca di un mondo decisamente incredibile, che stupisce, turba, che fa anche sorridere, forse, ma di certo non si dimentica... di sicuro non per tutti! Nel 1996 ha vinto l'Impulse d'Oro.
    Per la scabrosità di alcuni argomenti trattati, la visione dei filmati sono assolutamente consigliate ad un pubblico adulto e consapevole.
    www.luigiatomico.com


    Relatore: Michele Giordano
    preferisce realizzare questo profilo in flash-back. Soffre, infatti (ma a fasi alterne, essendo dicotomico) di ‘depressione del rimpianto’. Pensa così di rimuovere rapidamente un presente così poco interessante e così poco stimolante al fine di ritrovare il più presto possibile - diciamo nel giro di una decina di righe - un passato denso di emozioni e sensazioni. Dunque: è direttore di Nocturno dal giugno 2002, successore dell’amico Andrea Giorgi in altre faccende affaccendato. Amico fraterno del guru del porno globale, Michele Capozzi (sono entrambi genovesi, almeno d’adozione) gli ha confermato il proprio affetto aiutandolo a realizzare il Dizionario dell’hard uscito un paio d’anni fa per Marenero. Giornalista professionista, è inviato speciale del settimanale Chi della Mondadori. Prima lo è stato di Noi e della miticaNotte, oggi ahimè defunta. E prima ancora lo si ritrova cronista al Corriere Mercantile di Genova dove ha abitato dal 1964 al 1989, anno in cui è emigrato a Milano per una breve ma densa (in tutti i sensi) esperienza accanto a Emilio Fede: al TGA. Nella sua carriera si è occupato un po’ di tutto: guerre (Bosnia, Somalia) e cronaca d’ogni colore. È stato allievo di Ermanno Olmi nel corso di sceneggiatura di ‘Ipotesi Cinema’. Lì, con altri compagni d’avventura, ha realizzato senza una lira un paio di corti (anzi cortissimi) che non passeranno certo alla storia del cinema: Invito a cena (definito da Olmi ‘morettiano’) e La cagata (titolo che, se non altro, ha l’onestà di autodefinirsi). Laureato in architettura, ha scritto vari libri di settore (non li elenca per non annoiare: ve ne frega qualcosa delle strutture reticolari in acciaio?). Oggi ne scrive su L’Arca. Ha condotto molte inchieste (soprattutto a Genova) su scandali e scandaletti in campo edilizio. Ha sofferto sinceramente per la morte di Pasolini e per quella di De Andrè. Il suo film cult è Miracolo a Milano anche se ama sopra tutti Peckinpack ed Eastwood. Ha scritto La commedia erotica italiana e prima Giganti buoni, il mito dell’uomo forte nel cinema italiano, entrambi per Gremese ed entrambi realizzati con la insostituibile collaborazione di Pulici, Gomarasca, Aramu, Giorgi, ovvero i pilastri o ex pilastri di Nocturnoai quali ha ricambiato il favore collaborando a sua volta con 99 donne. Pornografo, pornofilo e pornologo fin dalla prima adolescenza (dalle fotobuste hard b/n a Pontello-Supersex) decise, molto tempo dopo, un bel giorno degli anni Novanta, di mettere a frutto le tante erezioni e scrivere (con l’ex collega di Chi Andrea Di Quarto) un libro sul cinema porno italiano, ma con taglio giornalistico. Ne uscì Moana e le altre, 20 anni di cinema porno in Italia (Gremese), lavoro che gli valse la fiducia dei settarissimi amici di Videoimpulse, mensile di settore per intellettuali pornologi e per pornofili non intellettuali con il quale tuttora collabora. A Genova s’era impegnato politicamente ‘sul territorio’, come si diceva allora, nella sinistra più o meno estrema, esperienza sfociata in un libro (Via Lugo, da ghetto a quartiere) di quelli che oggi fanno tanta nostalgia come le vicende antiche de La meglio gioventù. In quegli anni Giordano scaricava mattoni (ma, tornando a casa sporco di rosso, diceva alla madre che era andato a giocare a tennis) oppure lavorava in un supermercato, reparto sottaceti e sottolii. Da ragazzino era appassionato di autobus e sapeva a memoria tutte le linee di Genova. Prima ancora scriveva su un quaderno i nomi di ogni nave che entrava e usciva dal porto e donava le carte stagnole ai ciechi per acquistare un cane-guida. Allora abitava a Messina, dov’è nato, molti anni fa, da una famiglia siculo-spagnola. Prima ancora, ascoltava Chopin nella pancia della mamma concertista.

    Approfondimenti:

    http://www.cineforum.bz.it/pellicola/archivio/film/rassegne/hardtime/index.htm http://www.centraldocinema.it/recensioni/Nov04/cinema_d.htm
    http://www.ilcinemante.com/dettaglio.asp?id=26
    http://www.ilcinemante.com/dettaglio.asp?id=25
    http://cadavrexquis.typepad.com/cadavrexquis/2006/05/appunti_sulla_p.html
    http://www.dropoutexperience.com/comunic_videoarteporno_02.htm
    http://fabrizio-rusconi.it/rotocalcojournal/2008/2/3/il-porno-lultima-arte-rimasta-vergine.html


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