A
morte Hollywood! (Cecil B. DeMented)
di John
Waters (Commedia/Francia-Usa/2000/87min)
con Melanie Griffith, Stephen Dorff, Alicia Witt, Adrian Grenier
www.dementedforever.com-www.bacfilms.com/demented/


Dogmatici di destra e di sinistra attenti a John Waters, lo spirito
demenziale di Baltimora che è sceso in campo per conquistare
l'intero mercato estivo con Cecil B. Demented ribattezzato A morte Hollywood.
Franchi francesi dietro questo ultimo film estremo di un regista estremamente
politico, che ha diretto un attacco ai magri e ai razzisti in Grasso
è bello, capolavoro del 1988, trasformato la casalinga americana
in una Serial mom ('94), e messo alla berlina gli artisti di moda in
Pecker ('98). Forrest Gump, Star Wars, Scream, Star Trek... tutti titoli
presi di mira dalle "brigate-underground", che giurano morte
a Hollywood e si armano contro lo star-system, capitanate da Cecil B.
Demented (Stephen Dorff), giovane fanatico regista che conia rap inneggianti
a se stesso, marchia la sua troupe a fuoco col suo nome e impone regole
ferree, tipo "filmare la realtà in tempo reale"...
Waters scatena la sua ironia contro i due fronti, Hollywood e i dogmatici,
che hanno tatuati sul corpo i nomi dei registi cult: Kenneth Anger,
Otto Preminger, Herschell Gordon Lewis, Russ Meyer... Procedimento godardiano
e ritmo umoristico che si avvita intorno ai guerriglieri del cinema
puro e nelle mille gag irresistibili per i cinéphiles.
La commedia intitolata al pioniere del kolossal, Cecil, racconta della
star Honey Whitlock/Melanie Griffith, scocciata, capricciosa e integrata
nel "sistema", che verrà rapita dai terroristi della
macchina da presa. L'azione si svolge a Baltimora, naturalmente, la
"Hollywood dell'est", durante l'anteprima di Some kind of
happiness (Un certo tipo di felicità), ultimo melenso lavoro
della diva. Nel cinema affollato, la banda irrompe, spara, lancia bombe
a mano e preleva la recalcitrante Honey. Ma come accadde a Patricia
Hearst, che nel film fa una piccola parte, la diva finirà per
sposare la causa dei suoi sequestratari, destinati alla stessa disfatta
dei simbionesi, bruciati vivi dall'FBI. La figlia del magnate della
stampa si convinse a imbracciare il mitra dopo le orrende dichiarazioni
dei parenti, e anche Honey, che la troupe ha trasformato in valley-girl
ossigenata, trucco pesante, abiti all'ultimo grido (d'orrore), si decide
a odiare Hollywood per gli stessi motivi. "E' sempre stata una
scema, una puttana, un'attrice-cagna"... commentano i critici intervistati
sul rapimento. E Melanie va all'attacco con tutta la sua vibrante fragilità
e proclama guerra spietata agli oppressori dell'immaginario. Incursione
in un party a base di ostriche della Film Commission di Baltimora, decisa
a girare il sequel di Forrest Gump, e incursione sul set dove un attore
siede su una panchina con in mano un vassoietto di plastica.
"La vita è come una scatola di polpette di gamberi"
dice rivolto a una cicciona nera che gli si è seduta accanto.
L'intera gang di "figli di Satana" è degna di Waters,
che si diverte a rendere omaggio a se stesso, il John B. Demented per
eccellenza. Finale selvaggio, grottesco, tragico. Honey Whitlock, tra
i corpi dei caduti sotto il fuoco della polizia, compie l'ultimo gesto
sacrificale alla "visione perduta" del cinema. Si dà
fuoco ai capelli biondi sotto gli occhi degli spettatori in un drive-in.
Brucia Melanie Griffith per ricordare i simbionesi, che volevano cambiare
il mondo. O almeno i telegiornali.
(Mariuccia Ciotta/il Manifesto/30.06.01/****)
John
Waters 