back Princess Mononoke
  inizio Princess Mononoke (Mononoke Hime)
di Hayao Miyazaki (Animazione-Fantasy/Giappone/1997/133min)
www.princess-mononoke.com



Alla fine il re ha dovuto chinare la testa e cedere le armi. La Disney attraverso la Buena Vista e la Miramax ha deciso di acquistare i diritti dei lungometraggi di Hayao Miyazaki e di distribuirli in occidente. Altro che un Pokémon partorito da un videogioco o un Toy Story figlio inconsapevole di una postmoderna dittatura del pixel. I lungometraggi di Miyazaki sono la quintessenza del cartone giapponese e la visualizzazione di una cultura stratificata e in via di codificazione. Lontani dal mondo "bestiale" di Mickey Mouse e da quello "realista" delle ultime produzioni Disney, i personaggi di Miyazaki sono assolutamente archetipi, espressione di un mondo mitico ed epico in cui rintracciare le forme primigenie di un futuro senza controllo. In La principessa Mononoke la datazione è chiara e individuabile intorno al 1868, l'inizio del dominio dell'imperatore Meiji e quindi del Giappone moderno. La lotta è quella classica dell'eroe che difende la tradizione contro un progresso distruttivo e vorace.



La struttura è quella di un film epico-avventuroso. Conservatorismo? Reazione? Difesa ostinata dello status quo? Niente di tutto questo. La principessa Mononoke si presenta come una favola ecologica che si apre a un mondo che tende al suicidio e cerca di proteggerlo. L'eroe è marchiato dalla lotta, la sua missione è di partire, la sua forza è la sua purezza. Affronterà il nemico, si schiererà dalla parte dei giusti, troverà l'amore, riporterà la pace. La struttura classica è rispettata e la frattura iniziale è risanata. La crisi di passaggio da un'epoca feudale a una tecnologica. La trasformazione della collettività in individualità e dunque la ricerca e il recupero delle istanze generali. L'individuo è solo ma si muove per una collettività dissolta, per una comunità che in lui si incarna, e la lotta, lo scontro assumono la forza di un gesto eroico. È la tradizione del cinema classico Giapponese che ci aveva abituati ai drammi in costume: gli jiidai-geki. Parlare del passato feudale significava condannare la staticità di una società maschile, ma anche rintracciare l'origine di una dignità guerriera ormai defunta e la purezza di una tradizione che è impossibile recuperare. In genere i personaggi delle anime (termine con il quale si indicano i cartoni animati giapponesi) sono adolescenti in lotta contro la società cui appartengono, soli di fronte alla vita e alle sue prove, e chiamati continuamente a decidere del proprio e dell'altrui destino.



È la società giapponese dell'iper-competizione oppure l'espediente industriale per riferirsi a un pubblico preciso. Fatto sta che Miyazaki non fa eccezioni e pone nelle mani di un giovane sovrano la responsabilità di salvare le divinità paniche dalla minaccia di un mondo, quello degli adulti, distante e incapace di comprendere la necessità di preservare il bosco, o di stabilire un legame con un mondo animale cui solo i bambini possono accedere. Kenshiro non ha ancora lottato con Raul, Miwa non ha ancora lanciato i componenti, il Porco Rosso Marco non ha ancora combattuto il fascismo. Le mamme possono stare tranquille. Quello di Miyazaki è un film pacifista. L'odio non può che generare odio, provocare la distruzione irrazionale dell'universo e trasformare in demoni le divinità naturali. Le stesse scene di lotta, la cruenta potenziale di certe decapitazioni, sono tanto stilizzate da perdere efficacia diventando semplici elementi narrativi. Animismo, spiritualità, senso del sacrificio e dell'alterità. La principessa Mononoke non vuole che essere se stesso, rifiuta la tentazione tridimensionale e si mostra come anime. È questo forse il pregio maggiore del film: la coscienza di un'identità che non si nega per trasformarsi in altro. Generato dai manga l'anime rimane figlio del proprio padre, figlio della tv, prodotto di una serialità mai nascosta. Cinema o cartoon? La differenza qui non è mai stata così labile e allo stesso tempo così definita. I disegni hanno due dimensioni, si muovono in uno sfondo distante, seguono un tempo lineare e cadenzato. Eppure la ritrovata fluidità dei gesti (troppo spesso si accusa l'anime di movimenti bruschi) non uccide la sospensione temporale lasciandola invariata a definire, una volta per tutte, una cifra stilistica e non una pura supplenza tecnica. Lo sfondo che i personaggi attraversano stabilisce davvero il confine e i limiti della fascinazione complessiva. E la musica di Joe Isahishi è il giusto corollario che amalgama le parti fungendo da raccordo dei movimenti e concretizzando le possibilità di uno slittamento sapiente dal piano spaziale a quello temporale. Suspense e introspezione, tratto deciso e tocco impressionista, vedute aeree e particolari ingigantiti si integrano così perfettamente come i giganteschi animali che abitano quella terra, sopravvivenza fantasiosa e classica di un'evoluzione solo oggi divenuta minacciosa.
(Massimo Galimberti/Duel/15.07.00/*****)

Hayao Miyazaki, uno dei più importanti autori dell'animazione giapponese, dopo un lavoro durato tre anni, ha realizzato un film per adulti che trae spunto dalla storia stessa del Giappone. Liberamente ispirato alle vicende dell'era Muromachi (1392-1573), periodo oscuro e di grandi cambiamenti, "Princess Mononoke" rappresenta in modo fantastico, il mutamento del rapporto tra l'uomo e la natura stravolto dall'avvento dell'età del Ferro, e il principe Ashitaka è il testimone partecipe di questi cambiamenti, viaggiando all'interno di una cultura animista che sta per scomparire sotto il peso di una primitiva industrializzazione. Ashitaka diventa una sorta di "uomo dei lumi" che deve mediare tra il mondo della foresta, con le sue divinità e i suoi spiriti, e quello degli umani, diviso al suo interno e che in nome della civiltà non esita a sconvolgere l'ecosistema che lo circonda. L'amore per la sua gente e per Mononoke San, donna selvaggia allevata dai lupi, lo aiuta a compiere la sua missione. Un film epico che coniuga il miglior cinema fantasy con un'animazione di grande spessore e che, attraverso una rilettura di pagine di storia lontane, lancia un forte invito alla tolleranza e al rispetto per il mondo che ci circonda.
(Fabrizio Liberti/Film TV/30.05.00/****)

Hayao Miyazaki