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Il favoloso mondo di Amelie
(Le fab uleux destin d'Amélie Poulain)

di Jean Pierre Jeunet (Commedia/Francia2001/120min)
con Mathieu Kassovitz, Audrey Tautou, Rufus Narcy, Yolande Moreau
www.amelie-themovie.com/ - www.amelie.it
candidato nella sezione Miglior Film Straniero al 52° edizione del David di Donatello



Se Ivan Graziani fosse ancora tra noi cambierebbe il nome della fanciulla della sua più celebre canzone. É Amélie, non Agnese, a sapere di cioccolata. E a sprizzare dolcezza e gioia ad ogni sorriso. Ha stregato Parigi, la Francia, il Mondo, questa ragazza di vent'anni che arriva da Montmartre e un giorno scopre di avere una missione, alleviare le pene degli altri. Anche dolori e frustrazioni minime: la solitudine della vicina di casa, lasciata dal compagno, o quella dell'anziano genitore che augura al nanetto del giardino lunghi viaggi in posti esotici, quelli che lui stesso ha sempre sognato, A un certo punto Amélie si innamora di uno come lei, un tizio caduto dalla Luna che colleziona frammenti di fototessere gettati via. Vivranno, il principe azzurro e la sua fatina, felici e contenti? Benvenuti nel "favoloso" mondo di Amélie Poulain, concepito da mastro Jeunet con le tonalità color pastello dei presepi di marzapane. Un film accattivante, edificante, nazionalpopolare, avvolgente, ruffiano.



Ma anche intelligente, divertente, leggero, ben scritto, coinvolgente. Il cinema di intrattenimento di massa come dovrebbe essere. Al di là di qualche lungaggine (la fiaba e la simpatia della fanciulla hanno preso la mano anche agli autori) "Il favoloso mondo di Amélie" accompagna lo spettatore dove buongiorno vuol dire veramente buongiorno, in un'immaginaria Montmartre vista come luogo fantastico lontanissimo dalla realtà "a luci rosse" dei dintorni. Un altrove dove non si incontra Bob il giocatore ma personaggi eccentrici, figurine allo zucchero filato, comunità in cerca di speranza e contentezza. E' vero che i conflitti sono irrealisticamente disciolti negli occhi cristallinidi Amélie, ma è altrettanto vero che Jeunet non inganna sulla sua scelta di campo estetica. Chi non ama il cinema-confetto (che ha diritto di esistere), si astenga.
(Mauro Gervasini/Film TV/29.01.02/*****)



Chirac ha voluto una proiezione privata all'Eliseo. Jospin, più "democraticamente", l'ha potuto apprezzare nelle sale. Da destra a sinistra tutto il mondo politico l'ha amato. Jean-Paul Gaultier gli ha dedicato una sfilata. In Usa ne vorrebbero fare una serie per la tv. Le ragazze francesi assediano i parrucchieri per farsi pettinare alla Amélie. Ed Elle ha dedicato un numero ai suoi vestitini colorati. Insomma, Il favoloso mondo di Amélie da semplice film sui buoni sentimenti firmato da Jean-Pierre Jeunet - ex complice di Marc Caro in Delicatessen e La cité des enfants perdus - si é trasformato in un potentissimo fenomeno di costume. Che, in tempi di globalizzazione, ha varcato i confini nazionali (in Francia é campione d'incassi con 8 milioni di spettatori) per sbancare i botteghini in Germania (3 milioni di pubblico), Inghilterra (1 milione), Spagna (1 e mezzo) e Stati Uniti, dove é in corsa per l'Oscar in "concorrenza" con La stanza del figlio di Nanni Moretti (per entrambi c'è dietro la Miramax) ed ha già incassato 20 milioni di dollari, superando il Vizietto, il film francese più visto nella storia d'America. Da oggi, Amélie sbarca anche in Italia. E, portata dalla Bim in 140 sale, tenterà di contagiare di "amelismo" anche il nostro paese, come ha già fatto nel resto del mondo. Ad accezione della critica francese più "dura" (Libération, Cahiers du cinéma, Les Inrockuptibles) che, nelle avventure della giovane cameriera di Montmartre - interpretata da Audrey Tautou - , ossessionata dal desiderio di rendere felice il prossimo, non ha trovato nessun "capolavoro". Anzi, ha addirittura accusato il film di essere un manifesto di propaganda della Francia di Le Pen. Critica di fronte alla quale lo stesso Jeunet risponde senza mezzi termini: "Ho ottenuto 450 critiche positive e soltanto 6 negative. Una di queste é stata terribile: mi ha dato del fascista. Ma quando l'odio raggiunge questi livelli il problema è di chi scrive".Vincitore dell'Oscar europeo, Il favoloso mondo di Amélie non é riuscito a replicare il successo ai Golden Globes, scalzato da No Man's Land. Tanto che Jeunet commenta: "Nella vita un giorno si vince un giorno si perde. Del resto il cinema non è una competizione sportiva. E io faccio film per il gusto di farli, non per vincere premi. Avevo comprato un vestito nuovo per Cannes, vorrà dire che lo indosserò a Los Angeles".



Allo scorso festival, infatti, Amélie fu "snobbato" alla grande dagli organizzatori, provocando una sorta di sollevazione di popolo. "La delusione per essere stato escluso da Cannes - commenta ora il regista - è durata appena 24 ore. Ho avuto talmente tanto successo che me ne sono subito dimenticato. E in più quest'esperienza mi ha insegnato che si può tranquillamente fare a meno della Croisette". Insomma, per citare il sottotitolo della sua pellicola, questo film a Jeunet ha davvero cambiato la vita. Tanto che lui stesso é ancora "sotto choc". "Quello che mi sta accadendo commenta il regista- é talmente straordinario che alle volte credo di essere morto e di stare in paradiso. Oppure di essere caduto in un lungo sonno, tanto che mi aspetto da un momento all'altro la voce di mia madre che mi urla: svegliati devi andare a scuola!".
(Gabriella Gallozzi/l'Unità/25.01.02/****)

Jean Pierre Jeunet