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K - PAX
di Ian
Softley (Commedia/Usa/2001/120min)
con Jeff Bridges, Kevin Spacey, Mary McCormack, Alfre Woodard, Conchata
Ferrell, Kimberly Scott

Un ricco mercato di magliette e palloncini con stampati sopra testoni
opalescenti dagli scuri occhi a mandorla. Montagne di mostri dallo spazio
profondo pronti ad asservirci o a intenerirci. Scoop costruiti attorno
a dischi volanti rinvenuti e avvistati. Poi arriva l'alieno. E lo sbattiamo
in manicomio. Perché alieno e alienato hanno la stessa radice ben
affondata nell'alterità e che non avrebbe nemmeno un nome se quelli
che si credono normodotati non passassero il tempo a fare distinzioni
tra vero e falso. Prot è un alien(at)o gentile e pacifico, incantato
dalla Terra e dalle creature che la popolano, Ma è anche scettico
sulla natura degli uomini, il loro essere violenti, vendicativi e intolleranti.
Di queste caratteristiche sgradevoli parla con sarcasmo e rassegnazione
come un uomo che ha molto subito o come un essere che ha molto osservato.
Il suo taccuino è pieno di appunti tracciati in strani caratteri
ma la matita è un mozzicone terrestre. Racconta di un mondo immerso
in un perenne crepuscolo, di viaggi più veloci della luce, di una
società che sembra quella della Città del Sole di Tommaso
Campanella, eppure nessun dubbio sulla sua vita precedente viene sciolto.
Anzi si accumulano dati e informazioni contraddittorie che tengono gli
spettatori in uno stato di allerta continuo, del tutto simile a quello
in cui vive il dottor Mark Powell, spinto da una serie di motivi personali
- più accennati che risolti - a desiderare un extra-terrestre che
lo porti via. Le immagini sfocate, la mezza luce serale, le ambiguità
linguistiche e comportamentali di Prot/spacey non possono e non devono
avere una risposta chiara e definitiva perché è sull'incertezza
che il film gioca lesue carte migliori. Una delle quali è presentata
nel finale. Mentre Powell incontra alla stazione il figlio da lungo tempo
tenuto a distanza (quello che la moglie Mary definisce, con una traduzione
vittoriana, "figlio di primo letto") la voce off di Prot ricorda
che l'universo si espande e si contrae in continuazione ma ogni espansione
è uguale a se stessa, perciò ogni singolo errore non può
essere cancellato. Associata al lieto quadretto familiare, la considerazione
suona equivoca, visto che viene da un individuo che proviene da un mondo
senza madri, senza padri e senza figli. Alla fine si hanno più
dubbi che all'inizio. E questo di per sé è già un
buon risultato.
(Anna Antonini/Duel/01.02.02/****)
Ian
Softley 
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