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The believer
di Henry Bean (Drammatico/Usa/2001/98min)
con Ryan Gosling, Billy Zane, Summer Phoenix, Theresa Russell, Glenn Fitzgerald



Il film, premiato al Sundance nel 2001 e accuratamente tenuto lontano dalle sale americane (la vecchia "censura" del mercato continua a funzionare ovunque), affronta, con uno stile secco, abbastanza originale, in alcuni momenti molto sorvegliato e in altri incandescente dal punto di vista drammaturgico, una contraddizione culturale prelevata da una storia vera. Danny Balint (il ventunenne Ryan Gosling di "Remember the Titans") è un neonazista ed è anche ebreo. In lotta con le sue radici, con la sua fede, con le sue convinzioni, con l'idea di una malattia, di una disfunzione giudaica del mondo. Tra anima e ideologia. Il ragazzo è intelligente, brillante, colto e viene preso sotto l'ala protettiva (teorica e politica) di una coppia formata da Billy Zane e Theresa Russell. Fanatismo terroristico e riverenza religiosa, relazioni morbose e confusione, rabbia e timori antichissimi. L'eccellente protagonista interpreta tutte le lacerazioni del personaggio e si confronta idealmente con Edward Norton di "American History X" e Tim Roth di "Made in Britain". Dietro la macchina da presa fa il suo considerevole debutto Henry Bean, lo sceneggiatore di "Affari sporchi" e "Nemico pubblico".
(Enrico Magrelli/Film TV/12.02.02/****)

Sarà l'opzione del vero a rendere The Believer così intenso, convincente, perturbante? Spieghiamoci. Un soggetto come quello del film di Henry Bean contiene un paradosso che avrebbe potuto, se trattato in altro modo, risolversi in una specie di barzelletta tragica: un naziskin ebreo, che diamine, un caso di conflitto d'interessi alla dottor Jekyll e mister Hyde! Sennonché la realtà interviene in due modi a rendere la cosa molto seria. Da una parte perché il caso narrato è ispirato a una storia vera: quella di Danny Balint, ragazzo studioso di testi sacri, che diventò antisemita assumendo un ruolo di spicco negli ambienti neofascisti americani. Col suo gruppo di skinheads, Danny pratica la violenza e la rissa, medita l'assassinio di ebrei in vista, mette bombe nelle sinagoghe. Arrestato, finisce in tribunale ed è condannato a seguire corsi di sensibilizzazione, ascoltando le strazianti storie dei sopravvissuti ai campi di sterminio. Il giovane nazi si arrabbia di fronte a quella che considera la passività delle vittime; ma un racconto, in particolare, lo colpisce nel profondo. Quel che si fa sempre più strada nella sua mente, lucida e disturbata a un tempo, è la coscienza di essere un portatore di doppia personalità, una contraddizione incarnata: un nazista che insegna la lingua ebraica, studia la Torah e si sente ribollire il sangue quando i camerati profanano gli arredi sacri. Con tali premesse, il suo destino non potrà non essere drammatico. La seconda scelta di verità di The Believer riguarda lo stile realistico e sporco da cinema indipendente che contribuisce a rendere credibili i personaggi e gli ambienti. Dapprima odioso, lo sconosciuto Ryan Gosling acquista via via una sconcertante umanità drammatica. Lo affiancano Theresa Russell, nella parte di una ricca signora fascista, e Billy Zane, in quella (un po' pleonastica) di militante d'estrema destra e amante della donna; mentre la giovane Summer Phoenix svolge il ruolo della tentatrice biblica provocando Danny perché tiri fuori la sua "anima ebrea".
(Roberto Nepoti/la Repubblica/10.02.02/****)

E' una storia vera, ma quando la realtà supera l'immaginazione si fa sempre un po' fatica ad accettarla al cinema. Rabbioso e di paranoica determinatezza, Danny è un violento ragazzo ebreo che ha sposato la causa neo-nazista. E' difficile sintonizzarsi con l'aggressività sanguinosa delle prime immagini, il fiato pompato di un giovane perbene e la loquela leaderistica di un estremista che è anche raffinato studente della Torah, fascinatore di rabbini e figlio insoddisfatto, torbido e castrato. E' la contraddizione, il soggetto del film. E Dio sa quanto è vera questa magnifica ossessione dei nostri tempi. Si può essere i carnefici della propria identità? Visto da questo punto di vista, e aiutati dalla spavalda e insieme misurata interpretazione di Ryan Gosling, questo diventa un film illuminante sul paradosso di un'epoca che dimentica perché dimenticare è, tragicamente, al di là di tutte le epoche, nei cromosomi delle società che si succedono e dei tempi che si divorano. Danny va dritto per la sua strada, fino in fondo, perché in fondo c'è il solo destino che lo riguarda. Il regista, che ha vinto al Sundance Film Festival, prepara il progetto da 20 anni. Per riflettere. Ma anche per ricordare.
(Silvio Danese/Il Giorno/14.02.02/****)

Henry Bean