
di Derek Jarman (1991/UK / 90 min)

Tratto dal celebre dramma di Marlowe (il
drammaturgo omosessuale dalla vita turbolenta, morto assassinato a 29
anni) raramente portato sulle scene perché rievoca abbastanza
fedelmente l'amore scandaloso tra il re Edoardo Il Plantageneto e il
bel Gaveston. Jarman ne ripropone intatta tutta la forza dirompente,
capace però di trovare anche momenti di grande suggestione e
poeticità, soprattutto grazie alla fotografia (che ha scene di
grande bellezza formale dominate da una luce radente e fredda che esalta
le forme, isolandole) e alle eccellenti interpretazioni degli attori,
tra i quali l'ultimo compagno del regista, lo splendido Kevin Collins.
Tutta la storia è vista come il delirio profondo e sofferto di
un uomo in prigione, condannato per la sua passione trasgressiva e al
di sopra di tutto, la libera trasposizione si concentra con una forza
di sinistra bellezza sull'impari lotta tra istituzioni del potere e
libertà individuale, raffigurata attraverso "l'amor imprigionato"
e proibito perché omosessuale, che la ragion di stato non può
certo accettare. Una passione che vede momenti tragici contrapposti
ad altri di delicata intimità e che esalta il sesso, mostrato
sin dall'inizio senza veli, in una scena di forte effetto tra due giovani
che fanno l'amore voluttuosamente. Così come in Caravaggio il
regista inglese attualizza alcune scene, dando alla storia d'amore di
Edoardo e Gaveston un significato che travalica quel contesto storico:
i personaggi vestono abiti moderni, la corte è vista come il
consiglio d'amministrazione di una ditta, Annie Lennox canta in scena
una splendida canzone di Cole Porter e spuntano radio, microfoni, telecamere,
racchette da tennis e Coca Cola. Così le manifestazioni di piazza
sono viste come marce dell'orgoglio gay e proteste contro l'introduzione
della famigerata politica repressiva sessuale thatcheriana. E dietro
la perfida figura di Isabella si intravede la stessa Thatcher. Tutto
ciò aggiunge contenuto alla vicenda, assolutizzandone la portata,
senza però estraniarla dal suo contesto naturale: valga per tutto
l'efferata crudeltà, propria dell'epoca, a cui non sono estranei
gli stessi Edoardo e Gaveston (in molti frangenti non certo accattivanti)
e che termina con l'impalamento col ferro rovente del re, punito simbolicamente
per la sua colpa. Ottimo cast dove spicca la regina della Swinton, premiata
alla Mostra di Venezia.