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Di Marleen Gorris. (Olanda/Belgio/Gb 1995-102).
Con Willike van Ammelrooy,

Lalbero di Antonia finisce con una frase che sembra racchiudere
lintero senso del film: E nellattimo in cui tutto finisce,
niente finisce
Questo film, che ci parla della vita, della morte
e del succedersi incessante delle stagioni, si ferma qui per quasi ricominciare,
con quei puntini di sospensione.
La morte di Antonia che ci racconta la sua lunga e intensa vita, piena
di emozioni e di eventi felici o dolorosi, è vista con gli occhi
e le parole, la voce fuori campo della sua bisnipote, una
bambina di circa 7 o 8 anni.
È Sara che, con una sapienza accumulata in quattro generazioni
di donne, guarderà la bisnonna nel momento estremo, per non perdersi
il miracolo di quando lanima se ne andrà con un ultimo
soffio dal corpo potente di Antonia; quasi come se quellanima
le venisse lasciata in eredità e attraverso questo passaggio generazionale
ed affettivo non andasse perduta.
È un po questo il senso più profondo del film, questa
vita che non muore ma si trapassa e rimane, come le stagioni, a confermare
il carattere profondamente ciclico dellesistenza.
Intorno a questo cè una storia matriarcale: Antonia ritorna
al suo paese dinfanzia dopo venti anni, con una figlia già
grande e senza un uomo al suo fianco. Accorre al capezzale di una strana
madre, che in eredità le lascia il gusto dissacratorio dei costumi
e delle convenzioni, e una notevole caparbietà e determinazione.
Rifarsi una vita non sarà facile, in un paese dove tutti si conoscono
e puntano il dito sui vizi degli altri, ma Antonia senza perdersi mai
danimo, seguirà la sua via, con il suo senso profondo di
verità e con la testa sempre ben alta.
E la scommessa è proprio questo: che una donna sola ce la faccia
ad affermare il suo desiderio e la sua voglia di vivere seguendo le proprie
leggi, e creando intorno a sé una comunità di discepoli,
che credano negli stessi valori di pace e amore, disposta a condividere
con lei le gioie e i dolori della vita quotidiana di una fattoria.
Una favola dolce-amara fatta di personaggi caratteristici che incarnano
in sé certe tipologie umane rintracciabili in ogni villaggio rurale
(il prete, lo scemo del villaggio, il bruto, il filosofo, lo straniero
),
una favola di riscatto per tutti coloro che emarginati dalla comunità
cercano un proprio luogo dove vivere senza danno i propri valori.
Nella fattoria di Antonia cè spazio per tutti, perché
si vive allinsegna del rispetto delle differenze altrui e dellamore
e comprensione per il prossimo.
Di generazione in generazione, queste donne portano avanti la loro vita
senza perdersi di vista, in profondo rapporto con la natura.
Un messaggio di speranza per una società che non guarda più
al di fuori di sé, che ignora il nome del proprio vicino e che
si avvicina alla morte piena di terrore, perché non è più
capace di avere fede nei cicli naturali della vita.
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