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di Sally Potter (Gb/Russia/Italia, 1992, 93)
Con Tilda Swinton, Quentin Crisp, Jimmy Somerville.
Tratto dal libro criptico di Virginia Woolf, che porta lo stesso titolo,
e come esso segnato da un discorso sotterraneo particolarmente ricco e
sfumato, di difficile interpretazione, questo film - e il libro stesso
-, rispondono ad una domanda di stampo metafisico, una fantastica ipotesi
filosofica: cosa succederebbe se uno stesso essere umano, nato uomo nel
600, cambiasse sesso durante i secoli, senza tuttavia mutare coscienza
e senza invecchiare?
La risposta è: sperimenterebbe lessere uomo e lessere
donna, il ruolo sociale appunto o genere, che di volta in
volta la società gli cucirebbe addosso come un vestito.
Perché è un po di questo che si tratta e su cui si
discute molto ultimamente, soprattutto negli ambienti femministi anglo-
americani: il genere.
Il genere non come sesso fisico, cioè gli attributi genitali che
sono nostri fin dalla nascita, ma come costruzione e costrizione-
sociale: la convenzione cioè di vestire panni da uomo o da donna,
così come il modello sociale ci impone.
La poesia è androgina, ci dice Virginia Woolf, ed è stata
preclusa alle donne non per un loro difetto di natura, ma per una convenzione
sociale che non dava alle donne il permesso di accedere alle arti e alla
cultura ( basti pensare che il voto, che sancisce il potere decisionale,
le donne lo ottengono solo nella prima metà di questo secolo).
Orlando non è un film storico né un film in costume, ma
un film che parla dei costumi della nostra società, dal 600
fino ai giorni nostri, e dei ruoli che lessere umano, come uomo
prima e come donna poi, si trova a viverci.
Tutto il film è il percorso di una coscienza sulla strada della
consapevolezza, di una trasformazione individuale e di una evoluzione.
È la storia di qualcuno che attraverso unesperienza straordinariamente
estesa impara a conoscere la natura della propria anima, rinunciando progressivamente
ai paradigmi ufficiali, storicamente condizionati, di femminilità
e mascolinità.
Orlando, -il personaggio protagonista, recitato dalla bravissima Tilda
Swinton- , prima di giungere alla saggezza -ed alla felicità-,
subisce una serie di delusioni che pian piano lo sfrondano delle illusioni
superflue e gli/le fanno aprire gli occhi.
Sempre inadeguato nei diversi ruoli che via via si trova ad incarnare,
Orlando come figlio della regina ed erede al trono è sempre in
ritardo e triste perché aspira a ciò che non ha (la compagnia),
come innamorato della bella cosacca Sasha è abbandonato, come poeta
in erba è vittima di ironia e sagacità, come ambasciatore
della corona inglese in Turchia è ferito per la sua troppa lealtà
e umanità negli intrighi politici e sanguinari, come donna nella
seconda metà del 700 rimane ingabbiata nei busti e nelle
crinoline, negli enormi vestiti simili a corazze allora in voga e soprattutto
nellipocrisia convenzionale e misogina dei salotti aristocratici
e nelle leggi che vietano alle donne nubili ogni proprietà personale.
A metà 800, mentre scopre la sessualità e la natura
istintuale del corpo, viene privata dei suoi beni (la villa che ha occupato
per 300 anni) per mancanza di eredi maschi; infine sceglierà di
restare da sola e di fare un figlio solo per amore, e non per riconquistare
i suoi averi.
Orlando, incinta, sopravviverà alle guerre che squarciano i cieli
del 900 e quando le nebbie si diraderanno, riuscirà a dare
alle stampe il suo manoscritto, La quercia, e a dare alla luce sua figlia.
E in ultimo capitolo che reca il significativo titolo di Nascita, - il
film inizia paradossalmente con il capitolo Morte e finisce con Nascita,
una sorta di biografia rovesciata-, Orlando dopo aver visitato i luoghi
della sua giovinezza, la casa che aveva infine perso, ormai
adibita a museo, ritorna sotto la quercia dove lavevamo incontrata
allinizio, con la felicità raggiunta e un angelo nel cielo
che canta proprio per lei. Dove finisce il racconto inizia un nuovo capitolo
della vita.
Orlando adesso non è più triste, Orlando è
cambiata, non è più travolta dal destino e da quando ha
rinunciato a ricercare il passato ha scoperto che la sua vita cominciava.
Dopo essere stato per lungo tempo inadatto, eccedente e difettoso come
uomo, non funzionale alla guerra, né al comando; inadatta, eccedente,
difettosa come danna, intellettuale, poeta, ora Orlando sembra placata,
in qualche modo risolta ed aperta, in un percorso verso la vita, quindi,
e verso il senso più vero dellesistenza.
Un film che si presta a molteplici letture, mentre insegue questo personaggio
sempre un po estraneo ai ruoli che di volta in volta riveste.
Sono proprio gli spazi di quel distacco che ogni tanto vengono sottolineati,
(per esempio gli sguardi in macchina della protagonista o i primi piani
intensi che dicono la progressiva presa di coscienza di Orlando), che
approfondiscono lo spessore filosofico del film, in una sorta di straniamento
di tipo brechtiano, cioè riflessivo.
Il massimo di sospensione dalla realtà e rifugio intimo Orlando
lo ottiene con quei sonni che durano 7 giorni che lo caratterizzano. Sono
recuperi in extremis della propria verità, uscite di salvezza.
È proprio dopo il secondo letargo che Orlando, deluso
dalle prove di vita maschili, diverrà donna per poter accedere
ad un altro piano dellesistenza. Stessa persona, nulla che
sia mutato
solo il sesso è diverso.
Tutto il film è percorso da atmosfere rarefatte, sottili, evocative,
astratte, Orlando è tratteggiato da Sally Potter dallinterno,
seguendo le sue intermittenze del cuore. Sono i moti e i cambiamenti dellanima
del personaggio che più interessano la regista, i silenzi, gli
spazi di riflessione e di crescita: il percorso cioè dalla malinconia
e dalla perdita, alla felicità ed alla pienezza dellessere,
percorso di maturazione di una consapevolezza, che dura 400 anni.
La splendida qualità fotografica delle immagini, la scelta registica
della luce e dei colori, il taglio degli spazi, spesso vuoti o dove si
muovono pochissimi personaggi, danno al film quellaria metafisica
che lo caratterizza.
Un discorso sui ruoli sessuali quindi, scandito da personaggi ermafroditi,
(come Jimmy Somerville, langelo del finale), o da attori che interpretano
ruoli femminili (Quentin Crisp è la regina), o da attrici che vestano
panni maschili (Tilda Swinton è indimenticabile nel ruolo di Orlando),
intrecciato ad un discorso sulle tappe più significative della
vita umana, (i capitoli stessi in cui è diviso il film: la morte,
lamore, la poesia, la politica, la società, il sesso, la
nascita), fanno del film un grande ritratto dellanimo umano.
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