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Di Susan Streitfeld. (USA/ Germania, 1996-113)
Con Tilda Swinton, Amy Madigan, Karen Sillas.
Una donna, per esplorare ed esprimere appieno la propria sessualità
e le proprie capacità emotive e intellettuali, dovrebbe correre
grossi rischi e attuare una profonda rivoluzione delle condizioni sociali
che la reprimono e la costringono.
Lalternativa è persistere nel tentativo di adattarsi allordine
del mondo, consegnandosi per sempre alla schiavitù di uno stereotipo
di femminilità riconosciuto, ossia, se vogliamo, a una perversione.
Louise J. Kaplan
Tratto dal libro di Louise J. Kaplan Perversioni femminili. Le tentazioni
di Emma Bovary, il film porta avanti la tesi che è del libro stesso:
la perversione, negli uomini e nelle donne, è un meccanismo fondamentale
che permette di sopravvivere allorrore di quella perdita originaria
che la nostra cultura infligge ad ogni essere sessuato nel momento in
cui lo piega alla schiavitù dei ruoli sessuali e di genere.
Dopo Orlando di Sally Potter, non a caso interpretato dalla stessa attrice,
Tilda Swinton, la nostra rassegna sullo sguardo delle donne propone un
altro film che ci parla del genere, cioè dei ruoli
e degli stereotipi che ci troviamo ad impersonare, come uomini e come
donne.
Film complesso, dalle molteplici letture, intreccia con maestria due piani,
quello della realtà e quello delle fantasie perverse
della protagonista Eve, unavvocata di successo- con continuità,
così da tratteggiare il mondo profondo, inconscio, pieno di zone
dombra e di traumi infantili di una donna. Una donna che dietro
unapparente facciata di efficienza e perfezione, nasconde luoghi
oscuri della memorie e desideri masochistici, strategie di sopravvivenza,
come le definisce la teorica femminista Kaplan, sopravvivenza agli stereotipi
e ai modelli estetici che la società le impone e alle ferite che
per questo, giornalmente, le vengono inferte.
Nelle sue fantasie erotiche, Eve, in un chiaroscuro suggestivo, cammina
su un filo teso, in precario equilibrio, in alto sopra una piscina dallinquietante
forma di croce, sottomessa a dei fantomatici personaggi che hanno il volto
di un re e di una regina bianchi. La corda, che più volte ricompare,
è il simbolo delle sue catene, di ciò che limita la sua
libertà di essere umano, prigioniero di comportamenti, e, parallelamente,
la corda è il suo destino di acrobata in bilico sulle paure che
si porta dietro dallinfanzia.
Le perversioni non sono mai ciò che sembrano essere,
ci informa una scritta ricamata sul cuscino di Eve, e più sotto
troviamo scritto su una panchina: Nella perversione non cè
libertà, ma solo un conformarsi rigido agli stereotipi di genere.
E le donne si ritoccano il rossetto, si aggiustano i capelli, si rendono
ineccepibili ed eleganti, entrano in competizione tra di loro, stanno
sempre sulle spine per non correre il rischio di incrinare il modello
che la società richiede loro in quanto donne.
La vita di Eve, così irreprensibile, corretta e patinata, è
continuamente interrotta e forata da fantasie di ansia e di
insicurezza: sente delle voci e immagina dei personaggi che denigrano
la sua identità di donna, una sorta di nevrosi sotterranea. Pubblico
e privato si mischiano, in un mondo maschile che spesso più
che ascoltarla, guarda le sue forme. E lei vive sulla sua pelle linsicurezza
di non essere allaltezza dei requisiti di femminilità
richiestele, di essere bella, cioè, e desiderabile.
Così anche la sua vita affettiva e relazionale è carente:
incapace di amare, cioè di un reale incontro con laltro,
che ha sacrificato alla carriera, può viversi solo
le sue fantasiose perversioni sessuali. Sarà il recuperò
della sorella laltra faccia della stessa medaglia, una diversa
strategia di sopravvivenza agli stereotipi dominanti-, che infine scioglierà
i nodi irrisolti. Madelyn, cleptomane arrestata per furto, che sta scrivendo
una tesi su un paese messicano in cui le donne hanno in mano il potere,
cerca così una sua personale soluzione al suo male di vivere.
Con la comparsa della sorella Madelyn, lequilibrio di Eve precipita
a poco a poco e la sua perfetta immagine si incrina fino a rompersi. Finalmente
la corda che la teneva in sospeso sopra labisso delle sue paure
si romperà, permettendole di superare il trauma infantile che la
legava, morbosamente, al padre. Sarà grazie alla crisi che Eve
capirà qualcosa, che cadrà il velo delle sue illusioni,
ed entrerà sempre più in contatto con il mondo matriarcale
studiato dalla sorella, un mondo dove le donne per essere accettate non
hanno bisogno di depilarsi, di tenere sotto controllo il proprio peso
e di dedicare allestetica la maggior parte del proprio tempo: di
essere cioè un belloggetto del desiderio.
Il film è infarcito di richiami e di rimandi interni, tanto da
tessere una trama abbastanza ampia delle perversioni delle donne
ci sono molti personaggi femminili nel film,- senza giudicarle negativamente,
ma ricercandone le cause profonde. Ci offre così un ampio ventaglio
di nevrosi tipicamente femminili, notevoli ritratti di signore
dolenti e feroci al tempo stesso.
Il film si chiude quando Eve incontra Edwina, una ragazzina alle soglie
delladolescenza, che con uno sguardo ancora puro e senza veli guarda
alla sessualità con dolore e ricerca un modo di essere donna diverso,
in contatto con le forze arcaiche e magiche della natura, un luogo magico
dove compiere riti legati al ciclo mestruale, simbolo della potenza femminile.
Il messaggio del film è in fondo un po questo: di riscoprire
una femminilità fuori dagli schemi, fuori dai modelli estetici
imperanti, vicina ad un mondo primitivo di matriarcato e di potenza, un
mondo tribale e rituale dove il valore di un individuo non si misura dalla
curva dei suoi fianchi.
Stupenda la Swinton nellinterpretare le molteplici facce di questa
donna schizofrenica, piena di manie e di superstizioni, che chiede a sé
stessa la perfezione e non si perdona il minimo errore.
Il taglio narrativo del film, secco e tagliente e la fotografia lucida
e patinata, le somigliano un po: come lei, sotto una superficie
socialmente irreprensibile, nascondono cadaveri ed inquietanti
segreti.
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