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Di Patricia Rozema. (Canada, 1987-81)
Con Sheila McCarthy, Paulle Baillargeon.

Questo film vinse il premio Opera Prima al festival di Cannes
nell87 sicuramente per la leggerezza del tocco e lironia poetica
con cui questa neo-regista ritrae una strordinaria figura di donna, Polly
la protagonista del film.
Come in un gioco di scatole cinesi, è Polly stessa che ci racconta
la sua storia, affidando le sue memorie ad un videocamera, una sorta di
diario intimo in cui mettersi a nudo e dire la verità di sé.
Una giovane donna che spicca per lingenuità del suo essere:
Polly è pura, sincera, leggera, -una sorta di Jacques Tati al femminile-,
sempre con un piede fuori dalla realtà e con laltro in un
proprio personale mondo di sogni, stralunata e felice. Le sue avventure
sono tragicomiche, uno stare nella vita comunitaria senza adattamento,
impacciata, a disagio, troppo aderente a sé stessa per accorgersene.
La sua grande, prevalentemente inconscia, gioia di vivere, le permette
di non deprimersi per il fatto di essere carente in efficienza e funzionalità,
soprattutto nel campo lavorativo, come segretaria; il suo sguardo, è
quello di un bambino, ancora capace di stupirsi di fronte al miracolo
degli oggetti e delle persone.
Anche se affetta da timidezza congenita, con difficoltà di comunicarsi
agli altri, Polly ha i suoi mezzi per entrare in contatto con il mondo
che la circonda, per esempio attraverso la fotografia, la sua grande passione.
Mostrandoci lo sguardo di una donna sulla vita, per mezzo delle sue foto
e dei suoi sogni e fantasie, il film ci permette di entrare in contatto
profondo con uno sguardo al femminile. Io mi sento realizzata quando
fotografo le cose che mi piacciono dice di sé la protagonista.
Ed è infatti la camera-oscura, dove dopo il lavoro passa intere
notti a sviluppare le sue foto, il simbolo del suo mondo segreto, intimo,
in cui può rifugiarsi e sognare.
I sogni di Polly, la sua grande, estrema immaginazione, non sono fughe
dal reale, ma altri, personali strumenti per avvicinarsi ad esso: sono
il suo modo di ri-raccontarsi la propria storia, e in questo modo di rielaborarla
in positivo. Questo concetto è coerente con il discorso teorico
e filosofico che le studiose femministe del cinema, come Teresa de Lauretis
di cui è uscito per le edizioni La Tartaruga il libro Pratica
damore. Percorsi del desiderio perverso portano avanti, cioè
limportanza del contributo del nostro immaginario nella costruzione
del reale. Il valore quindi del desiderio nel suo legame con la fantasia,
come strumento che trasforma e dà nuove coordinate al sociale.
Questo accade però solo quando queste fantasie, o sogni ad
occhi aperti, diventano narrazioni e rappresentazioni, e trovano
così una loro visibilità che possa coinvolgere il maggior
numero di persone, come è ad esempio il cinema, mezzo di comunicazione
di massa per eccellenza.
E Polly infatti decide di consegnare la propria storia ai posteri attraverso
il mezzo video, per esempio, o fotografico.
I due mondi quindi, il quotidiano e la fantasia, non sono in contrapposizione,
ma si sostengono a vicenda, creando un intreccio fatto di sottili equilibri
e fervide contraddizioni. In questi spazi da equilibrista, Polly vive
la sua vita, riuscendo perfino a divertirsi. Personaggio poetico per eccellenza,
che ci ricorda limportanza del nostro bambino interiore per lidentità
adulta.
A livello fotografico, la regista ha saputo sottolineare questi due mondi
paralleli con differenti tonalità di colore (il rosso intenso della
camera oscura e dellintimità di Polly, lazzurro del
paesaggio urbano in cui lei ritaglia le sue istantanee, il bianco e nero
delle fantasie private...).
Altro elemento centrale del racconto è la relazione di amicizia
e damore tra donne - Polly si innamorerà non corrisposta
della sua nuova datrice di lavoro, la proprietaria di una galleria darte
che lassume come segretaria. Sarà la fiducia che la gallerista
le accorderà a permettere a Polly di fortificare la sua cangiante
personalità. Nello stesso momento questa relazione permetterà
anche alla donna di successo e di talento di imparare qualcosa dalla distratta
e caotica segretaria.
Tra le righe, lautrice del film ci regala una riflessione sulla
sessualità e lamore lesbico: durante una consueta visione
immaginaria, Polly terrà una breve conferenza allamica che
laccompagna, e tra le altre cose formulerà una teoria che
scardina ogni pregiudizio sulle forme di sessualità altre,
cioé non canonicamente eterosessuali: Freud ha unaffascinante
teoria, una delle poche alle quali mi associo, in termini scientifici
la chiama perversità polimorfa. La sua idea è
che tutti i bambini nascono in uno stato di totale e casta bisessualità,
sia fisica che psichica, e che sia la società in seguito a guidarli.
Mi dissocio solamente dalla definizione di perversione perché
ritengo che lo stato da lui enunciato sia non solo naturale ma auspicabile.
Questa definizione psicanalitica della sessualità come costruzione
di comportamenti indotti dalla cultura e dalle sue leggi (o dalle tecnologie
di potere, come direbbe il filosofo Foucault), è in perfetto accordo
con tutte le ultime teorie e saggi sullomosessualità. Come
dire che possiamo renderci liberi dai condizionamenti di ogni genere,
ed in particolare sessuali, attraverso la pratica del partire da sé,
dal proprio desiderio e, perché no, dalle proprie fantasie e dai
propri sogni.
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