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Di Agnès Varda.(Francia, 1985-105’).
Con: Sandrine Bonnaire.

senza tetto nè legge

“Una ragazza vagabonda muore di freddo: è un fatto da inverno.
È stata una morte naturale? È una domanda da gendarmi.
Cosa si poteva afferrare di lei e come hanno reagito quelli che hanno incrociato il suo cammino? È il soggetto del mio film.
Avventure e solitudine di una giovane vagabonda (né freddolosa, né loquace) raccontate da chi ha incrociato la sua strada, quell’inverno, nel Meridione.
Ma è possibile raccontare il silenzio o afferrare la libertà?”

Agnès Varda

Agnès Varda, regista di grande respiro, immeritatamente poco conosciuta in Italia, nasce artisticamente a metà degli anni ’50 e diventerà una dei protagonisti della Nouvelle Vague francese, insieme a Godard, a Trouffaut, a Resnais. Girerà quattordici lungometraggi e altrettanti corti e documentari che purtroppo non troveranno una buona distribuzione nel nostro paese.
La sua poetica sarà sempre orientata a ridefinire i confini labili tra fiction e documentario: e nell’intricato reticolo di rimandi, legami, slittamenti e relazioni che collegano questi due generi cinematografici – classicamente tenuti distinti -, nasceranno alcuni indimenticabili ritratti di donna, tra cui la protagonista di questo film, Simone, detta Mona, la cui forza ne fa una delle figure chiave degli anni ’80, non a caso premiata con il Leone d’oro al festival di Venezia dell’85, Premio Mèlies e Cèsar per la migliore interpretazione femminile a Sandrine Bonnaire, straordinaria attrice.
Chi è Mona? Una fuorilegge senza dubbio. È contro ogni legge, è amorale.
Nessuno sa bene da dove viene, né chi sia veramente, è una giovane ragazza che ha scelto di vivere sulla strada, con uno zaino in spalla, ma non è un’alternativa, una hippy anni ’70. Mona è un personaggio molto più scomodo, più essenziale nella sua verità, e più assoluto nella sua crudezza. Il film cerca di ricostruirne gli ultimi mesi di vita, attraverso i racconti di chi l’ha conosciuta.
Mona è sicuramente un’emarginata, è una “diversa” che dove passa lascia il segno. Ha un po’ la funzione di smascherare le false sicurezze, le convenzioni e le ipocrisie di una società perbenista, l’ambiente chiuso, rurale della Francia del sud. Mona è una denuncia per la tranquillità piccolo borghese, Mona fa pensare chi la incontra, perché con la sua rottura totale di ogni regola e la ricerca di una libertà assoluta, spiazza e contesta i valori, i credi ed i compromessi di chi ha invece accettato di vivere sotto un tetto e sotto una legge. In ognuno che incontra, lei risveglia un pensiero, una nostalgia, un desiderio sepolto. Ma per lei non c’è spazio in una società che non può né accettarla né riconoscerla senza perdere la propria identità; perché la società si costruisce proprio sull’esclusione dei personaggi come Mona.
Le persone che questa ragazza misteriosa incontra sul suo cammino, vanno a formare una galleria di ritratti genuini, sinceri e spietati, un grande affresco sulle forme di razzismo dell’uomo e sulla sua incapacità di accettare il diverso, tutto ciò che può uscire dalla norma e dalle convenzioni sociali.
Agnès Varda non spiega, mostra; non cerca lo spettacolo né si sofferma sui luoghi comuni della narrazione, è essenziale. Il suo personaggio, pieno di rabbia, non è raffinato né si salva, ma è tratteggiato nella sua dura nudità.
Quello tra realtà e finzione è un equilibrio difficile che la regista affronta con uno sguardo “doppio” sulla realtà, tenero e crudele assieme, distaccato e partecipe, lucido e sensibile; uno sguardo mai indifferente, uno sguardo “politico”, calato nella realtà, in particolare quella delle donne e dell’emarginazione più in generale, uno sguardo anche provocatorio, a tratti scomodo, di accusa.
“ È difficile trovare la propria identità femminile nella società, nella vita privata, nei rapporti con il proprio corpo. Questa ricerca di una identità ha un senso per una cineasta: significa anche girare in quanto donna…Credo che Senza tetto né legge sia un film riuscito. E lo dico senza falsa modestia, perché dopo trent’anni che faccio cinema trovo sia il film in cui è meglio realizzata la mia idea di un cinema di fiction su base documentaria”
(Agnès Varda).