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Paolo Buonvino autore di egregie musiche riverberanti le atmosfere di American Beauty compone una colonna sonora sulla quale si poggia il film corale di Gabriele Muccino. I personaggi sono più o meno gli stessi che abbiamo lasciato dieci anni fa con L'Ultimo Bacio, ma oggi sono appunto dei quarantenni suonati. L'Ultimo Bacio fu un film rivelazione e campione d'incassi che con Stefano Accorsi, allora giovane attore-Re Mida del cinema italiano, ha lanciato Muccino nel circuito internazionale. Da lì l'alleanza artistico/produttiva e l'amicizia con il quotatissimo Will Smith hanno permesso al nostro regista di dirigere film internazionali di ottima fattura come La Ricerca della Felicità e Sette Anime. Muccino però non gode certo della stima unanime della critica italiana che troppo spesso sembra invece intenta ad una stroncatura preventiva spesso poco giustificata. Baciami Ancora è un film non pienamente riuscito? Per 130 minuti tiene incollati gli spettatori con ritmo di montaggio ed intreccio narrativo. Intreccio irrisolto? Come la vita. Così Muccino presenta scene e situazioni più o meno vissute dal pubblico. Ne risulta uno spaccato di vita che taglia i personaggi, un film che presenta svariati finali e diversi nuovi inizi sempre "sul filo dei telefonini".
Malessere psicologico ma anche psichico. Depressione cronica. Pasticche e psicanalisti. Solitudine. Stress. Crisi economica. Crisi isteriche e nervose. Porte sbattute e porte che si socchiudono. Parole gridate ed altre sussurrate. Coppie usurate dal consumo dei sentimenti. Sinestesia dei sentimenti. Lacrime e pioggia. Vendette e ripicche. Amori, gelosie e tradimenti. Divorzi. Rimpianti e rimorsi. Orologi biologici, bambini attesi e desiderati, altri non voluti. Famiglie mononucleari, famiglie disgregate, bamboccioni malati ed infine anche un suicidio. Tra libertà di scelta e scelte obbligate, vicoli ciechi e strade imboccate a senso unico, Muccino ci consegna un film fondamentalmente ben recitato e dedicato a quella generazione italiana dei baby boomer cheche schiacciata da quella sessantottina dei genitori ne gode la libertà, ma ne continua a vivere nell'ombra forse rassegnata ad una società unidimensionale costruita ad esclusivo uso e consumo gerontocratico. Una generazione senza futuro? Nel film di Muccino i personaggi si incartano in loro stessi, in azioni e reazioni a volte fatalistiche, spesso ingovernabili se non dal caso. Ma Muccino, nonostante tutto, suggerisce di andare comunque avanti: “Pensavano di poter fuggire... pensavano di poter raggiungere la felicità... pensavano di avere tutta la vita davanti... ora sono tornati e vogliono ricominciare daccapo... la storia di tutte le storie d'amore...”
Uno specchio generazionale (borghese) che voyeristicamente per il pubblico è anche uno specchio delle brame. voto 7.