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1997 Fuga da New York (Escape
from New York)
di John Carpenter (Action-Thriller/Usa/1981/99min) con Kurt Russell, Lee Van Cleef, Ernest Borgnine, Donald Pleasence, Isaac Hayes, Season Hubley, Harry Dean Stanton, Adrienne Barbeau, Tom Atkins, Charles Cyphers, Joe Unger, Frank Doubleday, John Strobel, John Cothran Jr., Garrett Bergfeld Dopo aver girato il suo primo lungometraggio, "DARK STAR",
John Carpenter sfoga tutta la sua rabbia e la sua amarezza con "DISTRETTO
13: LE BRIGATE DELLA MORTE", un film dalle atmosfere cupe e violente
racchiuse in uno schema da film western di serie B. La pellicola riscuote
un incredibile successo quando viene presentata al Festival di Londra
nel '77, grazie al suo stile classico e nello stesso tempo contaminato
dal mistero, da sacrifici di sangue, riti voodoo e personaggi carichi
di nevrosi. Purtroppo anche questo secondo film di Carpenter risulta
un fiasco in America, ma ottiene un discreto successo in Europa. Nel
1978 esce "HALLOWEEN", un film entrato nella storia del cinema
horror che ha creato centinaia di tentativi di imitazione e che riscuote
un buon successo anche in patria. John Carpenter comincia ad affrontare
il futuro con maggiore fiducia, e dopo aver girato due film per la televisione
("SOMEONE IS WATCHING ME" del '78 e "ELVIS, IL RE DEL
ROCK" del '79 con Kurt Russel), fa uscire un altro grande horror,
"FOG" del 1979. La regia controllata e poetica di Carpenter,
il fascino visivo, il crescendo drammatico della vicenda, e il forte
richiamo ai "B-movies" degli anni '50, fanno si che "FOG"
risulti un altro grande successo di critica e di pubblico. La Avco Embassy
è rassicurata a tal punto da poter finanziare un vecchio progetto
di Carpenter, quel "1997: FUGA DA NEW YORK" che rimane per
molti un cult-movie e comunque un esempio di cinema di fantascienza
cupa e disperata uscito prima del grande "BLADE RUNNER" di
Ridley Scott. "FUGA DA NEW YORK" del 1981 continua il personale
ritratto che Carpenter fa delle metropoli americane e della violenza
che dilaga in esse, un progetto iniziato con "DISTRETTO 13"
ma che qui viene portato all'estremo ed intrappolato in una trama che
si dirama in una New York del futuro diventata carcere di massima sicurezza
autogestito da bande di assassini e criminali, nella quale un anti-eroe
chiamato Jena Pliskeen deve lottare contro il tempo ed entrare in un
surreale inferno notturno, recuperare il presidente degli Stati Uniti
tenuto in ostaggio, e riportare a casa la pellaccia prima che un veleno
iniettatogli dalle autorità accampate all'esterno del carcere
faccia effetto. L'attore Kurt Russel è perfetto nel ruolo di
Jena, a cui da il risalto di un personaggio da fumetto. Il film chiude
il primo ciclo della cinematografia di John Carpenter, enfatizzando
tutti gli elementi che hanno caratterizzato i suoi film precedenti:
gli agguati notturni, il mistero e la paura che vengono dal buio e dal
sottosuolo, la sfiducia nelle istituzioni ed autorità statali,
la paura degli istinti bestiali dell'uomo, il forte senso di crollo
di una civiltà che alleva in seno i barbari che la distruggeranno
(non per niente è Manhattan, il cuore sociale ed economico di
New York, a diventare carcere di massima sicurezza). Dato il suo forte
anti-americanismo, "FUGA DA NEW YORK", non incontra il favore
del grande pubblico e si rivela un flop. Mentre è in corso la terza guerra mondiale, l' aereo del presidente
degli Stati Uniti con annessi segreti militari precipita su New York
nel frattempo diventata prigione di massima sicurezza. L' ex eroe di
guerra Jena Plissken (snake nell' originale) ha 24 ore di tempo per
recuperarlo prima che gli esploda una micro carica piazzata nel cranio.
E' uno dei film che più hanno segnato l' immaginario collettivo
negli anni '80. Carpenter co-autore sia della sceneggiatura, sia della
colonna sonora, e vera colonna portante del film, azzecca in pieno la
tipologia di opera che ebbe una folta schiera di imitatori (più
di 50 titoli), mantenendo ai massimi livelli la suspence, il senso della
lotta contro il tempo, nei suoi ambienti da brivido, e con un tocco
sardonico che non guasta (non solo nel finale). Ottimo anche il lavoro
di Kurt Russel che deve il suo lancio di attore proprio a questo film. Poco meno di venti anni fa la mente geniale e perversa di John Carpenter
ipotizzava una "soluzione" al problema della criminalità
newyorkese: trasformare l'intera isola di Manhattan in un immenso penintenziario,
circondato da mura altissime sorvegliate ventiquattro ore su ventiquattro,
dal quale era impossibile scappare. I detenuti, come autentiche bestie
in un parco naturale, erano lasciati allo stato brado, liberi di formare
comunità, di eleggere i loro leader, di uccidere, di esprimersi
insomma secondo la loro natura brutale e irrecuperabile (una bella metafora,
caustica e violenta, del sistema giudiziario statunitense, da sempre
teso non al recupero del criminale bensì alla sua mortificazione
e punizione - una bella metafora per uno Stato che, mentre si vanta
di essere civile e si arroga il diritto di autoproclamarsi leader mondiale
politico come culturale, si fa acceso sostenitore della "vendetta
di Stato" attraverso la pena di morte). Una sola era la regola
che vigeva su questo penitenziario, come il narratore non si fa scrupolo
di avvertirci sin dall'inizio: una volta dentro non si esce più.
In questo mondo cupo ed infernale, sottolineato da una fotografia scurissima
e da una musica martellante (composta da Carpenter stesso), dove la
notte sembra non avere fine (si noti bene che "Fuga da New York",
essendo del 1981, precede anche se di poco il ben più famoso
"Blade Runner", che deve moltissimo a questo film, i cui effetti
speciali furono assicurati - e da chi se no? - da James Cameron, che
poi avrà ben presente questa esperienza, quando andrà
a ricreare il mondo allucinato e decadente di "Terminator")
va a precipitare, grazie ad un dirottatore, l'aereo presidenziale. Il
presidente si salva ma diventa immediatamente vittima dei prigionieri
e del leader di essi, "il duca". Ad essere incaricato del
recupero del presidente è un criminale con la fedina penale lunga
un chilometro, cui viene promessa in cambio la libertà (ed anche
iniettato un veleno che gli verrà neutralizzato al termine della
missione, tanto per avere un'assicurazione in più). Interpretato
da un grandissimo ed irripetibile Kurt Russel (che ancora a distanza
di anni fa fatica a togliersi di dosso l'immagine di questo personaggio),
"Snake" Plissken (diventato nella versione italiana inspiegabilmente
Iena Plissken, forse grazie ad un direttore del doppiaggio nostalgico
di tutte le storpiature operate con i personaggi di "Star Wars")
è il modello perfetto dell'antieroe cupo e romantico, solido,
tutto di un pezzo, che ricorda in maniera impressionante il "pistolero
senza nome" cui diede un volto Clint Eastwood nella immortale "trilogia
del dollaro" di Sergio Leone (e ad acuire questa somiglianza troviamo,
nei panni del direttore della prigione che incarica Iena di portare
in salvo il presidente un attempato ma sempre grandioso Lee Van Cleef)
e che poi, nel cinema di Hong Kong, e' diventato l'assai più
espressivo Chow Yun Fat di moltissime pellicole di John Woo, da "The
Killer" a "A better Tomorrow". Oltre a Lee Van Cleef,
tutta una serie di bravissimi caratteristi da vita ai personaggi secondari
(ricordiamo, tra tutti, l'attore che interpreta "Mente").
Difficile per lo spettatore di oggi, abituato ai ritmi vorticosi del
cinema d'azione americano, pensare a "Fuga da New York" come
ad un film d'azione. In effetti le scene d'azione non sono moltissime,
il ritmo risulta in certi momenti addirittura statico, e la tensione
sembra lasciare il posto a qualcosa di ben più serio e profondo:
l'angoscia, il terrore apocalittico, una visione della società
del futuro decisamente negativa e non auspicabile. Capostipite dunque,
come già detto, di tutta una serie di film di fantascienza di
lì a venire, "Fuga da New York" e' anche, tuttavia,
una satira ferocissima a livello politico. Della critica al sistema
giudiziario americano si è già detto. A questo bisogna
aggiungere un ritratto del presidente della maggiore potenza mondiale
come di un uomo profondamente vile, sempre pronto a veder morire gli
altri pur di salvare la pelle, incapace di capire il valore di chi lo
circonda e si apprezzarlo. Una macchietta ferocemente tratteggiata,
il cui degno epitaffio sta tutto nella scena finale, dove di fronte
a milioni di telespettatori si rende ridicolo mandando in onda, al posto
della cassetta che assicurava la dismissione dell'atomica, un brano
musicale. Eh sì, davvero, benvenuti nel mondo della razza umana. |
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