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Halloween la notte delle streghe (Halloween)
di John Carpenter (Horror-Thriller/Usa/1978/91min)
con Donald Pleasence, Jamie Lee Curtis, P.J. Soles, Nancy Kyes, Charles Cyphers, Kyle Richards, Brian Andrews, John Michael Graham, Nancy Stephens, Arthur Malet, Mickey Yablans, Brent Le Page, Adam Hollander, Robert Phalen, Tony Moran

http://www.halloweenmovies.com/



Halloween I, II & III: la saga.

Malocchio e gatti neri, malefici misteri
Il grido di un bambino bruciato nel camino
Nell'occhio di una Strega il Diavolo s'annega
E spunta fuori l'Ombra: l'Ombra della Strega!
La Vigilia d'Ognissanti han paura tutti quanti
E' la Notte delle Streghe (chi non paga presto piange)

E' questa la filastrocca che dà inizio ad uno dei film più influenti nella storia del cinema horror, Halloween (1978) di John Carpenter. Un film che avrebbe bisogno non di un breve articolo, ma di un libro di quelli corposi, per essere analizzato adeguatamente in tutte le sue caleidoscopiche sfaccettature. A cominciare, in ordine puramente casuale, dalla musica che accompagna i titoli di testa. Il celebre e ripetitivo (quasi ipnotico) tema (composto dallo stesso Carpenter) ricalca alla perfezione le musiche dei Goblin per i precedenti film di Dario Argento Profondo rosso e Suspiria e quella che accompagnerà di lì a poco la versione italiana di Zombi di George Romero. Non è questo l'unico punto su cui Carpenter dimostra di aver appreso la lezione argentiana, visto che chiari omaggi ai passati thriller di Argento sono riscontrabili nella visualizzazione estetica degli omicidi di Michael Myers e nel ripetuto uso della soggettiva. Ma proprio dalla lunga e virtuosa soggettiva del prologo, Carpenter mette in campo il suo patentino di "autore" e la sua capacità di attingere a piene mani aspetti e tecniche del cinema passato, ridisegnandole secondo un progetto personale e innovativo. La scena in questione è ambientata nell'anonima cittadina americana di Haddonfield, la notte di Halloween del 1963. Un piacevole gioco architettato sulla dialettica vedere/sapere ci proietta nell'assassinio di una giovane ragazza, subito dopo che questa ha avuto un rapporto sessuale con il proprio fidanzato. Tutta la scena viene rappresentata attraverso gli occhi dell'assassino, per cui lo spettatore è in grado di vedere tutto ciò che l'assassino vede. E' consapevole delle stanze attraversate dal killer, del coltello e della maschera raccolte durante il cammino, e del suo avvicinarsi alle spalle della ragazza, quando questa ne è ancora ignara. Ma ecco che - capovolgimento improvviso - la ragazza si gira e prima di morire sotto i colpi del coltello, grida "Michael!". Improvvisamente i ruoli si sono invertiti: la ragazza, morente, sa chi la sta uccidendo. Noi che la vediamo morire (quasi la uccidiamo) non sappiamo di chi sia la mano che colpisce ferocemente con il coltello. Solo sul finire del prologo, con un improvviso stacco, scopriremo che l'assassino altri non è che il fratellino della vittima, di appena sei anni. E' questa prima sequenza il biglietto da visita di un film che sarà interamente costruito sul rapporto tra vedere e sapere, con particolare attenzione ai meccanismi dello sguardo. Attraverso gli occhi di Laurie e le ripetute soggettive (e semisoggettive) di Michael Myers noi seguiremo tutta la storia: dopo quindici anni, Michael scappa dall'ospedale psichiatrico dove era stato rinchiuso e raggiunge nuovamente Haddonfield, inseguito dal dottor Loomis, lo psicologo che lo ha assistito/custodito/segregato per tutto il periodo del ricovero. Loomis, che sotto certi aspetti veste lo stesso ruolo di Victor Frankenstein rispetto alla sua Creatura, è il primo a parlarci apertamente di Michael, con termini tutt'altro che lusinghieri: lo presenta come qualcosa di "terribile", "non umano", "vuoto" che andrebbe condannato e rinchiuso per sempre. Michael Myers viene così investito del ruolo di Babau, di Uomo Nero, supremo archetipo negativo. Non è un caso che il piccolo Tommy, il bambino a cui Laurie Strode fa da babysitter la sera di Halloween, lo identifichi immediatamente come l'Ombra della Strega. Arrivato a Haddonfield, Michael inizia a pedinare Laurie e quando calano le luci si applica in una lunga carneficina che ha come vittime due amiche di Laurie, Annie e Linda, e Bob, il ragazzo di Linda. Tranne Bob, la cui uccisione è - diciamo - necessaria, Michael si accanisce sempre contro ragazze che hanno appena avuto (la sorella Judith nel prologo, Linda) o stanno per avere (Annie) un rapporto sessuale. Solo contro la pudica e virginale Laurie, Michael si trova impotente, pur provando in tutti modi ad ucciderla. E' questo un altro elemento di Halloween che la critica ha lungamente dibattuto: l'attacco alla libera sessualità. Può essere visto, Michael, come un paladino del rigore morale? Un inquisitore che punisce esclusivamente le ragazze "colpevoli" di provare appetiti sessuali? O forse - e qui entra il gioco l'equazione di matrice freudiana, "coltello"="simbolo fallico" - è lui stesso un esasperazione radicale e simbolica della sessualità, che "penetra" nel sangue le ragazze più disponibili ma si blocca di fronte all'impreparata e "inadatta" Laurie? Difficile trovare la giusta risposta. Se non altro, si può sottolineare come questo sia uno degli aspetti in cui Halloween si dimostra precursore e influenzatore di tutta quella serie di pellicole che vedono coinvolti sinistri villain, impegnati nello sterminio di giovani ragazzi dai disinvolti costumi sessuali (da Venerdì 13 a Scream). Come detto, la furia omicida di Michael troverà un ostacolo impossibile da superare in Laurie. Il duello tra i due personaggi principali rimane per diversi minuti in una sostanziale situazione di stasi: come visto Laurie non può venire "penetrata"; ma allo stesso tempo Michael è un archetipo, e gli archetipi non muoiono facilmente, anche se con la gola perforata in più di un'occasione. Ecco quindi che torna in scena il dottor Loomis, che svuotando su Michael l'intero caricatore della propria pistola lo allontana da Laurie e lo fa precipitare dal primo piano della casa di Tommy. Ma Michael (un archetipo, ricordate?) non è morto. Halloween si chiude su questa constatazione, lasciando aperte le porte ad un mondo di sequel. In primis al suo. Quindi a tutti quelli che negli anni '80 iniziano a proliferare nel mondo del cinema horror, simili per forma ed effetto alle cellule metastasiche di un tumore maligno. Si attaccano al genere-organismo, ne succhiano la vitalità moltiplicandosi all'infinito, finchè questo non rimane in terra, privo di vita.

Parlando di Halloween II (1981, in Italia lo si conosce anche come Il signore della morte) non bisogna tuttavia essere troppo drastici. Sceneggiato dai coniugi Carpenter (John e Debra Hill), ma diretto da Rick Rosenthal, il film non si avvicina neanche minimamente (per originalità, carisma, solidità narrativa, insomma… per tutto) al suo illustre predecessore, ma è nettamente migliore della gran parte degli insopportabili sequel degli anni successivi (sia propri, che di altre serie). Innanzitutto, si tratta di un sequel "reale". Noi sapevamo, sin dal finale di Halloween, che Michael Myers non era morto. E che di certo non si sarebbe limitato a mettere su famiglia, invecchiare e raccontare ai nipotini le gesta di quando era l'Ombra della Strega. Michael Myers aveva un conto aperto con Laurie Strode, e di sicuro (nella sua mente folle e monodirezionale) avrebbe cercato di saldarlo. Per questo, nel film di Rosenthal, subito dopo essere precipitato dal balcone della casa di Tommy, l'assassino si dirige con fare minaccioso (e uccidendo, inutilmente, un'altra ragazza) verso l'ospedale dove è stata ricoverata Laurie. E qui iniziano i lati deboli del film. Innanzitutto l'ospedale è talmente vuoto da sembrare in disuso: privo di pazienti com'è, se fosse stato in Italia sarebbe già stato abbattuto per ridurre le spese della sanità. Inoltre, con il passare dei minuti e degli omicidi (qualche infermiere da sgozzare, comunque, c'è sempre) scopriamo un paio di novità. La prima è interessante e plausibile: Michael e Laurie sono in realtà fratelli. Questa sarebbe la spiegazione dell'accanimento con cui tenta di avvicinarla e ucciderla (chiudendo il cerchio aperto quindici anni prima con l'omicidio dell'altra sorella). La seconda rivelazione è invece francamente inutile e inaccettabile: Michael trova l'ispirazione e la forza per commettere le proprie efferatezze… in un'antica tradizione celtico-druidica! Ecco, tutta la parte in cui si parla del Signore della Morte Samhain e del suo influsso su Michael Myers poteva essere tranquillamente lasciata nel cassetto del comodino di casa Carpenter. A dispetto di qualsiasi obiettivo, l'unico suo effetto è quello di confondere le idee e di condurre parte della storia in una direzione completamente priva di senso. La sequenza finale di Halloween 2 ricalca parzialmente quella del film precedente: per il duello definitivo si ritrovano Michael, Laurie e il dottor Loomis. E' l'estremo sacrificio di quest'ultimo che chiude il sipario, dividendo le strade dei due fratelli: mentre Laurie esce salva dal rogo dell'ospedale, Michael, "il Signore della Morte", raggiunge infine nell'Oltretomba l'eterna inconsolabile signora a cui ha sempre offerto i suoi servigi.

Un discorso a parte merita Halloween III, scritto e diretto da Tommy Lee Wallace (già film editor del primo episodio girato da Carpenter); è, credo, l'unico caso di sequel che nulla, ma proprio nulla ha a che fare con i suoi predecessori. Non troviamo Michael Myers né il Dott. Loomis, e nemmeno Laurie Strode. Non troviamo nemmeno un serial killer che segue le orme di Michael, l'atmosfera, le angosce né quant'altro abbia a che fare con i primi due capitoli della saga. Niente. Attenzione, non si tratta di una mera speculazione sui titoli, tipo le varie 'Case' in circolazione, o gli 'Alien' italici: Wallace, come già detto, si è occupato del primo 'Halloween' in veste di editor, e lo stesso Carpenter in questo capitolo si occupa delle musiche. E' certamente l'esempio più strano di sequel che mi sia mai capitato di vedere: ricordo bene che quando parecchio tempo fa lo noleggiai, durante la prima mezz'ora non capii assolutamente nulla; in effetti, se Wallace e Carpenter volevano destabilizzare lo spettatore ci sono riusciti in modo magistrale. Qui abbiamo un vecchio, pazzo costruttore di giocattoli che vuole fare un grande, grandissimo scherzo: ammazzare tutti i bambini che indosseranno le maschere di Halloween costruite dalla sua fabbrica. Il come è abbastanza improbabile: inserendo sull'etichetta di ogni maschera a forma di zucca una quantità minima di un minerale alieno che, interagendo con la televisione, trasforma la maschera in un groviglio di serpenti, scarafaggi e varie cose sempre ed invariabilmente viscide che letteralmente si mangiano la testa di chi sta indossando la maschera. In effetti definire tutto questo abbastanza improbabile è un eufemismo, ma la cosa che mi ha stupito più di tutte è che il film mi è piaciuto. Mi è piaciuto veramente. Ho trovato ottima l'interpretazione di Dan O'Herlihy, il vecchio matto padrone dell'industria di giocattoli, ed anche i due eroi che lo sconfiggono mi sono parsi ironici ed efficaci, così come efficace mi è parsa la fotografia, cupa al punto giusto e, ovviamente, la musica: il motivetto che i bambini cantano per Halloween ogni tanto mi torna in mente e non se ne va più; un autentico tormentone. Persino l'assurdità del minerale alieno che interagendo con la tv sprigiona ogni sorta di esseri viscidi mi ha colpito. Wallace e Carpenter in questo film si divertono a destabilizzare lo spettatore a più riprese: innanzi tutto lo sgomento di apprendere che non è un vero sequel, ma un film completamente a sé stante, poi l'efferatezza e la follia assoluta del vecchio che, come sublimazione stessa dello 'Scherzo', inventa un piano per uccidere milioni di bambini, infine la stravaganza della messa in opera del piano, con questi piccoli pezzi di pietra aliena (un meteorite? Una scoperta archeologica? Cosa?) inseriti nelle etichette. Ci sono poi varie scene in cui lo splatter e gli effetti speciali la fanno da padrone, come la sequenza in cui una donna cerca di staccare l'etichetta difettosa di una delle maschere assassine: notevole. Sgomento supremo? Il vero sgomento, quello finale, è la constatazione del fatto che il tutto regge, e regge bene; come un cocktail composto da gusti all'apparenza totalmente inconciliabili che si rivela un'ottima bevanda. Wallace dirige il film con buona velocità, ed i cali sono davvero pochi, gli attori, O'Herlihy in testa, fanno bene il loro lavoro, e il film scorre veloce verso il suo finale senza annoiare. Si tratta di un'operazione strana, senza dubbio, ma merita di essere vista: non è un capolavoro, questo è sicuro, ma vale la spesa del noleggio, se non altro per vedere, una volta ogni tanto, qualcosa che esce un po' dai già ben strani binari del cinema horror.
(Pier Luigi Ubezio&Luca Castelli/www.fabula.it/*****)

Michael Myers
L'idea del primo "Halloween" e la personalità psicopatica di Michael Myers nascono nelle menti geniali e diaboliche di John Carpneter e Debra Hill nel 1978. Un bimbo che, indossando una maschera per la festa di Halloween, massacra la sorella rea di essersi concessa al suo fidanzato, e si consacra così al Male. Myers, come dice più volte nei vari film della serie il suo acerrimo nemico Dottor Loomis, non è un essere malvagio ma "il male stesso", i suoi occhi ("gli occhi del Diavolo") non tradiscono nessuna emozione, niente sembra in grado di fermare la sua furia omicida.
Tratti Distintivi: Maschera: come per Jason rappresenta l'elemento che caratterizza il personaggio. Una maschera bianca piuttosto anonima che riprende le fattezze dell'attore William Shatner, il capitano Kirck della serie tv "Enterprise", e che viene indossata da Michael in tutti gli episodi della serie. E pensare che i produttori ed il regista Carpenter all'inizio immaginavano Michael con indosso una maschera da pagliaccio, la stessa che indossava da bambino durante l'omicidio di sua sorella, meno male che ci hanno ripensato!
Viso: si scorge solo nel primo episodio della serie: quasi al termine del film, quando Michael assale per l'ultima volta la povera Laurie e lei, nel tentativo di difendersi, gli sfila parzialmente la maschera lasciando intravedere i tratti del suo viso; sotto la maschera di Michael si cela l'attore Tony Moran, ingaggiato solo ed esclusivamente per girare questa sequenza, infatti in tutto il resto del film Michael è interpretato dallo stunt Nick Castle.
Ferri del mestiere: Michael uccide tutte le sue numerose vittime quasi esclusivamente con un lungo ed affilato coltello da cucina, anche se a volte gli capita di usare solo "le mani nude" (vedi "Halloween 4")
Abito: tuta grigio-blù rubata ad un camionista nel primo film della serie e poi sempre indossata nei vari seguiti. Speriamo che tra un assassinio e l'latro ogni tanto ci dia una lavata!
Rivale: nei primi sei capitoli della serie c'è sempre l'inossidabile dottor Loomis a dargli la caccia. Poi l'attore che lo impersonifica, il mitico Donald Pleasence, muore e con lui scompare dalla scena anche il dottor Loomis. Va detto che Pleasence fu scelto "per caso", o per meglio dire "per necessità" visto il rifiuto ad interpretare la parte prima di Cristopher Lee e poi di Peter Cushing (visto il successo della serie chissà quante volte i due si sono pentiti della loro scelta).
Nomenclatura: i nomi di due dei protagonisti della serie "Halloween" e precisamente il Dottor Sam Loomis e lo stesso Micahel Myers non sono stati scelti a caso: infatti Sam Loomis è il nome del fidanzato di Janet Leigh (madre di Jamie Lee Curtis) in "Psycho" mentre Michael Myers era il nome del produttore del primo film diretto da Carpenter, "Distretto 13 - Le Brigate della Morte": il regista ha voluto in questo modo ringraziare colui che gli aveva dato la possibilità di iniziare la sua carriera, e direi che ci è riuscito; sicuramente oggi il nome di Michael Myers è conosciuto in tutto il mondo!
Caratteristiche: Indistruttibilità: lo bruci, lo strozzi, lo accoltelli, gli spari, ed anche se lo decapiti ("Halloween 20 anni dopo") Michael immancabilmente ritorna!
Andamento lento: solitamente Michael non spunta all'improvviso come la maggior parte degli assassini in circolazione sul grande schermo. Ha però un'inconfondibile caratteristica: avanza sempre lentamente ma inesorabilmente; puoi correre come un pazzo ma lui riesce sempre ad esserti alle calcagna, anche se sembra lento come una lumaca; magia del cinema!
Loquacità: come il compare Jason non proferisce una parola in nessuno degli otto, per ora, capitoli della serie.

Filmografia ed Interpreti
1979 Halloween La Notte delle Streghe Michael bambino è Will Sandin, Michael adulto è Tony Moran, Michael in azione è Nick Castle
1981 Halloween 2 Il Signore della Morte Michael bambino è Adam Gun, Michael adulto è Tony Moran, Michael in azione è Dick Warlock
1982 Halloween 3 Il Signore della Notte Michael non c'è!
1988 Halloween 4 Il Ritorno di Michael Myers Michael è George Wilbur
1989 Halloween 5 La Vendetta di Michael Myers Michael è Don Shanks
1995 Halloween 6 The Curse of Michael Myers Michale è George Wilbur
1998 Halloween 7 Halloween 20 anni dopo Michale è Chris Durand
2002 Halloween 8 The Homecoming Michael è Brad Loree
(Marco Castellini/www.horrorcult.com/speciali/michael_myers.asp/****)

Michael Myers ha ucciso la sorella a soli 6 anni, indossava un costume da clown ed era la notte delle streghe... ora dopo 15 anni esatti fugge dal manicomio, torna nella città natale, si maschera e comincia a seguire la giovane Laurie (una splendida esordiente, Jamie Lee Curtis, nonché figlia di Janet Leigh di "Psyco", vizio di famiglia?) e le sue amiche su di giri; ma c'è chi è deciso a fermare la furia distruttiva di questa robotica incarnazione del male, e il dottor Loomis, psichiatra si mette in caccia per stanarlo... il finale pessimista prelude a un capitolo successivo, anzi ad altri 4 (indegni di nota) fino a far festeggiare il 20° anniversario a questa "notte delle streghe". John Carpenter, al suo 4° film, firma con questo leggendario horror la sua pellicola più esemplare e di successo. Il film si apre su una minacciosa filastrocca di bambini per poi introdursi nella casa e farci vedere (proprio in soggettiva dell'assassino) che si arma di coltello, con il sottofondo dell'incessante e demoniaco tema musicale, che annucia fatti ancora più paurosi... l'effetto di questa prima, "profetica" sequenza (dopo i titoli di testa con accanto la caratteristica zucca illuminata) ancora funziona ma col tempo è andato svelato e oggi non è più una sorpresa. Il film va comunque "lodato" per altri aspetti: innanzitutto pur essendo stato girato a budget ridotto, "Halloween" dopo oltre 20 anni tiene intatto il livello sublime della suspense nell'intreccio della narrazione, basandosi su una trama sterile, di stampo adolescenziale ma efficace e mai banale, una sceneggiatura intelligente e ricca di sfumature, e una messa in scena ispirata, più orientata a livello psicologico, limitando azione e violenza che però non mancano. Molto importante è anche la mitica colonna sonora (composta dallo stesso Carpenter) che ritma perfettamente le scene più tese e inquietanti, in cui l'ombra malvagia dal volto coperto spunta da dietro una siepe spezzando la quiete casalinga delle baby sitter e facendo precipitare una situazione di routine in un clima cupo e terrorizzante. Tanti riferimenti al già accennato capolavoro Hitchcock, di cui sembra quasi uno pseudo-remake, sequenze da antologia (citate da Wes Craven nell'altrettanto bellissimo "Scream"), non prive di feroce auto-ironia, e l'icona dell' "uomo-nero" per eccellenza, hanno fatto di questo film una vera pietra miliare del genere.
(Il criticone/www.utenti.lycos.it/*****)

Durante la notte dedicata alle streghe un bambino si traveste e uccide la sorella più grande con un lungo coltello da cucina. Il suo nome è Micheal Myers e per questo delitto passerà 15 anni in un manicomio criminale. Durante la sua lunga permanenza li' Micheal non farà altro che fissare un muro bianco senza dire una parola, poi poco prima dell'anniversario della notte di halloween in cui uccise la sorella fuggirà per tornare nel suo paese natale con l'intento di continuare la tragica scia di sangue. Difatti il maniaco possiede un'altra sorella che diverrà ben presto il suo bersaglio principale…ovviamente quelli che le stanno intorno faranno una bruttissima fine. Un medico-psicologo (interpretato da Donald Pleasance) ,che lo ha avuto in cura durante la degenza nel manicomio, cercherà disperatamente di fermarlo.Nel suo terzo film Carpenter fa brillare l'assassino di una luce maligna ed immortale con una classe raffinatissima dal punto di vista della regia e anche per quanto riguarda il senso figurativo dell'omicida. Lo definisco tra gli horror puri per eccellenza, la freddezza della maschera, che Micheal indossa, fa capire l'inespressività delle sue gesta, il vuoto che è in lui, la totale mancanza di sentimenti umani, il gelo glaciale racchiuso nel suo animo, l'automatismo che scatta quando commette omicidi efferrati. E' uno slasher (in pratica il primo slasher della storia) innovativo perché è ambientato nei quartieri lussuosi dove sono assiepate le villette a schiera, dove qualsiasi famiglia americana si sente al sicuro e dove mai nessuno sospetterebbe che si celi il male. Pienamente affascinante la visione attraverso gli occhi dei bambini, vedono in Micheal l'uomo nero, una delle paure immaginarie preferite dalla massa; molte scene contengono una tensione inaudita, l'assassino sbuca dal buio come lieve nebbia nella notte, appare e scompare da una siepe o da una finestra come a farci percepire la sua onnipresenza nell'apparente tranquillità di quartiere. Storica anche la colonna sonora, un'agghiacciante sinfonia da ascoltare nella notte in cui le streghe bussano alle nostre porte e l'uomo nero riprende il suo cammino…
(Franco Topitti/www.alexvisani.com/rec_film/halloween.htm/****1/2)

Questo film introduce un nuovo profilo del serial killer che diventerà in seguito, una regola fissa del cinema horror. Lo psicopatico che uccide le belle ragazze era già stato consacrato da Hitckock, ma Carpenter inserisce delle novità: l'immortalità del male, una malvagità che va oltre i confini della morte e un utilizzo quasi ossessivo della camera soggettiva che fa immedesimare lo spettatore nel mostro inducendolo quasi ad avere paura di se stesso. Carpenter ci regala delle scene ormai mitiche, come l'inizio visto dalla mascherina di Michael, personaggi che entrano nella storia del cinema horror con poche battute (Il Dr. Loomis in primis e la brava J. Lee Curtis), una musica (scritta dal regista stesso) martellante che quasi ipnotizza lo spettatore e lo fa sobbalzare dalla sedia ogni qualvolta Michael appaia sullo schermo. Vedendo il film oggi non si rimane colpiti da questi elementi, divenuti stereotipi del genere, ma bisogna capire che questo film ha introdotto un nuovo modo di concepire il serial killer, soprattutto attraverso gli occhi degli spettatori americani che dopo alcuni sequel sono diventati fans non del protagonista buono...ma del maniaco. Dalla sua distribuzione ad oggi, Halloween ha fruttato una cifra 150 volte superiore al costo di produzione, rendendolo, in termini economici, il film indipendente di maggior successo mai realizzato. Sul perché di questo successo si potrebbe parlare per ore, scovando parallelismi tra questa pellicola ed i vecchi e cari "mostri" (Dracula, Frankenstein..ecc), disquisendo sulla chiave fiabesca della vicenda od ancora parlando dell'involontario (?) moralismo tanto caro ai puritani statunitensi…ma questa interessante discussione la lasciamo ai vari Morandini (lo avrà visto il film?)…noi ci limitiamo a dire che Halloween è un capolavoro, un saggio di buon vecchio cinema dell'orrore... quello che piace tanto a noi!
(Dr. Vornoff & Demon/www.profundis.it/*****)

Halloween! Un film che ti prende alla gola e non ti molla fino alla morte? Eccolo! Un film che ha davvero dentro di sè una carica violenta e potente che alla fine non ci capisci più niente? Eccolo! Un film multicolore e multipensiero, multiazione e multiparola? Eccolo! Halloween è stato il primo vero grande successo di John Carpenter. Il primo meritatissimo successo mondiale per uno dei più grandi registi di genere che siano mai vissuti. Il film è liberamente (e apertamente) ispirato a Psycho, uno degli inimitabili capolavori di Hitchcock ed è interpretato da uno degli attori preferiti di Carpenter, Donald Pleasence, che non interpreta il maniaco ma un altro personaggio chiave: Loomis, lo psichiatra che riesce a comprenderlo e quindi a stanarlo. Un film destinato a restare come un Monumento nella Storia del cinema horror. Uno di quei film che fanno storia, che segnano un'epoca, che possono essere visti e rivisti dopo trecento anni senza perdere una virgola della loro originalità e - paradossalmente - contemporaneità. Un film del quale non è mai abbastanza dire bene. Un film che non emana paura ed emozione ma che è paura ed emozione. Andate a rivederlo, se l'avete già visto: il maniaco inarrestabile, immortale, che uccide per purificare quelli che fanno sesso dai peccati e dalla perdizione (mentre la ragazzotta vergine e cessa lo domina e lo sconfigge) vi farà sembrare il film come se non l'avesse mai visto. Come se conoscere il finale, conoscere quello che sta per accadere, conoscere quello che diranno i personaggi non riuscisse a scemare la tensione nemmeno di un'unghia. Un capolavoro assoluto!!!
(http://guide.supereva.it/cinema_horror/interventi/*****)

Basta la sequenza iniziale nella quale vediamo emergere la zucca simbolo di Halloween dal buio con in sottofondo l'inquietante colonna sonora (realizzata dallo stesso regista), per capire che quello che stiamo per intraprendere è un terribile viaggio nei meandri più oscuri della paura. Carpenter, il grande regista di capolavori quali "1997: Fuga da New York", "Il Signore del male", "La Cosa", e tanti altri; ha realizzato un film nel quale la realtà e il sogno si confondono: chi è in realtà Michael Myers? Il solito serial-killer nato da un mondo ormai marcio che genera solo violenza, o la leggendaria "Ombra della Strega", essere immaginario che mette paura ai bambini cattivi la notte di Halloween per poi scomparire finita la festa? Egli è tutte e due e nessuno delle due cose allo stesso tempo: è reale quando pianta il suo freddo coltello nelle membra del malcapitato di turno, ma è un fantasma quando appare dietro una tenda per poi scomparire nel nulla. Solo di una cosa il regista ci rende sicuri: Michael non è un semplice messaggero del male, ma è il male puro e semplice: in lui c'è una pura malvagità, la stessa che lo ha motivato a uccidere da piccolo la sorella, e che lo accompagna ancora adesso nelle sue efferate azioni; quando Lourie (Jamie lee Curtis), toglie accidentalmente la maschera a Myers, non ci troviamo davanti lo sguardo di un essere sanguinario e mostruoso, ma quello attonito e spaurito di un bambino, e la cosa ci inquieta ancora di più invece di tranquillizzarci, perché capiamo che Michael ha in sé quella purezza tipica dei bambini; la purezza del male. Lasciatevi rapire, come è successo al sottoscritto, dalla pura malvagità di "Halloween-La notte delle streghe", un film che non deve mancare nella videoteca di ogni amante dell'Horror; un capolavoro da (ri)scoprire.
(Giovanni Milizia/www.cinemorfina.net/*****)

Ci sono film nella storia del cinema che hanno segnato un'epoca, un filone, un genere. Ricordarli diviene quasi un imperativo morale per chiunque affermi di amare il grande schermo. Ci sono senza dubbio i gusti personali che fanno propendere in una direzione piuttosto che in un'altra. Ma certo, dinanzi a pellicole di spessore come "Halloween" non si possono certo ammettere valutazioni negative. Il valore del titolo trascende ogni preferenza personale. E ha avuto il merito di lanciare nell'Olimpo dei registi un autore che quasi sempre è stato amato dall'Europa e boicottato dal suo Paese. Con "La notte delle streghe" John Carpenter non ha solo conferito una cittadinanza contemporanea all'etichetta "slasher movie" (termine con cui si indicano film caratterizzati da delitti commessi mediante armi da taglio) ma ha esposto sapientemente una soggettiva concezione della cinematografia come autentica macchina del terrore. All'inquietante e al contempo affascinante figura di Michael Myers l'autore ha affidato il delicato compito di farsi portatore di un progetto: comunicare attraverso le immagini delle sensazioni piuttosto che dei messaggi. Con il suo personaggio egli è divenuto il regista del notturno, dell'invisibile, dell'oscuro. Realtà ed immaginario convergono a tal punto da confondersi reciprocamente. L'angoscia, il pathos, la suspense divengono gli unici motori della narrazione. La caccia (perché di questo si tratta) alle vittime predestinate si tramuta in un meccanismo di inevitabile coinvolgimento di uno spettatore che, volente o nolente, finisce per immedesimarsi in esse, salvo poi nutrire un ostentata simpatia per il maniaco. Come dire: male e bene costituiscono i due rovesci di una stessa medaglia. Anche in noi. Scritto e prodotto insieme a Debra Hill, ideato, montato e musicato interamente dal regista, venne girato in 10 giorni alla modica spesa di 300.000 dollari. Fece la fortuna di Jamie Lee Curtis. E costituì una pietra miliare del cinema indipendente basato sui B-movie.
(Fabrizio Marchetti/www.televisione.it/*****)

Questo sicuramente è uno dei film dell'orrore che entreranno nella storia del cinema contemporaneo, innanzitutto perchè "Halloween" introduce alcuni nuovi elementi che diventeranno poi, in seguito, regole fisse del cinema dell'orrore, elementi come le continue resurrezioni del maniaco, oppure l'utilizzo quasi ossessivo della soggettiva che fa immedesimare lo spettatore nel mostro e che lo conduce quasi ad avere paura di se stesso, tutto ciò arricchito dalla adattissima colonna sonora e da una trama che non cade mai nel "già visto" e che porta lo spettatore su un terreno sicuro per poi "violentarlo" letteralmente subito dopo. Un ragazzo che vede il film oggi come oggi non è di certo colpito da questi elementi che, come ho detto prima, sono diventati stereotipi del genere(quante volte citati in film come "Scream")e tuttalpiù lo classifica come uno dei tanti "Venerdì 13", ma ci si deve rendere conto che se questa pellicola non fosse mai stata girata ora non avremmo ne uno "Scream" ne, tantomeno, un "Venerdì 13".
(demonerosso/digilander.iol.it/ ****)

Michael Myers, per rubare l'auto, rompe il finestrino del lato passeggero. Ma per tutto il film, il vetro sarà intatto.
La storia dovrebbe svolgersi in Illinois, ma tutte le auto sono targate California.
La sorella di Myers si chiude nella stanza col fidanzato. I due fanno... quello che fanno (si vede poi il letto sfatto e lui che si riveste...) in 65 secondi ! Un vero record !
Un poliziotto riferisce a Donald Pleasence che "i bambini credono che la casa è stregata", mentre la dicitura corretta è "i bambini credono che la casa sia stregata".
L'infermiera che accompagna in auto Donald Pleasence all'inizio del film, sta fumando una sigaretta, ma a metà discorso se ne accende una seconda. Nessuno sa cosa sia accaduto alla prima.
Dopo un'ora circa dall'inizio del film l'assassino uccide con un coltello un ragazzo(quello con gli occhiali) con un coltello infilzandolo e lasciandolo appeso al muro: ma usa un coltello con una lama di 15-20cm e ne infila nello stomaco del ragazzo circa 10cm come è possibile che lo abbia trapassato ed affisso al muro? Avrebbe dovuto usare una spada di un metro.
In verità questo è un errore comune dei film horror: dopo che il cattivo di turno ha fatto la sua brava carneficina, la protagonista gira per casa (attenzione, senza mai accendere la luce!) e tutto ad un tratto ecco che comincia a penzolare un cadavere dal soffitto, ma se nessuno ha fatto niente per spostarlo allora il cadavere sarebbe dovuto essere già penzolante.
(Errori nei film/www.bloopers.it)