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Halloween la notte delle streghe
(Halloween)
di John Carpenter (Horror-Thriller/Usa/1978/91min) con Donald Pleasence, Jamie Lee Curtis, P.J. Soles, Nancy Kyes, Charles Cyphers, Kyle Richards, Brian Andrews, John Michael Graham, Nancy Stephens, Arthur Malet, Mickey Yablans, Brent Le Page, Adam Hollander, Robert Phalen, Tony Moran http://www.halloweenmovies.com/
Malocchio e gatti neri, malefici misteri E' questa la filastrocca che dà inizio ad uno dei film più influenti nella storia del cinema horror, Halloween (1978) di John Carpenter. Un film che avrebbe bisogno non di un breve articolo, ma di un libro di quelli corposi, per essere analizzato adeguatamente in tutte le sue caleidoscopiche sfaccettature. A cominciare, in ordine puramente casuale, dalla musica che accompagna i titoli di testa. Il celebre e ripetitivo (quasi ipnotico) tema (composto dallo stesso Carpenter) ricalca alla perfezione le musiche dei Goblin per i precedenti film di Dario Argento Profondo rosso e Suspiria e quella che accompagnerà di lì a poco la versione italiana di Zombi di George Romero. Non è questo l'unico punto su cui Carpenter dimostra di aver appreso la lezione argentiana, visto che chiari omaggi ai passati thriller di Argento sono riscontrabili nella visualizzazione estetica degli omicidi di Michael Myers e nel ripetuto uso della soggettiva. Ma proprio dalla lunga e virtuosa soggettiva del prologo, Carpenter mette in campo il suo patentino di "autore" e la sua capacità di attingere a piene mani aspetti e tecniche del cinema passato, ridisegnandole secondo un progetto personale e innovativo. La scena in questione è ambientata nell'anonima cittadina americana di Haddonfield, la notte di Halloween del 1963. Un piacevole gioco architettato sulla dialettica vedere/sapere ci proietta nell'assassinio di una giovane ragazza, subito dopo che questa ha avuto un rapporto sessuale con il proprio fidanzato. Tutta la scena viene rappresentata attraverso gli occhi dell'assassino, per cui lo spettatore è in grado di vedere tutto ciò che l'assassino vede. E' consapevole delle stanze attraversate dal killer, del coltello e della maschera raccolte durante il cammino, e del suo avvicinarsi alle spalle della ragazza, quando questa ne è ancora ignara. Ma ecco che - capovolgimento improvviso - la ragazza si gira e prima di morire sotto i colpi del coltello, grida "Michael!". Improvvisamente i ruoli si sono invertiti: la ragazza, morente, sa chi la sta uccidendo. Noi che la vediamo morire (quasi la uccidiamo) non sappiamo di chi sia la mano che colpisce ferocemente con il coltello. Solo sul finire del prologo, con un improvviso stacco, scopriremo che l'assassino altri non è che il fratellino della vittima, di appena sei anni. E' questa prima sequenza il biglietto da visita di un film che sarà interamente costruito sul rapporto tra vedere e sapere, con particolare attenzione ai meccanismi dello sguardo. Attraverso gli occhi di Laurie e le ripetute soggettive (e semisoggettive) di Michael Myers noi seguiremo tutta la storia: dopo quindici anni, Michael scappa dall'ospedale psichiatrico dove era stato rinchiuso e raggiunge nuovamente Haddonfield, inseguito dal dottor Loomis, lo psicologo che lo ha assistito/custodito/segregato per tutto il periodo del ricovero. Loomis, che sotto certi aspetti veste lo stesso ruolo di Victor Frankenstein rispetto alla sua Creatura, è il primo a parlarci apertamente di Michael, con termini tutt'altro che lusinghieri: lo presenta come qualcosa di "terribile", "non umano", "vuoto" che andrebbe condannato e rinchiuso per sempre. Michael Myers viene così investito del ruolo di Babau, di Uomo Nero, supremo archetipo negativo. Non è un caso che il piccolo Tommy, il bambino a cui Laurie Strode fa da babysitter la sera di Halloween, lo identifichi immediatamente come l'Ombra della Strega. Arrivato a Haddonfield, Michael inizia a pedinare Laurie e quando calano le luci si applica in una lunga carneficina che ha come vittime due amiche di Laurie, Annie e Linda, e Bob, il ragazzo di Linda. Tranne Bob, la cui uccisione è - diciamo - necessaria, Michael si accanisce sempre contro ragazze che hanno appena avuto (la sorella Judith nel prologo, Linda) o stanno per avere (Annie) un rapporto sessuale. Solo contro la pudica e virginale Laurie, Michael si trova impotente, pur provando in tutti modi ad ucciderla. E' questo un altro elemento di Halloween che la critica ha lungamente dibattuto: l'attacco alla libera sessualità. Può essere visto, Michael, come un paladino del rigore morale? Un inquisitore che punisce esclusivamente le ragazze "colpevoli" di provare appetiti sessuali? O forse - e qui entra il gioco l'equazione di matrice freudiana, "coltello"="simbolo fallico" - è lui stesso un esasperazione radicale e simbolica della sessualità, che "penetra" nel sangue le ragazze più disponibili ma si blocca di fronte all'impreparata e "inadatta" Laurie? Difficile trovare la giusta risposta. Se non altro, si può sottolineare come questo sia uno degli aspetti in cui Halloween si dimostra precursore e influenzatore di tutta quella serie di pellicole che vedono coinvolti sinistri villain, impegnati nello sterminio di giovani ragazzi dai disinvolti costumi sessuali (da Venerdì 13 a Scream). Come detto, la furia omicida di Michael troverà un ostacolo impossibile da superare in Laurie. Il duello tra i due personaggi principali rimane per diversi minuti in una sostanziale situazione di stasi: come visto Laurie non può venire "penetrata"; ma allo stesso tempo Michael è un archetipo, e gli archetipi non muoiono facilmente, anche se con la gola perforata in più di un'occasione. Ecco quindi che torna in scena il dottor Loomis, che svuotando su Michael l'intero caricatore della propria pistola lo allontana da Laurie e lo fa precipitare dal primo piano della casa di Tommy. Ma Michael (un archetipo, ricordate?) non è morto. Halloween si chiude su questa constatazione, lasciando aperte le porte ad un mondo di sequel. In primis al suo. Quindi a tutti quelli che negli anni '80 iniziano a proliferare nel mondo del cinema horror, simili per forma ed effetto alle cellule metastasiche di un tumore maligno. Si attaccano al genere-organismo, ne succhiano la vitalità moltiplicandosi all'infinito, finchè questo non rimane in terra, privo di vita. Parlando di Halloween II (1981, in Italia lo si conosce anche come Il signore della morte) non bisogna tuttavia essere troppo drastici. Sceneggiato dai coniugi Carpenter (John e Debra Hill), ma diretto da Rick Rosenthal, il film non si avvicina neanche minimamente (per originalità, carisma, solidità narrativa, insomma… per tutto) al suo illustre predecessore, ma è nettamente migliore della gran parte degli insopportabili sequel degli anni successivi (sia propri, che di altre serie). Innanzitutto, si tratta di un sequel "reale". Noi sapevamo, sin dal finale di Halloween, che Michael Myers non era morto. E che di certo non si sarebbe limitato a mettere su famiglia, invecchiare e raccontare ai nipotini le gesta di quando era l'Ombra della Strega. Michael Myers aveva un conto aperto con Laurie Strode, e di sicuro (nella sua mente folle e monodirezionale) avrebbe cercato di saldarlo. Per questo, nel film di Rosenthal, subito dopo essere precipitato dal balcone della casa di Tommy, l'assassino si dirige con fare minaccioso (e uccidendo, inutilmente, un'altra ragazza) verso l'ospedale dove è stata ricoverata Laurie. E qui iniziano i lati deboli del film. Innanzitutto l'ospedale è talmente vuoto da sembrare in disuso: privo di pazienti com'è, se fosse stato in Italia sarebbe già stato abbattuto per ridurre le spese della sanità. Inoltre, con il passare dei minuti e degli omicidi (qualche infermiere da sgozzare, comunque, c'è sempre) scopriamo un paio di novità. La prima è interessante e plausibile: Michael e Laurie sono in realtà fratelli. Questa sarebbe la spiegazione dell'accanimento con cui tenta di avvicinarla e ucciderla (chiudendo il cerchio aperto quindici anni prima con l'omicidio dell'altra sorella). La seconda rivelazione è invece francamente inutile e inaccettabile: Michael trova l'ispirazione e la forza per commettere le proprie efferatezze… in un'antica tradizione celtico-druidica! Ecco, tutta la parte in cui si parla del Signore della Morte Samhain e del suo influsso su Michael Myers poteva essere tranquillamente lasciata nel cassetto del comodino di casa Carpenter. A dispetto di qualsiasi obiettivo, l'unico suo effetto è quello di confondere le idee e di condurre parte della storia in una direzione completamente priva di senso. La sequenza finale di Halloween 2 ricalca parzialmente quella del film precedente: per il duello definitivo si ritrovano Michael, Laurie e il dottor Loomis. E' l'estremo sacrificio di quest'ultimo che chiude il sipario, dividendo le strade dei due fratelli: mentre Laurie esce salva dal rogo dell'ospedale, Michael, "il Signore della Morte", raggiunge infine nell'Oltretomba l'eterna inconsolabile signora a cui ha sempre offerto i suoi servigi. Un discorso a parte merita Halloween III, scritto e diretto da Tommy
Lee Wallace (già film editor del primo episodio girato da Carpenter);
è, credo, l'unico caso di sequel che nulla, ma proprio nulla
ha a che fare con i suoi predecessori. Non troviamo Michael Myers né
il Dott. Loomis, e nemmeno Laurie Strode. Non troviamo nemmeno un serial
killer che segue le orme di Michael, l'atmosfera, le angosce né
quant'altro abbia a che fare con i primi due capitoli della saga. Niente.
Attenzione, non si tratta di una mera speculazione sui titoli, tipo
le varie 'Case' in circolazione, o gli 'Alien' italici: Wallace, come
già detto, si è occupato del primo 'Halloween' in veste
di editor, e lo stesso Carpenter in questo capitolo si occupa delle
musiche. E' certamente l'esempio più strano di sequel che mi
sia mai capitato di vedere: ricordo bene che quando parecchio tempo
fa lo noleggiai, durante la prima mezz'ora non capii assolutamente nulla;
in effetti, se Wallace e Carpenter volevano destabilizzare lo spettatore
ci sono riusciti in modo magistrale. Qui abbiamo un vecchio, pazzo costruttore
di giocattoli che vuole fare un grande, grandissimo scherzo: ammazzare
tutti i bambini che indosseranno le maschere di Halloween costruite
dalla sua fabbrica. Il come è abbastanza improbabile: inserendo
sull'etichetta di ogni maschera a forma di zucca una quantità
minima di un minerale alieno che, interagendo con la televisione, trasforma
la maschera in un groviglio di serpenti, scarafaggi e varie cose sempre
ed invariabilmente viscide che letteralmente si mangiano la testa di
chi sta indossando la maschera. In effetti definire tutto questo abbastanza
improbabile è un eufemismo, ma la cosa che mi ha stupito più
di tutte è che il film mi è piaciuto. Mi è piaciuto
veramente. Ho trovato ottima l'interpretazione di Dan O'Herlihy, il
vecchio matto padrone dell'industria di giocattoli, ed anche i due eroi
che lo sconfiggono mi sono parsi ironici ed efficaci, così come
efficace mi è parsa la fotografia, cupa al punto giusto e, ovviamente,
la musica: il motivetto che i bambini cantano per Halloween ogni tanto
mi torna in mente e non se ne va più; un autentico tormentone.
Persino l'assurdità del minerale alieno che interagendo con la
tv sprigiona ogni sorta di esseri viscidi mi ha colpito. Wallace e Carpenter
in questo film si divertono a destabilizzare lo spettatore a più
riprese: innanzi tutto lo sgomento di apprendere che non è un
vero sequel, ma un film completamente a sé stante, poi l'efferatezza
e la follia assoluta del vecchio che, come sublimazione stessa dello
'Scherzo', inventa un piano per uccidere milioni di bambini, infine
la stravaganza della messa in opera del piano, con questi piccoli pezzi
di pietra aliena (un meteorite? Una scoperta archeologica? Cosa?) inseriti
nelle etichette. Ci sono poi varie scene in cui lo splatter e gli effetti
speciali la fanno da padrone, come la sequenza in cui una donna cerca
di staccare l'etichetta difettosa di una delle maschere assassine: notevole.
Sgomento supremo? Il vero sgomento, quello finale, è la constatazione
del fatto che il tutto regge, e regge bene; come un cocktail composto
da gusti all'apparenza totalmente inconciliabili che si rivela un'ottima
bevanda. Wallace dirige il film con buona velocità, ed i cali
sono davvero pochi, gli attori, O'Herlihy in testa, fanno bene il loro
lavoro, e il film scorre veloce verso il suo finale senza annoiare.
Si tratta di un'operazione strana, senza dubbio, ma merita di essere
vista: non è un capolavoro, questo è sicuro, ma vale la
spesa del noleggio, se non altro per vedere, una volta ogni tanto, qualcosa
che esce un po' dai già ben strani binari del cinema horror. Michael Myers Filmografia ed Interpreti Michael Myers ha ucciso la sorella a soli 6 anni, indossava un costume
da clown ed era la notte delle streghe... ora dopo 15 anni esatti fugge
dal manicomio, torna nella città natale, si maschera e comincia
a seguire la giovane Laurie (una splendida esordiente, Jamie Lee Curtis,
nonché figlia di Janet Leigh di "Psyco", vizio di famiglia?)
e le sue amiche su di giri; ma c'è chi è deciso a fermare
la furia distruttiva di questa robotica incarnazione del male, e il
dottor Loomis, psichiatra si mette in caccia per stanarlo... il finale
pessimista prelude a un capitolo successivo, anzi ad altri 4 (indegni
di nota) fino a far festeggiare il 20° anniversario a questa "notte
delle streghe". John Carpenter, al suo 4° film, firma con questo
leggendario horror la sua pellicola più esemplare e di successo.
Il film si apre su una minacciosa filastrocca di bambini per poi introdursi
nella casa e farci vedere (proprio in soggettiva dell'assassino) che
si arma di coltello, con il sottofondo dell'incessante e demoniaco tema
musicale, che annucia fatti ancora più paurosi... l'effetto di
questa prima, "profetica" sequenza (dopo i titoli di testa
con accanto la caratteristica zucca illuminata) ancora funziona ma col
tempo è andato svelato e oggi non è più una sorpresa.
Il film va comunque "lodato" per altri aspetti: innanzitutto
pur essendo stato girato a budget ridotto, "Halloween" dopo
oltre 20 anni tiene intatto il livello sublime della suspense nell'intreccio
della narrazione, basandosi su una trama sterile, di stampo adolescenziale
ma efficace e mai banale, una sceneggiatura intelligente e ricca di
sfumature, e una messa in scena ispirata, più orientata a livello
psicologico, limitando azione e violenza che però non mancano.
Molto importante è anche la mitica colonna sonora (composta dallo
stesso Carpenter) che ritma perfettamente le scene più tese e
inquietanti, in cui l'ombra malvagia dal volto coperto spunta da dietro
una siepe spezzando la quiete casalinga delle baby sitter e facendo
precipitare una situazione di routine in un clima cupo e terrorizzante.
Tanti riferimenti al già accennato capolavoro Hitchcock, di cui
sembra quasi uno pseudo-remake, sequenze da antologia (citate da Wes
Craven nell'altrettanto bellissimo "Scream"), non prive di
feroce auto-ironia, e l'icona dell' "uomo-nero" per eccellenza,
hanno fatto di questo film una vera pietra miliare del genere. Durante la notte dedicata alle streghe un bambino si traveste e uccide
la sorella più grande con un lungo coltello da cucina. Il suo
nome è Micheal Myers e per questo delitto passerà 15 anni
in un manicomio criminale. Durante la sua lunga permanenza li' Micheal
non farà altro che fissare un muro bianco senza dire una parola,
poi poco prima dell'anniversario della notte di halloween in cui uccise
la sorella fuggirà per tornare nel suo paese natale con l'intento
di continuare la tragica scia di sangue. Difatti il maniaco possiede
un'altra sorella che diverrà ben presto il suo bersaglio principale…ovviamente
quelli che le stanno intorno faranno una bruttissima fine. Un medico-psicologo
(interpretato da Donald Pleasance) ,che lo ha avuto in cura durante
la degenza nel manicomio, cercherà disperatamente di fermarlo.Nel
suo terzo film Carpenter fa brillare l'assassino di una luce maligna
ed immortale con una classe raffinatissima dal punto di vista della
regia e anche per quanto riguarda il senso figurativo dell'omicida.
Lo definisco tra gli horror puri per eccellenza, la freddezza della
maschera, che Micheal indossa, fa capire l'inespressività delle
sue gesta, il vuoto che è in lui, la totale mancanza di sentimenti
umani, il gelo glaciale racchiuso nel suo animo, l'automatismo che scatta
quando commette omicidi efferrati. E' uno slasher (in pratica il primo
slasher della storia) innovativo perché è ambientato nei
quartieri lussuosi dove sono assiepate le villette a schiera, dove qualsiasi
famiglia americana si sente al sicuro e dove mai nessuno sospetterebbe
che si celi il male. Pienamente affascinante la visione attraverso gli
occhi dei bambini, vedono in Micheal l'uomo nero, una delle paure immaginarie
preferite dalla massa; molte scene contengono una tensione inaudita,
l'assassino sbuca dal buio come lieve nebbia nella notte, appare e scompare
da una siepe o da una finestra come a farci percepire la sua onnipresenza
nell'apparente tranquillità di quartiere. Storica anche la colonna
sonora, un'agghiacciante sinfonia da ascoltare nella notte in cui le
streghe bussano alle nostre porte e l'uomo nero riprende il suo cammino…
Questo film introduce un nuovo profilo del serial killer che diventerà
in seguito, una regola fissa del cinema horror. Lo psicopatico che uccide
le belle ragazze era già stato consacrato da Hitckock, ma Carpenter
inserisce delle novità: l'immortalità del male, una malvagità
che va oltre i confini della morte e un utilizzo quasi ossessivo della
camera soggettiva che fa immedesimare lo spettatore nel mostro inducendolo
quasi ad avere paura di se stesso. Carpenter ci regala delle scene ormai
mitiche, come l'inizio visto dalla mascherina di Michael, personaggi
che entrano nella storia del cinema horror con poche battute (Il Dr.
Loomis in primis e la brava J. Lee Curtis), una musica (scritta dal
regista stesso) martellante che quasi ipnotizza lo spettatore e lo fa
sobbalzare dalla sedia ogni qualvolta Michael appaia sullo schermo.
Vedendo il film oggi non si rimane colpiti da questi elementi, divenuti
stereotipi del genere, ma bisogna capire che questo film ha introdotto
un nuovo modo di concepire il serial killer, soprattutto attraverso
gli occhi degli spettatori americani che dopo alcuni sequel sono diventati
fans non del protagonista buono...ma del maniaco. Dalla sua distribuzione
ad oggi, Halloween ha fruttato una cifra 150 volte superiore al costo
di produzione, rendendolo, in termini economici, il film indipendente
di maggior successo mai realizzato. Sul perché di questo successo
si potrebbe parlare per ore, scovando parallelismi tra questa pellicola
ed i vecchi e cari "mostri" (Dracula, Frankenstein..ecc),
disquisendo sulla chiave fiabesca della vicenda od ancora parlando dell'involontario
(?) moralismo tanto caro ai puritani statunitensi…ma questa interessante
discussione la lasciamo ai vari Morandini (lo avrà visto il film?)…noi
ci limitiamo a dire che Halloween è un capolavoro, un saggio
di buon vecchio cinema dell'orrore... quello che piace tanto a noi!
Halloween! Un film che ti prende alla gola e non ti molla fino alla
morte? Eccolo! Un film che ha davvero dentro di sè una carica
violenta e potente che alla fine non ci capisci più niente? Eccolo!
Un film multicolore e multipensiero, multiazione e multiparola? Eccolo!
Halloween è stato il primo vero grande successo di John Carpenter.
Il primo meritatissimo successo mondiale per uno dei più grandi
registi di genere che siano mai vissuti. Il film è liberamente
(e apertamente) ispirato a Psycho, uno degli inimitabili capolavori
di Hitchcock ed è interpretato da uno degli attori preferiti
di Carpenter, Donald Pleasence, che non interpreta il maniaco ma un
altro personaggio chiave: Loomis, lo psichiatra che riesce a comprenderlo
e quindi a stanarlo. Un film destinato a restare come un Monumento nella
Storia del cinema horror. Uno di quei film che fanno storia, che segnano
un'epoca, che possono essere visti e rivisti dopo trecento anni senza
perdere una virgola della loro originalità e - paradossalmente
- contemporaneità. Un film del quale non è mai abbastanza
dire bene. Un film che non emana paura ed emozione ma che è paura
ed emozione. Andate a rivederlo, se l'avete già visto: il maniaco
inarrestabile, immortale, che uccide per purificare quelli che fanno
sesso dai peccati e dalla perdizione (mentre la ragazzotta vergine e
cessa lo domina e lo sconfigge) vi farà sembrare il film come
se non l'avesse mai visto. Come se conoscere il finale, conoscere quello
che sta per accadere, conoscere quello che diranno i personaggi non
riuscisse a scemare la tensione nemmeno di un'unghia. Un capolavoro
assoluto!!! Basta la sequenza iniziale nella quale vediamo emergere la zucca simbolo
di Halloween dal buio con in sottofondo l'inquietante colonna sonora
(realizzata dallo stesso regista), per capire che quello che stiamo
per intraprendere è un terribile viaggio nei meandri più
oscuri della paura. Carpenter, il grande regista di capolavori quali
"1997: Fuga da New York", "Il Signore del male",
"La Cosa", e tanti altri; ha realizzato un film nel quale
la realtà e il sogno si confondono: chi è in realtà
Michael Myers? Il solito serial-killer nato da un mondo ormai marcio
che genera solo violenza, o la leggendaria "Ombra della Strega",
essere immaginario che mette paura ai bambini cattivi la notte di Halloween
per poi scomparire finita la festa? Egli è tutte e due e nessuno
delle due cose allo stesso tempo: è reale quando pianta il suo
freddo coltello nelle membra del malcapitato di turno, ma è un
fantasma quando appare dietro una tenda per poi scomparire nel nulla.
Solo di una cosa il regista ci rende sicuri: Michael non è un
semplice messaggero del male, ma è il male puro e semplice: in
lui c'è una pura malvagità, la stessa che lo ha motivato
a uccidere da piccolo la sorella, e che lo accompagna ancora adesso
nelle sue efferate azioni; quando Lourie (Jamie lee Curtis), toglie
accidentalmente la maschera a Myers, non ci troviamo davanti lo sguardo
di un essere sanguinario e mostruoso, ma quello attonito e spaurito
di un bambino, e la cosa ci inquieta ancora di più invece di
tranquillizzarci, perché capiamo che Michael ha in sé
quella purezza tipica dei bambini; la purezza del male. Lasciatevi rapire,
come è successo al sottoscritto, dalla pura malvagità
di "Halloween-La notte delle streghe", un film che non deve
mancare nella videoteca di ogni amante dell'Horror; un capolavoro da
(ri)scoprire. Ci sono film nella storia del cinema che hanno segnato un'epoca, un
filone, un genere. Ricordarli diviene quasi un imperativo morale per
chiunque affermi di amare il grande schermo. Ci sono senza dubbio i
gusti personali che fanno propendere in una direzione piuttosto che
in un'altra. Ma certo, dinanzi a pellicole di spessore come "Halloween"
non si possono certo ammettere valutazioni negative. Il valore del titolo
trascende ogni preferenza personale. E ha avuto il merito di lanciare
nell'Olimpo dei registi un autore che quasi sempre è stato amato
dall'Europa e boicottato dal suo Paese. Con "La notte delle streghe"
John Carpenter non ha solo conferito una cittadinanza contemporanea
all'etichetta "slasher movie" (termine con cui si indicano
film caratterizzati da delitti commessi mediante armi da taglio) ma
ha esposto sapientemente una soggettiva concezione della cinematografia
come autentica macchina del terrore. All'inquietante e al contempo affascinante
figura di Michael Myers l'autore ha affidato il delicato compito di
farsi portatore di un progetto: comunicare attraverso le immagini delle
sensazioni piuttosto che dei messaggi. Con il suo personaggio egli è
divenuto il regista del notturno, dell'invisibile, dell'oscuro. Realtà
ed immaginario convergono a tal punto da confondersi reciprocamente.
L'angoscia, il pathos, la suspense divengono gli unici motori della
narrazione. La caccia (perché di questo si tratta) alle vittime
predestinate si tramuta in un meccanismo di inevitabile coinvolgimento
di uno spettatore che, volente o nolente, finisce per immedesimarsi
in esse, salvo poi nutrire un ostentata simpatia per il maniaco. Come
dire: male e bene costituiscono i due rovesci di una stessa medaglia.
Anche in noi. Scritto e prodotto insieme a Debra Hill, ideato, montato
e musicato interamente dal regista, venne girato in 10 giorni alla modica
spesa di 300.000 dollari. Fece la fortuna di Jamie Lee Curtis. E costituì
una pietra miliare del cinema indipendente basato sui B-movie. Questo sicuramente è uno dei film dell'orrore che entreranno
nella storia del cinema contemporaneo, innanzitutto perchè "Halloween"
introduce alcuni nuovi elementi che diventeranno poi, in seguito, regole
fisse del cinema dell'orrore, elementi come le continue resurrezioni
del maniaco, oppure l'utilizzo quasi ossessivo della soggettiva che
fa immedesimare lo spettatore nel mostro e che lo conduce quasi ad avere
paura di se stesso, tutto ciò arricchito dalla adattissima colonna
sonora e da una trama che non cade mai nel "già visto"
e che porta lo spettatore su un terreno sicuro per poi "violentarlo"
letteralmente subito dopo. Un ragazzo che vede il film oggi come oggi
non è di certo colpito da questi elementi che, come ho detto
prima, sono diventati stereotipi del genere(quante volte citati in film
come "Scream")e tuttalpiù lo classifica come uno dei
tanti "Venerdì 13", ma ci si deve rendere conto che
se questa pellicola non fosse mai stata girata ora non avremmo ne uno
"Scream" ne, tantomeno, un "Venerdì 13". Michael Myers, per rubare l'auto, rompe il finestrino del lato passeggero.
Ma per tutto il film, il vetro sarà intatto. |
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