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Il seme della follia (In the mouth of madness)
di John Carpenter (Fantasy-Horror/Usa/1995/95min)
con Sam Neill, Jürgen Prochnow, Julie Carmen, Charlton Heston, Frances Bay, Wilhelm von Homburg, Kevin Rushton, Gene Mack, Conrad Bergschneider, Marvin Scott, Katherine Ashby, Ben Gilbert, Dennis O'Connor, Paul Brogren, Sharon Dyer



Carpenter ha girato almeno cinque capolavori: "Halloween", "La cosa", "Fog", "1997 - Fuga da New York" e "Il seme della follia". E' strano che proprio quest'ultimo, poco pubblicizzato, girato senza grandi mezzi e visto da pochi appassionati, rientri nella cinquina, ma bisogna ammettere che negli anni '90 il nostro non ha fatto poi grandi cose, soprattutto vedendo l'orribile sequel di "Fuga da New York" e il noioso rifacimento de "Il villaggio dei dannati". Nato da un soggetto di Michael De Luca, "Il seme della follia" finisce con l'essere il film che Stephen King avrebbe sempre voluto veder tratto da un suo romanzo, tanto ricorda le atmosfere e le tematiche care allo scrittore del Maine; non solo, infatti, abbiamo come "cattivo" uno scrittore di bestseller horror (Sutter Cane) che tanto ricorda King, ma tutta la vicenda ambientata in una cittadina di provincia (un po' Castle Rock un po' Desperation) con i suoi mostri e gli orrori nascosti, riporta inevitabilmente alla penna horror più ispirata degli ultimi vent'anni. La storia di John Trent, agente assicurativo che parte alla ricerca di Cane, scomparso senza lasciare traccia alla vigilia dell'uscita del suo ultimo romanzo, è un allucinante percorso verso un'altra realtà ricalcata sulle opere dello stesso Cane; Trent si trova così sospeso tra un incubo angosciante (il villaggio con i suoi mostri) e una realtà ancora più tremenda (i libri di Cane stanno facendo impazzire milioni di persone), senza poi giungere a una conclusione logica, ma solo a un ennesimo atto di follia. Film originalissimo, costruito sulla tensione dell'illogico e del paranormale (le vecchie in bicicletta, la padrona dell'hotel, la chiesa) e sulla nera inquietudine che la musica di Carpenter e la fotografia visionaria di Gary Kibbe riescono a insinuare nello spettatore, "Il seme della follia" è forse l'ultimo grande horror prodotto da Hollywood, di sicuro il più intelligente e meglio confezionato, dove, come nei romanzi di King, la paura vive solo di sospiri irrazionali e la suspense è un semplice gioco di suoni e colori. Un grande Carpenter.
(Francesco Destri/www.fantahorror.com/****1/2)

Alla ricerca dello scomparso Sutter Cane (J. Prochnow), autore di romanzi fantastici di spavento ("che vendono più di Stephen King"), il detective Trent (S. Neill) lo trova nella cittadina di Hobb's End che non figura nelle carte geografiche. Non sa ancora di vivere nell'universo fantastico di Cane, protagonista di un romanzo da cui è già stato tratto un film. Costruito con un lungo flashback, il più radicale, pessimista e inventivo film di J. Carpenter è fondato sulla compenetrazione tra realtà e fantasia e diventa un apologo sulla potenza della scrittura. Apocalittico, ma non privo di ambiguità né di ironia, ricco di invenzioni registiche, scenografiche, sonore (colonna musicale curata, come il solito, dal regista), sapiente nel suggerire l'orrore senza mostrarlo, è una metafora allarmante sull'abominio della società dello spettacolo e una riflessione critica sul genere cui appartiene.
(il Morandini/www.kwcinema.kataweb.it/****)


Splendido esempio di cinema Horror, un film dalle magiche ed inquietanti atmosfere permeato d'un fascino arcano e carico di oscuri simbolismi. La storia narra di un investigatore privato che parte verso la città di Hobbs'end (dal suono indubbiamente Lovecraftiano) alla ricerca dello scrittore di romanzi dell'orrore Sutter Kane. Il protagonista si troverà invischiato ben presto in una cupa ragnatela di orrori ed incubi fino a scoprire l'atroce verità: ciò che Sutter Kane scrive non è dettato dalla fantasia ma da visioni sul mondo dei Grandi Antichi. Ed ora "essi" stanno per tornare. Affascinante gioiello di Carpenter che ritorna ad altissimi livelli sfornando uno degli ultimi veri grandi capolavori della cinematografia horror degli anni 90. Un film ad incastro, labirintico nel suo essere profondamente gotico e perfettamente costruito.Una regia impeccabile,ottimi interpreti,grandiosa sceneggiatura ed effetti allucinanti nella loro dimensione astratta. Non ci sono scene da citare in particolare anche perché il film è bellissimo nella sua totalità anche se la sequenza che mi ha fatto rabbrividire paurosamente è quella in cui il protagonista viaggiando, in piena notte su di una stradina deserta ,con la macchina incrocia un mostruoso vecchio che corre su di una bicicletta d'adolescente. Una scena da incubo per un film che incarna l'incubo!
(http://www.alexvisani.com/rec_film/ilseme.htm/*****)