
Con La Cosa del 1982 Carpenter firma quello che da molti è considerato
il manifesto ufficiale del genere "splatter". Remake del mediocre
b-movie di Howard Hawks, lontanamente ispirato al classico racconto
di Don A. Stuart (al secolo John Campbell) "Who Goes There?",
il film è sicuramente una delle migliori opere dell'autore, soprattutto
per la sapiente regia in grado di coniugare virtuosismi tecnici e colpi
bassi senza mai scadere nel volgare o nel superficiale (cosa quanto
mai difficile per un film all'insegna dell'eccesso). Per il ruolo di
protagonista venne contattato Clint Eastwood (attore che incarna perfettamente
l'ideale fisico di eroe carpenteriano ma che, disgraziamente, non ha
mai lavorato con il regista) e, in seguito alla sua defezione, la scelta
ricadde sul già collaudato Kurt Russell. Ogni singola parte de
"La Cosa" meriterebbe un'attenta analisi ma qui, per non tediare
il lettore, ci preme ricordare lo splendido finale "aperto"
in cui i due unici superstiti si fronteggiano studiandosi cautamente
al fine di capire se fidarsi o meno l'uno dell'altro. Un gioco metafilmico
di grande impatto che coinvolge lo spettatore avvolgendolo in un'atmosfera
di parossistica tensione, con le ottime musiche di Ennio Morricone che
incalzano in sottofondo a fare da contrappunto all'atmosfera di dubbio
che si è creata.
(Luigi De Angelis & Tempi Moderni/ www.fantahorror.com/*****)
Più che un remake della Cosa da un altro mondo, il film di Carpenter
è una rilettura (più fedele) del racconto di Campbell
dal quale anche il primo aveva tratto ispirazione. A 30 anni di distanza
l'una dall'altra, le due pellicole riflettono non soltanto (come è
naturale) linguaggi cinematografici diversi, ma rimandano a due concezioni
della vita diametralmente opposte. Il film del 1951, con il gruppo di
uomini che esposti ad un pericolo comune scoprono una ritrovata unità,
offriva una soluzione rassicurante dicendo che il buon senso, sfrondato
da ogni intellettualismo, è l'arma vincente dell'uomo americano,
saldo, integro e vigile di fronte ai pericoli che provengono dall'esterno.
Carpenter, al contrario, frantuma ogni ottimismo portando nella sua
fantascienza la personale convinzione di una società disgregata
da fughe centrifughe, nella quale ciascun individuo è il nemico
indecifrabile. La cosa di Carpenter al contrario dell'identificabile
"uomo-carota" di Nyby ed Hawks, è di per sé
l'indescrivibile, l'irrazionale, qualcosa di simile ad una montante
follia contagiosa, e i suoi protagonisti nella loro intercambiabilità
sono cose essi stessi, strumenti di un meccanismo che sfugge a qualsiasi
definizione.
Il film fu un clamoroso insuccesso commerciale, tanto da indurre la
Universal a revocare a Carpenter il progetto per la realizzazione di
Fenomeni paranormali incontrollabili, diretto poi da Mark Lester. Gli
ottimi effetti speciali, il trucco di Rob Bottin ed un largo impiego
di risorse finanziarie, risultarono perdenti di fronte ad E.T. l'extraterrestre,
il cui messaggio pacifista e consolatorio rispondeva in maniera più
accessibile alle ansie di sentimento e domestica sicurezza del pubblico.
(www.fantafilm.it/***)
Questo film è il remake di un B-movie girato da uno dei numi
tutelari di Carpenter, Howard Hawks, che però è infedele
al romanzo che lo ha ispirato ("WHO GOES THERE?" di Don Stuart
alias John Campbell). Carpenter sente l'esigenza di trarre dal romanzo
un secondo film, che rispecchi quel tipo di letteratura che coniuga
fantascienza ed horror. La storia è ambientata fra i ghiacci
dell'Antartide. Un cane raggiunge una base americana nella quale dodici
uomini sono divorati dalla noia e dalla solitudine. Due norvegesi stanno
inseguendo il cane e dopo aver cercato di ucciderlo prima di raggiungere
gli americani, muoiono tragicamente. Dopo un'indagine nella loro base,
disabitata e distrutta da un incendio, gli americani portano al loro
accampamento una salma che ha ben poco di umano e delle videocassette
contenenti la misteriosa scoperta che i norvegesi hanno fatto: il ritrovamento
di un'antica astronave. Infatti è il corpo del cane giunto da
loro il primo a mostrare una tremenda e allucinante trasformazione organica.
Probabilmente insieme a quell'astronave è stata liberata una
creatura aliena che assimila i corpi delle sue vittime cercando di prenderne
le sembianze. Un clima di terrore e di sospetto si instaura nella base
americana ma la contaminazione è ormai in atto. Purtroppo "LA
COSA" esce in un momento in cui un alieno buono si sta accattivando
il pubblico ("E.T." di Steven Spielberg), ed il film segue
le triste sorte di "FUGA DA NEW YORK", e cioè un clamoroso
fiasco nonostante abbia tutte le caratteristiche innovative e tecniche
per essere un successo. I costi di produzione sono stati altissimi,
più di quanto Carpenter abbia mai avuto per qualsiasi altro suo
film. Tutto questo scoraggia John Carpenter che ora pensa solo a girare
un film dal successo assicurato (sarà "CHRISTINE LA MACCHINA
INFERNALE" del '83). In "LA COSA" la produzione avrebbe
voluto nel cast Clint Eastwood, che però Carpenter rimpiazza
col suo attore feticcio Kurt Russel, che affronta il personaggio di
Mc Ready con grinta e in modo molto convincente. La musica è
del grande Ennio Morricone (a differenza degli altri film precedenti
di cui Carpenter elabora ed esegue anche le colonne sonore). Gli effetti
gore e di trasformazione organica veramente molto convincenti e ben
realizzati sono di Rob Bottin (che in futuro curerà gli strabilianti
effetti di "TOTAL RECALL" di Paul Verhoeven). Un altro punto
di forza di "LA COSA" sono il paesaggio e le scenografie che
avvolgono i protagonisti: spoglie, fredde, spartane, desolate. Rispecchiano
profondamente le inquietudini e la disperazione dei membri del gruppo
scientifico americano, che sospettano l'uno dell'altro, e che ad uno
ad uno vengono fagocitati dalla Cosa, che riprende per molti versi l'alieno
di "ALIEN" di Ridley Scott. Era forse prevedibile che la gente
avesse preferito andare a vedere l'alieno fiabesco e rassicurante creato
da Carlo Rambaldi per Spielberg, molto diverso dalla creatura feroce
e inquietante di Carpenter che conferisce agli extraterrestri un'immagine
torbida e angosciosa. E come nel libro il finale è ambiguo e
senza speranza. E' un vero peccato che questa pellicola sia uscita in
un momento sbagliato, perché ha tutte le carte in regola per
essere considerato un capolavoro del cinema fanta-horror. E' così
è stato, infatti sono milioni gli aficionados che ritengono questa
pellicola maledetta e sfortunata commercialmente, un vero e proprio
gioiello da vedere e rivedere.
(http://digilander.iol.it/cdvideomaniacs/*****)
Remake del film di Christian Nyby La cosa da un altro mondo del '51,
non si presenta come un vampire-movie nel senso classico ma è
una forma di vampirismo più elaborato, da fanta-horror. La cosa
riprende uno dei temi più cari a Carpenter, l'esilio dalla società
moderna (Dark Star, Fuga da New York, sono i primi che mi vengono in
mente), gode della maestria di Rob Bottin agli effetti speciali e delle
musiche di Ennio Morricone. Anche se la critica non è mai stata
buona con questo film, per me rimane uno dei miti di celluloide degli
anni '80. Impagabile.
(Massimiliano Medici/www.clubghost.it/*****)
Superlativo remake del classico della fantascienza La cosa da un altro
mondo di Howard Hawks del 1951. John Carpenter firma un capolavoro fanta-horror
che verrà ricordato per sempre nella storia del cinema horror.
Gli straordinari effetti speciali di Rob Bottin (make-up) e Albert Whitlock
(visivi) valgono da soli la visione del film, ma la storia ne fa buon
uso e Carpenter riesce a trascinare lo spettatore in un'atmosfera da
incubo che cresce passo dopo passo. Le allucinanti sequenze di trasformazioni
e mutazioni, le bellissime musiche di Ennio Morricone, la credibile
recitazione degli attori e una sceneggiatura perfetta fanno de La Cosa
uno dei migliori film in assoluto realizzati negli anni '80. Attenzione
alla versione trasmessa in TV con intere sequenze vergognosamente amputate
ridotte all'osso.
(Massimo Ferrara/www.clubghost.it/*****)
