Negli ultimi anni la pornografia ha conosciuto un notevole
sviluppo e sembra uscita, una volta per tutte, dal suo ghetto d'oro
tanto da essere diventata un fenomeno così vasto da indurre oltre
le testate giornalistiche anche le maggiori riviste cinematografiche
(in Italia fra tutte ricordiamo Cineforum, Duel e Segno Cinema) ad occuparsene
e a dedicarvi non solo un impressionante numero di articoli, editoriali
e recensioni, ma intere copertine e rubriche specializzate.
Sarebbe una questione di puro moralismo se oggi un'associazione di cultura
cinematografica non se ne occupasse. Il tema, infatti è sicuramente
reputato ancora tabù, è apertissimo alla riflessione,
al dibattito, all'interpretazione e alla valutazione; è, per
così dire, un "tema di confine" dove ancora tutto deve
essere detto e nulla c'è di definitivo. Quando poi si parla di
pornografia solo una cosa risulta chiara fin dall'inizio: che non si
sa esattamente di cosa si stia parlando. A questo punto, converrete
con noi: cosa c'é di meglio di una rassegna per schiarirsi le
idee?
Il concetto di pornografia è legato a norme morali di carattere
socio-giuridico quali quelle relative al comune senso del pudore che
sono, in quanto tali, mutevoli nel corso degli anni. É per questo
che un film come Ultimo Tango a Parigi di B. Bertolucci del '72, oggi
da molti considerato un capolavoro, quando uscì fu fatto sequestrare
dalla censura e letteralmente messo al rogo dato il suo contenuto pornografico
e dunque offensivo della pubblica morale ed in quanto tale non degno
della qualifica di opera artistica che invece gode dello statuto dell'inviolabilità.
Oggi è possibile reperirlo ovunque ed apprezzarne il valore solamente
perché rappresenta uno dei rari casi di riabilitazione di un
film censurato e perché Bertolucci ne sottrasse e nascose alle
autorità alcune copie. Inutile sottolineare che se oggi il film
venisse proposto al vaglio di una commissione di censura probabilmente
verrebbe vietato ai soli minori di 14 anni.
L'etichetta di "film pornografico" viene stabilita in riferimento
al comune senso del pudore, come dicevamo, rispetto a quello che la
società reputa essere osceno od accettabile.
Negli U.S.A degli anni '50 la dottrina maccartista non solo si occupava
della caccia alle streghe, della ghettizzazione anti comunista, ma si
preoccupava di normare anche la produzione cinematografica hollywoodiana.
In quegli anni, ad esempio, la scena di un bacio non poteva superare
un numero prestabilito di secondi. In Italia l'audace De Santis si vide
tagliare la scena di Riso Amaro dove la procace Mangano compariva a
seno nudo (ancora oggi il taglio è presente nel film quando è
trasmesso alla tv dato che mai nessuno si è preso la briga di
riabilitarlo). Le maglie della censura ed il confine fra oscenità
ed accettabilità si sono negli anni progressivamente allargati.
Se un tempo la semplice esposizione del nudo era sufficiente per il
marchio censorio si è poi passati ai rapporti sessuali per arrivare
ai più espliciti amplessi e di recente all'erezione del pene.
Oggi riteniamo che per definire un film come "porno" distinguendolo
dall'erotismo, sia necessario che venga mostrata la penetrazione dell'organo
genitale femminile da parte di quello maschile o che comunque vi siano
delle riprese che insistano sui dettagli degli organi sessuali, dettagli
cosiddetti "clinici".
Per anni la critica cinematografica ha snobbato la pornografia accusandola
di rappresentazioni banali e superficiali ignorando, più o meno
consapevolmente, che il genere pornografico non trova certo senso in
una sceneggiatura ben congeniata ma nella pura esibizione del tabù.
Ma allora, se la pornografia altro non è che l'esibizione dell'osceno
e del tabù, se si producesse un remake di Ultimo Tango a Parigi
con riprese di amplessi più espliciti (più aggiornate)
avremmo di nuovo un film porno anziché un capolavoro?
A questo punto ci sembra abbastanza chiaro che se l'etichetta pornografica
viene adottata esclusivamente secondo il criterio di oscenità
allora possono esistere delle opere pornografiche considerabili come
capolavori artistici a tutti gli effetti. Se, invece, un film porno
per definizione non può vantare lo status di opera d'atrte questo
significa che l'etichetta sottende la considerazione di altri criteri
ed elementi passibili d'analisi oltre quello d'oscenità. Questi
criteri sono di carattere estetico. Secondo questa tesi per definire
un film come porno bisogna che questo sia considerato osceno, che tratti
argomenti tabù, che sia di scarsa qualità e dunque di
scarsa rilevanza artistica. Vi è tuttavia un'ulteriore complicazione.
Negli ultimi anni altri generi cinematografici come il trash e lo splatter
sono stati riabilitati per essere ammessi a tutti gli effetti nell'olimpo
dell'arte dal quale originariamente erano stati esclusi. É questa
la conseguenza dell'affermarsi di una cultura postmoderna, cross-over,
che riconsidera e recupera tutto, mixandolo liberamente senza più,
indugi e remore di retaggio ideologico. I film trash e quelli splatter
trattano argomenti tabù come lo fanno quelli porno, hard-core
(nocciolo duro). Nella maggior parte dei casi si tratta di film prodotti
a basso budget e questo viene mostrato in modo manifesto quasi a farne
motivo di vanto. Come possiamo allora definire opera d'arte Nuovo Punk
Story di J.Waters ed ignorare, invece, Analità Campagnole di
M.Clark? Ci rimane un'ultimo criterio di analisi. É definitivo
ma anche estremamente opinabile. É il criterio dell'autoconsapevolezza
dell'artista secondo il quale l'autore, attraverso la sua opera, è
conscio di trasmettere all'umanità concetti e valori. Oggettivamente
possiamo così affermare che l'opera trash di Waters comunica
all'umanità e che l'artista sa di operare in tal senso, mentre
dubitiamo che il film di Clark comunichi qualcosa di più del
semplice eccitamento sessuale e riteniamo anche che al regista non interessi
comunicare ma che sia più semplicemente interessato ad incassare
denaro, cosa che per altro gli riesce molto bene. Sottolineiamo ulteriormente
come se lo status di opera d'arte ad Analità Campagnole non può
essere conferito questo non significa che altre "opere oscene"
non vi possano aspirare. Il problema del cinema hard è che la
produzione di questo genere di film macina talmente tanto denaro da
rendere superflua la ricerca della qualità e il concorso degli
artisti. La pornografia funziona semplicemente mostrando il tabù
e non ha bisogno d'altro per essere accettata dal proprio pubblico.
Opere d'arte porno sono rare perché nel loro mondo sono inutili
mentre, chi ha intenzione di produrre film ad alto budget e presumibilmente
ad elevata qualità, per avere un ritorno economico, deve contare
su un pubblico più vasto di quello specificatamente settoriale
e quindi, nella maggior parte dei casi, teme la censura ed evita di
imbattervi autocensurandosi preventivamente.
Questo rappresenta un grave limite per lo sviluppo culturale generale
essendo il sesso un argomento di fondamentale centralità nella
cultura umana. In alcuni casi mostrare esplicitamente gli amplessi,
i genitali e la penetrazione può essere essenziale per la buona
riuscita di un'opera. Film a contenuto pornografico possono trattare
i seguenti temi:
1) il rapporto uomo-donna
2) i tabù
3) la psicanalisi (il legame eros-thatanos)
4) la plasticità del corpo umano
5) il rapporto uomo-natura
6) la tradizione
e probabilmente molti altri.
Naturalmente ci sono anche risvolti negativi della pornografia. Tralasciando
i più banali come quelli che sostengono l'influenza della pornografia
sull'impulso alla violenza (mai effettivamente dimostrati e dai risvolti
pericolosi ben al di là del campo pornografico) vorremmo ricordare
come, in effetti, secondo quanto riportato anche da esponenti femministe
il sesso visivo (per immagini) è per essenza stessa più
vicino alla sfera erotica maschile che a quella femminile che si baserebbe
maggiormente sugli altri sensi. Nella stragrande maggioranza dei film
porno, poi, i rapporti risultano occasionali e non protetti. Questo
può condizionare negativamente il pubblico proponendo una concezione
degli approcci sessuali che sembra implicare una sottovalutazione dell'erotismo
con l'uso del condom ma, può anche rappresentare una sorta di
"fuga dalla realtà dell'A.I.D.S.".
Infine se i rapporti lesbici sono normali nelle medie produzioni hard-core
non lo sono assolutamente i rapporti omosex e questo sicuramente denota
un certo residuo di conservatorismo culturale e la permanenza di un
tabù che probabilmente sarà la prossima frontiera da abbattere.
PORNOFOBIA
E FEMMINISMO
La parola pornografia deriva dal greco e più o meno può
essere tradotta come "scrivere sulle prostitute". Storicamente
il movimento femminista ha osteggiato il genere considerandolo uno dei
maggiori veicoli di propaganda dell'ideologia maschilista con tutto
il suo bagaglio di disprezzo e di discriminazione del genere femminile,
l'esaltazione della subordinazione sessuale e sociale della femmina
rispetto al mondo maschile, l'implicito incitamento alla violenza contro
le donne. La leader femminista Katherine MacKinnon ha descritto la pornografia
come "lo stivale dell'uomo sul collo della donna".
Nadine Strossen, docente di diritto costituzionale alla N.Y. University,
esponente e fondatrice di gruppi femministi per la libertà d'espressione,
nel suo libro Difesa della Pornografia sottolinea, al contrario, come
vi siano molti film porno dove lo stivale è calzato dalla donna
ed è letteralmente posto sul collo dell'uomo. Molti film raffigurano
donne in ruoli dominanti piuttosto che subordinate e sottomesse e contengono
molte immagini ed idee positive per le donne ed il femminismo. Non ultima
la presentazione di donne poliandriche, sessualmente attive, intraprendenti,
sostanzialmente emancipate.
I film porno realizzano uno degli archetipi essenziali dell'erotismo
maschile: la donna che partecipa entusiasticamente e pariteticamente
all'attività sessuale. Dunque viene a ritagliarsi un ruolo che
non è assolutamente consolidato in una società ancora
implicitamente sessista come la nostra e mostra delle eroine, attrici
sociali di modelli di comportamento presentati come positivi ed, in
quanto tali, auspicabili.
Il fatto che la pornografia si è sempre ribellata alle costrizioni
convenzionali è la ragione per la quale ha sempre provocato preoccupazione
ed avversione tra i moralisti ed i politici conservatori. Margaret Jakob
mette in evidenza il ruolo storico della pornografia nell'indebolire
l'autorità dello stato e rafforzare la democrazia, schernendo
il credo dogmatico religioso.
Ann Snitow sottolinea la potenza sovversiva del genere che è
capace di sfidare lo status quo delle strutture sociali che inibiscono
la libertà femminile. Il sesso ha un enorme forza nell'abbattere
le barriere individuali e sociali e non a caso negli U.S.A. la pornografia
è sempre stata vicina al movimento politico democratico-progressista.
Insomma, senza dubbio vi sono prodotti pornografici che rappresentano
la femminilità in modo degradante e lesivo ma, è semplicemente
falso affermare che lo stereotipo maschilista è prototipico nella
pornografia. Ad esempio i film che mostrano scene di stupro in modo
compiacente risultano assolutamente minoritari e sono poco rappresentativi
del genere.
Anche la critica del mondo delle produzioni pornografiche come un mondo
maschilista privo di scrupoli che sfrutta attrici reclutate con l'inganno
e la coercizione dove non esistono né garanzie né diritti
per le attrici è piuttosto lontano dalla realtà.
Linda Mrchiano attrice protagonista del porno cult Gola Profonda è
stata per anni il simbolo della campagna pro censura di una gran parte
dei gruppi femministi statunitensi. La Marchiano rivelò le violenze
e le coercizioni che subì per essere indotta a recitare nel film.
Nadine Strossen sottolinea però come la Marchiano sia un simbolo
suo malgrado. Infatti, le violenze furono esercitate esclusivamente
dal marito che non aveva alcuna relazione col mondo della pornografia.
Nella sua autobiografia l'attrice descrive, invece, il set cinematografico
come una sorta di rifugio dalla realtà brutale in cui viveva:
"Quaslcosa stava accadendo, nessuno mi trattava come un bidone
della spazzatura (...) Ridemmo molto il primo giorno di riprese (...)
e nessuno mi chiese di fare qualcosa che non desiderassi fare".
La Strossen ricorda poi come la Marchiano proseguì la carriera
di pornostar seguendo esclusivamente la propria volontà.
Sostenere che nessuna donna può autenticamente e liberamente
scegliere di intraprendere una tale carriera e che le ordinarie leggi
e norme sindacali contro lo sfruttamento del lavoro e la violenza in
generale, nel mondo della pornografia non sono sufficienti significa
sottoscrivere l'idea che le donne devono essere messe sullo stesso piano
dei bambini e dei minorati mentali come categorie deboli da proteggere
dalla circonvenzione di incapace.
IN
SINTESI:
Noi, alla fine degli anni '90, etichettiamo come pornografico qualsiasi
film che mostri la penetrazione tra gli organi sessuali o il dettaglio
della loro masturbazione. Affermato questo, in sostanza nulla abbiamo
detto. Un film pornografico può essere squallido e degradante
oppure un capolavoro dell'arte tutta. Non sono le scene di sesso che
lo devono determinare ma le sue caratteristiche estetiche. Dal punto
di vista sociale come per quello artistico non si può affermare
a priori che la pornografia sia deleteria per alcuno. Vi sono sicuramente
dei prodotti offensivi e pericolosi ma ve ne sono altri il cui impatto
progressista andrebbe solo osannato. Trovare dei capolavori artistici
(n.b.: non delle opere) nel cinema a luci rosse è però
ardua impresa poiché mancano i presupposti strutturali.