|
(Felicias's Journey, col. 115', Canada 1999) Regia/Sceneggiatura: Atom Egoyan. Soggetto: dal romanzo omonimo di William Trevor. Fotografia: Paul Sarossy. Montaggio: Susan Shipton. Scenografia: Jim Clay. Costumi: Sandy Powell. Musica: Michael Danna. Interpreti e personaggi: Bob Hoskins (Hilditch), Arsinée Khanjian (Gala, la madre), Elaine Cassidy (Felicia), Sheila Reid (Iris), Nizwar Karanj (Sidney), Peter Mc Donald (Jonny), Gerard McSorley (padre di Felicia), Gavin Kelty (Shay Mulroone), Brid Brennan (Mrs. Lysaght), Claire Benedict (Miss Calligary). Produttore: Bruce Davey. Produttori esecutivi: Paul Tucker, Ralph Kamp. Distribuzione: BIM. ![]() Tratto dal romanzo di William Trevor, Felicias's Journey tesse l'inestricabile filo che lega passato e presente e, tra loro, persone segnate da "danni" e dolori simili. Felicia e Hilditch si incrociano per caso: la ragazza è appena sbarcata a Birmingham dall'Irlanda alla ricerca del suo ragazzo, trasferitosi per lavorare, ignaro, prima della partenza, della gravidanza di Felicia; Hilditch è un ometto tranquillo, di mezz'età, supervisore del catering di una grande fabbrica della città. Hilditch vive da solo e coltiva una meticolosa passione per l'hobby della cucina. Hilditch ha anche un altro hobby: aiuta e consola le donne angosciate o nei guai che incontra, le riprende con una piccola videocamera nascosta, e quando queste, rincuorate, decidono di andarsene, le uccide. Hilditch è un mostro, astuto, tristissimo, compassionevole. Ma mostruosità e infelicità non nascono dal nulla: dietro la mostruosità di Hilditch c'è una madre divoratrice che vediamo nelle riprese d'epoca esporre le proprie complicatissime ricette al pubblico televisivo; dietro l'infelicità di Felicia c'è il "mostro" storico della guerra tra Irlanda e Inghilterra, riassunto da una battuta agghiacciante del padre di lei alla notizia della sua gravidanza: "tu porti il nemico dentro di te". Atom Egoyan ha il dono magnifico di far scorrere il passato ed il presente l'uno dentro l'altro senza soluzione di continuità. I flashback che riassumono la storia di Felicia si saldano alla narrazione presente senza il minimo scarto visivo e cromatico; quelli che piano piano identificano la "malattia " di Hilditch scorrono invece attraverso le immagini consumate della televisione e del video, come se tutto per lui filtrasse attraverso un'antica riproduzione della figura materna, negli unici momenti (appunto quelli davanti alle telecamere) in cui la madre diventa sollecita nei confronti di un bambino troppo grasso e maldestro. Hilditch è tutto " scritto " nel magnifico piano sequenza che all'inizio del film attraversa lentamente la sua casa, oggetto per oggetto, stanza per stanza, fino a raggiungerlo nella grande cucina dove, davanti a un video della madre gourmet, sta preparando un manicaretto. ![]() Felicia è tutta scritta nella sequenza successiva, quando il regista ce la mostra in campo medio, inquadrata dall'alto sul ponte di una nave, con lo sguardo rivolto alla terraferma: una fuggiasca che porta con sé un dolore antico, dal quale si libererà soltanto nell'ultima inquadratura, quando - sempre dall'alto - la vedremo allontanarsi su una piazza. Ancora una volta Egoyan costruisce un racconto che sta in equilibrio perfetto tra un genere (in questo caso un thriller) e il mondo favolistico e i suoi tabù. Favole che oggi sono anche quelle ereditate dal cinema: Peeping Tom di Powell e Psycho di Hitchcock sono i due punti di riferimento palesi di Felicias's Journey, insieme alla citazione letterale de Il sospetto di Hitchcock (quando Hilditch sale le scale portando a Felicia la tazza di caffè drogato) e all'improvvisa apparizione, sugli schermi che disseminano il film, della fiammeggiante Rita Hayworth nella danza di Salomé. Il film dipana lento il proprio intreccio di psicologie, dissemina indizi della patologia di Hilditch, tratteggia lo smarrimento di Felicia attraverso i suoi silenzi e la sua piccola figura in campo lungo. Bob Hoskins attraversa le lunghe sequenze mute (animate solo dalla voce materna che, con intollerabili francesismi ripete le sue locuzioni di cucina al televisore), con delicatezza ambigua, in un'interpretazione tutta basata su soprassalti muscolari impercettibili, sull'acume improvviso dello sguardo, su inaspettati smarrimenti. Anche lui, come Felicia e il suo bambino, uno di quei ragazzini perduti, rimpianti o inseguiti da Egoyan in Exotica e Il dolce domani. Ma, a differenza di tutti i film precedenti di Egoyan, questa volta l'assillo, il dolore, l'ingiustizia, il senso di colpa e di rovina non ruotano intorno al tema della paternità, ma intorno a quella della maternità, divorante, distruttiva. Uno scarto che leggiamo con compassione nella frase di Hilditch rivolta a Felicia a metà circa del film: "le madri, a volte, sono difficili". Studi generali Positv: n° 406 Cineforum: n° 382 24 images: n° 67 Les inrockutibles: n° 46 Séquences: n° 144 Filippo D'angelo, Alberto Ronchi (a cura di), Ombre elettroniche - Il cinema di Atom Egoyan, Ferrara 1991 Carole Desbarats, Jacinto Lageira, Daniele Riviere, Paul Virilio, Atom Egoyan, Editions Dis Voir, Paris 1993 Luca Sandrini, Alberto Scandola (a cura di), Solitudini troppo silenziose - Il cinema di Atom Egoyan, Verona 1999 In rete: The Egoyan Nucleus - Web Guide to Atom Egoyan http://www.cruzio.com/-akreyche/atom.html http://www.sundancechannel.com/focus/egoyan/ |
||||