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Blood for Dracula
(Dracula cerca sangue di vergine... e morì di sete) (V.M.18)


di Paul Morrissey (Horror/Italia-Francia/1974/93min)
con Joe Dallessandro, Udo Kier, Arno Juerging, Vittorio De Sica, Stefania Cassini, Roman Polanski
effetti speciali di Carlo Rambaldi
www.rarovideo.com



"Dracula", come del resto "Frankenstein", rappresentano una svolta importantissima per il cinema di Morrissey, così come lo è per Warhol e più o meno tutti i personaggi fino ad allora coinvolti nella realizzazione dei films della Factory. Più di ogni altro forse lo è per Joe Dallesandro, che da allora non sarà mai più in un film di Morrissey. Joe stava al cinema di Warhol/Morrissey esattamente come Topolino per la Disney. Quindi è forse utile parlare di queste piccole rivoluzioni: a proposito questo è il primo e sicuramente l'unico film di Morrissey a mettere in scena un vero rivoluzionario: l'affascinante operaio (Joe), che si scaglia violentemente contro la corrotta razza padrona, alla quale non risparmia nessuna critica ed invettiva, e che disegna con evidenza nella sua stanza la falce e martello. Per tutti noi che eravamo abituati a minuscoli budgets e pochissimi giorni a disposizione, venire a Roma, a Cinecittà, che per Paul, grande amante del cinema italiano, rappresentava un piccolo sogno, fu un periodo molto breve ma molto particolare. Il lusso di poter avere a disposizione attori di ogni nazionalità magari per un cammeo, come nel caso di Vittorio de Sica (che peraltro interpreta un nobile rovinato dal gioco!!!) o di Roman Polanski è stato qualcosa che ci ha anche francamente spiazzato

.

A tutti, compresa Pat Hackett quella dei famosi "Diari" di Andy Warhol che - e qui rivelerò senz'altro un piccolo segreto - essendo la sceneggiatura praticamente inesistente, scriveva di notte I dialoghi per il giorno dopo. Il grande merito di Morrissey è stato quello di non farsi assolutamente intimidire o prendere la mano da questa nuova dimensione. Lui ha saputo usare tutto questo per fare un omaggio al cinema dei maestri che amava attraverso le immagini filmate perfettamente da Luigi Kuveiller . Ma l' humor, il gusto per la provocazione ed il paradosso, lo schiaffo ai luoghi comuni sono qui presenti tutti con la stessa grande freschezza del "lontano" "Flesh". Ancora una volta ha saputo dare una grande lezione: ha fatto un film di "genere" senza gli stereotipi del genere, ha conservata intatta la sua personalità di autore e di osservatore acuto ed iconoclasta della storia, dei costumi e della letteratura e ci ha dato un film che più lo si vede, più continua a stupirci e divertirci.

(Mario Zonta/Andy Warhol Foundation/www.rarovideo.com/****)




PAUL MORRISSEY