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Sebastiane
(V.M.18)
di Derek
Jarman (Storico-Drammatico/Gran Bretagna/1976/90min)
con Leonardo Treviglio, Barney James, Neil Kennedy, Richard Warwick, Donald
Dunham, Lindsay Kemp
Musica di Brian Eno (versione originale con sottotitoli)
www.rarovideo.com

A differenza di altri film di Jarman, ridondanti di suggestioni visive
fino al kitsch più esasperato, Sebastiane è un film di
"sottrazione", scarno, ascetico, essenziale. A parte la prima
sequenza ambientata nella dimora dell'imperatore Diocleziano, dove vediamo
il danzatore Lindsay Kemp in uno scenario orgiastico e colorato in cui
i fasti della Roma del IV secolo dopo Cristo vengono associati ai party
della Londra trasgressiva anni '70, il resto del film è iconograficamente
più vicino alla produzione in super8 del regista inglese. Del
resto la storia di Sebastiano - caduto dalle grazie dell'imperatore
e declassato da capitano delle guardie di palazzo a soldato romano vessato
dai suoi commilitoni -, ha come sfondo una torre in riva al mare e un
paesaggio desertico (il film è stato girato parte in Inghilterra
e parte in Sardegna). Per rendere più rigorosa la messa in scena
Jarman e il co-regista Paul Humfress scelgono di far recitare gli attori
in latino, pur contaminato da un'inevitabile inflessione britannica.
La figura di san Sebastiano votato al martirio per non aver ceduto alle
profferte del suo superiore, il capitano Adriano Severo, è riletta
da Jarman non solo in chiave omosessuale ma è velata di allusioni
al paganesimo più che al cristianesimo (la sua venerazione per
il dio Sole). Intorno a lui c'è il vuoto e la noia che avvolge
questi personaggi lontani dai vizi della capitale e forzatamente a contatto
con la natura selvaggia in attesa di combattere un nemico che non c'è.
Esemplare è il modo in cui Jarman e Humfress presentano i corpi
dei soldati, intrisi di brutale sensualità di tribale candore.
Certo a volte stonano le sequenze con i soldati che amoreggiano come
se si trovassero in un camping gay più che in una guarnigione
romana, ma è facile capire che 25 anni fa Sebastiane e altri
film di Jarman rappresentavano dei veri e propri manifesti etetico-politici
per l'intera comunità omosessuale.
La scelta di eliminare i suoni dalla sequenza del martirio - rispettando
naturalmente la classica iconografia del santo trafitto dalle frecce
- e lasciando in sottofondo unicamente il rumore del vento, rende ancora
più straniante il rituale di una morte a lungo annunciata e ritardata.
Segue una lunga inquadratura finale grandangolare (accompagnata dalla
musica di Brian Eno) in cui i corpi di Sebastiano e del fedele amico
Giustino si mescolano tra le rocce a quelli dei loro carnefici, con
un'asprezza cromatica ed una ruvidezza compositiva memore soprattutto
della pittura quattrocentesca di un Giovanni Bellini o di un Andrea
Mantegna (mentre l'efebicità corporea del santo ricorda Antonello
da Messina) piuttosto che di un Caravaggio, oggetto di un successivo
lungometraggio del compianto cineasta.
(Bruno Di Marino/www.rarovideo.com/*****)
DEREK JARMAN 
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