
The driller killer (V.M.18)
di Abel
Ferrara (Drammatico/USA/1979/90min)
con Abel Ferrara, Carolyn Marz, Baybi Day, Harry Schultz, Alan Wynroth,
Peter Yellen
www.rarovideo.com

"Driller Killer é il primo lungometraggio ufficiale di Abel
Ferrara, distribuito anche fuori New York, prodotto dalla neonata Navaron
Film composta da amici e conviventi di loft. Lo gira in sedici millimetri
con un budget di appena cinquantamila dollari, ouverture di una sorta
di trilogia della violenza metropolitana sui serial killer (con L'Angelo
della vendetta e Paura su Manhattan), ma anche film ponte: tra l'esperienza
frammentaria del cortometraggio come ribellione-provocazione politica
e un fideistico progetto di cinema, esplorato, impugnato, ridiscusso.
Driller Killer e' un film sporco e cattivo, mosso dal piacere di filmare
il topo in trappola: un piccolo artista selvaggio, pittore di bisonti,
tra gli Warhol supponenti del mercato a New York nel businnes della
moda punk."
(Silvio Danese/Tratto dal libro "Abel Ferrara"/Edizioni Le
Mani)
Un coniglio scuoiato. Glabro, viscido, molle e sanguinante.
Basta questo, ha notato la critica, a ricordarci che nell' albero genealogico
di questo film dal titolo "splatter" e horror, c'è
più il Polanski di Repulsion (nel quale Catherine Deneuve aveva
a che fare con un identico mammifero, con la stessa aria sconcertata
ed enigmatica del protagonista di questo film) che non la violenza meccanizzata
e trionfale di "Non aprite quella porta". Gli omicidi a colpi
di trapano, occupano una parte residua dell'intera pellicola e sono
per la maggior parte montati in una sequenza d'accumulo, tutti insieme.
Perché il pittore Reno inizia a far fuori barboni e homeless
con l'ausilio di un elettrodomestico portatile?

E' il secondo film di Abel Ferrara, cresciuto nel Bronx e naturalizzatosi
come artista nel clima della New Wave della fine degli anni settanta.
Il primo, di cui l'autore ha parlato assai raramente, è un film
porno dal titolo che non ha bisogno di spiegazioni (Le nove vite di
una passera bagnata) e che forse ha visto il regista anche come interprete.
Ma la sequenze d'esordio di "The Driller Killer" (un crocefisso,
una chiesa, il protagonista tra i banchi) conferma oltre ogni dubbio
che nei suo cromosomi di italo americano, il cinema di Scorsese e film
come Mean Streets non sono passati invano. Il personaggio principale
del film, interpretato dallo stesso Ferrara, non è l'erede della
solitudine, della nevrosi, del bisogno di delitto e castigo che erano
i tratti caratteristici del protagonista di "Taxi Driver"?
Nessuno sa perché Reno diventi un serial killer, a meno che i
suoi problemi economici (sta terminando un quadro di cui ha già
divorato i possibili ricavi), come ha scritto "Time Out",
non lo portino ad eliminare coloro che, al fondo della società,
teme, prima o poi, di raggiungere. La sua vita è fatta di pennellate
di rifinitura ad un enorme, bellissimo e inquietante bisonte (dipinto
dal pittore Douglas Anthony Metro, la cui vita ha ispirato il film),
erramento metropolitano nel quartiere più popolare ed etnico
di New York (il Lower East Side), futili battibecchi, disturbi sonori
(il telefono, che scaglia dalla finestra, un gruppo rock, The Rooster,
che suona nella stanza accanto, le donne con cui abita e che si permettono
di commentare il suo lavoro). L'omicidio non impone un senso a questa
materia promiscua e inerte dominata da verde bile e rosso cellophan
e la sceneggiatura, in verità, non fornisce un grande aiuto (il
film inizia con un contatto e fuga del pittore con suo padre, ma tutto
questo non ha alcun seguito). Il più interessante autore americano
emerso dagli anni ottanta ad oggi, prende le mosse, con questo film,
da un rituale cruento stilizzato ed anonimo in cui traccia come con
una bomboletta sulla parete di un edificio in rovina, alcuni punti che
ritorneranno in continuazione nel suo cinema: il confronto con la violenza
dei miti della cultura cattolica (la crocefissione di una delle vittime:
la sequenza che Ferrara ama di più tra quelle del film), il terrore
e l'attrazione per le discese agli inferi e l'espiazione che esse provocano,
il sapore di un cinema sgranato, tossico, ormonale capace di creare
forti ibridi tra sguardo documentario e trance attoriali, lunghe, esplorative
inquadrature in discoteche, bar, interni claustrofobici e improvvise
accensioni di violenza e montaggio. C'è qualcosa, nei suoi film,
che spesso si avvalgono, come questo, della collaborazione dello scrittore
integralista Nicolas St. John e del musicista Joe Delia, che lo porta
in continuazione a sporgersi dagli abissi per scrutare nel lago buio,
nel gorgo funereo e commovente del male, nell'occhio assurdamente inespressivo
e minaccioso del bisonte. Il cinema di Ferrara non è fatto per
accompagnarsi a degustazioni e intrattenimento: "Questo film deve
essere suonato a volume alto" è il primo cartello di "The
Driller Killer".
(Mario Sesti/www.rarovideo.com/****)
ABEL FERRARA 