
Regia di Stephan Elliott: filmografia
The Eye - Lo sguardo (Eye of the Beholder 1999); Priscilla, la regina
del deserto(The Adventures of Priscilla, Queen of the Desert 1994) Scherzi
maligni (Frauds 1993).
Tre eccentriche reginette del cabaret travestiti, Bernadette
(Terence Stamp) Tick alias Mitzi, (Hugo Weaving) e Adam, alias Felicia
(Guy Pearce), dopo la morte dell’amichetto di Bernadette, decidono
di partire da Sydney per uno spettacolo ad Alice Spring, cittadina sperduta
in mezzo al deserto, intraprendendo un assurdo e indiavolato viaggio.
Attraversano la polverosa autostrada con una scalcinata corriera rosa
shoking ribattezzata Priscilla, carica di lustrini, piume di struzzo
e vestiti di scena mozzafiato e kitch che si sono meritati l’oscar
come migliori costumi di scena. A causa di un guasto i tre si devono
fermare in un posto desolato dove riescono a coinvolgere il meccanico
Bob nel loro viaggio, dopo che questi è stato ripudiato dalla
moglie orientale trovata per corrispondenza. Ad Alice Spring li aspettano
l’ex moglie lesbica di Tick, e il figlio di otto anni che lo seguiranno
nel suo viaggio di ritorno a Sydney. Bernadette invece, folgorato d’amore
per Bob e ricambiato, decide di fermarsi sul posto. Il loro chiassoso
viaggio è all’insegna di prove di show, ricordi e confidenze
sulla scoperta della loro identità sessuale e sui travagli sulla
loro vita professionale. Strepitoso terzetto di attori, in grado di
reggere le battute irriverenti e a volte crude sui gay senza mai banalizzarne
la figura, rende la commedia anticonformista ed esaltante, tale da spiccare
su i tanti altri film a tematica omosessuale delgli ultimi anni. L’idea
della commedia, nata con la sfilata di carnevale che i gay organizzano
a Sydney, recupera con gli effetti musicali il glamour del musical e
delinea in modo eccellente la figura del drag queen, tanto che a Sydney,
alla chiusura dei giochi olimpici del 2000, 40 drag queen hanno sfilato
su diretta ispirazione del film. La colonna sonora comprende brani di
forte impatto tra cui “a fine romance” interpretata da Ella
Fitzgerald e l’aria “sempre libera” di Verdi.La musica
è essenziale per questo film curioso, intrigante, e meno pazzo
di quanto i suoi personaggi vi lascino intuire a prima vista.
(www.Pulpweb.it)
Bernadette, Mitzi, e Felicia sono i nomi d'arte di Ralph,
Tick e Adam, tre travestiti che si esibiscono in un collaudato musical-karaoke
a Sidney. L'ultimo "amichetto" dell'attempata Bernadette è
morto, e per distrarsi decide di accompagnare Mitzi ad Alice Springs,
dove la ex moglie di questi ha organizzato una tournée. Per trasportare
i loro sgargianti costumi di scena, Ralph, Tick e Adam decidono di affittare
un vecchio torpedone rosa shocking al quale hanno dato il nome di "Priscilla".
Ma il viaggio viene interrotto in pieno deserto per un guasto al mezzo.
Tra i ricordi d'infanzia e confidenze sulla scoperta della loro vocazione
transessuale, i tre approdano ad una cittadina dove un grasso e bonario
meccanico, Bob, li aiuta a riparare il mezzo. Dopo uno show, un tentativo
di linciaggio di Felicia ad opera di minatori infuriati sventato da
Bernadette e Bob, e il ripudio della moglie orientale acquistata per
corrispondenza da quest'ultimo, Bob segue i tre nuovi amici nell'avventura.
Tick confida le sue preoccupazioni agli amici: è in realtà
sposato, ed oltre alla moglie Marion, un figlio di otto anni lo attende
ad Alice Springs; ma all'arrivo il ragazzino e la moglie lo accolgono
con estrema simpatia e comprensione. Agli spettacoli assiste anche il
rampollo, per nulla impressionato dall'ambiguità del padre, forse
perché già abituato all'omosessualità della madre.
Al genitore chiede se ha già, o intende farsi un compagno. Mentre
moglie e figlio seguono Tick a Sidney, Bob e Bernadette, innamorati,
decidono di fermarsi sul posto.
(www.it.movies.yahoo.com)

Questo film racconta il viaggio di tre uomini attraverso lo sconfinato
paesaggio australiano, con fotografia e musiche strepitose.
I tre protagonisti sono gay di età differente: un giovane, un
adulto ed un uomo più grande ed estremamente affascinante. Tutti
si aspettano qualcosa da questo viaggio, al temine del quale li attende
l'ingaggio presso un hotel in cui esibirsi con il loro spettacolo ispirato
alle "Abba", il gruppo svedese icona delle drag queen.
Il giovane cerca conferme della propria identità, non da un punto
di vista sessuale, ma come persona, poichè essendo rifiutato
dalla propria famiglia deve trovare in se stesso ed all'esterno il proprio
valore interiore ed intimo.
Il più grande e provato appare stanco, quasi cercasse un nuovo
spunto per ritrovare il piacere di vivere.E' una figura affascinante,
una donna d'età carica di charme, dotata di un'eleganza naturale
che più volte mi ha celato la sua reale mascolinità.
L'uomo adulto è ansioso, oltre all'ingaggio, al suo arrivo incontrerà
un figlio di circa 8 anni, a cui dovrà cercare di far capire
di volergli bene, e di poter essere un buon padre per lui anche se mette
scarpe alte e parrucche.
Questo film è molto bello, racconta il viaggio di questi uomini,
in cui il più grande troverà anche l'amore,ed anche il
contrasto percorso psicologico che in gay devono spesso affrontare per
essere accettati ed accettarsi.
L'amore, i sentimenti, i rapporti, i problemi sono raccontati senza
una morale a priori, ma guardando gli eventi acriticamente, lasciando
che le emozioni si impadroniscano dei personaggi e degli spettatori,
prescindendo dalla sessualità di chi li prova. L'amicizia, l'amore
per un compagno o per un figlio sono sempre gli stessi sentimenti, non
cambia il loro valore in funzione del sesso delle persone coinvolte.
Questo dice il film, ed io ci credo.
(www.dooyoo.it)
Anthony/Mitzi (Hugo Weaving), Adam/Felicia (Guy Pearce) e Bernadette,
al secolo Ralph (Terence Stamp), lasciano Sydney a bordo del pullman
Priscilla per recarsi ad Alice Springs, nel centro del deserto australiano,
per una serie di spettacoli di drag queens. Sarà l’occasione
per incontrare la propria ex-moglie ed il proprio figlio, e nello stesso
tempo far riemergere ricordi, confrontarsi e scontrarsi con la realtà
della provincia australiana, e magari trovare un nuovo amore…
Priscilla, la regina del deserto costituisce il classico esempio di
film-cult, maturato col tempo e capace di ritagliarsi uno spazio nell’immaginario
collettivo cinematografico.
La ragione del suo successo è forse, e sorprendentemente, legato
in superficie ad un’immagine stereotipata dell’omosessualità
(molto “queer”, anzi “queen”, come suggerisce
il titolo), in un certo senso dunque rassicurante perché tradizionale,
ma pur sempre eccessiva e “pirotecnica”, proprio in un momento
storico in cui il politically correct cominciava ad appiattire le differenze
e a smussare gli spigoli, scatenandosi contro certi eccessi e ridisegnando
l’identità delle minoranze sullo schermo (cinematografico
e televisivo).
Sotto l’apparenza di una commedia poco innovativa nello sfruttare
il potenziale comico derivante dal travestitismo, Priscilla riesce a
spiccare nel mucchio delle sempre più numerose pellicole a tematica
omosessuale uscite negli ultimi anni per la corrosività che nasconde
sotto l’approccio macchiettistico a questa realtà (conscio
del cambiamento socioculturale avvenuto a partire dagli anni Settanta,
quando il cinema mainstream propendeva verso una rappresentazione omofobica
o ridicolizzante di gay e lesbiche).
E per il cinema australiano questo film costituisce un bel riconoscimento
al suo coraggio e alla sua capacità di rischiare, laddove Hollywood
teme di osare per paura di apparire troppo rivoluzionaria (e infatti
il remake A Wong Foo… con Swayze/Snipes/Leguizamo non vale l’originale).
La pellicola di Elliott riafferma, dunque, l’identità forte
di una minoranza scegliendo di narrare le vicende di due travestiti
e di un transessuale. Infischiandosene del rischio di assimilare per
l’ennesima volta l’intera realtà gay con la sua parte
più sfacciata e stereotipata, il regista arriva a rappresentare
temi e situazioni difficilmente riscontrabili in altre cinematografie
votate alla correttezza politica: un padre gay ed una madre lesbica
capaci di instaurare un rapporto già maturo e consapevole con
il proprio figlio, un uomo che si innamora e va a vivere con un transessuale,
l’intolleranza ai limiti della violenza fisica (paradossalmente
lo stupro), la pedofilia entro le mura domestiche.
Il risultato è un film godibile, sorretto da una sceneggiatura
intrisa di battute esplosive che ne sottolineano ancor di più
la sana “scorrettezza”, ma capace di incrinare e di rivelare
l’umanità che sta sotto quello stereotipo sul quale il
film sembra apparentemente campare. Forse una maggior audacia avrebbe
offerto uno scarto maggiore rispetto al cinema perbenista (non c’è
nessun bacio, ad esempio), ma è anche comprensibile come Elliott
abbia deciso di giocare entro dei margini che gli permettessero di essere
maggiormente visibile e recepibile per non vanificare il proprio sforzo.
La sua regia indugia spesso sui volti e le espressioni di meraviglia
di chi si trova inaspettatamente a confronto con queste tre creature
venute da Ur-ano (la pronuncia inglese è sfacciatamente più
esplicita): uno spettacolo sorprendente, che pone i tre protagonisti
sullo stesso piano degli aborigeni e dell’interesse antropologico
di cui sono fonte. È proprio con gli aborigeni che si instaura
il rapporto più caldo e cordiale, nello scenario del “bush”
australiano, elemento/concetto imprescindibile nella cultura, soprattutto
letteraria, del “Down-under”, luogo di legami ancestrali
che esalta la spontaneità e la vitalità di chi vi si immerge
(più di una volta Elliott allarga l’inquadratura per amalgamare
paillettes kitsch e scenari mozzafiato).
Fantastica la colonna sonora, incentrata su brani dance che spaziano
dagli anni Settanta agli anni Novanta, che sa sfruttare abilmente camp
e gusto retrò delle liriche delle sue canzoni. Costumi folli
e geniali premiati con l’Oscar. Un trio di attori ispirati, con
un Terence Stamp da shock e Weaving e Pearce alle soglie della fama
mondiale (rispettivamente con Matrix e L.A. Confidential, nonché
Memento).
(www.lisoladeltesoro.com)