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Un film di Alejandro Amenábar. Con Rachel
Weisz, Max Minghella, Oscar Isaac, Ashraf Barhom, Michael Lonsdale.
durata 128 min. - Spagna 20
Trailer

Mentre
già i primi di marzo è stata trasmessa alla TV armena, è
annunciata solo per il 30 aprile l'uscita nelle sale italiane, ad un anno
di distanza dalla presentazione a Cannes, dell'ultima opera di Alejandro
Amenábar già autore dello splendido film pro eutanasia Mare
Dentro e premio Oscar con The Others (2001). I ritardi distributivi per
un colossal da 60 milioni di euro firmato da un regista sulla cresta dell'onda
portano in modo del tutto legittimo e naturale a pensare che le difficoltà
intercorse fossero di natura politico-culturale. Il film, infatti, tratta
la mitica figura di Ipazia, filosofa neo-platonica, matematica e astronoma
pagana, che nel 415 dc ad Alessandria d'Egitto fu orribilmente massacrata
dagli estremisti cristiani su ordine di quello che la Chiesa venera ancora
come San Cirillo. Cirillo, vescovo di Alessandria, ordinò che fossero
poi distrutte tutte le sue opere, i tredici volumi di commento all'aritmetica
di Diofanto, gli otto volumi delle Coniche di Apollonio, trattato sulle
orbite dei pianeti, il trattato su Euclide e Claudio Tolomeo, il Corpus
astronomicum, i testi di meccanica, gli strumenti scientifici da lei inventati.
Per questo motivo oggi di Ipazia non è rimasto quasi più
nulla se non il ricordo della figura di martire pagana e del libero pensiero
scientifico celebrata tra gli altri anche da Raffaello che nell'affresco
La Scuola di Atene la rappresenta come l'unico personaggio con lo sguardo
rivolto verso lo spettatore.
Donna bellissima e, per spessore culturale e indipendenza del pensiero,
figura femminile più unica che rara della storia antica, Ipazia
è vittima sacrificale sull'altare dell'estremismo religioso anche
di un Cristianesimo che l'agiografia vorrebbe solo ricordare come "religione
d'amore e fratellanza" quando piuttosto è stata molto più
spesso religione d'odio e sopraffazione esattamente come tutte le religioni
quando diventano strumento di affermazione politico-sociale.
L'agorà era la piazza, il luogo che la cultura greca che sta alla
base del pensiero occidentale deputa all'incontro. Nell'agorà alessandrina
si è registrata una situazione di straordinario fermento intellettuale
e convivenza ecumenica fino a quando gli estremismi religiosi non hanno
iniziato a portare la Civiltà nel Medioevo sostituendo le speculazioni
sul sistema eliocentrico con quelle della centralità di Dio e della
Chiesa.

Le violenze che infettano il suolo sono rappresentate da Amenábar
con maestria tale che raggiungono l'apice attraverso riprese aeree ed
addirittura satellitari. Andrà riportata nella storia del cinema
la sequenza dove gli estremisti cristiani sono ripresi intenti a devastare
la mitica Biblioteca di Alessandria. Nel "pantheon" della biblioteca
la camera inizia lentamente ed inesorabilmente ad inclinarsi fino a capovolgersi
come a sottolineare il sovvertimento del mondo e delle sue leggi. Il movimento
prosegue allontanandosi uscendo dall'oculo della cupola. Viene inquadrata
l'agorà infestata da insetti velocizzati che altro non sono che
uomini industriati nella distruzione sistematica della cultura e nel massacro
di altri uomini. Il movimento di camera si allontana ancora fino ad inquadrare
la Terra dall'alto nello splendore del moto planetario oggetto degli studi
della grande scienziata. Le leggi della fisica rimangono impassibili di
fronte alle pretese del raziocinio in delirio.

Se qualcuno fosse tentato di affermare che il regista
ha calcato la mano in senso anti-cristiano tenga prima presente che Amenábar
ha rappresentato il martirio di Ipazia in modo molto più tenue
di quanto riportato dalle cronache storiche. Un film assolutamente da
non perdere. Voto 9.
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