
di Martin Scorsese (USA/1974/112min.)
Trama
Dopo un matrimonio infelice, Alice Graham resta vedova con Tom, un figlio
dodicenne, e decide di tornare a Monterey, sua città natale,
lavorando qua e là per racimolare i soldi del viaggio. Ad Albuquerque
la donna viene ingaggiata come cantante in un motel e s'innamora di
Ben. Ma costui è già sposato e un giorno, mentre la moglie
sta chiedendo ad Alice di andarsene, l'uomo irrompe nella stanza e malmena
le due donne e il bambino. Madre e figlio riprendono il viaggio. In
un ristorante dove è assunta come cameriera, Alice incontra David,
che resta affascinato dalla donna e cerca di farsi amico il ragazzo.
Ma Tom non accetta la relazione della madre con l'uomo; scappa insieme
ad una bambina, compie qualche furtarello ed è preso dalla polizia.
Alice, che aveva lasciato David, è costretta a ricorrere al suo
aiuto. Alla fine David torna al ristorante, si avvicina ad Alice e le
chiede di tornare con lui: stavolta Tom sembra essere contento della
situazione.
Recensioni
Ogni volta che Scorsese si mette dietro la macchina da presa, seppur
per realizzare opere “rilassate” come questa, è un
capolavoro. “Alice non abita più qui” racconta la
storia di Alice che, rimasta vedova, decide di mettere tutte le sue
cose in macchina –compreso un figlio adolescente difficile e piuttosto
viziato- e attraversare l’America per raggiungere Monterrey, non
solo luogo di nascita della protagonista ma città dei desideri,
in cui i sogni della Alice bambina potranno, forse diventare realtà.
Nel suo lungo viaggio, la donna si ferma in alcune città sperando
di poter diventare finalmente una cantante, ma rinuncia a recuperare
i propri desideri irrealizzati quando, in quel di Phoenix, si mette
a fare la cameriera e incontra l’amore. Questa è una commedia
malinconica che si basa sul talento dell’allora trentaduenne Martin
Scorsese e sull’interpretazione di una bravissima Ellen Burstyn
(premiata con l’Oscar quasi a risarcirle quello rubatole l’anno
precedente da Glenda Jackson). Il regista ci regala un antefatto -strepitoso
omaggio a Judy Garland- in cui vediamo una bambina camminare per strada
e cantare una melodia che ricorda molto da vicino “Over the rainbow”,
e giurare che, presto o tardi, realizzerà i suoi sogni. E dall’atmosfera
irreale colorata con le sfumature del tramonto, il taglio brusco ci
porta alla vita quotidiana e squallida della vita adulta di provincia.
Ogni tentativo di riportare indietro le illusioni perdute si vanifica
quando Alice incontra l’amore, che sia il giovane violento (Harvey
Keitel) o il cow-boy rude e introverso (Kris Kristofferson). La sceneggiatura
è ricca di momenti memorabili e dialoghi formidabili, che nella
seconda parte del film prendono il sopravvento e mettono in risalto
i caratteri dei personaggi secondari, il cuoco-proprietario Mel e la
volgarissima cameriera Flo (una irresistibile Diane Ladd, candidata
all’Oscar) su tutti. Per essere una parentesi “leggera”
–ma solo in apparenza- nella strepitosa filmografia di Scorsese
(questa è l’unica commedia che ha firmato), c’è
da levarsi tanto di cappello e alzarsi in piedi di fronte ad uno dei
più grandi autori viventi. Pazienza se poi l’Academy sta
seriamente pensando di inserirlo –nella piacevole compagnia di
Kubrick e Hitchcock- nel club dei grandi esclusi.
Regista
Martin Scorsese è figlio di Charles e Catherine, operai in una
fabbrica tessile e figli di immigrati siciliani arrivati negli Stati
Uniti intorno al 1910. Cresce a Little Italy. A causa dell'asma che
lo affligge e che non gli permette di praticare nessuno sport o i normali
passatempi dei suoi coetanei, fin da piccolo passa gran parte del suo
tempo libero insieme al padre al cinema, dove prende confidenza con
i classici del cinema americano ma anche con la Nouvelle Vague francese
e il cinema italiano d'autore. Nel 1956 entra in seminario deciso ad
intraprendere la carriera ecclesiastica, ma ne esce un anno dopo perché
ritenuto non adatto. Vista la sua passione per il cinema decide così
di iscriversi alla scuola di cinema della New York University, dove
realizza i suoi primi corti: "Che sta facendo una ragazza carina
come te in questo posto" (1963) e "Non sei proprio tu, Murray?"
(1964). Si laurea nel 1964 e dopo aver girato un altro corto, "La
grande rasatura" (1967) inizia le riprese del suo primo lungometraggio
distribuito nelle sale nel 1969, "Chi sta bussando alla mia porta?"
che ha come protagonista il giovane Harvey Keitel. Si trasferisce ad
Hollywood dove per un periodo fa il montatore poi realizza un film a
basso costo, "America 1929: sterminateli senza pietà "
(1972). L'anno successivo torna a New York e gira "Mean Streets",
il film che lo segnala tra i registi emergenti degli anni '70 e che
vede la nascita del sodalizio artistico tra il regista e Robert De Niro.
De Niro infatti è interprete di altri suoi otto film, tra cui
"Taxi Driver" (1976), "New York, New York" (1977),
"Toro scatenato" (1980) e "Quei bravi ragazzi" (1990)
che figurano tra le pietre miliari del cinema statunitense e hanno contribuito
ad accrescere la fama internazionale di entrambi. De Niro, grazie a
"Toro scatenato" ha vinto l'Oscar come miglior attore (un
secondo Oscar per questo film è andato alla montatrice Thelma
Schoonmaker, che ha curato il montaggio della maggior parte dei film
di Scorsese da "Chi sta bussando alla mia porta?" in poi),
mentre con "Taxi Driver" il regista si aggiudica la Palma
d'Oro al Festival di Cannes. Nel 1974 Ellen Burstyn vince l'Oscar come
miglior attrice protagonista con "Alice non abita più qui"
che è stato fonte di ispirazione per la serie televisiva "Alice".
"Fuori orario" nel 1985 vince la Palma d'Oro a Cannes e il
Leone d'Argento a Venezia per la miglior regia. Ma il suo primo grande
successo al botteghino è "Il colore dei soldi" nel
1986 (remake di "Lo spaccone" di Robert Rossen del 1961) che
gli permette di portare alla luce un suo vecchio progetto, "L'ultima
tentazione di Cristo" (1988). Il film, sulla vita di Gesù
tratto dal romanzo omonimo di Nikos Kazantzaki, viene presentato con
polemiche a Venezia ed è ampiamente contestato da molti gruppi
religiosi ma fa guadagnare a Scorsese una delle sue cinque candidature
all'Oscar come miglior regista insieme a "Toro Scatenato",
"Quei bravi ragazzi" (con cui ha vinto il Leone d'argento
alla 47ma Mostra del Cinema di Venezia per la miglior regia), "L'età
dell'innocenza" e "Gangs of New York" (che gli è
valso anche il Golden Globe 2003 per la miglior regia). Numerose anche
le sue apparizioni davanti alla macchina da presa tra cui oltre ai camei
all'interno dei suoi stessi film troviamo "Round midnight"
di Bertrand Tavernier, "Indiziato di reato" di Irwin Winkler
e "Sogni" di Akira Kurosawa. Nel corso della sua lunga carriera
ha girato due spot pubblicitari per Giorgio Armani, a cui ha dedicato
anche il documentario "Made in Milan" (1990), e ha diretto
il video musicale di Michael Jackson "Bad". Insieme a Woody
Allen, George Lucas, Steven Spielberg, Stanley Kubrick e Sydney Pollack
ha fondato la 'Film Foundation', che si occupa del restauro e della
salvaguardia del patrimonio filmico mondiale. E' stato insegnante alla
New York University e tra i suoi allievi hanno figurato anche Oliver
Stone, Jonathan Kaplan e Spike Lee.
Ha ricevuto nel 1995 a Venezia il Leone d'oro alla carriera, nel 2000
un César onorario e nel 2001 uno speciale David di Donatello
(aveva già ottenuto nel '77 un David speciale per "Taxi
Driver" e nel 1982 la Medaglia d'oro del Ministro per il Turismo
e lo Spettacolo).
Ha scritto un'autobiografia, "Scorsese su Scorsese".