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  inizio


di Steve Buscemi (USA 2000, '90)
con Steve Buscemi, Mickey Rourke, Willem Dafoe, Edward Furlong

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L'attore-regista Steve Buscemi conosce bene la tradizione del cinema classico e gli orizzonti produttivi del cinema indipendente. Intorno ai protagonisti, la vita ordinata e violenta dietro le sbarre non tralascia alcun dettaglio retorico: aggressioni, faide, vendette, libri da leggere, docce pericolose, mensa, favori, fazioni in lotta, celle di isolamento, droga, progetti di fuga, rivolte. La regia è sicura, gli attori bravissimi e il carcere conserva la sua mesta fotogenia.


TRAMA
Ron è un ventunenne ricco e piacente di Beverly Hills che si trova catapultato nella durissima realtà di un carcere di massima sicurezza a causa di un modesto spaccio di droga.

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Violenza e soprusi sono all'ordine del giorno, nonostante Ron sia entrato nelle grazie di Earl Copen, un criminale che è un'autorità fra quelle mura. Quando la pena di Ron passa da due a quattro anni (per una rissa con un compagno) al giovane non resta che rifugiarsi nel sogno dell'evasione ed organizzare un piano insieme a Earl.


Film TV (11/10/2000)
Enrico Magrelli


Testa rasata, magrissimo, naso adunco e sorriso prognatico, Willem Dafoe ha l'aspetto di un Nosferatu con la sfortuna di essere stato condannato a venticinque anni di prigione. Si sente , con una disincantata autoironia, il padrone del carcere. È influente, rispettato, ha ottimi rapporti con le guardie, scrive rapporti, verbali e referti. Il suo personaggio, Earl, dopo diciotto anni di detenzione, è un intoccabile, ascoltato e temuto. Ha avuto i suoi amori, ma quando mette gli occhi sulla nuova recluta appena arrivata, Ron (Edward Furlong), un giovanotto di buona famiglia coinvolto nello spaccio di droga, non è una storia di sesso. È un amore platonico, il protettivo e complesso rapporto tra padre e un figlio, entrambi difficili e intelligenti. L'attore-regista Steve Buscemi che conosce bene la tradizione del cinema classico e gli orizzonti produttivi del cinema indipendente, dirige un ottimo "B movie". Intorno ai protagonisti, la vita ordinata e violenta dietro le sbarre non tralascia alcun dettaglio retorico: aggressioni, faide, vendette, libri da leggere, docce pericolose, mensa, favori, fazioni in lotta, celle di isolamento, droga, progetti di fuga, rivolte. La regia è sicura, gli attori bravissimi e il carcere conserva la sua mesta fotogenia.

Tanti registi si sono misurati con la vita carceraria, in film, che al limite dell'immaginario collettivo, ci descrivevano quanto sia dura e inumana la vita dei reclusi. In queste pellicole i colpevoli, anche dei più atroci delitti, tornano esseri umani, in un mondo che ha regole diverse da quello esterno alle sbarre, molto più cruente e severe.
Steve Buscemi, attore e regista di una certa fama, ha diretto Animal Factory, un film indipendente che descrive la grettezza e il degrado della vita vissuta "col sole a scacchi". Molte delle scene sono state girate nel penitenziario statale di Holmsburg, vicino a Philadelphia in Pennsylvania, edificato più di un secolo fa dai quaccheri. La prigione è stata chiusa quattro anni fa dal governo degli Stati Uniti, e quindi lasciata abbandonata. Proprio il declino e le screpolature di quest'edificio sono la rappresentazione dei disagi e dello stile di vita dei prigionieri, dei loro rapporti sociali e della loro esistenza lasciata al declino della dignità umana.
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Protagonisti di questa storia sono Ron Decker (Edward Furlong "American History X", "Terminator 2") ed Earl Copen (Willem Dafoe "L'Ombra del Vampiro", "The Boondocks Saints - Giustizia finale"), due prigionieri che instaurano un rapporto padre-figlio, unico sollievo tra le pene della loro espiazione. Ron è un giovane di buona famiglia, è dentro per spaccio, e presto si renderà conto di quanto sarà dura passare il tempo in un posto dove la legge del più forte è la regola, e nemmeno i secondini e le guardie cercano di sedare le risse e i comportamenti violenti. Earl è un truffatore incallito e sta scontando una pena di 25 anni, e sa bene che non uscirà mai per buona condotta. All'interno della prigione è un'autorità, e prende sotto la sua protezione il giovane Ron.
La realizzazione di questo film è stata molto difficile e dura. Molte delle scene di sommossa tra detenuti sono reali, girate nelle prigioni vicine, dove la macchina da presa ha raccolto documenti di disordini razziali e violenza, che quotidianamente si vivono nei carceri. Tutto ciò rende ancora più reale e crudo il film, un progetto coraggioso, al quale hanno voluto dare il loro contributo anche attori come Mickey Rourke ("Nove Settimane e1/2 ", "Johnny il Bello") e Tom Arnold ("True Lies", "Nine months - imprevisti d'amore"), che appaiono in alcuni cammei.

Diretto dal bravo attore americano Steve Buscemi, il film è una denuncia del sistema carcerario negli Stati Uniti, della ferocia e della continua violazione delle regole che regnano in prigione. Nell'inferno di San Quentin finisce per spaccio di droga un bel ragazzo di Beverly Hills, che fortunatamente per lui viene preso sotto protezione dal criminale Willem Dafoe, ma che pensa soltanto a come potere evadere dalla detenzione e convince anche il suo protettore. Non male, ma è strano: pare che Buscemi non abbia mai visto in vita sua un film carcerario, tanta è la precisione con cui ripete gli stereotipi più logori del genere.
La Stampa, 6 Ottobre 2000

USA Tanti registi si sono misurati con la vita carceraria, in film, che al limite dell'immaginario collettivo, ci descrivevano quanto sia dura e inumana la vita dei reclusi. In queste pellicole i colpevoli, anche dei più atroci delitti, tornano esseri umani, in un mondo che ha regole diverse da quello esterno alle sbarre, molto più cruente e severe. Steve Buscemi, attore e regista di una certa fama, ha diretto "Animal Factory", un film indipendente che descrive la grettezza e il degrado della vita vissuta "col sole a scacchi". Molte delle scene sono state girate nel penitenziario statale di Holmsburg, vicino a Philadelphia in Pennsylvania, edificato più di un secolo fa dai quaccheri. La prigione è stata chiusa quattro anni fa dal governo degli Stati Uniti, e quindi lasciata abbandonata. Proprio il declino e le screpolature di quest'edificio sono la rappresentazione dei disagi e dello stile di vita dei prigionieri, dei loro rapporti sociali e della loro esistenza lasciata al declino della dignità umana. Protagonisti di questa storia sono Ron Decker (Edward Furlong "American History X", "Terminator 2") ed Earl Copen (Willem Dafoe "L'Ombra del Vampiro", "The Boondocks Saints - Giustizia finale"), due prigionieri che instaurano un rapporto padre-figlio, unico sollievo tra le pene della loro espiazione. Ron è un giovane di buona famiglia, è dentro per spaccio, e presto si renderà conto di quanto sarà dura passare il tempo in un posto dove la legge del più forte è la regola, e nemmeno i secondini e le guardie cercano di sedare le risse e i comportamenti violenti. Earl è un truffatore incallito e sta scontando una pena di 25 anni, e sa bene che non uscirà mai per buona condotta. All'interno della prigione è un'autorità, e prende sotto la sua protezione il giovane Ron. La realizzazione di questo film è stata molto difficile e dura. Molte delle scene di sommossa tra detenuti sono reali, girate nelle prigioni vicine, dove la macchina da presa ha raccolto documenti di disordini razziali e violenza, che quotidianamente si vivono nei carceri. Tutto ciò rende ancora più reale e crudo il film, un progetto coraggioso, al quale hanno voluto dare il loro contributo anche attori come Mickey Rourke ("Nove Settimane e1⁄2 ", "Johnny il Bello") e Tom Arnold ("True Lies", "Nine months - imprevisti d'amore"), che appaiono in alcuni cammei. da www.filmup.it La vita da carcerato di uno spacciatore che assiste a continue violenze sessuali. Cercherà protezione dal boss dei detenuti con il quale progetta un'evasione... Aumentano sempre più gli attori americani che con minore o maggiore assiduità si dedicano alla regia. Ma di Steve Buscemi, uno degli attori più cari ai fratelli Coen, avevamo già apprezzato l'opera prima Mosche al bar per non attendere con una certa impazienza e con interesse Animal Factory , tratto da un romanzo di Edward Bunker. Bunker, che co-firma anche la sceneggiatura, è stato autore dello script di A 30 secondi dalla fine di Andrej Konchalovskij e ha impersonato il Mr. Blue de Le iene di Quentin Tarantino. Insomma, è uno che di ambienti duri e di canaglie matricolate se ne intende, non foss'altro perché in carcere c'è stato davvero e ha potuto verificare di persona cosa voglia dire sopravvivere all'interno di strutture rieducative solo sulla carta. E infatti l'aspetto più convincente di Animal Factory , servito da un'inquietante e ossessiva colonna sonora di John Lurie, è proprio la capacità di riflettere con consapevolezza su un'esperienza vissuta. Decisamente più carente appare invece il lato registico. A differenza di Mosche al bar , Buscemi - che qui si ritaglia un piccolo ruolo positivo - non riesce a dare adeguato spessore visivo a una sceneggiatura estremamente solida, priva di concessioni banali agli stereotipi del genere carcerario oltre che aperta a diversi e sottili livelli di lettura. Peraltro lavora molto di più, e meglio, sulla recitazione, che è evidentemente un terreno sul quale si sente più sicuro: ne risulta una galleria di interpretazioni tutte memorabili, da quella del galeotto senior e intrallazzato Willem Dafoe, che fa da pigmalione al giovane delinquente Edward Furlong (già ottimo protagonista di American History X ), al bravissimo e irriconoscibile Mickey Rourke - un attore che pochissimi registi hanno saputo valorizzare - nei panni del travestito. (anton giulio mancino).
da www.delcinema.it

La cosa migliore di “Animal Factory” è che non sta a smenarla tanto per le lunghe, e infila tutto il suo messaggio nel titolo: la prigione non è altro che una fabbrica di animali, in cui si può entrare per futili motivi ma da cui si esce trasformati in criminali doc. E’ quello che succede a Edward Furlong, giovane di buona famiglia condannato per dare il buon esempio a causa di una faccenda di droghe leggere: preso immediatamente di mira per la sua giovanile avvenenza, il neocarcerato stringe rapidamente alleanza col capo occulto della prigione William Dafoe e impara abbastanza rapidamente tutti i trucchetti necessari per farsi rispettare. Tratto da un romanzo di Edward Bunker, che del film è anche sceneggiatore e interprete in una parte di fianco, “Animal Factory” non si distingue in molto dai classici film del filone carcerario: tentativi di stupro, piccoli favori e piccole corruzioni, alleanze e vendette trasversali, accenni di rivolta e tutto il consueto repertorio. Niente di nuovo, tanto che ci si chiede cosa mai in questo materiale abbia tanto attirato Steve Buscemi da spingerlo a tornare per la seconda volta dietro la macchina da presa. Percorso da una dimenticabile colonna sonora di John Lurie, il film inanella apparizioni di attori più o meno in declino come Tom Arnold, John Heard o un ormai irriconoscibile Mickey Rourke senza suscitare grandi emozioni: certo l’ora e mezza passa senza grandi sofferenze, ma questo non impedisce che quando partono i titoli di coda si abbia la sensazione di aver beneficiato di una riduzione di pena per buona condotta. (Alberto Farina)
da www.filmagenda.it

L'Animal Factory del titolo è il nome che i detenuti di San Quentin hanno dato al "braccio" più violento del carcere. Nel quale finisce il diciottenne Ron (Edward Furlong), bellino e dannato. Che dopo un primo, catastrofico impatto con i codici di potere carcerario, capisce tutto e si fa "proteggere" da Earl (Willem Dafoe), uno che nella galera vive come un pesce nell'acqua. Tratto da un romanzo di Edward Bunker (che al cinema ha già prestato Runaway Train), il secondo film diretto da Steve Buscemi è il miglior jail-movie degli ultimi tempi. Per l'efficacia con cui l'attore-regista descrive le dinamiche di potere carcerarie che sono, esasperate, le stesse delle vita. E per la qualità della recitazione, che è corale ma con un acuto nel personaggio del travestito: un Mickey Rourke sorprendentemente misurato.
Da Oscar. Sandra Rezoagli Ciak 11/1/2000