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back big one
  inizio

di Michael Moore (USA,1998, 88’)
con Michael Moore, Elaine Bly, Chip Carte, Robert Dornan

Trama:
Film mai uscito in Italia! Inserti televisivi, cartoni animati, pubblicità, materiali di repertorio e fotogrammi inediti in uno stile che potremmo definire crossover e post moderno caratterizzano l’operera di controinformazione del corrosivo documentarista americano (Bowling For Colombine e il recentissimo Faranheit 11 settembre) che prima di Bush ha messo alla berlina il capitalismo USA.



Michael Moore poi autore del celeberrimo Bowling For Colombine e del recentissimo Faranheit 11 settembre scende in campo per promuovere il suo libro, ma l’America che incontra in questo suo lungo tour è un paese smobilizzato e ridimensionato (da qui il titolo, to downsize : ridimensionare verso il basso).
In ognuna delle numerosissime città visitate nel suo tour, trova del marcio: aziende che licenziano i propri operai, fabbriche che spostano le proprie produzioni nei paesi sottosviluppati dove la manodopera ha un costo nettamente più basso, catene di distribuzione libraria che negano ogni attività sindacale ai loro dipendenti; insomma, l’America delle multinazionali, per garantire la "sopravvivenza" del proprio lusso, è pronta a negare la sopravvivenza della classe operaia .
Il bersaglio di Moore, dunque, non è ancora George W. Bush (ancora di là dal venire) ma i boss delle grandi aziende: ed ecco che troviamo ancora il suo primo nemico, il presidente della General Motors , colpevole di aver smantellato la fabbrica che garantiva il sostentamento di Flint (nello stato del Michigan), la città di nascita di Moore (il suo primo documentario, Roger & Me , trattava proprio di questo: una sfida dal sapore western tra Roger Smith , presidente della GM , e Moore).
Ma l’incontro più assurdo è quello con il presidente della Nike: il presidente, giustamente accusato d’aver spostato la produzione nei paesi del terzo mondo, come l’Indonesia, per risparmiare sulla manodopera anche a costo di far lavorare i bambini, non ritratta nessuna delle sue nefandezze, giustificandosi come neanche un bambino potrebbe fare.
Alla fine del documentario sorge spontanea una domanda: ma meritiamo proprio di essere governati da tali soggetti?
Inserti televisivi, cartoni animati, pubblicità, materiali di repertorio e fotogrammi inediti in uno stile che potremmo definire crossover e post moderno caratterizzano l’operera di controinformazione del corrosivo documentarista americano.

BIOGRAFIA SU MICHAEL MOORE