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USA/1982/Fantascienza/117 minuti di Ridley Scott
con
Joanna Cassidy, Edward J. Olmos, Harrison Ford, Daryl Hannah, Rutger Hauer,
Sean Young
LA TRAMA:
Los Angeles, Novembre 2019. L’evoluzione robotica è giunta
alla creazione di esseri virtualmente identici a quelli umani, denominati
Replicanti: copie degli esseri umani in ogni senso, fatta eccezione per
le emozioni. I Replicanti sono più forti e agili degli umani, e
gli sono almeno pari in intelligenza, ma vengono usati per lavori di fatica
nelle colonie extra-mondo. In seguito ad un ammutinamento, la loro presenza
sulla Terra è stata dichiarata illegale, e le squadre speciali
della polizia - i Blade Runner - hanno l’ordine di sparare per uccidere.
Ma quando spari ad un Replicante non lo stai uccidendo, lo stai "ritirando".
Rick Deckard, "ex poliziotto, ex cacciatore di replicanti, ex killer",
viene convinto a tornare in servizio come Blade Runner per dare la caccia
a quattro pericolosi Replicanti appena scappati sulla Terra da una colonia
extra-mondo. Aveva lasciato la polizia per smettere di uccidere, ma dare
la caccia ai replicanti è meglio che diventare una loro preda…
(fonte)
Sono pochi i film, nella storia del cinema, che sono
riusciti ad imporsi nell'immaginario collettivo ad un punto tale da ridefinirne
i confini e assurgere al rango invidiabile di capolavoro assoluto in una
prospettiva artistica globale. Bastano pochi nomi per suscitare consensi
pressochè unanimi: "Arancia Meccanica" e "Apocalypse
Now" sono tra questi. E in questa esigua lista, non manca certo "Blade
Runner". Il capolavoro di Ridley Scott è un'opera davvero
unica e irripetibile, un condensato delle angosce, delle paure, dei timori
più reconditi dell'animo umano reso attraverso un'esplosione spettacolare
e travolgente di talento visionario. Frutto di un apparato cooperativo
senza paragoni (il soggetto è un romanzo di Dick, maestro della
fantascienza e interprete straordinario dell'inquietudine dell'uomo contemporaneo,
gli effetti speciali sono realizzati da Trumbull, reduce dall'esperienza
di "2001: Odissea nello Spazio", le musiche evocative sono firmate
da Vangelis, le scenografie portano il segno di Syd Mead, futurista della
visualizzazione, la sceneggiatura è frutto della passione di Fancher
e della professionalità di Peoples) "Blade Runner" ha
saputo esercitare un'influenza totalizzante sul panorama culturale dell'ultimo
ventennio, influenza ben rimarcabile nella letteratura (BR si pone come
manifesto del cyberpunk, codificato in forma narrativa dalla simultanea
uscita di "Nuromancer" per opera di William Gibson), nella fotografia,
nella moda e addirittura nel fumetto e nel videoclip. Dopo "Blade
Runner" è cambiato il modo di realizzare cinema, ed è
mutato il modo di interpretare i cambiamenti incessanti che sconvolgono
il mondo.
Dialoghi memorabili, interpretazioni leggendarie (il monologo finale di
Roy Batty, ormai morente, è in larga parte una improvvisazione
di Rutger Hauer), scenari futuristici da mozzare il fiato, passione e
slancio romatico (il desiderio dei replicanti di ottenere più vita
può essere riletto in chiave romantica come una traslitterazione
della Sehnsucht applicata all'uomo contemporaneo, che cerca di eternarsi
attraverso i frutti artificiali del proprio lavoro - e i replicanti sono
appunto uomini artificiali) sono motivi che hanno contribuito alla consacrazione
di quest'opera straordinaria e unica come mito immortale dei tempi moderni.
Di :X (fonte)

“Io
ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento
in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare
nel buio, vicino alle porte di Tannhaeuser, e tutti quei momenti andranno
perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire.”
Nel 2019 (data forse posticipabile visto l’ambientazione) un ex
poliziotto del corpo dei Blade Runner (cacciatori di androidi) viene richiamato
in servizio per “ritirare” alcuni androidi fuggiti dalle colonie
e clandestinamente sbarcati sulla Terra alla ricerca del proprio creatore
(il padre-padrone di una grande multinazionale che sviluppa replicanti)
volendo emanciparsi dalla propria natura di esseri perfetti ma mortali.
Il film si sviluppa nel continuo e lineare inseguimento fra il poliziotto
e gli androidi in una caotica Los Angeles dalla cupa decadenza, enorme
contenitore di culture ed ambienti diversi. Indirettamente, il film tratto
da un libro di P.K.Dick, ci mostra una società nella quale le Zaibatzu
(enormi multinazionali di origine giapponese) si pongono come fondamentali
centri di potere, simboleggiati dalle sedi a costruzione piramidale alla
cui base scorrono caotiche fiumane umane, e al cui inaccessibile vertice
troviamo uomini paragonati a dei. Così interpretiamo l’incontro
tra l’androide Roy e Tyrrel il padre creatore (padrone della multinazionale)
come metafora dell’incontro tra l’uomo e dio, così
interpretiamo il dramma dell’esistenza umana nella sua labilità,
così il parricidio o meglio il numicidio di catartica valenza (inevitabile
accadimento).
B.R. è, dunque, soprattutto, un film di riflessione sulla vecchiaia,
sulla morte ed il valore della vita, l’amore per questa (ricordiamo
l’inno alla vita prima della morte espresso da Roy-nella citazione-),
il significato dei ricordi e quello della creazione. Ma i livelli interpretativi
a cui il film si presta sono innumerevoli, noi possiamo citare, tra gli
altri, quello della metafora dell’olocausto che riguarda il personaggio
di Rachel che viene supportata da un’ambientazione e un’atmosfera
anni ‘30-’40. Ora, bisogna dire, che la versione che è
stata distribuita al grande pubblico all’inizio degli anni ‘80
è in realtà la 2° versione cioè quella voluta
dalla produzione. Da alcuni anni circola la director’s cut version,
cioè la versione concepita dal regista Ridley Scott che si contraddistingue
per l’assenza dei monologhi interiori di Harrison Ford e per quella
dell’happy-end che è stato voluto dalla produzione per assecondare
il pubblico americano e che è stata realizzata grazie ai monologhi
interiori stessi e con l’aggiunta degli scarti di panoramiche aere
del film Shining di S.Kubrick. La prima versione presenta la variante
della scoperta del poliziotto protagonista di essere lui stesso un replicante
(lo si scopre attraverso la trovata degli innesti di ricordi-un unicorno-).
Questa versione del film risulta sicuramente più dark, in un certo
senso meno “commerciale” ma a nostro avviso non più
bella, bensì più ostica e probabilmente piuttosto incomprensibile.
Insomma riteniamo che quello di Blade Runner sia uno dei rari esempi in
cui la produzione ha avuto ragione e sia riuscita effettivamente ad ottimizzare
un film tanto da renderlo un capolavoro assoluto quale Blade Runner indubbiamente
è.
(Andreas Perugini- '93)
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