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di Ricky Tognazzi (105 min /2000 / Italia)
con Gabriel Byrne, Rachel Shelley, Melanie Thierry, Ricky Tognazzi
Italia

TRAMA
Le parti fondamentali dell'ultimo film di Tognazzi dovrebbero esser la
partitura musicale firmata da Ennio Morricone e la storia di formazione
del giovane violinista ebreo Jeno (Hans Matheson visto in I Miserabili),
con al centro i difficili rapporti tra padre e figli. Sono le corsie preferenziali
per un percorso a caccia d'immaginario, di visioni che traboccano sentimenti,
quelli d'amore, erotismo, e di amicizia tra adolescenti che frequentano
lo stesso collegio e anche gli odi parentali, e quelli tra razze che convergono
nel disordine apocalittico della terribile presenza nazista preolocausto.
Così il racconto procede senza soste, mostrando
i visi, i corpi dei protagonisti, descrivendo con precisione le minime
espressioni, sottolineate da brevi passaggi musicali, con assoluta prevedibilità
del gesto filmico. Tognazzi tende soprattutto a limitare il campo delle
inquadrature, privilegia i primi piani, stando addosso agli attori. Una
sollecitudine di forte efficacia se si tratta di rivelarne/mostrarne lo
stato emotivo, ricorrendo alla lacrima (o più di qualcuna). Ma
tutto ciò nuoce alla suddetta costruzione di quell'Altrove visivo
e immaginario che l'omonimo testo scritto di Paolo Maurensig, al quale
il film si ispira, suggerirebbe, lasciando comunque assoluta libertà
al lettore.

Il difetto maggiore del film è di aver cercato l'illustrazione
visiva e di riproporla stancamente, senza che le vicende narrate influiscano
più di tanto. Le immagini tendono verso il calore, suggeriscono
melliflue passioni, alla lunga stucchevoli e retoriche, ogni movimento
sembra dettato dalla necessità di sedurre chi guarda. Uno dei colori
dominanti è il rosso, veicolo principale d'ogni intensa passione,
che si ripropone in varie forme (i petali di rosa, la veste di Sophie)
sollecitando lo spettatore verso le grazie fisiche dei personaggi con
centimetri di nudo da spot pubblicitari.

Tra gli ambiziosi riferimenti sembra di cogliere un
omaggio al polacco Kieslowski: quello della trilogia sui colori della
bandiera francese (il colore rosso dava il titolo a uno dei film), ma
anche quello di La Doppia Vita Di Veronica. L'elaborazione della musica
extradiegetica, in altre parole la musica non suonata dai protagonisti,
appare in difficoltà e quei pochi frammenti sonori d'accompagnamento
potevano essere evitati, non risultare semplici riempitivi con uno stimolo
così importante, la partitura "canone inverso", che può
essere suonata dall'inizio alla fine e viceversa.
© 2000 reVision, Andrea Caramanna
Vincitore nella sezione delDavid per le
migliori musiche al 50° edizione del David di Donatello
Vincitore nella sezione delDavid per la miglior scenografia al 50°
edizione del David di Donatello
Vincitore nella sezione del David scuola al 50° edizione del David
di Donatello
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