back il cielo cade
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di Andrea Frazzi, Antonio Frazzi (102')
con Barbara Enrichi, Isabella Rossellini
Italia

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TRAMA
Estate '44, in una bella villa in Toscana. Penny e sua sorella Baby, restate orfane di padre e madre a causa di un incidente di macchina, vengono condotte presso gli zii, che abitano in campagna. La zia è la sorella della mammma delle bambine ed è sposata con un affascinante intellettuale tedesco, amante della musica e dell'arte. L'intera vicenda del film è vista e raccontata attraverso gli occhi di Penny, la sorellina maggiore. È con lei che faremo la conoscenza del mondo straordinario che si svolge attorno all'isola felice costituita da questa villa e dai suoi stravaganti ospiti, nonché del mondo contadino che alla villa fa capo. Il film narra, infatti, le semplici vicende che si svolgono attorno a questa villa (l'amicizia con i figli dei contadini, la scuola, i problemi religiosi, la presa di coscienza d'una relatà crudele ed ineluttabile, la scoperta dei primi palpiti amorosi, l'amicizia con un dolente Generale Tedesco consapevole e gentile, la fascinazione esercitata dallo Zio Wilhelm (intellettuale ebreo, idealista e paladino di giustizia) dall'estate del '44 fino alla tragica conclusione della guerra, che porteranno all'inutile sacrificio dell'intera famiglia Einstein: la zia e le due cuginette barbaramente massacrate dai tedeschi in fuga, cui seguirà l'inevitabile suicidio dello zio.



La Stampa (27/5/2000)
Alessandra Levantesi


Fra i fondatori del Free Cinema con Lindsay Anderson e regista di un'opera prima, "Together", premiata a Cannes nel '56, Lorenza Mazzetti scrisse nel '61 l'autobiografico "Il cielo cade" (editato da Sellerio) sull'onda di ricordi riaffiorati con improvvisa prepotenza. Rimasta orfana di entrambi i genitori, la piccola Lorenza fu affidata con la sorellina alle cure della zia Nina sposata a Robert Einstein, cugino dello scienziato; e accolte come figlie, le due bambine vissero nella villa sui colli fiorentini dei civilissimi parenti una breve stagione di serenità, conclusasi in un massacro a opera delle SS nell'agosto '44.
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Entusiasta del libro, la sceneggiatrice Suso Cecchi d'Amico ebbe subito l'idea di adattarlo per lo schermo, ma il progetto non andò in porto come spesso succede nel cinema. Oggi che per la regia dei fratelli Andrea e Antonio Frazzi il film è stato realizzato, la prospettiva storica aggiunge alla vicenda un tono di nostalgico epicedio: c'era una volta un mondo di valori morali e di bellezza, ora non c'è più, travolto e distrutto per sempre. Del romanzo, raccontato in prima persona con i nomi dei protagonisti cambiati, la sceneggiatura recupera la freschezza impressionista con cui sono fissate le immagini di un'infanzia presaga e insieme ignara che il cielo è sul punto di cadere, trascinato giù dall'angelo del male (ovvero la guerra e il nazismo): però la narrazione è ricomposta in un quadro di grande sapienza drammaturgica, dove ogni personaggio anche minore acquista una sua fisionomia. Nella cornice di una casa immersa nel verde della campagna toscana che trasuda atmosfera umanistica e umano rispetto (e qui vanno menzionati gli eccellenti apporti del direttore di fotografia Franco Di Giacomo e dello scenografo Mario Garbuglia), Penny-Lorenza (la dotatissima Veronica Niccolai) cerca di dare un senso agli eventi secondo la propria logica infantile, ingigantendo le ombre, ricamando fantasticheria sul Duce buono e il diavolo cattivo e trasformando in occasione di gioco le circostanze gravi finché non scoppia la tragedia. Attraverso il suo sguardo si anima un teatro della memoria che i Frazzi tratteggiano con vivido nitore: la sorellina Baby (Lara Campoli, deliziosa), le cameriere (Barbara Enrichi e Gianna Giachetti, assai brave), il parroco (Bruno Vetti), gli amici di famiglia (fra cui spicca Luciano Virgilio) e, soprattutto, lo straordinario zio ebreo e l'amorosa zia che Jeroen Krabbé e Isabella Rossellini incarnano con trepidante sensibilità.




Corriere della Sera (27/5/2000)
Tullio Kezich


E' bello ogni tanto ritrovarsi sulla strada maestra del neorealismo, anche se questa gloriosa etichetta per molti seguaci del "trash" è diventata ormai una brutta parola. "Il cielo cade" è un'insolita opera prima, felicemente ispirata e rigorosamente professionale, dei gemelli Andrea e Antonio Frazzi, transfughi dall'ambito del filmati tv. Sullo schermo si sommano ingredienti e suggestioni tipici dell'"école italienne": c'è il sangue e l'orrore di una tragedia vera (la strage della famiglia di Robert Einstein, cugino del grande fisico, massacrata dai nazisti in Toscana il 3 agosto '44) e c'è la sua rielaborazione letteraria (il romanzo autobiografico di Lorenza Mazzetti, Premio Viareggio '62, Sellerio Editore). Il tutto amalgamato in un nitido racconto di coinvolgente impatto emotivo fra echi di Rossellini (considerando anche le presenze di sua figlia Isabella come intensa protagonista) e di Visconti.



Film TV (6/6/2000)
Fabrizio Liberti


"Il cielo cade", tratto dal romanzo autobiografico di Lorenza Mazzetti, cofondatrice del "Free Cinema", rilegge gli anni drammatici a cavallo dell'armistizio dell'8 settembre1943 attraverso lo sguardo di una bambina di 8 anni. Adottata con la sorellina dopo la morte dei genitori dalla zia Nina e da suo marito Wilhelm (nella realtà Robert) Einstein, cugino di Albert, Penny è testimone delle ambiguità dell'Italia fascista e degli orrori della guerra, che raggiungono anche la loro villa adagiata tra i colli fiorentini. La narrazione, fluida e calibrata in ogni personaggio, ricordò quella degli originali televisivi di una volta. Forse la regia dei fratelli Frazzi è eccessivamente discreta, ma il personaggio di Wilhelm, intellettuale ebreo dal grande spessore morale, e quello di Penny, sono talmente forti ed intensi da sorreggere da soli il peso di un cielo appesantito da mille orrori.



la Repubblica (27/5/2000)
Irene Bignardi


Ben raccontato, vivace, commovente, forte. Perché diavolo il festival di Cannes non ha invitato Il cielo cade in corcorso? E allora andiamolo almeno a vedere, questo film che esce nella stagione più difficile dell'anno. Premio Viareggio 1967, edito da Sellerio, il piccolo libro di memorie esilaranti e strazianti cui si sono ispirati i fratelli Frazzi sulla base di un progetto lungamente coltivato da Suso Cecchi d'Amico, racconta i giorni quasi felici vissuti da due sorelline rimaste orfane, Penny e Baby, nella bella casa toscana dello zio e della zia - Jeroen Krabbé e Isabella Rosselini, semplicemente bravi e bene assortiti. Attorno c'è la guerra, ma nella villa di Wilhelm Einstein (cugino del più famoso Albert, intellettuale liberale, agnostico, civilissimo) la vita è bella. Le ragazzine (nella più grande, Penny, 8 anni, straordinariamente interpretata da Veronica Nicolai, riconosciamo l'autrice del libro, Lorenza Mazzetti, regista e fondatrice del Free cinema) si divertono un mondo. Imparano che Mussolini non è il dio che pensavano, che c'è posto per il dubbio, che la vita è piena di segreti, come le ragazze che fanno l'amore sui prati, di faticosi piaceri, come la musica insegnata da un bizzarro musicista amico di casa, di gioiose letture, come il loro amato Don Chisciotte. Poi, su questa isola di felicità e di civiltà, il cielo cade, come preannuncia Penny in un sogno che racconta in un tema di scuola. In un crescendo di violenza che la ragazzina guarda per un po' con stupito divertimento, la guerra e il nazismo arrivano a distruggere tutto. Per escludere qualsiasi sospetto di visione "televisiva", se non bastassero la bella fotografia di Franco di Giacomo, le evocative scenografie di Mario Garbuglia, i costumi di Carlo Diappi, i registi movimentano - qualche volta anche troppo - lo stile di ripresa e il ritmo delle scene. Ma questo piglio, associato alla precisione, la finezza di scrittura e di dettagli della sceneggiatura di Suso Cecchi d'Amico, e ai suoi frequenti "non detti", riescono a comporre un importante ritratto di formazione femminile, che ti affeziona molto alla giovane attrice e molto alla donna che è diventata attraverso una così terribile tragedia.



Ciak (1/7/2000)
Stefano Lusardi


Approccio interessante e inconsueto: raccontare l'orrore del nazismo partendo a una storia privata, come un'onda barbara e maligna che cancella armonie familiari e innocenze infantili. Nonostante una regia che pecca per eccesso di pudore e non va oltre una certa pulizia di stampo televisivo, il film convince, specie nella prima parte più compatta ed ispirata, per l'accurata psicologia dei personaggi e la buona prova degli attori. Se il migliore in campo è l'olandese Krabbé, che regala al suo Wilhem un bel senso aristocratico del dolore, Isabella Rossellini dimostra di aver raggiunto una buona maturità drammatica, e le due bambine, sfatando luoghi comuni sulla difficoltà di dirigere piccoli attori, per intensità e professionismo non hanno nulla da invidiare alle baby star di Hollywood.



SINOSSI

Il libro di Lorenza Mazzetti (Premio Viareggio 1967) da cui è liberamente tratta la storia del film è ispirato alla sua dolorosa esperienza privata di bambina. La figura dello "zio Wilhem", cui il suo libro è sentimentalmente dedicato, adombra quella dello zio, Alfred Einstein, cugino primo del più famoso Albert, che fu protagonista della vicenda raccontata.

Estate '44, in una bella villa in Toscana.
Penny e sua sorella Baby, restate orfane di padre e madre a causa di un incidente di macchina, vengono condotte presso gli zii, che abitano in campagna. La zia e la sorella della mamma delle bambine è sposata con un affascinante intellettuale tedesco, amante della musica e dell'arte.
L'intera vicenda del film è vista e raccontata attraverso gli occhi di Penny, la sorellina maggiore.
E' con lei che faremo la conoscenza del mondo straordinario che si svolge attorno all'isola felice costituita da questa villa e dai suoi stravaganti ospiti, nonché del mondo contadino che alla villa fa capo. Il film narra infatti, le semplici vicende che si svolgono attorno a questa villa (l'amicizia con i figli dei contadini, la scuola, i problemi religiosi, la presa di coscienza d'una realtà crudele ed ineluttabile, la scoperta dei primi palpiti amorosi, l'amicizia con un dolente intellettuale ebreo, idealista e paladino di giustizia) dall'estate del '44 fino alla tragica conclusione della guerra, che porteranno all'inutile sacrificio della famiglia Einstein: la zia e le due cuginette barbaramente massacrate dai tedeschi in fuga, cui seguirà l'inevitabile suicidio dello zio.



UNA FIABA CRUDELE - di Curzio Maltese

E' un film dove si ride e ci si commuove, Il cielo cade, e già questo lo rende piuttosto raro nel panorama del cinema italiano. E' la fiaba di una famiglia ritrovata che volge in disperazione proprio alla vigilia della liberazione. Una storia forte, crudelissima che nessuno scrittore avrebbe avuto il coraggio di inventare. Ed è infatti vera, vissuta e raccontata in uno straordinario libro di Lorenza Mazzetti, una sorta di Diario di Anna Franck italiano scritto con gli occhi di una bambina non ebrea e per questo sopravvissuta, ma con lo stesso peso morale dei reduci dei lager: dover testimoniare a futura memoria l'orrore dell'Olocausto. Monicelli avrebbe voluto farne un film tanti anni fa, oggi il progetto, firmato da Suso Cecchi D'Amico, è stato realizzato dai fratelli Frazzi, artigiani della miglior fiction tv al debutto sullo schermo.
Un film giustamente ambizioso, rispetto al minimalismo di altri e alla voglia di dimenticare di quasi tutti, ed è un peccato che arrivi nelle sale tardi e male. Sorprende l'interpretazione di Isabella Rossellini in una parte di parte di madre, che forse sente più delle precedenti di donna fatale, colpisce ed emoziona la rassomiglianza e forse l'omaggio a sua madre, Ingrid Bergman. Non sorprende invece la bravura di Jeroen Krabbe, nella parte dell'orgoglioso e tragico zio Wilhem. I bambini protagonisti, scelti fra mille, hanno miracolosamente facce antiche di chi non ha visto nemmeno uno spot. La storia è vissuta attraverso i loro occhi, lo sguardo di un'innocenza violata, allora come oggi, nell'Italia del '45 come nel Kosovo o nell'Eritrea del Duemila.


LORENZA MAZZETTI (l'autrice del romanzo)

Scrittrice e regista cinematografica, è nata a Firenze. Nel 1955, a Londra con Tony Richardson, Lindsay Anderson e Karel Reitz, lanciò il manifesto del "Free Cinema"che iniziò il movimento degli arrabbiati. Il suo film "Together" presentato in quell'occasione, fu premiato a Cannes nel 1956. Tornata in Italia scrisse una trilogia di romanzi di cui il primo è appunto "Il Cielo cade", di cui Federico Fellini ebbe a dichiarare: "Poche volte mi sono divertito così gioiosamente come leggendo "Il Cielo cade".
Il romanzo, che ha vinto nel 1961 il premio Viareggio come opera prima, è stato tradotto in varie lingue con grande successo di critica, riuscendo finalmente solo quest'anno ad entrare anche in Germania.
Attualmente Lorenza Mazzetti dirige a Roma un teatro per bambini: il Puppett Theatre di Campo de' Fiori di cui è l'ideatrice.