
di
P.P.Pasolini (Italia / 1965 / 90')
SCHEDA:
Scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini
Intervistatore e commentatore Pier Paolo Pasolini
Fotografia Mario Bernardo, Tonino Delli Colli;
aiuto alla regia Vincenzo Cerami;
musica a cura di Pier Paolo Pasolini;
montaggio Nino Baragli;
speaker Lello Bersani.
Interventi di Alberto Moravia e Cesare Musatti;
in ordine di apparizione Camilla Cederna, Oriana Fallaci, Adele
Cambria, Peppino di Capri, squadra di calcio del Bologna, Giuseppe Ungaretti,
Antonella Lualdi, Graziella Granata, Ignazio Buttitta; nel ruolo della
sposa Graziella Chiarcossi.
Produzione Arco Film (Roma);
produttore Alfredo Bini;
pellicola Ferrania P 30, Kodak Plus X;
formato : 16 e 35 mm, b/n;
macchine da ripresa Arriflex;
sviluppo e stampa Istituto Luce;
sonorizzazione Fonolux;
distribuzione Titanus;
Riprese marzo-novembre 1963, esterni Napoli, Palermo, Cefalù,
Roma, Fiumicino, Milano, Firenze, Viareggio, Bologna, campagna emiliana,
Venezia Lido, Catanzaro, Crotone
TRAMA:
E' un film inchiesta, costituito da scene e interviste girate in tutta
Italia, negli ambienti più vari e in tutti i livelli sociali.
Il regista ha interrogato centinaia di persone su argomenti considerati
tabù, come il significato del sesso, il problema dello scandalo,
il rapporto tra sesso e società, il matrimonio, l'onore sessuale,
il divorzio, la prostituzione, ecc. Le centinaia di risposte, sono state
intercalate dagli interventi dello psichiatra Cesare Musatti e dello
scrittore Alberto Moravia, allo scopo di vagliare il materiale raccolto
nelle interviste.

RECENSIONE:
Nel 1963 Pasolini girò un film-inchiesta sulla sessualità,
percorrendo tutta la penisola, dalle grandi città alle campagne
e chiedendo a passanti, contadini, operai, calciatori famosi, studenti,
commercianti, a persone appartenenti a diversi ceti sociali, che cosa
ne pensassero dell'erotismo e dell'amore.
Dalle risposte degli intervistati, soprattutto quelli di estrazione
borghese, uscì un'immagine complessiva del nostro Paese ipocrita,
costituita di frasi fatte e di luoghi comuni; le persone appartenenti
a classi sociali meno abbienti fornirono risposte più spontanee.
Ciò che più colpisce, dice Enzo Siciliano nel suo Vita
di Pasolini (Giunti, Firenze), “è la presenza sullo schermo
di Pasolini medesimo: il film è il suo più spassionato
autoritratto. La sua testardaggine pedagogica, la sua mitezza che era
violenza e la sua violenza che era mitezza – quell'insistere nelle
domande, quel modularle a pennello, a una madre, a una recluta, a un
ragazzotto siciliano, a due frequentatrici di balere; quindi il timbro
insolito della sua voce, schermata dietro un rigore razionalista che
pare non appartenergli: il film aderiva perfettamente, e fuori di ogni
previsione, alla sua persona fisica, al modo in cui erano inforcati
gli occhiali o la giacca gli ricadeva sulle spalle”.
L'impressione che si trae oggi da questo film-inchiesta – recentemente
riproposto dalla televisione italiana – è quella di una
grande, diffusa ignoranza anche in strati di popolazione più
acculturata, di una profonda, generalizzata arretratezza e di un vero
e proprio timore dell'italiano medio ad affrontare, senza assurde “vergogne”
un qualsiasi confronto legato ad un tema quale quello della sessualità,
che dovrebbe invece essere trattato con infinita naturalezza.
Il film fa riflettere, infine, su quali siano stati nel nostro paese
(all'epoca, ma ancor oggi, direi) i condizionamenti, le distorte sovrastrutture
mentali, le paure instillate da un uso repressivo della religione fatto
dalle istituzioni cattoliche. E anche sulle responsabilità di
una classe politica che non ha dato impulsi di sorta a un rinnovamento
profondo dei sistemi educativi. È un'inchiesta sull'amore e sul
sesso nell'Italia dei primi anni Sessanta articolata in un prologo,
un epilogo e tre parti chiamate programmaticamente "Ricerche".
Pasolini stesso vi figura nei panni dell'intervistatore che rivolge
le sue domande a persone di diversa età, sesso, condizione sociale,
spaziando dal nord industrializzato al profondo sud arcaico e contadino.

Tra una ricerca e l'altra, Pasolini commenta i dati raccolti con Alberto
Moravia e Cesare Musatti. Il primo sostiene l'iniziativa di Pasolini
come esempio di cinema-verità che, per di più, affronta
la questione sessuale, per tanti aspetti ancora tabù; il secondo
invece è scettico, pensa che la gente non parli, o se lo fa,
mentisca. "(…) Il film non è soltanto un documento
sociologico particolarmente vivo. È anche un eccezionale risultato
cinematografico nel campo del film-inchiesta. Davanti alla qualità
espressiva di questi visi e gesti, si rimpiange che vi sia stata così
scarsa attenzione in Italia per il "cinema diretto" che avrebbe
trovato in questo popolo espansivo degli attori nati. E poi, più
di tutto forse, questa inchiesta ci rimanda come uno specchio l'immagine
di Pasolini con la sua passione combattiva al servizio della verità,
la sua ricerca della felicità, la sua maniera di impegnarsi tutto
intero, la sua sincerità senza compromessi. Inoltre essa completa
o corregge l'immagine che altri film avevano potuto offrirci del loro
autore. Infatti la ricerca del sacro, la valorizzazione dell'irrazionale
che in effetti troviamo altrove, lasciano spazio qui a una lotta contro
l'ignoranza che avrebbe il suo posto in una filosofia illuminista (…)".
Jean Delmas, Jeune cinèma. Paris , 101, mars 1977