
di Peter Jackson (Gran Bretagna / Germania / Nuova Zelanda, 1994,
99’ )
Con Melanie Lynskey, Kate Winslet, Sarah Peirse, Diana Kent
Trama:
Sorprende, in questo film, la misura, l'equilibrio, la delicatezza,
l'incredibile capacità di mantenersi saldamente ancorato alla
realtà anche nelle scene più oniriche. La capacità
di incantare, con immagini e parole, con suoni, con il perfetto uso
delle sue giovanissime attrici. Un’Inquietante storia di un’amicizia
tra due ragazzine.

Scrivere di Creature del cielo oggi, dopo il successo e la visibilità
mondiali ottenuti da Peter Jackson , e scriverne bene, risulta facile
e in qualche modo opportunistico.
La difficoltà aumenta, e per alcuni potrebbe sfiorare l'eresia,
se si arriva a dire, come ho intenzione di fare, che questo è
il suo capolavoro, il gioiello di una filmografia non così estesa
e dai toni forti.
Sorprende, in questo film, la misura, l'equilibrio, la delicatezza,
l'incredibile capacità di mantenersi saldamente ancorato alla
realtà anche nelle scene più oniriche. La capacità
di incantare, con immagini e parole, con suoni, con il perfetto uso
delle sue giovanissime attrici.
Sorprende, positivamente e bruscamente, chi ha visto il film perchè
conosceva di Jackson gli inizi deliranti, provocatori, ben oltre i limiti
del cattivo gusto .
Lo spunto è un fatto di cronaca ben noto nella sua Nuova Zelanda:
l'amicizia tra Pauline Rieper e Juliet Hulme, portata avanti nel periodo
tra il 1952 e il 1954, quando le due ragazze avevano rispettivamente
quindici e diciassette anni, e la loro degenerazione in un atto di cruda
violenza. La loro fortissima amicizia le rende inseparabili e il loro
rapporto è rafforzato dalla grande mole di lettere scambiate
tra le due, sia come sè stesse che impersonando i personaggi
creati dalla loro fervida fantasia.
Un'amicizia tanto forte da camminare sul filo dell'omosessualità,
mal vista e non accettata dai loro genitori, al punto da impedire che
le due amiche continuassero a vedersi.
In un film praticamente perfetto, spiccano la splendida sceneggiatura
dello stesso Jackson e Frances Walsh che valse loro una nomination ai
premi Oscar, e l'interpretazione delle due protagoniste: una Kate Winslet
al suo debutto sul grande schermo e Melanie Lynskey . Jackson e la Walsh
si mantengono sempre ambigui sull’effettiva natura del rapporto
che lega Pauline e Juliet, e anche nelle scene apparentemente più
esplicite (quelle in cui sono insieme nella vasca da bagno, per esempio),
la sequenza è dipinta con delicatezza e sensibilità, tenendo
a bada il rischio di superare i limiti e sfociare in una inevitabile
volgarità gratuita.
Sceneggiatura e interpretazioni hanno uguale importanza nella riuscita
del film, nel contribuire a renderlo reale anche nelle sequenze ambientate
nel Quarto Mondo (" meglio del Paradiso perchè non ci sono
Cristiani "), il mondo creato dalle due amiche e abitato da personaggi
in argilla.
Con tocco visionario e sensibile, Jackson riesce a fondere il mondo
fantastico nella storia, senza che risulti fuori luogo o forzato, o
che finisca per catalizzare in modo dannoso l'attenzione dello spettatore,
rischiando di distoglierla dal vero fulcro della vicenda.
Gli effetti speciali, autoprodotti dallo stesso Jackson con l'aiuto
di quelli che poi sarebbero diventati la WETA e avrebbero realizzato
i suoi, più complessi, film successivi, sono eleganti e d’effetto,
incredibilmente integrati e affascinanti; provocano il giusto livello
di smarrimento nello spettatore, tanto da renderlo partecipe delle fantasie
di Pauline e Juliet.
Conscio dell'importanza del realismo per rendere il film efficace, Jackson
decide di girare tutto il film nelle vere location in cui la storia
si svolse (tranne la casa dei Rieper, ormai demolita), e ha attinto
al vero diario di Pauline per cogliere quei dettagli che gli hanno permesso
di arricchire situazioni e soprattutto dialoghi. Ed è sempre
dal diario della ragazza che ha estratto i brani usati come voce fuori
campo (alcuni ovviamente adattati per ottenere il voluto effetto drammatico).
E’ con lo stesso intento di immedesimazione e fedeltà in
mente che Jackson e la Walsh hano costruito il breve e incisivo prologo,
usando materiale audiovisivo d'archivio su Christchurch, per descrivere
l'ambientazione, i suoi valori e le sue tradizioni, e immergere da subito
lo spettatore nell’atmosfera che circondava le due protagoniste.
L'altissimo realismo della messa in scena rende ancor più cruda
e violenta la sequenza finale, di una intensità quasi unica,
un pugno nello stomaco dello spettatore, che viene riportato violentemente,
con uno strappo netto e brusco, alla sua realtà, dopo aver vissuto
per un'ora e mezza in quella delle due giovani amiche.
Antonio Cuomo
http://www.cinema.castlerock.it
Peter
Jackson