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Fernando E. Solanas (Argentina, Svizzera, Italia / 2004 / 115')

   

Fernando Solanas, premiato alla Berlinale 200 con l'Orso d'oro alla carriera, ha realizzato quest documentario con lo scopo di mostrare come la su patria (l'Argentina) sia giunta alle condizion economiche disastrose in cui versa attualmente Punta il dito contro il liberismo sfrenato e l globalizzazione da una posizione, come sempre chiaramente delineato.


Fernando Solanas, tornato in patria dopo l' esilio parigino costretto dall' Ora dei forni, sta finendo una trilogia sui peggiori anni della vita in Argentina; ma da noi, mossa geniale, è uscito prima la Dignità degli ultimi, mentre questo era l' incipit di un orrore sociale senza uguali. La storia politica fino al crollo di De La Rua è narrata dall' autore in una docu-fiction di massa con grande patos e corredata da spaventose cifre: tassi di credito al 50%, 80.000 alle ferrovi senza lavoro, 130 milioni di dollari di debito pubblico, quindi strapotere degli americani, del dollaro, dell' ideologia liberista che svende l' industria locale. Il film lotta con memoria pedagogica contro l' oblio, accelera questioni non solo argentine, osservando un mostruoso diario d'eventi dal 1989 in poi, anni colpiti al cuore dalla peggior globalizzazione. Cry, cry for me Argentina.
Da Il Corriere della Sera, 23 giugno 2006


Nulla nuoce a una nazione più del vittimismo di chi considera ogni atto del governo un'azione ripugnante. Se l'Argentina in genere ha buone ragioni per lamentare un governo reazionario e violento, ha in realtà una totale incapacità di giudicare se stessa, rifugiandosi in un'autocommiserazione in maniera, che artisti come Fernando Solanas, in perfetta buona fede seguitano ad alimentare. Diario di un saccheggio (del 2004), è un documentario di due ore che propone, con stile da inchiesta televisiva, tutte le storture di un sistema politico interno, gli errori dei suoi leader nell'ultimo ventennio, l'impossibilità di istituire una democrazia assediata dal liberismo, a detta di Solanas, causa prima di tutti i mali. Si prende atto di tutto quanto afferma il docu-film con appassionata approssimazione, omettendo altre cause, forse più determinanti, come la responsabilità di avere accolto nel dopoguerra molti gerarchi nazisti, che hanno in qualche modo ispirato i governi successivi. Il peronismo, su quale Solanas sorvola, la connivenza del popolo argentino con uomini politici eletti a suffragio universale e un'incapacità endemica di proteggere la democrazia, che pure in apparenza resiste nell'architettura della sua struttura politica. E Menem, populista e demagogo, assieme al Fondo monetario internaziona e e alla Banca mondiale è così colpevole di tutto. Gli argentini, assimilabili agli europei più di ogni nazione sudamericana, padroni di una territorio potenzialmente ricchissimo, si affidano ai poeti in attesa che il milagro si compia. Solanas, già autore dello splendido Il "viaggio" (1992), non può pretendere comprensione e cripta a sua volta inoppugnabili verità.
Da Il Giornale, 23 giugno 2006


Premiato alla carriera con l'Orso d'Oro a Berlino 2004, Fernando Solanas, esiliato a Parigi dalla dittatura, riprende il suo impegno dei tempi di 'ora dei forni e approda finalmente nelle nostre sale. Col rigore del miglior cinema di denuncia, e seguendo la lezione dei montaggio dialettico jzensteiniano, ricostruisce passo dopo passo le cause e le conseguenze della crisi economica e politica argentina, partendo dal 2001, con la destituzione dei governo di De La Rùa e le manifestazioni di piazza, e risalendo a ritroso fino agli anni '70, in cui si posero le premesse per l'istituzione di un debito sempre più dfficile da estinguere e la dipendenza dal Fondo monetario internazionale. Uno status che affonda le sue radici nella storia coloniale del paese. Un vero e proprio pamphlet a futura memoria, strutturato in dieci capitoli, "narrato" in voce over dallo stesso regista, che a tratti appare come intervistatore di giornalisti e osservatori politici. Entra fisicamente nei luoghi del potere, dal parlamento (protagonista il camaleontico Menem) alle banche, ed esce tra le baracche alla periferia di Buenos Aires, le manifestazioni delle Madres e dei risparmiatori defraudati dei loro risparmi, fino a quel che resta delle aziende privatizzate svendute alle lobby straniere. Un discorso critico e lucido contro la globalizzazione, che si pone come memoria del corporativismo e della "mafiocrazia" che hanno tradito e saccheggiato un paese.
Da Film Tv, 27 giugno 2006