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di Riccardo Milani (1999, 90')
con Regina Orioli, Federico Di Flauro, Danilo Mastracci, Flavio Pistilli,
Paolo Setta
Italia

TRAMA
Quattro diciottenni abruzzesi tutti di nome Antonio, tardo simil-punk,
si battono contro palazzinari e guerrafondai di ogni tipo, e partono dalla
provincia per conquistare il mondo.
La Stampa (3/10/1999)
Lietta Tornabuoni
Quando Baldini & Castoldi lo pubblicò, il romanzo di Silvia
Ballestra colpì per il linguaggio dialettale, per il mix urbano
e rurale, per il contrasto fra l'Abruzzo montano, la cultura punk portata
fin lì dai media (anche se con forti ritardi) e gli ideali etico-politici
ancora resistenti.

Colpì soprattutto per l'invenzione narrativa: rendere protagonisti
del bisogno giovanile d'evasione quattro ragazzi tutti di nome Antonio
distinti dai soprannomi (lu zombi, lu purk, lu zorru, lu malatu). Il film
di Riccardo Milani ("Auguri, professore"), non troppo infedele
al libro ma meno vitale e sorprendente, è ambientato nei primi
Anni Novanta a Montesilvano, paese a una dozzina di chilometri da Pescara.
Dei quattro Antoni che vogliono scappare altrove (come lo voleva Patrizio
Peci, cameriere a San Benedetto del Tronto, poi brigatista rosso, poi
informatore dei carabinieri, per sfuggire al tedio provinciale del Centro
sud), uno fugge davvero per iscriversi al Dams di Bologna e arrivare infine
ad Amsterdam; un altro fugge per sottrarsi al servizio militare e all'invio
nella guerra del Golfo. Gli interpreti tutti non professionisti e tutti
abruzzesi, hanno naturalezza e malinconia: abituati come siamo ad ascoltare
nelle commedie dialetti diversi la cadenza abruzzese è di per se
stessa un addendo comico e nello stesso tempo dà un'aria di stranezza
e di estraneità molto forti. Regina Orioli, con il nome di Sballestrera,
recita il ruolo testimoniale della scrittrice Silvia Ballestra.
Film TV (12/10/1999)
Aldo Fittante
"Dicono che siete diventati troppo brutta gente": la "narratrice"
Sballestrera (Silvia Ballestra si chiama l'autrice del romanzo Baldini
& Castoldi, "Il disastro deqli Antò", da cui il film
è tratto) avverte Antò Lu Malatu, Antò Lu Zorru,
Antò Lu Zombi e Antò Lu Purk che proprio non è aria,
che - forse è meglio trovare soluzioni alternative. I quattro sono
punk della controcultura pescarese, nativi di Montesilvano, colti nel
1990, alla vigilia della Guerra del Golfo.

Vorrebbero cambiare il mondo, combattono contro il "cementificatore"
che sta devastando la loro zona e uno di loro comincia a crederci davvero,
decidendo di andare prima a Bologna, al Dams, quindi ad Amsterdam, per
vedere l'effetto che fa. Scritta da Domenico Starnone e Sandro Petraglia,
la pellicola azzarda il percorso Virzì, ma non ha la compattezza
né la fluidità di "Ovosodo". Tuttavia, i personaggi
sono romanticamente simpatici, le musiche degli Avion Travel avvolgono
come si conviene a una storia dai risvolti amari e l'anarchismo che pervade
l'opera è di quelli che si difendono con i denti. Nella bizzarra
galleria di volti nuovi Flavio Pistilli (Antò Lu Purk), un Gallo
all'amatriciana di cui si parlerà.
la Repubblica (26/10/1999)
Roberto Nepoti
Gli Antò sono una specie di origine abruzzese. Animali giovani
e insoddisfatti, esibiscono un look "fuori di cresta" e tendono
alla migrazione. La specie si limita a quattro esemplari: Antò
Lu Pork, Antò Lu Zombi, Antò Lu Malatu e Antò Lu
Zorru. Il primo ad andarsene è Lu Zombi che, attratto dalle sirene
universitarie del Dams, migra a Bologna: però non capisce nulla
delle lezioni, supponenti leader studenteschi gli soffiano le ragazze.
Così Lu Pork riprende il volo e raggiunge la mitica Amsterdam.
Lo raggiunge Lu Zorru, che ha ricevuto una cartolina d'invito per la guerra
del Golfo. Frattanto, i familiari dei ragazzi scomparsi senza lasciare
indirizzo si rivolgono alla salvifica Donatella Raffai, che ospita i loro
casi nella trasmissione "Chi l'ha visto?". C'è un altro
personaggio importante nella Guerra degli Antò di Riccardo Milani:
quello della studentessa trapiantata a Bologna (Regina Orioli) che fa
da testimone ai piccoli eventi della storia. Lei si salverà dallo
sfascio generale diventando scrittrice. Il film non lo dice per la verità,
ma ci vuole poco a capirlo. La ragazza si chiama Sballestrera, leggi Silvia
Ballestra, autrice dei due romanzi sui giovani punk di Montesilvano editi
da Baldini & Castoldi. Non si pretende che un giovane scrittore interpreti
simbolicamente una intera società; ma una subcultura che gli appartiene,
quello almeno sì. Invece La guerra degli Antò (il film)
è una storiella puramente aneddotica, non sgradevole, però
troppo inconsistente per rappresentare altro che se stessa. In una scrittura
registica corretta, la sceneggiatura di Domenico Starnone e Sandro Petraglia
cala parti uguali di ribellismo e meridionalismo. Il tono è totalmente
giovanilistico, eppure gli Antò si muovono nell'Italia di una decina
d'anni fa, tra Gladio e la guerra in Iraq: il che probabilmente non dice
più di tanto ai ventenni di oggi, nei quali sembrerebbe di dover
ravvisare il pubblico naturale del film. Musiche della Piccola Orchestra
Avion Travel.
l'Unità (3/10/1999)
Michele Anselmi
La guerra degli Antò è un bel titolo da leggere per sottrazione
ironica: giacché non di una famiglia operaia o contadina si racconta,
bensì di quattro scalcinati punk abruzzesi che si chiamano tutti
Antonio. Montesilvano 1991, alla vigilia della guerra Usa-Iraq: capelli
a cresta e giubbetti di pelle colorata, il postino Antonio Lu Zombi, l'infermiere
Antò Lu Malatu, il giornalista Antò Lu Zorru e il disoccupato
Antò Lu Purk solcano le spiagge cementate della cittadina meditando
sfracelli ai danni dello speculatore Treves. Visti da dietro, sembrano
"i guerrieri della notte" di Walter Hill, ma in lealtà
non fanno male a una mosca, al massimo irrompono nella festa delle odiate
sorelle Treves per pisciare sul letto del loro papà. Liberamente
ispirato al romanzo di Silvia Ballestra Il disastro degli Antò,
il film di Riccardo Milani (Auguri professore) segnala il tentativo apprezzabile
di allontanarsi dai consunti paesaggi romani per immergersi in una provincia
stramba e vorace poco frequentata dal cinema. Peccato che il copione,
firmato da Petraglia & Stamone, manchi di compattezza: mette troppa
carne al fuoco, moltiplica gli scenari e smembra il quartetto, sicché
alla fine non sai bene quale storia seguire. Bombardato dalle pur belle
musiche degli Avion Travel, il film rievoca affettuosamente il confuso
ribellismo degli Antò, visti come dei vitelloni tardopunk in fondo
innocui e sfigati; specie Lu Purk, che prima si iscrive al Dams di Bologna
per sfuggire alla noia e poi, azzoppato per via di una caduta, si ritrova
solo come un cane nella mitizzata Amsterdam, dove lo raggiunge il "disertore"
innamorato Lu Zorru (gli hanno fatto credere di essere stato arruolato
per una missione nel Golfo Persico). La guerra degli Antò è
un film malinconico, irridente, generazionale, animato da un vitalismo
amarognolo: tra una parodia di Chi l'ha visto? e una presa in giro del
Movimento, sembra riallacciarsi al cinema di Virzì, e forse non
è un caso che nei panni di un arrogante leaderino politico appaia
lo sceneggiatore di Ovosodo Francesco Bruni, mentre Regina Orioli incarna
la narratrice discreta e complice, il cui nome - Sballestrera - rimanda
evidentemente a quello di Silvia Ballestra. Piccola curiosità:
i quattro Antò (Federico Di Flauro, Paolo Setta, Flavio Pistilli
e Danilo Mastracci) sono abruzzesi doc. Nella vita, magari, non vestono
e non si comportano così, ma tutti insieme portano nel film una
ruspante calata dialettale che non sarebbe dispiaciuta al pescarese Flaiano
se fosse ancora vivo.
Ciak (1/11/1999)
Pietro Calderoni
La provincia, il disagio giovanile, il non lavoro in un film gradevole,
non moralistico, divertente. Parliamo di La guerra degli Antò,
diretto da Riccardo Milani (Auguri, professore), storia di quattro ragazzi
punk di Montesilvano, piccolo centro in provincia di Pescara, agli inizi
degli anni '90. Si chiamano tutti Antonio e ognuno di loro s'è
dato un soprannome: Antò Lu Zombi, Lu Malatu, Lu Zorru e Lu Purk
e la vita di provincia gli va stretta, non la reggono. Il più risoluto
di loro, Lu Purk (Flavio Pistilli), li abbandona per raggiungere prima
Bologna e poi la città dei sogni: Amsterdam. Ma a furia di vivere
in tristi camerette e fare una vita di stenti Lu Purk comincia a rimpiangere
la vita, in fondo, monotona ma comoda, di casa. Recitato assai bene dai
quattro giovani protagonisti, il film è arricchito da buoni dialoghi
e dalla divertente inflessione del dialetto abruzzese.
Duel (23/11/1999)
Lu Malatu, Lu Zombi, Lu Zorru e Lu Purk sono bellissimi. Da Montesilvano,
Pescara, buco del culo del mondo, i quattro Antò arrivano dritti
al cuore. Perché hanno facce potenti, che sembrano uscite da un
fumetto di Pazienza. Perché hanno creste celeste metallizzato e
giubbotti di pelle, ma sono lontani dal nichilismo "No Future"
del punk inglese: vogliono essere travolti dal troppo vivere per uscire
da quello che chiamano "il disumano vuoto pescarese". Perché
sono contro: contro il cemento che devasta la costa, contro una guerra
che gli soffia sul collo (Iraq 1991) e da cui si può solo scappare...
e allora gridano "E- no- basta" (il nome della loro fanzine).
Perché si muovono un po' storti, e con scarpe troppo grosse, in
giro per l'Europa, o sul lungomare vicino a casa. Camminano a tempo delle
musiche zingare degli Avion Travel, spinti da quel coraggio della disperazione
che travolge i personaggi di Kusturica. Perché sono ingenui e un
po' sfigati e hanno occhi grandi e spalancati che guardano nella macchina
da presa, sul mondo. Sono spiriti liberi: non come chi si fa le canne
a quarant'anni e poi si fa sgamare da una scimmietta. Sono liberi dal
reale (e dai buchi di sceneggiatura), dentro una favola raccontata, dalla
penna di Silvia Ballestra prima, dal film di Riccardo Milani poi, per
farci diventare tutti un po' più Antó. E meno stronzi. Nelle
settimane in cui un deprimente star system lancia appelli e petizioni
per salvare dalla chiusura ReteA-Mtv, colonizzatrice culturale fuorilegge
(in base alle leggi sull'emittenza), esce nelle sale (poche e "scomode")
La guerra degli Antò. Questo piccolo film che parla abruzzese stretto,
scoprendo un'ignorata (dal cinema, dalla tv) realtà di provincia
e dei veri attori/non-attori reclutati nelle Arci della regione, rischia
di passare inosservato, di scomparire. Riuscirà Donatella Raffai
a ritrovarlo proprio come fa nel film con Lu Purk (trasformando Chi l'ha
visto? in una sagra paesana)? Forse il film é fuori moda come i
punk, forse degli Antó non gliene frega niente a nessuno, ma -
come dice Lu Malatu - "se ci scancellano a noi, cosa resta di Montesilvano?".
E cosa dell'attuale cinema italiano?
Il Resto del Carlino (3/10/1999)
Paola Cristalli
La guerra degli Antò si combatte a Montesilvano Marina, riviera
abruzzese. Un lungomare cementificato e qualche metro di spiaggia grigia.
Ciascuno dei quattro Antonio ha il suo soprannome: Lu Pork, Lu Malatu,
Lu Zorru e Lu Zombi. Regolarmente borchiati, con creste d'ordinanza, gli
Antò hanno vent'anni, sono punk e sono stufi marci. Sognano Amsterdam
e Berlino. Alla droga, neanche un pensiero. Sesso, poco e rimediato con
batticuori adolescenti. Non sono trainspotters, dunque, gli Antò
da Montesilvano Marina, magari un po' fratelli dei leningrad cowboys di
Kaurismaki, ma con un lato infantile ancora molto scoperto: ribelli a
un mondo ipocrita e a una prospettiva di provincia. Anche se poi, a saper
guardare, certe cose si capiscono bene anche da Montesilvano; come, ad
esempio, che la prossima guerra mondiale scoppierà per via del
petrolio... Siamo nel 1990, e la guerra vera che scoppia è quella
del Golfo. "Buoni ragazzi, adesso arriva Manisco che ci spiega come
stanno veramente le cose" ammonisce il trentenne fuoricorso saccente,
ridicolo ma parecchio sciupafemmine, nell'appartamento bolognese di studenti
fuorisede in cui finisce Antò Lu Pork, il primo a tentare la fuga
vera. La guerra degli Antò ha anche un suo narratore ufficiale,
l'amica Sballestrera, trasparente alter ego della scrittrice Silvia Ballestra,
dalle cui vive pagine under 25 (La via per Berlino e La guerra degli Antò)
arriva il film di Riccardo Milani (esordio lo scorso anno con Auguri professore).
Bologna è un po' comicamente, un po' freddamente ostile, la sortita
ad Amsterdam sarà puro disastro, la nostalgia per il bar Zagabria
si fa potente, a casa dominano i siparietti ridicoli (terribile il ballo
finale sulla spiaggia d'estate). La guerra degli Antò è
un piccolo film tenero e torvo, ha cura di ricostruire un'insolita, non
acchienistica tessitura dialettale (imperdonabile solo l'inflessione romanissima
di Regina Orioli) e, usando meno parole di quante in media servano al
cinema italiano, riesce a dire qualcosa sull'essere giovani e soli.
Cinema - recensioni
La Guerra degli Antò
Siamo in un piccolo borgo della provincia di Pescara, che si chiama Montesilvano.
I protagonisti sono quattro ragazzi amici, e si chiamano tutti Antò.
Per distinguersi usano dei soprannomi: Antò Lu Zombi, Antò
Lu Malatu, Antò Lu Zorru e Anto Lu Pork. In comune, oltre al nome,
hanno il modo di vivere in stile Punk e il fatto che il piccolo centro
dove abitano, come capita alla maggior parte dei ragazzi della loro età,
gli va stretto, non è abbastanza trasgressivo.
Dopo tanti giorni passati tra i tavoli bei bar a maledire la loro misera
vita, Anto Lu Purk, prende il coraggio e si trasferisce a Bologna per
frequentare l'istituto d'arte Dams, e respirare un aria diversa, satura
di arte, musica e cultura. Ma anche qui le cose non sono certo facili:
la gente nuova, i conti, le bollette, le lezioni più difficili
di come si immaginava. L'unica soluzione è quella di andare dove
la trasgressione è una filosofia di vita, almeno così dicono.
Parte quindi per Amsterdam.
Nel frattempo a Montesilvano, Antò Lu Zorru riceve la cartolina
militare, il che significa partenza per il Golfo Persico. In fuga, questi
raggiunge l'amico ad Amsterdam, ed insieme fanno perdere le loro tracce.
Per ritrovarli le famiglie si rivolgono anche a "Chi l'ha vistò?",
dove parteciperanno anche gli altri due Antò.
Il film è tratto dal libro "Il disastro degli Antò"
scritto da Silvia Ballestra, che raccoglie insieme il racconto "La
via per Berlino" e il romanzo "La guerra degli Anto". L'autrice,
amica d'infanzia dei quattro ingenui e provinciali Punk, interpretata
nel film da Regina Orioli ("Ovosodo" e " Gallo Cedrone"),
li avverte del loro destino: "
Dicono che siete diventati troppo
brutta gente
".
La pellicola, girata da Riccardo Milani (Auguri professore) è divertente
e arricchita di un linguaggio colorito e pieno di accenti dialettali,
a rendere il tutto più stuzzicante le musiche della piccola orchestra
degli Avion Travel.
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