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TITOLO ORIGINALE Kidoo Senshi Gundam: Gyakushu no Char
Realizzazione: Yoshiyuki Tomino.
Character Design:Hiroyuki Kitazume.
Mobile Suit Design
: Yutaka Izubuchi (Patlabor, Lodoss).
Mecha Design:
Yoshinori Sayama e Gainax (Nadia, Gunbuster).
Musiche:
Shigeaki Saegusa (Tetsuwan Atom).
Decorazioni: Shigemi Ikeda (Cyber Formula).
Tipo:Film
Durata: 120 minuti.
Data di uscita: Proiettato nei cinema il 12 marzo 1988.


Una ragazza australiana alla ricerca della pace spirituale rimane "bloccata " nella scoperta degli impulsi sessuali. Torna dopo tre anni di silenzio la premiatissima regista di Lezioni di piano.

Recensione di FEDERICA ARNOLFO (vedi fonte)

Affronta un tema molto delicato, l'ultimo film dell'australiana Jane Campion in concorso alla 56a Mostra del Cinema di Venezia: quello della spiritualità. Sceglie di affrontarlo, tuttavia, con un piglio scanzonato e leggero che forse, alla fine, risulta la scelta migliore. Protagonista è Ruth, adolescente in crisi religioso-esistenziale che crede di trovare la via il un guru indiano. Si confronterà con PJ, uomo di mezza età pagato per "ricondizionarla", cioè salvarla da quello che i genitori ipotizzano essersi trattato di un lavaggio del cervello. L'incontro tra due personalità così diverse, così fragili e allo stesso tempo così ostinate e non disposte a cedere nulla di sé all'altro sarà fondamentale per entrambi. La religione diviene così un pretesto, la molla attraverso cui interrogarsi nel profondo, capire l'altro per meglio vivere con sé stesso.
Sviluppato in modo intelligente e sensibile ed ambientato in un'Australia da cartolina (ma allo stesso tempo aspra dure ed implacabile, un po' come i due protagonisti), "Holy Smoke" non riesce, tuttavia, ad "elevarsi": rispetto ai temi che sviluppa, finisce per rimanere molto terra terra, dando forse troppo spazio alla fisicità e troppo poco allo spirito. E la conclusione cui sembra giungere la regista (è tutto fumo, alla fin fine, ciò che si spaccia per spirituale) non la condividiamo.



Recensione di LUCA BANDIRALI (vedi fonte)

Accolto come un oggetto estraneo alla scorsa edizione del Festival di Venezia, Holy smoke è film che respinge, ad un primo impatto, la schiera di adoratori che Lezioni di piano aveva guadagnato a Jane Campion. Una visione non superficiale, d’altra parte, restituisce tutto il cinema della regista neozelandese allo spettatore: cui spetta in ultima analisi decidere che fare di questi cinque lungometraggi (sei se si include il televisivo Due amiche), l’ultimo dei quali nulla aggiunge né allo stile né all’universo narrativo di un’autrice indissolubilmente legata - ha scritto Eliana Elia – “a vibranti storie di donne al limite del patologico”.
C’è sempre uno sguardo femminile, infatti, al centro di questo universo: qui si tratta dello sguardo di Ruth, giovane australiana impelagata in un brutto trip religioso durante una vacanza in India. Nulla di nuovo: come in Lezioni di piano, c’è un viaggio che inverte il sistema di segni in opera; in quel film lo spostamento dall’Europa alla Nuova Zelanda creava un’opposizione fra cultura e natura: qui, nel doppio movimento dall’India all’Australia, si genera una tensione spirito/materia. Nel testo, tutto ciò che è simbolo gode di una connotazione efficace che molto si affida alla nozione di Autore: non sfuggirà ad un occhio attento la relazione tra il dato visuale in Holy smoke e le coordinate di ripresa e fotografia nei primi film Sweetie e Un angelo alla mia tavola, con la propensione per angolazioni interessanti e insolite e per cromatismi intensi, di matrice iperrealista (più ordinato che altrove, invece, il montaggio).
Bisogna dire poi che anche il tema centrale, l’incontro con il soggetto maschile, ci è ben noto: “Gli uomini della Campion” ha scritto a tal proposito il critico Mariolina Diana “acquistano diritto di cittadinanza solo quando sono disposti a comprendere e accettare i desideri e gli istinti di una donna”. Al ritorno forzato di Ruth dall’India, i familiari impongono alla ragazza una sorta di “cura disintossicante”. C’è un uomo, un americano, che per professione decondiziona i giovani plagiati dalle sette d’ogni genere: è PJ Waters, interpretato da Harvey Keitel, che qui mette in discussione meno il proprio credo artistico (da ortodosso del Metodo, si volta a mostrare la nuca durante un intenso primo piano) che il cliché di “risolvi-problemi” appiccicatogli da Quentin Tarantino. Amante silenzioso in Lezioni di piano, Keitel si impadronisce dello stereotipo sgradevole del dominatore ineducato, condizione necessaria affinché il soggetto femminile Ruth lo possa educare e dominare.
Purtroppo, senza voler parlare di miscasting (errore nell’attribuzione dei ruoli agli attori), Holy smoke soffre proprio l’assenza di un’interprete femminile capace di donare a Ruth l’irruenza del raziocinio e l’abbandono della follia: ma Kate Winslet non è Nicole Kidman, né Holly Hunter. Questo nuoce solo in parte ad un film che all’autoreferenzialità affianca un’evidente nostalgia per un cinema della “questione femminile”, per l’impatto politico di un Ferreri o di un Bertolucci. A vedere questo Keitel burlesco nelle ultime battute di Holy smoke, caracollare vestito da donna per il deserto australiano in preda ad allucinazioni mistiche che gli rimandano una Winslet-Kali dalle molte braccia, viene in mente una frase di Virginia Woolf: “Detestate quest’epoca. Createne una migliore”.
In Jane Campion, fin’ora, è prevalso senza dubbio il disprezzo. 


INTERVISTA CON GLI ATTORI (vedi fonte)

Conferenza stampa del film, presenti Jane Campion ,Anne Campion, Harvey Keitel, Kate Winslet

(domanda rivolta a Jane e Anne Campion): come avete collaborato alla stesura del film e come avete scelto gli attori?

Noi siamo molto vicine come età, per cui finiamo per avere una sensibilità comune
per moltissime cose. Abbiamo discusso moltissimo tra di noi, durante la stesura del film, e i nostri diversi punti di vista sono stati motivo di arricchimento. Harvey Keitel lo abbiamo avuto in mente quasi dall'inizio, è stato per noi motivo di ispirazione. Kate invece ci era piaciuta molto in "Ragione e sentimento" e secondo noi è una bravissima attrice.

Quando sono stati scelti i brani inseriti nella colonna sonora?

Alcuni prima, alcuni durante la lavorazione del film, come nel caso della canzone della Morisette che canta Ruth.

(domanda rivolta a Jane Campion) Vuole dirci qualcosa a proposito del tema principale del film, la spiritualità?

La spiritualità è secondo me generata dalla curiosità sul mondo. Ho cercato di affrontare il tema da un punto di vista abbastanza ingenuo: Ruth è un'adolescente, l'idea di incontrare un guru la eccita, ma nello stesso tempo riesce a discutere dell'argomento in modo molto profondo e sentito. La religione in realtà è qualcosa che ci viene inculcato sin da bambini, quasi a livello di ipnosi: dopo può scattare la molla della elaborazione, come succede a Ruth. Mi è piaciuta molto l'idea di rappresentare la spiritualità come qualcosa parallela al rapporto d'amore tra un uomo ed una donna, dove comunque ci si mette in discussione e si deve accettare ciò che è diverso da sé.

(domanda rivolta a Kate Winslet e a Harvey Keitel) Come è stata l'esperienza di questo film, dal vostro punto di vista?

KW: Per me è stata una gran bella sfida. Dovevo rappresentare una ragazza molto diversa da me, più giovane, australiana, con una cultura lontanissima dalla mia. Ruth sembrerebbe non credere in nulla, è un personaggio difficile e scostante. Nello stesso tempo, tuttavia, non volevamo che risultasse troppo antipatica o cattiva.
HK: Quando si esplora un personaggio umano bisogna essere sinceri e veritieri. La scena in cui Kate mi fa indossare l'abito rosso è stata difficilissima, ci abbiamo messo 5 giorni per girarla. Difficile sia da un punto di vista strettamente fisico (fa molto freddo nel deserto di notte), sia interiore: il personaggio si sente molto vulnerabile, è in cerca della sua anima. E' parallela, forse, alla scena in cui il sari di Ruth prende fuoco.

(domanda rivolta a Kate Winslet) Ci sono delle analogie, secondo lei, tra il personaggio di Ruth e quello di Rose in "Titanic"?

Assolutamente no! Non potrei pensare a due personaggi più diversi!

(domanda rivolta a Jane Campion): Il film non risulta mai del tutto drammatico, ci sono molti momenti di comico...

E' una scelta ben precisa, quella di stemperare la tensione di quando in quando. Del resto, anche la vita è così, mescola momenti di alta drammaticità con altri estremamente comici.