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Hubert Sauper (Francia, Austria, Belgio / 2004 / 107')

   

Nel 1954, nel lago Vittoria in Tanzania viene introdotto un pesce predatore. Si scatena così uno sconvolgimento dell'ecosistema lacustre che, secondo il regista del film, nasconde crudeli giochi di potere.


Il Lago Vittoria non è solo il più grande lago tropicale del mondo, ma possiede anche un microcosmo molto particolare. Nelle sue acque, fino al 1954, nuotavano numerose specie di pesci, alcuni dei quali (ad esempio il furu) ancora poco studiati. Dalla fatidica data citata, le cose cambiano radicalmente: per motivi ancora non del tutto chiari (o forse chiarissimi) viene introdotta, nel lago la parca, un pesce predatore. Improvvisamente la ricca fauna lacustre cambia, e la parca si ritrova ad essere, con la sua enorme mole, la regina indiscussa del lago e il motore trainante dell'economia locale. Fiorisce la pesca, la lavorazione e l'esportazione del prodotto. Cargo europei, russi e a volte anche americani, ogni giorno affollano il piccolo aeroporto locale per caricare tonnellate di pesce. Ma una domanda, a questo punto, sorge spontanea: visto che la popolazione locale vive ancora in uno stato di indigenza assoluta, come vengono pagati i carichi spediti in ogni parte del mondo?
Il documentario-inchiesta presentato alle Giornate degli autori di Venezia cerca di gettare un necessario cono di luce su questa spinosa questione. Vengono intervistati i pescatori (spesso ragazzi), i proprietari delle fabbriche che lavorano il pesce, i ministri africani, i piloti russi. Il quadro che si delinea è tutt'altro che rassicurante: da quando è stato introdotto questo pesce, la popolazione locale ha dovuto far fronte a molteplici morti (quelle dei pescatori) che provocano un incremento della prostituzione (le vedove cercano di sfamare in ogni modo i figli) e una conseguente diffusione dell'HIV e dell'AIDS. Ma mentre qui la miseria e la fame dilagano e le malattie si estendono in maniera impressionante, nel resto del mondo arrivano costosissimi filetti di parca ben lavorati e saporiti. In cambio di cosa?
L'ipotesi (tra l'altro confermata da alcuni testimoni...e a intuito molto plausibile) del regista è che i cargo che si recano sulle sponde del Lago Vittoria per caricare il pesce, non arrivino vuoti ma "carichi di meraviglie": kalashnikov, munizioni, addirittura carri armati che vanno a rifornire gli incalcolabili focolai di guerra sparsi per tutta l'Africa. Il modo di condurre l'inchiesta è semplice e diretto, non ci sono domande trabocchetto o spie segrete, il regista intervista boss locali e prostitue con la stessa naturalezza e semplicità e il risultato oltre che toccante e commovente risveglia quello sdegno e quell' indignazione che a volte dimentichiamo di tirar fuori.
Teresa Lavanga - Film up


Negli anni’60 è stato perpretato un disastr ecologico in Tanzania. Il pesce Persico del Nilo stato immesso (volontariamente?) nel lago Victoria il secondo lago più grande del mondo, distruggend irrimediabilmente la fauna ittica. Quell’atto scellerat contro l’ambiente ha generato anche risvolti positivi sviluppando l’economia dei luoghi limitrofi generando lavoro per esportare il pesce in Europa in un paese in cui la povertà e la morte pe indigenza sono all’ordine del giorno
Un documentario viene realizzato per mostrare, e far raccontare in prima persona dai protagonisti la realtà delle cose. Ne L’incubo di Darwin, la realtà è il parallelismo fra il mondo umano e il mondo animale, soggiogati entrambi dalla stessa dura regola: la sopravvivenza.
“Solo il più forte sopravvive”, dichiara un tanzaniano, e si riferisce soprattutto alla necessità di portare a casa il necessario per sfamare la propria famiglia. Se un capo famiglia durante la pesca, è sbranato dai coccodrilli o muore per l’Aids, diffuso in gran parte della popolazione, l’unica soluzione per sottrarsi a una fine certa, è che le donne si prostituiscano con i pescatori e i piloti provenienti dal vecchio continente.
L’incubo di Darwin è un documentario duro, estremo, correlato alle leggi della natura e dell’evoluzione, dove il sole allo Zenith è sempre più buio.
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Tutto ha inizio negli anni Sessanta con un esperimento scientifico: l'introduzione di una nuova specie di pesce nel Lago VIttoria.
Si trattava del pregiato pesce persico, la ‘Tilapia del Nilo’ (Nile perch) che in brevissimo tempo si è moltiplicato,  portando all’estinzione di quasi tutte le razze ittiche locali presenti nel lago, e causando uno sconvolgimento ambientale in tutta la regione.
Poco importa di tali sconvolgimenti alle multinazionali del cibo che da allora, esportano il pregiato pesce bianco in tutto il mondo. Enormi cargo ex sovietici atterrano ogni giorno nella zona per caricare il pescato quotidiano e scaricare altre merci ben più preziose, le armi, dirette in altre zone dell'Africa e prevalentemente al sud.
Hubert Sauper, regista del documentario "l'incubo di Darwin", racconta come è venuto a conoscenza di tali traffici e di come abbia avuto origine il suo "incubo".  Accade nel 1997, durante le ricerche per un altro documentario, KISANGANI DIARY, sulla storia dei rifugiati della rivolta del Congo: in un aeroporto, un volo cargo proveniente dall’America, atterra con un carico di 45 tonnellate di piselli, destinati a nutrire i rifugiati dei vicini campi delle Nazioni Unite, mentre un  secondo cargo decolla verso l’Europa, carico di 50 tonnellate di pesce fresco. Fino a qui, nulla di strano. Grazie alla conoscenza con alcuni piloti russi, Hubert scopre che però non si trattava solo di commercio di pesci e piselli, ma i cargo carichi di aiuti umanitari in realtà trasportavano anche armi destinate alla stessa regione. Così egli stesso racconta: "i rifugiati sfamati di giorno con i piselli, di notte venivano massacrati con le armi trasportate sullo stesso aereo. Al mattino, con la mia piccola videocamera, scoprivo con orrore nella giungla cadaveri e campi devastati"
Da qui, l'incubo ricorrente, che ora Hubert porta allo scoperto attraverso il documentario, che vuole rispondere innanzitutto ad un interrogativo: solo i  migliori sopravvivono? La forma definitiva delle società del futuro sembra essere quella della ‘democrazia dei consumatori’, che viene considerata come ‘buona e civilizzata’. Dunque, spiega Hubert, dal punto di vista Darwiniano ha trionfato il ‘sistema buono’, che ha vinto grazie alla capacità di convincere i suoi nemici oppure di eliminarli
Ma gli incubi potevano essere più numerosi. Infatti, lo stesso tipo di documentario poteva essere girato in Sierra Leone, solo che al posto del pesce ci sarebbe stato un diamante, in Honduras, con le banane, mentre in Libia, Nigeria o Angola ci sarebbe stato il petrolio.
E' ciò che per noi è un incubo, narrato attraverso le immagini di un documentario e dunque, solo uno spaccato della realtà, per la gente del Congo, la realtà è un incubo quotidiano, segnato dalla miseria e dalla guerra civile, che a noi occidentali serve a mantenere l'ordine mondiale.
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