back  ...e johnny prese il fucile
  inizio


di Dalton Trumbo. (USA, 1970, 111')
Con Donald Sutherland, Jason Robards, Timothy Bottoms, Marsha A. Hunt, Kathy Fields.


   

Trama:

Durante la prima guerra mondiale un soldato americano perde la vista, l’udito e rimane mutilato di tutti e quattro gli arti. Movendo la testa riesce a comunicare con i medici che lo assistono. Il film alterna al tragico presente del soldato i suoi ricordi e i suoi sogni.
Il film fu diretto trent'anni dopo da Dalton Trumbo autore antifascista ed antimilitarista che nel '38 aveva già scritto il libro.
Per anni censurato ed ancora oggi piuttosto raro. Il gruppo Thash dei Metallica lo riportò alla ribalta con il brano One che vi si ispirò e che ne utilizzò delle parti per il videoclip musicale. E Johnny prese il fucile è uno dei più importanti manifesti pacifisti di tutti i tempi.


…E Johnny prese il fucile nasce nell’ormai lontano 1939, quale romanzo dalle tematiche spiccatamente antimilitariste e pacifiste, dalla penna di Trumbo stesso, che verrà ferocemente ostacolato nella sua attività durante il periodo dell’infame caccia alle streghe maccartista per essersi rifiutato di ammettere la propria attività “antiamericana”, desunta dalla sua propaganda antifascista decisamente contraria alla guerra e per l’imperdonabile militanza nel Partito Comunista.
Dimostrando una notevole coerenza e integrità morale lo scrittore, sceneggiatore e regista finirà tra i cosiddetti “Hollywood Ten”, ovvero nella lista nera dei dieci addetti dell’industria cinematografica invisi alle autorità governative. Si rifiuterà inoltre di prestarsi all’infame ruolo di delatore, che gli avrebbe assicurato la possibilità di continuare a lavorare in relativa sicurezza… ma a che prezzo?
Sconterà perciò un anno di carcere e conoscerà forti limitazioni e un acceso ostracismo, che lo costringeranno a lavorare sotto pseudonimo o senza essere accreditato nei titoli come condizioni ultime per continuare la sua attività artistica in ambito cinematografico.
Tutto questo accade nella seconda metà degli anni Quaranta negli Stati Uniti, patria della democrazia e della libertà.

“E comunque che diavolo significa libertà? E’ solo una parola, come casa o tavolo o qualsiasi altra parola. Solo che è un tipo speciale di parola. Uno pronuncia la parola casa e può puntare il dito verso una casa per provare di cosa sta parlando. Ma uno può dire forza, lottate per la libertà e non può mostrarti la libertà. Non può provare la cosa di cui sta parlando, allora come diavolo può pretendere di dirti di lottare per essa? ” (da …E Johnny prese il fucile)


Protagonista assoluto del film (sceneggiato e diretto da Donald Trumbo in decenni di appassionato lavoro e portato sugli schermi solo nel 1971, dopo aver ricevuto ripetuti rifiuti da parte di produttori e distributori) è John Bohnam, diciannovenne figlio di un’America povera ma dignitosa che manda i suoi giovani a morire in una guerra (il primo conflitto mondiale, in questo caso) a difesa di ideali lontani ed astratti.
Johnny viene dislocato sul fronte francese, dove rimane seriamente ferito dall’esplosione di una mina: privato degli arti, del volto, dell’udito, del tatto, del gusto, dell’olfatto, di lui non rimarrà che un tragico moncherino di uomo, tenuto in vita senza pietà dagli artifici di una medicina moderna e disumana, spietata alla stregua della guerra stessa.
Considerato dagli ufficiali medici poco più di un’attrazione da baraccone, pur nella sua estrema menomazione John continua ad essere un essere umano a tutti gli effetti, un ragazzo nel quale piano piano emergono ricordi del passato, della vita condotta nel piccolo paese d’origine, del padre, dell’ex fidanzata Karen, della disgraziata decisione di arruolarsi e di partire per la guerra; di pari passo arriva la consapevolezza delle condizioni in cui attualmente versa, povero corpo straziato al quale è negata un’identità e una dignità, nascosto al mondo e agli uomini.
Gli anni passano, e vividi sogni e ricordi si mescolano nella testa di Johnny, l’unico luogo in cui egli continua ad esistere: ogni domenica si reca a passeggiare tra i colori ombrosi del bosco, e nella sua mente festeggia tra canti e libagioni l’ultimo giorno dell’anno.
Nella sua estrema solitudine, muovendo la testa John tenta di comunicare tramite l’alfabeto Morse con la vecchia infermiera che si prende cura di ciò che rimane di lui, la presenza della quale è per lui più che altro un’intuizione.
Questi tentativi rimangono purtroppo frustrati, poiché la donna scambia i messaggi per agitazione e gli inietta dei sedativi per calmarlo.
Le cose cambiano con l’arrivo, il giorno di Natale, della nuova infermiera deputata alle sue cure, una ragazza sensibile e attenta che cerca di stabilire un contatto con John tracciando con le dita le sillabe delle parole “Merry Christmas” sul suo petto.
Finalmente la tanto attesa speranza di comunicare con il mondo esterno può compiersi, e il ragazzo reitera le sue richieste, lanciando un disperato SOS in codice Morse: la nuova infermiera capisce e lo mette in contatto con un ufficiale che gli farà da tramite, formulando la domanda: “Che cosa vuoi?” battendo linee e punti con le dita sulla maschera che gli ricopre il volto mancante, là dove ci sarebbe stata la fronte.
Johnny chiede di essere portato all’esterno, di essere esibito al mondo come terribile monito contro le atrocità inenarrabili della guerra, una sorta di nuovo Messia che si avvale della forza dirompente del proprio corpo lacerato e annullato, della sua umanità sfregiata per comunicare tutta la disperazione e il dolore come le parole non riuscirebbero a dire.
Questo, oppure la morte, in un gesto di estrema liberazione dal Male.
Ma tutto ciò è contro il regolamento.
Johnny non presta ormai più nessuna attenzione alle ulteriori domande che gli vengono poste, nella sua mente riesce solo a formulare un: “Perché?” destinato a rimanere senza risposta, nel momento in cui i medici si apprestano a sedarlo di nuovo e impediscono all’infermiera di ucciderlo, riattaccando i tubi di ossigeno che in un gesto pietoso lei aveva strappato.
Nella fortissima, tragica sequenza finale la luce si spegne, la porta si chiude e si distingue il rumore di passi che si allontanano: il soldato Johnny continua a lanciare il suo SOS…SOS…SOS…, ma sulle sue pene cade un definitivo e inappellabile oblio.

“Sono l’uomo-morto-che-è-ancora-vivo. Sono l’uomo che ha reso il mondo un posto sicuro per la democrazia. Fate che si arruolino nell’esercito, perché l’esercito rende uomini” (da …E Johnny prese il fucile)
 
http://www.shyrec.com/sml/05/cult_cinema_CineCult.html