
di
Keith Fulton, Louis Pepe (Usa/Gran Bretagna, 2002, 93’)
con Jhonny Depp, Tony Grisoni, Philip A. Patterson, René Cleitman,
Terry Gilliam
Trama:
Un film su quanto è difficile realizzare un film.
Anche se dietro la macchina da presa c'è Terry Gilliam ed il
protagonista è Johnny Depp. Un viaggio appassionante dentro i
segreti del film che non vedremo mai, mentre il peggior incubo di ogni
regista diventa realtà.
Quando, nel marzo del 1999, è iniziata la
pre-produzione del film di Terry Gilliam, The man who killed Don Quixote,
Keith Fulton e Louis Pepe (due cineasti 'specialisti' in documentari,
molti dei quali girati su Hollywood ed il suo 'dietro le quinte') sono
stati incaricati dallo stesso Gilliam di seguire tutte le fasi di lavorazione
del film, così da poter utilizzare il materiale girato a fini
promozionali: Lost in La Mancha nasce così, concepito come una
sofisticata quanto originale opera auto-celebrativa. Ma questo particolare
esempio di meta-cinema lentamente si è trasformato in uno splendido,
e allo stesso tempo drammatico, documentario sulla mancata realizzazione
di un importante lungometraggio. In effetti, il progetto di Gilliam
si era dimostrato sin da subito molto ambizioso e difficile da realizzare
(tanto che la lavorazione è stata sospesa per mancanza dei fondi
necessari per poi riprendere un anno più tardi) ma la consapevolezza
che il film non avrebbe mai visto la luce si è concretizzata
solo qualche giorno prima della decisione ufficiale di sospendere in
maniera definitiva le riprese.
Gli 89 minuti di Lost in La Mancha documentano tutti i momenti cruciali
del Don Quixote di Gilliam, dalla prima riunione a Madrid con l'intera
troupe alle (poche) scene girate nella prima settimana di riprese, passando
per la realizzazione delle scenografie, la scelta dei costumi, le prove
di lettura con i principali attori (Jean Rochefort e Johnny Depp) e,
soprattutto, gli infiniti disagi e contrattempi che hanno costellato
la realizzazione del film fino a segnarne inesorabilmente il fallimento.
Grazie alle 80 ore di prezioso girato che i due cineasti hanno avuto
a disposizione (sotto espressa richiesta del regista, infatti, i microfoni
e le telecamere non sono stati mai spenti), Fulton e Pepe hanno ricostruito
meticolosamente le disavventure di Gilliam e del suo film, arricchendo
i propri filmati con puntuali e sagaci interviste fatte sul posto, una
raffinata colonna sonora e lunghe digressioni su Cervantes e su un indimenticabile
regista, Orson Wells, anch'egli vittima della 'maledizione di Don Chisciotte';
è perfettamente inserita nel contesto persino una simpatica animazione
di Chaim Bianco, il Terry Gilliam's Picture Show, ricavata in gran parte
dalle illustrazioni dello stesso Gilliam. Ma la bellezza e l'unicità
di questo documentario non risiedono solo nella sua ottima realizzazione
tecnica e nella professionalità di Fulton e Pepe: portando sullo
schermo, per la prima volta, le difficoltà (spesso economiche)
e gli ostacoli di diverso genere che una pellicola importante ed impegnativa
può dover affrontare in fase di realizzazione, Lost in La Mancha
coglie tutto il dramma di quando un film viene letteralmente disintegrato
non tanto dalla disapprovazione di pubblico e critica, quanto dalle
più svariate fatalità che spesso possono decretare la
fine non soltanto di un progetto ma anche, e soprattutto, di un sogno.
La riflessione forse più amara che deriva dalla visione di questo
documentario è che l' "uomo che ha ucciso Don Chisciotte"
è stato probabilmente il suo più fedele ed accanito sostenitore:
Terry Gilliam, che in balìa della propria ossessione ha finito
per perdere il 'contatto con la realtà' e, lottando contro i
mulini a vento, ha lentamente ed inconsapevolmente portato il suo film
al collasso.
Laura Spina
www.filmup.com