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di Giuseppe Tornatore (Italia, 108', 2000)
con Monica Bellucci, Giuseppe Sulfaro, Giuliano Federico, Matilde Piana,
Pietro Notarianni.

TRAMA
Il film concorre all'Oscar riproponendo un storia maliziosa, tipicamente
italiana ma, con mezzi produttivi e budget hollywoodiani. Nella Sicilia
degli anni 40 un ragazzino si innamora follemente della donna più
bella e desiderata del paese.
ReVision
Dante Albanesi
La figura di Malèna, taciturna
e segreta, è una presenza quasi unica nel cinema contemporaneo,
ormai definitivamente affogato nella chiacchiera e nell'esplicito di marca
televisiva. Monica Bellucci pronuncia due battute nel primo tempo e tre
nel secondo tempo; per il resto si limita ad attraversare altera e contenuta
i vicoli e le piazze della sua città. Il suo è dunque un
personaggio da cinema muto, "guardato" più che "agito",
un corpo che si limita ad un puro esistere e che sparisce lasciando intatto
il proprio mistero. Come il mito per Roland Barthes, Malèna è
una forma vuota che ognuno può riempire dei più differenti
contenuti: i cicisbei e le invidiose del paese possono attribuirgli un
numero sterminato di amanti, mentre il giovane protagonista e Tornatore
possono vestirla dei panni di qualsiasi eroina, da Cleopatra a Maria Maddalena.
E con geniale simmetria il padre di Malèna non può non essere
sordo, ovvero impermeabile ad ogni eccitata diceria, estraneo al lavorio
dell'immaginario popolare che giorno e notte innalza cesella perfeziona
i più disparati aneddoti attorno al corpo di sua figlia.
Ma al di là di questo
non comune esperimento, c'è il solito Tornatore che da anni si
ingegna di conciliare due tra i più sublimi esempi di cinema italiano:
Leone e Fellini. In due parole: i primissimi piani, i crescendi di Morricone,
le scene dilatate fino allo spasimo, i dolly vertiginosi vengono da Leone;
il macchiettismo di provincia, la satira verso Dio Patria Famiglia, l'ossessione
sessuale, i calzoni corti in bicicletta sono invece tutti di Fellini (e
dire che in Malèna vi sono scene copiate da Amarcord è scoprire
l'acqua calda). La risultante dei due vettori è un "leone
fellinizzato", chimera ancor più improbabile del "bladerunner
wendersiano" partorito da Salvatores con Nirvana.

A questa coppia stilistica
se ne aggiunge un'altra tematica: la Sicilia e il Cinema. Il corollario
che fonde questi quattro elementi è la dimensione temporale: gli
anni '40 e '50 (da filmare, come ormai hanno imparato anche i pubblicitari,
con immagini virate in marrone). Da Nuovo Cinema Paradiso a L'Uomo Delle
Stelle, Tornatore resta prigioniero di questi dogmatismi narrativo-formali
(o forse è cosciente che questi sono gli unici mezzi per restare
a galla, in un mondo dove un'allegra scemenza di Panariello incassa miliardi).
Non a caso, l'unica volta che Tornatore riuscì a mettere da parte
cinefilia, Sicilia anni '40, fellinate e leonismi, lasciando al centro
della scena soltanto la sua immensa passione per la regia, creò
il suo capolavoro: Una Pura Formalità, ingranaggio lucido e perfetto
come un diamante.

Ma gli sperimentalismi
non danno Oscar, e per non smarrire il credito guadagnato oltreoceano,
Tornatore si abbassa a filmare la Sicilia con l'occhio turistico di un
regista hollywoodiano, collezionando capelli corvini fluenti e spiagge
rocciose, barbieri pettegoli, avvocati libidinosi, coppole e chiese barocche,
case di tolleranza e insulti al Duce, per concludere con la sfilata trionfale
dei soldati sulle jeep a stelle e strisce, mentre distribuiscono cioccolata
a ragazzini festanti e denutriti. Per questo motivo, siamo costretti a
criticare Tornatore non per quello che sarebbe (il più importante
talento visivo del nostro cinema), ma per quello che il mercato lo costringe
ad essere: un discreto regista americano.

Tornatore sembra uscito
dalla macchina del tempo. Possiede un senso del cinema a lettere maiuscole
che tutti i registi italiani hanno smarrito o svenduto alla tivvù.
Ha un immenso talento, sebbene i suoi difetti siano anch'essi grandi in
proporzione e gli impediscano di centrare il capolavoro. Come altri suoi
film, "Malèna" è prolisso: dilata fino alle dimensioni
di un romanzo quello che un tipico spunto da racconto breve. Ha un doppio
finale, poiché riprende a forza la storia quando essa si è
già conclusa nella scena della partenza di Malena dal paese. C'è
qualche citazione cinefila di troppo e il tono non è sempre in
perfetto equilibrio fra il romantico e il grottesco. Ma poco importa:
nonostante soffra di priapismo autoriale, quello di Tornatore è
cinema-cinema, come da noi non lo si vede da anni. Il punto però
è proprio questo. Tratto da un vecchio soggetto di Luciano Vincenzoni,
"Malèna" sembra un film di trent'anni fa. Certo, considerando
il livello del cinema italiano di oggi, intravedere l'ombra della grande
stagione cinematografica del passato può anche scaldare il cuore.
Ma c'è da temere che non si tratti di una primavera, ma di una
ingannevole estate di San Martino. Nel suo stile classico e sontuoso,
Tornatore tradisce - o forse ostenta - il più completo anacronismo.
Prodotto con il contributo della Miramax, il film può contare su
una distribusione americana. Si può credere, e sperare, che possa
piacere là dove l'Italia delle biciclette e delle canottiere è
stata ripetutamente apprezzata: come dimostra il successo de "Il
postino", di "Mediterraneo" e dello stesso "Nuovo
Cinema Paradiso". Me lo auguro sinceramente anch'io e senz'altro
Tornatore lo merita a maggior titolo di chiunque altro. Eppure, questa
premiata immagine di un'Italia dove il tempo si è fermato e dove
anche il cinema che la rappresenta non riesce che a guardare all'indietro,
non posso impedire che mi dia i brividi.
"È la crescita
di due personaggi, un bambino che diventa uomo e una ragazza che diventa
donna"
Giuseppe Tornatore

La storia nasce da un
racconto - ricordo di Luciano Vincenzoni, lo sceneggiatore di Segio Leone
e di Pietro Germi. La diegesi di questo film, girato in Sicilia per tre
quarti a Siracusa e per un quarto di Noto, si svolge a Castelcutò,
piccolo paese dove tutti si conoscono, e con un postino detentore dei
loro segreti più nascosti. Un ragazzino, Renato Amoroso (Giuseppe
Sulfaro), in preda alle prime turbe adolescenziali immagina ogni notte
Maddalena Scordìa (Monica Bellucci), la cui prorompente bellezza
fa voltare ogni uomo, alimentando l'invidia di fidanzate, mogli e madri.
Per tutti puro oggetto sessuale, Malèna è invece una donna
semplice, che si prende cura del padre, un vecchio professore di latino,
e che si dispera per il marito lontano, partito in guerra e dato per morto.
Renato con la sua bici la spia nei momenti d'intimità arrampicandosi
sui rami degli alberi, a volte riesce a incrociare il suo sguardo, la
immagina nei panni di Cleopatra o della Madonna, anche se non ha il coraggio
di confessarle il suo amore. Assisterà alla cattiveria della gente
e dei tanti uomini che con l'inganno o la prepotenza la concupiranno,
la cattiveria delle donne inferocite che la picchieranno, lasciandola
quasi esangue sulla strada, alla sua partenza improvvisa e senza conforto.

Da ragazzo, Renato diventerà adulto; da moglie devota ma chiacchieratissima,
Malèna sarà vedova, prostituta per tedeschi, e giungerà
fino a un punto che Tornatore, in un' intervista esclusiva al mensile
"Ciak", non rivela:
"Niente, il finale non lo svelo. Dirò solo che mi piace molto,
è uno dei miei più belli".
E proprio sul finale consolatorio si accaniscono in molti. E rispettando
l'embargo posto dal regista non ne diciamo nulla.
produzione
Il film è costato 20 miliardi. Tornatore lo voleva in bianco e
nero, ma la Miramax non gliel'ha permesso, ma i mezzi che Medusa e Miramax
congiunte hanno dato al regista hanno consentito una danza di immagini
tra dolly e carrellate di certo non votate al risparmio.
Il co-protagonista, Giuseppe Sulfaro, è stato scelto tra i 2700
aspiranti fidanzati della Bellucci.
La bella Monica è stata scelta dal regista, che ha dovuto lottare
contro le perplessità dei produttori Bob e Harvey Weinstein, boss
della Miramax. Racconta Tornatore:
"All'inizio i produttori volevano un'attrice di maggiore richiamo
internazionale. Quando hanno visto il primo materiale girato, mi hanno
dato ragione. Monica sarà una sorpresa".
L'attrice nel film si mostra generosamente in tutta la sua bellezza ma,
per una particolare inquadratura di nudo girata nel centro di Siracusa,
è stata sostituita da Tornatore con una controfigura, "per
ragioni di ordine pubblico".
Moltissime le giovani siciliane che si sono presentate all'insolito provino,
mostrando le terga alla temibile commissione, formata dal regista e dall'attrice.
La musica che accompagna il suo corpo e l'estate eterna siciliana è
firmata dal maestro Ennio Morricone.
Il film uscirà in America a fine novembre per rispettare i tempi
di candidatura all'Oscar. Uscirà con degli "alleggerimenti"
che - adetta del regista - non compromettono la compiutezza del film.
Una decina di minuti in tutto.
regia

Un raccontare con le immagini, altalenando momenti alti raccordati da
fuoricampi narrativi dentro una forte e asciutta narrazione a incastri,
che costringono lo spettatore ad un'immedesimazione quasi forzata. Grazie
anche al montaggio secco e puntuale e ad una scansione più del
tessuto narrativo. L'interpretazione della Bellucci è fatta di
controllo dei gesti, di movimenti e di sguardi piuttosto che la parola,
diventata soltanto accessoria al ruolo di icona che Tornatore le ha cucito
addosso.
Lungo l'asse paradigmatico di questa imponente figura femminile di bellezza
ieraticasi riuniscono le grandi matrone-maddalene dello schermo: da Anita
Ekberg di "Le tentazioni del dott. Antonio" al personaggio della
Saraghina, vero e proprio feticcio sessuale in "Otto e mezzo",
e senza dubbio nell'asse sintagmatico si colloca "Nuovo cinema Paradiso",
grazie anche a Giuseppe Sulfaro, per la prima volta sullo schermo, interprete
di rara comunicatività .
Tornatore svela per questo film una sorta di ricerca di semplicità:
La sceneggiatura nasce da un soggetto che Luciano Vincenzoni mi propose
ancor prima che Nuovo Cinema Paradiso vincesse l'Oscar. Lo lessi in quell'occasione
e mi piacque molto ma non pensai seriamente di farne un film. Poi, dopo
la grandissima fatica che mi era costata La leggenda del Pianista sull'oceano
- ne ero uscito stremato - avevo bisogno di fare qualcosa di semplice,
di occuparmi di una storia più
"tonda". Gli amici
che avevo nella produzione mi hanno spinto a realizzare Malèna
senza pensarci troppo. Sapevano bene che altrimenti avrei preso molto
più tempo del dovuto prima di ricominciare. Questo film non nasce,
come tutti gli altri, da un particolare stato d'animo, ma solo da una
concomitanza di fattori.
fotografia

Lajos Koltai, l'operatore e il direttore della fotografia, già
con Tornatore per La leggenda del pianista sull'oceano, gioca coi panni
stesi ad asciugare e le spiagge dorate, apre e chiude diaframmi in stile
quasi barocco. Si abbandona a dolly e carrellate costruite a tavolino
e frutto di una sceneggiatura di ferro che lascia poco spazio all'improvvisazione.
E da qui la critica muove i suoi passi: il film in questo senso è
limitato. Tornatore sfrutta i mezzi tecnici in stile barocco senza pensare
all'intimismo che confeziona dentro la diegesi del film. E così
manca il rimando di un figurale semplice e altrettanto intimista che cede
il campo a una versione urlata dei sentimenti.
Ed a proposito dell'uso del bianco e nero e di una certa atmosfera retrò
Tornatore afferma:
" Per una storia come questa, dove l'amore del ragazzino non è
vissuto che nella sua fantasia, non poteva non esserci una linea visionaria.
Ho voluto riproporre le immagini dell'epoca perché erano quelle
che un ragazzino a quell'epoca avrebbe immaginato: le fotografie dei calendarietti,
o le scene di Tarzan, Ombre rosse, Jane Eyre. Volevo che la sua linea
"masturbatoria" fosse buffa, divertente per non risultare troppo
fastidiosa. Non sono solo di citazioni cinematografiche, ma un modo per
definire l'epoca. "
il set

Il set di "Malèna" è passato alle cronache per
una serie di strani eventi.
Un attenato incendiario che ha distrutto la scenografia in Piazza Duomo,
un computer manomesso e dei file scomparsi, il furto di abiti di scena,
un'autorizzazione non concessa.
Malena vittima del racket locale?
Le indagini dei carabinieri sono tuttora in corso. Nel frattempo, la troupe
si era trasferita in Marocco, dove sono state girate alcune scene ambientate
in un borgo marinaro.
Tornatore ha dichiarato in proposito :
"Non ho mai voluto replicare a tutte le storie che sono state raccontate
dai giornali, vere o meno. Prima di tutto perché ogni film ha dei
problemi, più o meno gravi. E' normale. Abbiamo avuto comunque
la collaborazione delle giunte comunali, dei sindaci e della maggior parte
della popolazione. Succede ovviamente anche che alcune persone, per invidia
o per disinteresse, non abbiano voglia di aiutare. E' vero però
che questa volta i problemi della lavorazione del film mi hanno addolorato
moltissimo, perché sono accaduti in Sicilia, dove io stesso sono
nato, e dove forse mi aspettavo qualcosa di diverso. Ma la Sicilia non
esce molto bene dalla storia di questo film. Sconvolge l'ostracismo con
il quale Malèna si trova a fare i conti
Direi che l'atteggiamento
degli abitanti del paese è piuttosto allegorico. Sciascia in una
intervista rilasciata a Marcel Padovani disse che spesso il motore della
violenza sono proprio le donne. Disse "Quanti delitti d'onore sono
stati indotti dalle donne". Malèna è un personaggio
destabilizzante per la realtà del paese. Infatti, paradossalmente
è proprio la fine della guerra che fa esplodere tutti i rancori,
ed è su lei che cade la violenza di questa rabbia. Un modo di vendicarsi.
"
LA CRITICA
La Repubblica
IRENE BIGNARDI 27-10-2000
"Dalle passeggiate solitarie
della magnifica signora lungo il corso di Castelcutò sotto gli
occhi concupiscenti dei maschi, i pettegolezzi invidiosi delle donne e
l'aperto desiderio dei ragazzini, alle esplosioni dell'appena scoperta
sessualità del dodicenne Renato, che, pensando a Malèna,
prima ha una comica erezione (si suppone prodotta con gli effetti speciali)
poi si dà ai piaceri della masturbazione nella maniera più
rumorosa possibile, dalle reazioni urlate del clan familiare alla descrizione
della città, tutto nel film è rumoroso, sovreccitato, caricaturale,
manieristicamente e volontaristicamente siciliano. Tutto salvo lei, Malèna,
con la sua bella faccia chiusa e il suo corpo anch'esso sontuoso che Tornatore
esplora a tratti con un compiacimento sconfinante nella malizia. Se nelle
fantasie erotiche di Renato per la maggior parte nel bianco e nero cinematografico
dell'epoca Malèna, al suono struggente di "Ma l'amore no"
o delle accattivanti musiche morriconiane, si trasforma via via nella
protagonista di un dramma sentimentale o di Ombre rosse, in Cleopatra
o nella Madonna, in contrappunto ironico e comico agli stimoli del momento,
nella sua realtà resta un personaggio misterioso e dolente (per
l'assenza del marito in guerra, per la solitudine che la sua bellezza
le crea attorno), isolato in una provincia crudele che quando Tornatore
non fa il verso a Fellini, non allude a Samperi o non cita il blasettiano
Processo di Frine ricorda un Germi surriscaldato. Della crudeltà
della provincia fa fede la violentissima scena dell'aggressione che Malèna
subirà da parte di tutta la città alla fine della guerra
(trattata, per inciso, in modo piuttosto superficiale)."
Kw
Mario Sesti
"Malèna vanta il generoso tentativo di riprendere le fila
di una sorta di Grande Romanzo Italiano, che dal dopoguerra ad oggi ha
visto tutti, non solo Germi o Monicelli o Risi, ma anche Fellini o Visconti,
protagonisti di un'avventura senza precedenti."
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