
Di Roberto Rossellini (Italia- Francia/1976/140
min)
La trama:
Alla presentazione di Gesù quale Messia il film premette il germinare
e il realizzarsi dell'idea-tentazione monarchica nel popolo ebraico.
Dio accede con riluttanza alle pretese degli ebrei, la cui storia si
snoda fra monarchia, abuso della monarchia, divisione in due regni nemici,
decadenza e schiavitù prima nell'esilio e poi nella patria sottomessa
ad un impero straniero, quello di Roma, ed a monarchi estranei e vassalli,
gli Erodi. In tanto decadimento delle istituzioni politico-religiose
e dei costumi si colloca la figura di Gesù, preconizzato dal
Battista, attorniato dal popolo mutevole, dagli apostoli, dalla Madonna,
fra l'indifferenza sospettosa dei poteri politici e l'ostilità
di quello religioso. Il Messia cammina, lavora, predica, stimola gli
apostoli a diffonderne il messaggio, poi si concede alla violenza omicida
che lo porta alla croce. Il film si chiude con l'accenno alla resurrezione.
Il film si divide in tre parti (ciascuna delle quali in due o tre episodi).
La prima: «Il tempo dell'attesa»; «Il Battista e la
Samaritana»; la seconda: «I Dodici»; «Il discorso
della montagna»; la terza: «Il Buon Pastore»; «La
Pasqua»; «Il Ristoro».
La critica...
Gesù è una figura centrale nella storia dell'umanità
ed anche un punto di riferimento costante della poetica rosselliniana
nel senso della presenza (più o meno diretta) del messaggio cristiano
nell'intera parabola cinematografica del regista medesimo. L'autore
s'impegna quindi a tradurre sullo schermo la vita e l'opera di Cristo
attraverso il modello della biografia filmica, secondo i metodi già
adottati dalla precedente esperienza televisiva. La scelta di un argomento
così importante riguarda almeno tre grandi motivi: un bisogno
artistico-culturale, un desiderio di chiarimento verso gli altri e soprattutto
verso sé stesso, l'urgenza di esprimere una realtà carica
di valenze religiose e spirituali. Mediante l'analisi del Vangelo e
la messinscena di azioni, gesti, parole, Rossellini costruisce dunque
la vita e l'opera di Gesù Cristo, concentrando lo sguardo sulla
quotidianeità per meglio rappresentare, come sempre, la realtà
nel suo farsi. Il Messia, che conduce al discorso esaustivo sui segni
della cristianità e sulla religiosità rosselliniana, è
qui un personaggio storico, fondatore di religione, uomo-Dio legato
sia ai problemi teologici sia a quelli ideologico-politici. L'approccio
al personaggio è del resto animato dalla consueta, autentica,
impellente necessità di conoscere e di trasmettere conoscenza
(«C'è nel Vangelo tutto quello che noi uomini di ora ricerchiamo
per altra strada») da parte del regista, che sembra immergersi
totalmente nell'argomento col suo stile fattuale e il suo cinema fenomenologico.Infatti
ciò che preme maggiormente al regista è la conoscenza
dei risultati ottenuti da Gesù, o in altri termini il senso della
sua esistenza, che la macchina da presa può visualizzare attraverso
i Vangeli mediante la lezione rigorosissima degli stessi (non una reinterpretazione
ma semplicemente una lettura attenta) proprio per non dimenticare mai
il significato religioso della vita di Cristo. Spingendo quindi fino
ai limiti estremi le intenzioni documentaristiche, Rossellini arriva
a trattare l'argomento con scientifica oggettività e con risultati
che si possono definire classici proprio per la compresenza simultanea
di un'attenzione al fattore didascalico, di un azzeramento di formule
accattivanti, di una ricchezza di fonti intellettuali, di un dialogo
cerebrale con il cinespettatore. Per fare tutto questo Rossellini, con
una filantropia puntigliosa, ortodossa, pragmatica depura i testi evangelici
sia delle tradizioni letterario-figurative sia dei caratteri spettacolari,
e concentra il percorso narrativo sulla nuda linearità di immagini
e parole, illuminando i momenti chiave a livello esistenziale di Gesù
Cristo attraverso un'attenzione quasi cronachista alla realtà
quotidiana. Da qui deriva anche l'assoluta mancanza di forzature drammatiche
o di aggiunte virtuosistiche nel susseguirsi quasi naturale delle sequenze
a loro volta dimensionate come illustrazioni popolari del testo sacro
che aumentano la bellezza del film proprio perché ne accentuano
positivamente il carattere illustrativo e popolare. La lezione eccezionale
e sconvolgente del Messia sviluppata mediante la biografia, gli insegnamenti,
le prediche, viene messa in scena senza che appaia come tale o quale
pretesto intellettualistico. Infatti Rossellini, alla stregua dell'esperienza
televisiva, del personaggio e del contesto registra i fatti per lo più
ordinari, mentre i dialoghi non solo vengono presi alla lettera ossia
con le parole inalterate dei Vangeli) ma di proposito svuotate dall'ingombrante
sacralità, per essere restituite quasi impercettibilmente lungo
le frasi della giornata (lavoro, spostamenti, pasti, riposo).
L'accentuazione della vita normale di Gesù toglie al racconto
filmico i segni implicanti la sovranaturalità della figura del
protagonista, privandolo così della connotazione divina e rendendolo
un personaggio normale in mezzo a tutti gli altri (tranne il ruolo di
Maria, che nel presentarsi sempre in età giovanile assolve ad
una funzione di simbolo e di metastoria). È comunque dalla dialettica
tra le immagini e il sapere dello spettatore che sgorga la rivoluzionaria
eccezionalità del Messia, che significa anche genuinità
e naturalezza della visione della realtà in quello che può
considerarsi il testamento spirituale dell'autore stesso. Partendo da
ogni componente del film per porre in rilievo l'insegnamento evangelico
come materiale di conforto e di riflessione, Rossellini giunge infine
ad una parola non aggressiva, ma sapiente, ovvero proposta alla libera
opzione e al democratico giudizio del fruitore medesimo: il regista,
oltre a ridurne la carica impositiva, cogliendo ad esempio Gesù
che predica mentre lavora, fa comunicare il messaggio anche dagli altri:
il Cristo avvia le parole del regno, ma a continuarle sono Maria o Pietro
nella felice rivalutazione della tradizione orale comunitaria che è
all'origine dei Vangeli stessi.
[Scheda tratta da Guido Michelone, «Invito al cinema di Rossellini»,
ed. Mursia.]
Dal sito:www.cineclub.it