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In un piccolo centro a 300 chilometri da Mosca,
Michka e Tania stanno per sposarsi. Lei è fuggita cinque anni
prima per fare la modella nella grande città e lui è lo
stesso giovane minatore ingenuo e gentile, entusiasta di aver ritrovato
un amore che sembrava potesse appartenere ormai soltanto al diario dei
suoi ricordi. Cosa Tania abbia fatto durante questa lunga assenza Michka
non lo sa, e neanche sembra interessarlo. Interessante, splendidamente
ricamata è invece tutta la parata di personaggi che dei frementi
sposi orchestrano la festa e la vita, ognuno con necessaria invadenza,
ognuno a suo modo scomodo e picaresco. Uomini le cui tradizioni sembrano
infiltrarsi nei volti con immediata semplicità, mentre l’incanto
di questa naturalezza vincola i suoi spiriti in rapporti disperatamente
simbiotici, confondendo sorrisi leali e tormenti in trame di seta. Tutti
amici e nemici, tutti felicemente e disgraziatamente partecipi di un
destino comune, festa e tragedia in un unico atto. Francesco Russo Intervista a Pavel Lounguine Corriere della Sera (6/1/2001) Maurizio Porro Dietro le unità di spazio, tempo e luogo delle Le nozze piccolo borghesi e un po’ mafiose del trasgressivo russo-francese Pavel Lounguine, premiato a Cannes per l’entusiasmo fragoroso del cast in cui si mescolano attori e paesani, batte il cuore dell’anima russa, servita con vodka, fra stupori, sdegni e speranze del mito post comunista e del nuovo stakanovismo capitalista. Gli sposi sono Tania, modella tornata da Mosca, e Michka, erede dell’«Idiota» dostoevskijano, la cui famiglia disapprova e ne ha conferma quando arriva alla festa, non per caso, il boss locale. Ma quel matrimonio s’ha da fare e si farà: poi, chissà. Alla maniera di Kusturica, ma senza quella genialità, con musiche di Chekassine in stile simil Bregovic, il regista che ha denunciato il caos attuale sovietico racconta con esborso di fantasia e manierismo propri, odi, amori e rancori di un paesino minerario. In cui i vecchi brontolano, i giovani sognano di diventare gangster e non funzionari di partito, i poliziotti studiano da corrotti, i socialisti rimpiangono, gli amanti allungano le mani e il tasso alcolico cresce a vista d’occhio, come se questa convulsa voglia di vivere, cantare, ballare, amoreggiare fosse un’anestesia locale per qualcosa di peggiore ed ignoto. Energica e vitale anche quando prevedibile, franca e allegra anche quando ripetitiva, la farsa tragicomica non punta al solito pessimismo sociale già frequentato dall’autore di «Taxi» e «Luna park», ma indica una via di resurrezione nella libertà di ogni stimolo e nella resistenza della solidarietà e anche, perché no, dell’humour. Vince un entusiasmo collettivo un po’ moralista, dove il regista pedina i suoi molti personaggi in un avvinazzato vaudeville ai limiti del patetico «post cecoviano» ma in cui resiste una fiammella di speranza tenuta viva dal fattore umano che consiglia al regista un quasi lieto fine. Nozze alla russa Nel nuovo indiavolato e romantico film di Pavel Longuine la Russia d'oggi tra entusiasmo e malinconia di Natalia Aspesi La Russia postcomunista di oggi appare immersa in una catastrofe quasi irrimediabile, tra disoccupazione e mafia, povertà e violenta ricchezza, corruzione e perdita di quella che viene chiamata anima russa, miscela peculiare e irrazionale di entusiasmo e disperazione, orgoglio e vittimismo, crudeltà e generosità. Poi arriva un film indiavolato e romantico, comico e malinconico di Pavel Lounguine, gran regista già autore del cupo e bellissimo Taxi Blues, premiato a Cannes '90, e la Russia torna a sembrarci un paese confuso, carico di problemi, ma vitale e forte, irresistibile. Anche Le nozze a Cannes è piaciuto molto, suscitando risate e commozione, e per onorarlo è stato inventato un premio all'insieme davvero magico dei suoi interpreti, gli attori veri e improvvisati, i magnifici abitanti di un paesino minerario a 200 km da Mosca dove il film è stato girato, cinepresa in spalla a seguire personaggi e situazioni. Dopo 5 anni vissuti come celebre modella a Mosca, Tania torna a casa, nella piccola Lipski dominata dalla pretenziosa ex Casa del Popolo in stile neoclassico. Chiede al compagno d'infanzia Michka, minatore da sempre innamorato di lei, di sposarla. Ma nessuno, nella vecchia famiglia operaia, è contento. Tania è troppo bella e diversa: la mamma piange disperata ("lei gli porterà via anche le mutande"), la zia nubile è gelosa ("lei è navigata"), il padre, eroe del lavoro, non sa come pagare il pranzo di nozze (lo storione no, è troppo caro"), il nonno nostalgico del comunismo brontola: "oggi tutti vanno in chiesa, anche i cani". Il paese però esulta, anche perché, dopo mesi, sono arrivate le paghe. La grazia del film è nella coralità turbinosa, nell'incessante movimento, nelle sorprese: l'amico ladro e alcolizzato, la zia in minigonna e parrucca rossa, il poliziotto grasso e carogna, il pope con coda di cavallo, la popputa padrona del ristorante, i languidi zingari musulmani: al pranzo di nozze si mangia, si canta, si balla, ci si ubriaca. Fino quando arriva da Mosca il boss, bello, ricco, sposato, con guardie del corpo. Tutti lo riveriscono, meno il nonno. Lui è innamorato di Tania, è venuto a prenderla, anche con la forza. La supplica: "Ti ho regalato il rolex, ti ho comprato i mobili italiani". Ma nella vita di lei c'è un dolore segreto, e solo Michka, sposandola, potrà aiutarla. Tania è Maria Mironova, ragazza molto bella, luminosa, vera, che rappresenta la fuga dal miraggio della grande città, dei miti occidentali, Michka, biondino innocente interpretato da Marat Basharov, è l'uomo russo giusto per il quale, dice Lounguine, l'idea di sacrificarsi è naturale come la vita stessa. www.dweb.repubblica.it/ ![]() Il film è completamente impregnato della fisicità dei personaggi. La dimensione umana è recitata in modo farsesco, trasuda dai gesti sfrenati, è giocata sulla opposizione tra individuale e collettivo, dissidio che diventa anche ideologico e politico. Il ritratto corale di un piccolo paese dell'ex Unione Sovietica, appare come il baluardo della tradizione contro le trasformazioni epocali post caduta del muro di Berlino, che hanno visto l'ineluttabile trionfo del capitale occidentale e dell'individualismo. Cosicché il parametro delle azioni è il denaro. Tra le prime sequenze del film è fondamentale, per capire la situazione economica del piccolo centro, quella in cui i lavoratori corrono verso la miniera per la felice notizia che le paghe sono arrivate. Il paese vive grazie alla comunità dei minatori e i pochi rubli sono appena sufficienti a garantire ai suoi abitanti la normale sopravvivenza. A livello figurativo non è casuale la scelta di introdurre la modella - simbolo dell'occidente costruito proprio sul culto delle immagini "belle" - Tania, in un contesto pressoché rurale. Senonché la protagonista femminile dichiara la convinta scelta di ritorno definitivo al paese natale rinunziando così all'affascinante, ma solo in apparenza, vita nelle frenetiche città, in appartamenti arredati con i mobili italiani grazie ai guadagni da capogiro. Tutto ciò è legato alla possibile corruzione della donna. Il potere e il denaro sono già corrotti, quando si mettono in moto agiscono per il male altrui. Il poliziotto che vuole emigrare in Occidente, capirà che l'unica possibilità di andare via è legata alla scelta di commettere un sopruso, esaudire le turpi richieste del gangster e imprigionare ingiustamente il fidanzato di Tania, Michka. La parte migliore del film è la folle, genuina euforia ubriacona dei personaggi, tasso alcolico che, contro le aspettative, si dimostra vera fonte di lucidità per l'alcolizzato amico di Michka. Longuine è bravo nella direzione degli attori, sostiene le performance con la mdp per mezzo di agili riprese a mano. Le inquadrature sono innanzitutto primissimi piani, sfiorano la superficie dei corpi, la percorrono evidenziando i segni minimi dei volti. Se il cinema occidentale ha spesso rappresentato con ridicola approssimazione il gusto popolare creando delle imbarazzanti macchiette, in Le Nozze si può rilevare una divertente, anche se inesatta, coesistenza di caratterizzazioni che forse rappresentano un periodo già passato, o meglio una surreale stratificazione temporale attraverso costumi e tic diversi, come del resto durante le nozze quando i festeggiamenti sono accompagnati da musicisti tradizionali che a un certo punto devono sgombrare il campo per dare spazio a musiche più moderne. Il cinema di Lounguine cerca di raccogliere questi semplici gesti come se intendesse costruire uno spettacolo storico-pittoresco, ma dal retrogusto amaro, non si tratta in effetti di tragicommedia, ma di una vera e propria favola ottimista e grottesca, metafora eccessiva della contemporaneità. © 2001 reVision, Andrea Caramanna
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