
Anno: 1994 Nazione: Macedonia/Francia/Gran Bretagna Produzione:
Mikado Durata: 115'
Regia: Milcho Manchevski Cast: Phyllida Law Labina Mitevska
Rade Serbedzijia Grègoire Colin Katrin Cartlidge Josif Josifovski
Note: Leone d'oro a Venezia 1994, ex aequo con Vive l'amour di Ts'ai
Ming-Liang
(Taiwan).
Trama:
Trittico (a struttura circolare con numerosi rimandi interni) di storie
("Parole", "Volti", "Immagini": la seconda
a Londra, le altre due in
Macedonia) sull'odio interetnico, sul fanatismo fondamentalista, sulla
peste
della violenza nella guerra che ha dilaniato la ex Iugoslavia. E imperniato
su un fotoreporter esule che da Londra torna nel natio villaggio macedone
e
ritrova l'amata (albanese) di un tempo.

Regista:
Milcho Manchevski nasce a Skopje in Macedonia nel 1959. S'iscrive alla
Facoltà di Storia dell'arte e Archeologia dell'Università
della città
natale, dove vi rimane per due anni, il '78 e il '79. Nel 1982 si laurea
invece al Department of Cinema and Photography dell'Università
dell'Illinois
meridionale. Nel corso degli anni '80 gira alcuni cortometraggi e anche
qualche video musicale.
Recensioni:
Il macedone Before the Rain, il cui titolo (Prima della pioggia) ben
rende
un senso ancestale di incombenza, subito si segnala per l'originale
struttura narrativa diviso com'è in tre episodi che sovvertono
la scansione
temporale, spiazzando lo spettatore per poi coinvolgerlo maggiormente
in un
monito accorato contro l'assurdità della guerra. La storia è
quella di
Aleksandar, un famoso fotografo che torna nella sua patria, la Macedonia,
dopo tanti anni di reportage in giro per il mondo. L'incombere della
guerra
non gli fa paura, tanta è la gioia di ritrovare amici e parenti,
tanta è la
fiducia in un futuro che rifiuti l'insania della violenza. Dovrà
invece
scontrarvisi brutalmente: una ragazza albanese uccide un pastore macedone
ed
Aleksandar, che prova a difenderla dall'inesorabile vendetta, viene
coinvolto nella follia sanguinaria dei suoi compatrioti. La ragazza
riesce a
fuggire e si rifugia in un monastero, aiutata da un giovane monaco macedone,
ma anche per loro la morte è un crudo appuntamento del destino.
E' impossibile rendere in poche parole la complessità dell'architettura
narrativa del film di Milcho Manchevski (guarda caso macedone d'origine,
trapiantato negli USA, regista di videoclip di successo), basta pensare
che
nel primo "capitolo" viene narrato l'epilogo, , nel secondo
una parentesi a
Londra in cui Aleksandar, prima di partire, si accomiata dalla donna
che
ama, nell'ultimo il ritorno del protagonista in Macedonia. Ma, tanto
per
ingarbugliare le carte, Aleksandar risulta imparentato con il giovane
monaco, la cui fine cruenta è già preannunciata, con un'incongruenza
temporale, nell'episodio londinese... In questo puzzle di esistenze
lacerate
ciò che colpisce è l'intensità emotiva con cui
lo spettatore viene
coinvolto, attonito di fronte alla brutale ineluttabilità di
una violenza i
cui confini territoriali, non solo metaforicamente, sono sempre meno
lontani
dal nostro quieto vivere. - Ezio Leoni (La difesa del popolo) -
'Il cerchio non è rotondo' è una frase tratta da Before
the rain-Prima della
pioggia del regista macedone Milcho Manchevski, Leone d'oro '94 a Venezia.
Il film si struttura in tre episodi, due dei quali ambientati in Macedonia
e
quello centrale a Londra. Il primo si articola nello spazio di un monastero
del XII sec. in cui si rifugia una ragazza (Zamira), probabilmente
un'assassina; un giovane monaco votato al silenzio la aiuta a sfuggire
alla
vendetta, e se ne innamora: fuggono romanticamente all'alba (un nuovo
Inizio), ma Lei sarà uccisa dai suoi stessi parenti. Londra:
l'amore e le
incertezze tra una photoeditor, in piena crisi matrimoniale, e un
fotoreporter di origine macedone, Rade, appena rientrato dai territori
dell'ex-jugoslavia straziati dalla guerra. Lui le consegna (o le ha
consegnato ancora prima... quando?) le foto del cadavere di Zamira.
Rade
ritorna in Macedonia. La sua compagna non si sente ancora di seguirlo.
Di
nuovo in Macedonia: Rade torna nel suo paese dove il Tempo sembra essersi
fermato... ma non è così. Le tensioni etniche stanno per
sfociare nella
guerra civile (ma non era già iniziata?), e nel minuscolo villaggio
di poche
case di Rade e della sua famiglia tutti sono armati - in lotta con il
paesino sulla collina. Rade si ritrova cosÏ coinvolto nella vicenda
di
Zamira. Lei è ancora viva, e, accusata di omicidio dai parenti
di Rade, deve
sfuggirne la vendetta. Rade la aiuterà a scappare sui monti,
verso quel
monastero del primo episodio: verso la morte che noi già conosciamo
(preconoscenza, antiveggenza, visione anticipata). Ma quando Rade è
a
Londra, cioè Prima di tutto ciò, non consegna le foto
del cadavere di Zamira
uccisa dai suoi stessi parenti? E sempre nel segmento narrativo londinese,
la guerra civile non era già esplosa? Il viaggio Londra-Macedonia
che Rade
intraprende è dunque un viaggio indietro nel tempo. Ma: Il cerchio
non è
rotondo, il Tempo non si ferma - non muore. (E notiamo, inoltre, che
Rade è
un fotografo, ovvero qualcuno che dell'immortalare gli attimi - fermare
il
Tempo con un semplice click - ha fatto la sua professione.) Si ha
l'impressione di essere di fronte a due mondi paralleli... e le parallele
non si incontrano mai, per definizione. Questa regola viene infranta.
Un
cerchio rotondo presuppone una sosta (una morte, l'immobilità)
del punto di
partenza da cui iniziamo a tracciare la linea circolare. Se non fosse
cosÏ,
non riusciremmo mai a venirne a capo: ci ritroveremmo ad inseguire
costantemente quel punto. Il cerchio non si chiuderebbe. Ed in Before
the
rain non si chiude. Un cerchio non rotondo è una figura imperfetta.
Un
cerchio imperfetto non è un Cerchio. In Before the rain i conti
non tornano
volontariamente: è una scelta narrativa. Il cerchio-non-rotondo
è una
metafora dell'ineluttabilità della Storia, dell'impossibilità
di mutare il
corso degli eventi, dell'assurdità della violenza. Quando lo spettatore
si
rende conto che la sequenza cronologica degli eventi è stata infranta,
si
illude che Rade possa cambiare il destino di Zamira in una sorta di
ritorno-al-futuro: ma non è cosÏ. Il Finale coincide con l'Inizio.
Nulla è
cambiato, Tutto è cambiato: il Tempo non Muore, la Vita sÏ.
Ricordate il disagio che si prova nel finale di Ritorno al futuro? Michael
J. Fox che si ritrova a... diciotto anni? (ma quanti anni ha l'eterno
ragazzino Fox? tempo/età inafferrabile, non-databile, nella realtà
e nella
finzione) si ritrova, dicevamo, ad affrontare una nuova vita mai vissuta:
diventa un uomo senza passato. Ma è stata una sua scelta: subisce
le
conseguenze di aver fermato, domato, plasmato il Tempo, di aver mutato
i
destini delle persone. Il personaggio di M.J.Fox è la personificazione
del
Tempo: un orologio umano, quasi una divinità. La sensazione di
disagio che
si prova di fronte al cerchio-non-rotondo di Manchevski è l'esatto
contrario. Rade è totalmente impotente, e la sua dannazione è
in quella
frase che ripete ossessivamente: Prendere posizione, cioè mettere
dei punti
fermi. Il taglio documentaristico che spesso prende il sopravvento sulla
immagini poetiche (come possono essere quelle iniziali), rafforza
ulteriormente lo spaesamento di fronte ad una
realtà-realisticamente-irreale. E non solo gli eventi si susseguono
in
maniera inafferrabile, lenta ma inarrestabile; la stessa struttura narrativa
che li contiene non è facilmente razionalizzabile dall'esterno
(in
poltrona). La sequenza crono-logico-causale (naturale) di Pulp Fiction
è
ricostruibile a tavolino: otteniamo un Cerchio Perfettamente Rotondo.
In
Before the rain non c'è nulla da ricostruire: rimangono solo degli
interrogativi senza risposta. Come senza risposta nè motivo sono
le
esplosioni improvvise di violenza iperrealistica che invadono lo schermo
a
tratti: schegge di follia allo stato puro. E' lo Spirito Della Guerra,
l'Essenza Negativa dell'Uomo: un cielo nero ed agitato, indomabile,
che
minaccia pioggia e tempesta. (Sempre.) - Cinemah.com\neardark -