| |
 |

di Rornan (GB 1964, 104')
con Cathenne Deneuve, YvonneFurneau, John Fraser, Patrhck Wymark, lan
Hendry
Un'inquietante scavo psicologico
in bilico tra economia espressiva e delirio surrealista. Una ragazza sessuofoba
prima schizzofrenica, poi assassina si rinchiude nel suo appartamento.
In preda alle allucinazioni, sprofonda nella follia.
Carol Ledoux è
una giovane di oriqine belga che vive a Londra con Hélène,
la sorella maggiore, e lavora in un istituto di bellezza. I momenti di
assenza che vive sembrano dovuti a fantasticherie amorose, ma in realtà
non sopporta la presenza di Michael, l'amante della sorella, un uomo sposato
e dai modi volgari. A poco a poco, Carol scivola verso una forma di schizofrenia
che le rende insopportabile qualsiasi apparizione maschile. Dopo aver
volontariamente ferito una delle clienti dell'istituto di bellezza, Carol
si rinchiude nel suo appartamento. In preda alle allucinazioni, sprofonda
nella follia.
In tre minuti, e con quella suprema maestria che gli permette di dar vita
a tutto un mondo con pochi gesti, riflessi e notazioni, Polanski ci espone
il suo soggetto: una donna sessualmente e alimentarmente allergica alla
carne. Con una sorprendente sovradeterminazione di ogni dettaglio (ci
sono sempre tre o quattro ragioni che giustificano, impongono quel piano,
quell'angolo, quel particolare...) egli trae tutte le conseguenze dal
punto di partenza scelto. All'inizio, il film si sviluppa secondo i modi
di un realismo intimista, poi, allargandosi, comincia a integrare la dimensione
patologica momento pericoloso: ci si inquieta per la stabilità
del film - ma questo invece trova un nuovo equilibrio -ed era ormai la
sola soluzione - per quanto è possibile ad un film di penetrare
in profondità nel patologico, proprio mentre, attraversato lo specchio,
percepiamo nell'onirismo fanfasmatico. È lì per l'eroina
il punto di non ritorno. Ella è ormai completamente tagliata fuori
dal mondo. Diventerà pazza e assassina
|
|