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  inizio


di Pan Nalin (D, 2001, 138')
con Shawn Ku, Christy Chung, Neelesha Ba Vora



Una carovana di lama condotta da Apo, un vecchio e saggio monaco accompagnato da un monaco più giovane, Sonam, attraversa le montagne alla ricerca di Tashi, un giovane e brillante discepolo che sta per completare una meditazione solitaria durata tre anni in un lontano eremo.
Risvegliato da una lunga trance, Tashi viene riportato al suo vecchio monastero dove lentamente riprende le forze. Ma il ritorno di Tashi porta dei risultati inaspettati. Nonostante una vita dedicata ai rigori dello sviluppo spirituale, egli si trova a provare un sorprendente e profondo risveglio sessuale.

Lionello Montenovi (fonte)



Girato con tempi lenti, ma mai noiosi dal regista esordiente Pan Nalin "Samsara" rappresenta un'esperienza sensoriale emozionante. Reso luminoso da una fotografia mozzafiato e - soprattutto - attraversato da una forte tensione erotica è un film che nasce dall'incontro tra le istanze di una modernità laica e le esigenze della vita spirituale. Visivamente accattivante il film nasce dall'equilibrio tra una ricerca personale e le seduzioni di un mondo sconosciuto la cui chiamata diventa giorno dopo giorno più forte. Un contrasto tra corpo e anima che può essere risolto solo attraverso il confronto tra questi due elementi rappresentati dalla vita spirituale e l'esistenza nel Samsara, ovvero lo spazio dell'esistenza di ogni essere umano che non abbia consacrato la sua anima. "Samsara" è un viaggio spirituale alla ricerca di un senso dell'esistenza. In questo sta il suo limite cinematografico e la sua forza.

Lionello Montenovi (fonte)

"Samsara": itinerario dell' anima
Un viaggio alla ricerca di sé.


Samsara è un viaggio, una ricerca, un'esperienza di vita. Tra spiritualismo e sensualità, tra massime buddiste e ingiustizie del quotidiano, Pan Nalin, documentarista di successo, ci accompagna a 4500 metri di altitudine in un luogo al confine tra India, Cina e Pakistan: il Ladakh. In questa regione brulla e desolata, dove nelle stagioni invernali le temperature scendono di 30° sotto lo zero, vivono comunità di contadini e pastori, gelosi della loro cultura e della loro intimità. Occidentalizzando (se possibile) l'esperienza di Tashi (Shawn Ku), protagonista di questo film, possiamo tentare un paragone con il viaggio oltremondano di Dante Alighieri nella "Commedia". Un' esperienza salvifica, un "itinerarium mentis in Deum" in cui l' uomo Dante per poter godere della luce della divina illuminazione, deve prima 'corrompersi' e discendere nelle cerchie dell'inferno. Così l'uomo Tashi per poter comprendere e discernere la sua Via, per poter godere della suprema illuminazione deve conoscere la materialità, la sessualità, il "Samsara" insomma proprio come il suo esempio il principe Gotama. Ed allora il viaggio ha inizio: il protagonista vivrà gioie e dolori, avrà passione, turbamento, rabbia e rimorso; egli sarà uomo per la prima volta nella sua vita. Ma Tashi non è Dante e non è nemmeno il Buddha, egli è un uomo comune finalmente e definitivamente macchiato del peccato originale, perduto in un limbo al confine tra corpo e anima. Egli non può tornare indietro dopo che la sua dignità di uomo è stata indissolubilmente macchiata, ma non può neanche avanzare verso l'illuminazione a causa del gravare suoi sensi di colpa. A Tashi non rimane altro che un'ultima sentenza: lui, come una goccia d'acqua in mezzo al deserto, per evitare di evaporare, ha bisogno di gettarsi nel mare, ha bisogno di vivere la sua vita con umiltà e semplicità.

Alessio Sperati (fonte)