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di David Cronenberg (Canada 1981,102')
con Jennifer O'Neill, Stephen Lack, Lawrence Dane.
Il film ha anticipato di almeno
un decennio le tematiche più care al pensiero cyberpunk: il concetto
di "madre-multinazionale" quello di "cyberspazio"
e di "rete". Atmosfere cupe e pesanti, scontri titanici, momenti
di intensa poesia ed un finale da storia del cinema. Il primo film famoso
sulla "poetica della carne".
TRAMA
Cameron Vale è un disadattato che vive ai margini della società
a causa di gravi disturbi psichici. Raccolto da uno scienziato che agisce
per conto di una grande multinazionale scoprirà di essere un prodotto
del programma Ripe dell'industria di armamenti Consec che attraverso un
apparentemente innocuo tranquillante, l'ephemerol lavora per creare degli
scanner, degli esseri evoluti dotati di poteri telepatici e capaci del
controllo della mente. Le vicissitudini lo porteranno ad incontrarsi-scontrarsi
con quello che si rivelerà suo fratello e lo scanner più
potente mai creato.
Lo scontro è totale, uno dei più violenti della storia del
cinema, ma il suo esito incerto tale da creare come nel caso di Total
Recall uno dei finali forse più belli e sicuramente tra i più
inquietanti che siano mai stati visti, dove lo spettatore non è
neppure in grado di capire se si tratti di un happy-end o meno, drammaticamente
aperto a diverse ipotesi interpretative: chi a vinto e chi perso?
Questo è uno dei film che in assoluto più amiamo. Il geniale
regista canadese ha anticipato di almeno un decennio le tematiche più
care al pensiero cyberpunk: il concetto di "madre-multinazionale"
quello di "cyberspazio" e di "rete" palesati nella
sequenza in cui Cameron si collega al computer centrale utilizzando la
rete telefonica ed il proprio cervello come interfaccia.

Girato per descrivere atmosfere cupe e pesanti raggiunge momenti di intensa
poesia (ad es. con la morte dell'artista-scanner quando la vita gli si
smorza piano come i pensieri, paragonabile per intensità a quella
dell'androide Roy di Blade Runner ); presenta effetti speciali relativamente
poveri ma ancora moderni ed efficacissimi ed è ambientato in un
futuro molto prossimo ormai praticamente recente passato.
DAVID CRONENBERG
''Per me il cinema è l'immagine, ma anche il suono e soprattutto
il linguaggio.'' Da questa affermazione di Cronenberg si deduce lo spirito
della sua opera, che nasce come espressione filmica e non come linguaggio
traslato: le sue intuizioni e i suoi pensieri si concretizzano in immagine
filmica solo attraversando la dimensione della sceneggiatura (tutte le
sceneggiature dei suoi film, esclusi The Dead Zone e M. Butterfly, sono
scritte da Cronenberg stesso) definendo così il film come opera
originale, compiuta e autosufficiente.
L'aspetto fondamentale del cinema di Cronenberg è la sua 'matericità',
la sua grandezza sta nello trasmettere sensazioni tattili, olfattive e
gustative oltre a quelle audio-visive, stimolando l'intero apparato percettivo
dello spettatore in una forma di sinestesia totale che però non
conduce a una dimensione di realismo, tutt'altro, i suoi mondi sono disegnati,
sono futuribili, non sono, ma potrebbero essere. Gianni Canova definisce
la sua poetica come estetica della sporcizia e continua affermando: ''...accanto
ai cineasti del patinato e del luccicante (la maggior parte di quelli
che hanno lavorato e prodotto negli anni Ottanta), accanto ai poeti del
fiammeggiante (David Lynch) o del bagnato-caliginoso (Ridley Scott), del
polveroso (Clint Eastwood) o del porcellanato (James Ivory), bisognerà
riconoscere in Cronenberg uno dei pochi che hanno lavorato soprattutto
sull'unto e sul sudato, sull'appiccicaticcio e sul vischioso, sull'umido
e sul carnoso.''
Il critico ci definisce anche il concetto di pan-corporeizzazione attuato
da Cronenberg, cioè la sua capacità di trattare qualsiasi
cosa come se fosse un organismo vivente, come un corpo organico e per
questo soggetto alle leggi della vita, per cui si muove, scorre, si infetta,
muta, si sforma, si decompone, invecchia e muore, arrivando anche a corporeizzare
la tecnologia: le capsule per il teletrasporto di The Fly (La Mosca, 1986)
sono ovaie metalliche e cavità uterine elettroniche; gli attrezzi
ginecologici dei gemelli Mantle in Dead Ringers (Inseparabili, 1988) sono
ergonomici e perciò organici; lo schermo televisivo in Videodrome
(1982) è molle e invitante come due labbra di donna e le macchine
da scrivere di Naked Lunch (Il Pasto Nudo, 1991) sono corpi animali parlanti.
David Cronenberg è nato a Toronto nel 1943 da una famiglia di origini
ebraiche, al liceo ha cominciato a scrivere racconti di fantascienza,
si iscrive alla Facoltà di Scienze e il suo interesse va soprattutto
agli insetti, ma poi si trasferisce alla Facoltà di Lettere dove
si laurea in Lingua e Letteratura inglese. Ha lavorato per la TV canadese
e ha girato vari cortometraggi. Il suo interesse principale va alla riflessione
sul corpo e sulle mutazioni.
Queste sono anche le problematiche fondamentali di un nutrito gruppo di
artisti contemporanei che esprimono attraverso le loro opere le paure
e le ossessioni di fine millennio: quella della malattia (il cancro e
l'AIDS) con le conseguenze deformanti sul corpo, delle manipolazioni genetiche,
delle morti causate dalle sostanze chimiche o le alterazioni del sistema
biologico umano, la paura della sopraffazione da parte di forze dall'uomo
stesso scatenate.
Alcuni di questi artisti sono:
Andreas Serrano, che, con le sue foto di particolari di cadaveri prese
negli obitori, iconizza la morta annullandola;
Cindy Sherman, che fotografa le mutazioni create con materie sintetiche
fuse con il corpo stesso che diventa laboratorio di mutazione genetica;
Jake e Dinos Chapman, nelle opere dei quali gli organi sensoriali e quelli
sessuali si sdoppiano e si moltiplicano;
Orlan, che ha fatto del suo corpo il materiale sul quale intervenire,
sottoponendosi a numerose plastiche non certo di chirurgia estetica, ma
inserendosi due protuberanze sulle tempie per esempio o progettando di
trasformare il suo naso nel più grande possibile e tutto questo
da sveglia e in piena lucidità;
Stelark, che cerca il godimento del dolore;
Kiki Smith, che presenta corpi scorticati, feti informi e tracce escrementizie
del passaggio di altri esseri; e l'elenco potrebbe continuare ancora a
lungo, perché il recupero del corpo all'interno del mondo dell'arte
è una corrente forte che si contrappone a quella della ricerca
di asetticismo tipica di altri movimenti che si muovono attraverso le
reti informatiche, attraverso la non-presenza dell'artista (per esempio
l'opera di Tommaso Tozzi e di altri Hacker telematici) e mediante l'uso
di sempre più sofisticate tecnologie, con la sola clausola che
il corpo ne resti fuori o vi partecipi solamente in modo virtuale (e dunque
non reale, simulato), per la paura del contagio, della malattia, della
metamorfosi... senza rendersi conto che già è cambiato il
nostro corpo, sempre meno autosufficiente e sempre più integrato
a prolungamenti telematici, a protesi informatiche.
Chiedo scusa per questa deviazione verso l'arte, ma credo che sia fondamentale
per capire non solo il cinema di un'artista come Cronenberg, ma soprattutto
la società in cui viviamo, perché l'arte ne è specchio
e anticipatrice: ''Spesso, con una lucidità mascherata da tratti
visionari, l'arte anticipa gli sviluppi futuri della realtà: apre
all'apparentemente impossibile l'ingresso principale dell'immaginario
collettivo.'' (Claudia Gualdana) E non ha fatto questo anche Cronenberg?
Interessante e illuminante quello che scrive Davide Faccioli: ''Puro e
semplice mutante, vivo o morto, dipinto o fotografato il corpo oggi la
fa da padrone in tutta l'arte e non solo. David Cronenberg spacca la giuria
del Festival del cinema di Cannes 1996 con il suo Crash. Solo dopo ore
di alterchi tra i giurati (i più intellettuali contro i difensori
dell'''industria'') Crash passa da Palma d'Oro a Premio speciale della
giuria. Il film, che dimostra tutta la sensibilità e il genio artistico
di Cronenberg, andrebbe proiettato nelle gallerie d'arte contemporanea
più che nelle sale cinematografiche (anche per evitare inutili
critiche di stampo parrocchiale). La sua metafora del corpo-macchina (e
macchina-corpo) ci fa intuire quanto oggi la sensazione del dolore e della
morte sia fondamentale per farci sentire vivi, per darci pulsione corporea
ed eccitazione.''
Un accento credo vada anche posto sul rapporto fra il cinema di Cronenberg
e la letteratura: importantissimo è l'influsso dei poeti della
beat generation, di Ballard, di Burroughs, ma la sua poetica ha anche
molti punti di contatto con il Cyberpunk. Il Cyberpunk è la nuova
fantascienza, quella che ''a partire dai primi anni Ottanta, proprio nella
culla delle più sofisticate tecnologie, gli Stati Uniti d'America,
è esplosa, guadagnandosi il diritto di cronaca'' (C. Gualdana)
e il suo Manifesto recita tra l'altro: ''una letteratura che disprezza
e ignora la tecnologia è destinata a rimanere cieca'' perché
''il mondo moderno è definito dalla sua tecnologia'' e questa è
una verità che traspare anche dai film di Cronenberg in molti dei
quali la scienza la fa da protagonista.
Giuliana Ghidoni
Filmografia
Transfer
1966
Un cortometraggio di sette minuti girato in 16 mm
From the Drain
1967
Ancora in 16 mm e della durata di 14 minuti;
Stereo
1969
Girato in 35 mm, in bianco e nero e senza la minima traccia di banda sonora,
ma con una narrazione fuori campo aggiunta dopo; qui c'è in nuce
quello che sarà il suo cinema, c'è l'interesse per la telepatia,
c'è Godard, c'è Antonioni, c'è il '68 con le sue
tematiche di liberazione sessuale e di immaginazione al potere e ci sono
tante anticipazioni anche a livello di immagini;
Crimes of the Future
1970
Quasi un seguito a Stereo, è a colori ed ha una colonna sonora
intrisa di rumori, mette in scena un mondo senza donne dove gli uomini
cercano di portare a galla la loro parte femminile; anche qui le influenze
vengono dal cinema di Godard, di Antonioni, da Bunuel e dal Surrealismo,
ma anche dalle altre avanguardie artistiche del Novecento (confermando
di nuovo la vicinanza di Cronenberg, e del cinema in generale, all'arte);
Il demone sotto la pelle
(The parasite murders)
1975
Film sul contagio, il parassita è frutto di uno spregiudicato scienziato,
ma anche sul sesso, inoltre si nota la cura della scenografia che risponde
in pieno agli stati emozionali, c'è una corporeizzazione degli
spazi;
Rabid sete di sangue (Rabid)
1976
ecco di nuovo il contagio, l'epidemia e la malattia che qui si allargano
a una dimensione metropolitana, ma è anche un film sull'impossibilità
di un amore come lo sono quasi tutti i film di Cronenberg (e qui sta la
componente melò del suo cinema); c'è la ripresa del tema
del vampirismo, ma qui è scatenato dalla rivolta della natura contro
gli abusi della scienza e infine appaiono già strani organi pseudo-sessuali
sui corpi devastati dal contagio;
Fast Company
1979
In apparenza un corpo estraneo all'interno dell'opera di Cronenberg: il
film tratta di automobili, di spettacolo e di velocità e lo fa
adottando una gamma cromatica che insiste sui rossi, sui blu e sui bianchi,
i colori della bandiera americana e di quella nazione il film forse vuole
essere specchio, indugiando anche in inquadrature iperrealiste di gusto
pop; in questo film i ''buoni'' vincono sui ''cattivi'', ma ritornano
le angosce del regista sul corpo che diventa macchina (come espliciterà
in Videodrome e in Il Pasto Nudo) e forse in questo caso il virus devasta
il corpo sociale, macrocosmo del corpo di carne.
Brood - La covata malefica
(The Brood)
1979
In questo film compaiono tutte le ossessioni del cinema di Cronenberg:
il tema della nascita e della maternità (che ritorna in Inseparabili,
ma come negazione della maternità alla donna dall'utero triforcuto,
ma anche nelle figure di ginecologi diffuse nei suoi film, uno dei quali,
quello di La Mosca, sarà interpretato dal regista stesso, infine
la maternità impossibile di M. Butterfly), la fobia della procreazione
(in La Mosca la protagonista Geena Davis ha l'incubo di partorire una
larva di mostro per aver avuto rapporti sessuali con il mutante), l'orrore
della riproduzione (Claire Niveau che strappa con i denti il cordone ombelicale
nel corso di un sogno in Inseparabili), è forse il suo film più
pessimista, ma è anche un film sul cinema, fatto di tante implicite
metafore che riportano alla sua nascita e al suo sviluppo.
Scanners
1980
Con questo film torna ad affrontare il tema della telepatia che già
aveva toccato in Stereo, qui tenta di entrare all'interno dei misteri
della testa dell'uomo; è il suo primo successo commerciale e lo
rende un ''autore di culto'' del cinema ''da effetti speciali'' grazie
alla scena della testa che esplode dopo il duello telepatico fra due scanners;
Videodrome
1982
Interessante riflessione sul mondo del video, '' Sconvolgente come un'allucinazione,
lucido e denso come un saggio teorico sul mondo massmediale in cui ci
è dato di vivere '' scrive Gianni Canova e ancora: ''...un testo-chiave
dell'incertezza epistemologica contemporanea: uno dei pochi film ''commerciali''
capaci di tradurre sullo schermo quelle angosce e quelle allucinazioni
al contempo epocali ed universali che la letteratura aveva già
conosciuto nelle pagine di un Burroughs o di un Kafka'' ed è infine
un esempio di quella poetica della pan-corporeizzazione di cui si è
detto;
La zona morta (The dead
zone)
1983
Da un libro di Stephen King, il suo film meno horror, il suo unico film
in stile hollywoodiano (ma ha avuto parole di elogio da King stesso che
lo considera uno dei pochi tentativi riusciti di trasferire sullo schermo
il suo mondo, benché la sceneggiatura film non segua alla lettera
il romanzo)
La Mosca (The Fly)
1986
Inseparabili (Dead Ringers)
1988
Il pasto nudo (Naked
lunch)
1991
Dove si fondono il mondo di Cronenberg con quello di William Burroughs,
esponente della beat generation molto amato dal regista e autore di un
libro intitolato appunto The Naked Lunch; interessante il motivo delle
macchine da scrivere viventi, perché mi riporta a un discorso sulla
concezione della scrittura che si ricollega a Greenaway, il quale, in
una recente conferenza a Bologna, parlò con rammarico della sostituzione,
con sempre più distaccati sistemi di scrittura (come furono le
macchine da scrivere o sono le tastiere dei PC), dell'arte della calligrafia
che è, secondo il regista inglese, un mezzo di collegamento fra
il cervello e l'esterno tramite la mano, tramite la scrittura stessa (per
questo ha voluto che nel suo ultimo film, I Racconti del Cuscino, ci fosse
una forma di ritorno della scrittura verso il corpo, verso il luogo da
dove essa viene).
M Butterfly
1993
Crash
1996
Dal romanzo di James Ballard e sui temi della carne, del corpo e della
macchina.
EXistenz
2000
Film sintesi della carne e della realtà virtuale.
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