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di Virginie Despentes (Francia, 2000,
77)
con Raffaëla Anderson, Karen Lancaume

Un Thelma e Luise a base di sesso e violenza,
anarchicheggiante e grondante rabbia che disturberà molto i palati
delicati. Dopo aver suscitato scandalo in Francia sbarcando nellaustero
scenario dellAssemblea Nazionale come elemento di discussione (censura
sì? Censura no?), il film, tratto dal romanzo di Virginie Despentes
ed interpretato da pornostar, arriva in Italia vietato ai minori di diciotto.
TRAMA:
Due giovani donne, che hanno commesso ciascuna un omicidio, partono per
un folle viaggio a base di sesso e delitti, fanno saltare le cervella
alla gente senza il minimo scrupolo, bevono, praticano la fellatio e il
coito plurimo.
la Repubblica (23/11/2000)
Roberto Nepoti
A suo modo, Baise moi è un film pionieristico, un film che cambia
le regole del gioco. Non perché sia un capolavoro - intendiamoci
- né perché racconti una storia particolarmente originale.
Anzi, il soggetto è un "Thelma e Louise" in versione trucida
con tanto di proclami veterofemministi. Non si può dire originale
neppure il modo di girare, con una telecamera e in luce naturale. In che
senso, allora, si tratta di un film diverso dagli altri? Nel senso che è
il primo ad abbattere una barriera tradizionale del cinema: quella tra i
film «perbene», che si vanno a vedere nelle sale del circuito
ufficiale, e i film pornografici, relegati nel circuito parallelo a luci
rosse. Portando sullo schermo un romanzo scritto da lei stessa, dove descriveva
sesso e violenza nei minimi particolari, Virginie Despentes ha voluto mostrare
tutto, con quel più di realismo che solo le immagini in movimento
possono dare. Per farlo, ha stretto alleanza con una coregista (Coralie
Trinh Thi) e con due protagoniste (Raffaela Anderson e Karen Bach) provenienti
dal porno; tipi che non simulano gli amplessi, ma fanno le cose per davvero.
Con Baise moi («Scopami!»: ma in realtà sono le due ragazze
a scoparsi gli uomini, non viceversa) il film a luci rosse fa il suo ingresso
nella normalità cinematografica, rivestito di unestetica punk,
anarchicheggiante e grondante rabbia che disturberà molto i palati
delicati. Resta inteso che, dietro tanto teppismo, cè anche
unabile operazione di marketing: la pubblicità fatta tramite
Internet e la strombazzatissima «proiezione segreta» a Cannes
non lasciano dubbi.
Corriere della Sera (25/11/2000)
Tullio Kezich

Vale la pena di rievocare lesordio di «Baise-moi» (in
italiano Scopami) nellagosto scorso a Locarno. Si tratta di un episodio
abbastanza emblematico dellaccoglienza a un film al quale stampa
e media hanno dedicato spazi degni di miglior causa. Al Festival ticinese,
mentre una folla strabocchevole premeva per entrare tra le proteste degli
esclusi, sul palco del «Palazzetto Fevi» si svolse un summit
di furbacchioni: da una parte le due signore, Virginie Despentes (autrice
del romanzo originario) e lex pornostar Coralin Trinh Thi, regista
associata, raggiavano dorgoglio per aver ottenuto lavallo
di una manifestazione seria per il loro prodotto. E dallaltra il
direttore Marco Muller, speranzoso di catturare i media con una proposta
sullonda della moda, si prosternava alle cineaste come se avesse
davanti Visconti e Fellini. Sullapplauso di una sala stracolma le
autrici si ritirarono, promettendo di ripresentarsi per il dibattito finale.
Iniziò la proiezione e bastarono pochi minuti per far capire a
tutti di che roba si trattava: per cui si scatenò una di quelle
situazioni paradossali in cui il pubblico, dopo aver fatto a cazzotti
per entrare, faceva a cazzotti per uscire. In un crescendo di defezioni,
il tutto arrivò in fondo, tra risatacce e beccate, dopo 77 minuti;
e si concluse con una fragorosa bordata di fischi. Ma le due francesi,
nel frattempo, se lerano data a gambe. Ora che esce in Italia il
film superpompato (è oggetto di proteste contro la censura da parte
dei firmaioli parigini), ognuno ha la possibilità di constatarne
lo spessore. Una versione ruspante di «Thelma e Louise» ,
dove due atroci rompiscatole vagolano e ammazzano a ruota libera in base
a pretestuose rivendicazioni di veterofemminismo. Se lo «Struzzo»
di Einaudi ha già ficcato la testa nella sabbia per la vergogna
daver stampato il libro (e cè da sperare che nel Paradiso
della cultura non lo vengano a sapere Pavese e Calvino), bisogna precisare
che il testo letterario diventa Proust se confrontato alla sua impresentabile
trascrizione cinematografica. Dallepisodio si potrebbe ricavare
una lezione: attenti, uomini della comunicazione, a informarvi prima di
sposare certe cause. Ma chi presta orecchio a simili avvertimenti? La
prossima volta sarà lo stesso
Film TV (28/11/2000)
Mauro Gervasini

Anche in Italia, dunque, il film che ha scandalizzato la Francia sbarcando
nellaustero scenario dellAssemblea Nazionale come elemento
di discussione (censura sì? Censura no?). Diretto dalla scrittrice
Virginie Despentes, che dellomonimo libro vendette 140.000 copie,
e dalla regista hard core Coralie Trinh Thi, "Baise moi" racconta
di due fanciulle che si strappano a vicenda dalle macerie di una banlieu
per un viaggio nel buio senza ritorno. Attraversano lesagono scopano
e uccidono, non necessariamente in questordine. Ribellione furibonda,
apparentemente gratuita, contro un mondo maschile che lascia solo strascichi
di odio e sofferenza. Loperazione è interessante. LaDespentes
sceglie un punto di vista partecipe (macchina a mano, immagini sporche)
ma nello stesso tempo descrive le imprese delle due protagoniste come
meccaniche, insensate e straniate. Il tentativo di rendere dolorosa unimmagine
hard filtrata da uno sguardo femminile, senza alcun voyeurismo da maschi,
funziona poco. "Baise moi" è infatti troppo compiaciuto,
"dogmatico" (nel senso di Lars von Trier), algido, e dopo un
po' persino noioso. Voleva essere un violento "Thelma e Louise"
per la generazione XXX, ma gli manca la passione (anche quella cinematografica).
il Manifesto (25/11/2000)
Mariuccia Ciotta

Nadine e Manu s'incrociano all'uscita della metropolitana, di notte, in
un luogo simbolico di periferia. Si guardano e si riconoscono, ma non
si sono mai viste. Quello scivolare di corpi, uno verso il basso, l'altro
verso l'alto della scalinata buia - l'ultimo metrò è partito
- e lo stop delle due ragazze, pietrificate come davanti a uno specchio,
sorprese ad affogare in solitudine, è l'attimo in cui Baise-moi
si fa sublime. Tutto gira intorno a questa sequenza che finisce subito
in una virtuale collezione di momenti insostenibili del cinema... Magia
sprigionata da un'accumulazione forsennata o barocca, di immagini digitali
sporche, iperrealiste, immagini da cinemadi genere banlieue parigina (ma
siamo a Lione), di macerazioni maghrebine, di tossici e disumani. Baise-moi
è un poema, la più commuovente pioggia di sangue sulla città
contemporanea, ma Nadine e Manu non sono vittime né bad-girls sprezzanti
con la pistola, mitologiche vendicatrici, né virago porno-dive
ciniche, esultanti d'essere peggio dei maschi. In un'altra vita sarebbero
Charlie's Angels. Esprimono soltanto il livello adeguato della violenza.
Indicibili con le parole politiche di adesso, Nadine e Manu sono accusate
di essere un "brutto esempio" per le ragazze. La controspinta
alla violenza strutturale, all'ingiustizia penetrante e "perbene"
fa scandalo. In Francia il film è stato bollato con la "X"
e ritirato da molte sale. Accusato dall'estrema destra, è stato
difeso da intellettuali e cineasti tra cui Godard. Eppure, Manu e Nadine
(interpretate da due ex attrici del porno: Raffaella Anderson e Karen
Bach) non vogliono epater les bourgeois, ma disintegrarli. Bene. Le pistole
bucano cervelli, trapassano e sfracellano... programma minimo di ogni
femminista, "di una battaglia d'avanguardia e di una certa passione
per la provocazione....". Baise-moi non à un film nichilista
né disperato è un film disturbante e duro, ed è un
film che parla di sesso nell'unico modo plausibile, ancor prima di Romance
di Catherine Breillat. Non c'è un artista, uomo o donna, che ormai
non dislochi la scena "porno" dal genere a "luci rosse"
in una dimensione domestica. Da Kubrick a Jane Campion, da Spike Lee a
Kathryn Bigelow... I francesi, soprattutto, hanno saputo visualizzare
il capovolgimento del punto di vista sul sesso, che distilla i suoi segni
estetico-politici soltanto nell'essere osservato dall'"oggetto"
erotico. La catatonia della protagonista di Romance torna in Baise-moi,
nella scena mozzafiato della violenza, quando Manu insieme a una sua amica
subisce lo stupro. Intollerabile, in tempo reale, l'azione mantiene una
fisicità repellente, dinamica tecnicamente hard, sesso nel sesso,
sbavante e anti-erotico. Finalmente l'immagine pornografica dice di sé
e ripeterà nel corso del film la sua ansia disperata e impossibile
del piacere. Nadine e Manu reagiscono alla negazione del piacere di vivere,
amate. Thelma e Louise è citato esplicitamente nel film che entra
e esce dai confini della fiction: "Non abbiamo ancora trovato le
battute giuste" si dicono Manu e Nadine, reduci dall'ultimo bagno
di sangue. Metacinema. Fumetto stile Rank-Xerox con i forzuti sciamannati
punk di Pazienza e le donne ipercurvose, derivazioni letterarie comprese,
da "cannibali". Lo strano mix di cinema porno, on-the-road,
romantico, noir riscatta Baise-moi dallo squallore bidonville, estetizzante
alla Kassovitz. E' proprio il contrario. Il film è così
trasparente nel mostrare gli ingranaggi dell'opera - presente la telecamera
- e della narrazione che Virginie Despentes sradica dal suo romanzo per
farne cinema (aiutata nella versione italiana da Simona Vinci). Scrittrice
trentenne di successo (a 23 anni scrive Baise moi: 120.000 copie vendute,
el'ultimo libro, Mordre au travers, 71.000 copie), Despentes che si racconta
come una ex punk, reduce da una vita di elemosine, marchette, peep-show
e giornalista di riviste porno, ha incontrato la regista Coralie Trinh
Thi (come Manu incontra Nadine) per portare sullo schermo il suo libro
"vomitato in uno stato d'odio". Ed è un incubo che attanaglia
dall'inizio alla fine e che nell'innocenza angelica delle due protagoniste
- rese spettri dell'aldilà, revenant in cerca di giustizia - ricorda
le belle gioiose Thelma e Louise. Volare nell'abisso, già morte
viventi eppure destinate all'apocalisse. Uccidere, non si può che
uccidere, simbolicamente - siamo al cinema - i "signori del male",
alieni carpenteriani. La carneficina alla Tarantino (o meglio alla John
Woo, "maestro" di Despentes) nel club privé è
geniale. Clint Eastwood non ha fatto di meglio in Unforgiven di fronte
ai razzisti, tronfi sceriffi della mitologia western. L'uomo senza nome,
la città in fiamme... visioni bibliche del militante estremo. L'esercizio
sadico del potere, di sesso e di classe, è dilaniato nella fiammeggiante,
fumettistica scena dell'irruzione di Manu e Nadine, che sventagliano pallottole
tutto intorno colpendo uomini e donne aggrovigliati. Il club privé
naviga nello sperma e nel sangue. Epilogo di una serie di imprese spietate,
seguite a due atti criminali senza più ritorno: Manu spara al fratello,
preoccupato dell'onore famigliare e non della violenza sessuale subita
dalla "troia"; Nadine strangola in una mischia la sua coinquilina,
campione di donna complice, ammaestrata e umiliata. Ne troveranno di carnefici
ideali sulla loro strada: la signora al bancomat, il commerciante di armi,
i poliziotti... e, capolavoro di humor, un seducente intellettuale progressista
di quelli "povera ragazza, io ti salverò". Sesso e violenza,
Virginie Despentes ne sa qualcosa e li fa convivere in uno stridente corpo
a corpo. Ma è shock soprattutto l'esplicito ricorrere a scene hard
- gli atti non sono (non sembrano) simulati - anche quando Manu e Nadine
scelgono uomini occasionali per una serata torrida.. Despentes e Trinh
Thi pretendono di invertire lo sguardo sessuato, di "penetrare"
con l'obiettivo, come per cogliere in diretta l'attimo in cui si materializza
la sopraffazione. E di inchiodare sullo schermo la forma dell'ordine maschile.
Lo dirà una delle scene più raccapriccianti, quando, dopo
averlo attirato in una camera d'albergo, le due calpesteranno a morte
con i tacchi a spillo un voglioso ometto qualsiasi, di quelli che si credono
nel giusto se comprano esseri umani consenzienti. Per loro saranno presto
riaperte (così sembra da sinistri presagi) le case chiuse, ma intanto
Manu e Nadine li riducono in poltiglia. Con meno sangue versato, Dorothy
Arzner nel suo magnifico film Dance, girl, dance aveva già ammonito
una platea di mariti "perbene", accorsi a uno spettacolo di
spogliarello, incapaci di coniugare eros e moglie. La pazza avventura
di Manu e Nadine è come un immolarsi, alla fine, di due combattenti
sconfitte perché neppure la ferocia di cui dispongono è
sufficiente. Sola sul lungomare, pronta a tuffarsi in volo secondo il
copione di Ridley Scott, Nadine sa che intorno a lei, alle ragazze buttate
al macero di ogni paese, c'è una folla di assassini autorizzati.
La fissità di quello sguardo, il viso sbiancato nella luce del
giorno, l'orrore che le è rimasto addosso formano un'ultima icona
mortuaria
Ciak (1/12/2000)
Massimo Lastrucci

L'ultima frontiera del realismo pare sia l'hard. Alla ricerca di un cinema
che non concili o riconcili, cineasti di macchina e pensiero, esplorano
la sessualità esplicita, meglio se mescolata alla violenza. Se
poi questa è gratuita, siamo al massimo - pensano loro - dell'urticante.
La scrittrice Virginie Despentes ha raccolto intorno a sé un piccolo
gotha del porno transalpino, Coralie Trinh Thi come coregista, Raffaela
Anderson e Karen Bach come protagoniste, per uno sgradevole ritratto di
due anime ribelli e in fuga sino all'autodistruzione. Ma la fotografia,
accurata nelle sue sovraesposizioni e nel finto stile trasandato, e l'isteria
di molte scene rivelano, invece della oggettività della storia
rubata ai piani bassi della vita, una calcolata astuzia nel cercare lo
scandalo a tutti i costi. Cosa che, puntualmente, si è verificata.
Certo, in mezzo a tale teatrino di stupri squallidi, omicidi gratuiti,
alcol e perdizione, non è difficile imbroccare il colpo allo stomaco.
Ma il contesto resta fastidiosamente snob.
Il Giorno (25/11/2000)
Silvio Danese

Scandalo francese di neo-femminismo ginecologico e para-nichilista. In
ambiente degradato, due ragazze si ritrovano vittime di droga e stupro,
spinte da un desiderio di vendetta senza frontiera, scambiato per libertà
ritrovata. Prese, usate, dominate da uomini violenti, per la verità
fin troppo tipizzati nell'ambiente macho del "metissage", quasi
di moda oggi, le ragazze perdono ogni sensualità e ogni sensibilità
affettiva in rapporti sessuali prima subìti e poi inflitti per
rivalsa. Tra bar fetidi e camere d'alberghi a ore, con i colori flebili
dei cuori oscuri che le attraversano, vediamo in primo piano il sesso
violato di Nadine, i membri assecondati da Manu, e le performance vendicative
di entrambe quando, alleate, "dragano" uomini e li uccidono
dopo l'uso, abili maneggiatrici di pistole a ripetizione, fuggiasche d'inverosimili
delitti. Un tizio viene scervellato perché è troppo corretto:
pretende di infilarsi il preservativo. Diretto da due signore estremiste
e un po' arrapate, eclatante, aggressivo, esibizionista, non è
un'opera, ma un'operazione. Virginie Despentes è autrice del romanzo,
la vietnamita Coralie Trinh Thi, è stata ingaggiata per gli "effetti
speciali": è una rinomata porno star.
OPINIONI:
Manipolazione mentale
Basta! Sono stufo di sentir parlare di film scandalo!A Venezia"Il
fantasma", una "boiata" basata su di una fotografia scadente,aveva
già insinuato nelle menti di ogni cinefilo che la stampa specializzata
ci considera perfetti imbecilli;adesso questo film porno-pulp che fa il
verso a "thelma e louise" e "Pulp fiction" avvicinandosi
loro come la mia scrittura ricoeda quella di Leopardi,sarebbe un film
scandalo.Scusate la banalita',ma lo scandalo e' che qualcuno sprechi tempo
e denaro per reralizzare,distribuire e soprattutto "andare a vedere"
un film come "Scopami!".Mi permetto un piccolo consiglio:cercate
la videocassetta di un film qualsiasi di John Waters ante"la sig.ammazzatutti"
e vivrete meglio.
Paolo, 30anni, Alessandria. (4 Dicembre 2000)
BACIAMI
Non
sapevo cosa stavo per vedere, lo faccio spesso, seguo un titolo, una sensazione.
Il Nuovo Olimpia è un cinema che dà una certa garanzia e
per questo sono andato a vederlo.. Il film doveva essere destinato ad
un pubblico abituato ad assistere ad una settantina di minuti di monotonia,
di accenni sopravvalutati (i baci alle povere vittime, la tenerezza di
fondo della povera disoccupata), di unilateralità nel punto di
vista(...in fondo le vittime siamo soltanto noi).. Se quella voleva essere
una denuncia sociale la regista(?) avrebbe dovuto almeno documentarsi
in casa propria e avrebbe scoperto che gli accusati erano già stati
condannati ne "il buio nella mente" e ghigliottinati in "Rosetta"..
E' un film spudorato perchè non teme la propria insignificanza,
perchè ha alle proprie spalle la certezza che tutto è opinione
e che anche questa lo è. Complimenti..
PAOLO, 28anni, ROMA. (29 Novembre 2000)
scandalo?quale scandalo?
Tutto qui?Sarebbe questo il film scandalo che travia le menti degli spettatori
e li conduce sulla strada del peccato e della perdizione?Ma per piacere...Anticipato
da una serie impressionante di giudizi negativi,al limite dell'insulto,
da parte della alquanto perbenista critica italiota e da tutta una girandola
di provvedimenti schizoidi,come la chiusura del relativo sito internet,scopami
si dimostra solo un film banalotto e mal girato ma così prevedibile
da sconcertare non tanto per la crudezza delle immagini,visto che nel
film di kitano per.es. si vede di peggio,quanto per l'assoluta banalità
del plot e per la noia mortale che riesce a generare in soli 77 minuti
di durata.Schematismo e approssimazione dominano incontrastati.A metà
tra un thelma e louise porno e un'opera di von trier mal riuscita,baise
moi ha come pecca maggiore il fatto di non aggiungere nulla di nuovo all'attuale
panorama cinematografico:si dimentica appena usciti dalla sala.Eppure
alcuni particolari hanno un certo pregio come l'ottima traduzione di Simona
Vinci dei dialoghi,della cui povertà si deve incolpare solo la
regista-scrittrice e la tutto sommato discreta prova delle attrici,evidentemente
più a loro agio nelle scene calde che in quelle normali ed entrambe
migliori del terzetto mistico parietti-marini-cucinotta.Morale?La realtà
degradata rende le persone cattive.Magari ce lo potevano ricordare in
un altro modo ma stracciarsi le vesti in maniera così plateale
per un po'di sesso e violenza(e comunque il film è vietato ai minori
di 18 anni..quante schifezze diseducative vengono propinate senza vincoli
sia al cinema che in tv?)fa sorgere il dubbio che anche gli anatemi della
critica facciano parte di un disegno preciso..
andrea, 27anni, milano. (27 Novembre 2000)
Quello che le ragazze non fanno
Non mi hanno certo dato fastidio tutte le scene di sesso e violenza, anche
perché chi sceglie di andare a vedere un film del genere sa già
a cosa va incontro. Né sono giustificabili le prese di posizione
di vari comitati di famiglie o commissioni di valutazione del comune senso
del pudore (se ancora ce n'è in giro): lo si proibisce ai 18 e
non se ne parla più. Tanto sappiamo bene dove sta la vera "pornografia",
sta in televisione, in trasmissioni come Carramba, Il grande fratello,
Amici, ecc.: autentici insulti all'intelligenza. Le ragioni della mia
stroncatura sono altre. Il più citato (ed errato) punto di riferimento
è Thelma & Louise. Ma mi faccia il piacere!, direbbe Totò.
Non offendiamo Ridley Scott, Susan Sarandon e Geena Davis. Il road movie
del sesso della Despentes è una versione semplicistica, cioè
solamente basata su sesso e violenza, come un qualsiasi film hard core,
stavolta però spacciato per un'opera con implicazioni sociologiche
e psicologiche, se non addirittura femministe. Come se femminismo fosse
ammazzare qualsiasi uomo capiti a tiro. Queste qui sono esclusivamente
delle mantidi religiose che seminano sesso e morte nel loro viaggio anarchico
senza meta ma con un obiettivo: la fuga dal mondo dell'uomo e (soprattutto)
dalla noia. Qualcuno mi spieghi per cortesia il "messaggio"
(?) della regista. In un'intervista le due ragazze si sono confessate:
"Nel porno - sentenzia Raffaela Anderson - è l'uomo che scopa
la donna. Baise-moi è l'esatto contrario". Aldilà del
fatto che riesce difficile scorgere la differenza (o vogliamo ancora sostenere
che, se è una donna a prendere l'iniziativa, automaticamente non
siamo più nel campo del porno ma entriamo in quello delle rivendicazioni
femministe?), a far arrabbiare è la gratuità del tutto.
La violenza è talmente efferata e senza senso da scadere spesso
e volentieri nel comico involontario (vedi la pistola infilata nel sedere
maschile, e vi pare possibile che uno stupratore si metta il preservativo?),
senza un briciolo di approfondimento psicologico o sociale. Pura esibizione
di scene proibite , con il conseguente battage pubblicitario che ne è
seguito. In quanto a recitazione, zero virgola zero. Espressività
delle due protagoniste? Sì, quando inquadravano le loro parti anatomiche.
Operazione perciò molto furba. Ridateci, a questo punto, Gola profonda:
là, almeno, si tentava di fare onestamente del cinema. Porno, certo,
ma pur sempre cinema.
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