
Titolo
originale: The Filth and the Fury
Regia: Julien Temple
Montaggio: Niven Howie
Anno: 1999
Nazione: Stati Uniti d'America/Gran Bretagna
Produzione: BIM
Durata: 107'
Data uscita in Italia: 09 marzo 2001
Genere: biografico
RECENSIONI:
E' sicuramente il migliore sui Pistols. Finalmente appare quella che
è la vera dimensione del punk: trasgressione sociale e rovina.
Film che non vedrete al cinema se non in qualche d'essai o, se l'Unità
Multimedia ha soldi e voglia, in Vhs. Abbandonate le cagate alla "Great
R'n'R Swindle", un Temple illuminato, confeziona un prodotto non
commerciale e fortemente di rottura, interessante anche dal punto di
vista del montaggio. I Sex Pistols - in una sorta di racconto orale
cinematografico - si dipingono com'erano veramente: eroi del proletariato
più marcio, che facevano benefit per i pompieri in sciopero;
sedicenti figli di puttana vogliosi solo di fregare il capitale, ma
alla fine vittime del sistema; una band di amici-nemici per sempre.
Il film contiene dei veri e propri momenti di lirismo underground, come
la spiegazione di Rotten del testo di Anarchy in the UK e del suo concetto
di anarchia, l'organizzazione del anti-Giubileo contro la regina, la
vera storia dei vestiti punk e l'odio contro la moda, le provocazioni
televisive. Ma più di tutto commuovono e stupiscono la grande
lucidità e umanità sulla questione "eroina"
legata alla figura di Sid Vicious, sempre negata dai media o meglio
spettacolarizzata. Nel film c'è un vero e proprio presagio degli
anni seguenti e sulla droga che ha devastato l'esistenza di una generazione.
Chiunque abbia più di 35 anni e abbia fatto parte del Movimento
non potrà non riconoscersi nelle reazioni durissime-dolcissime
di Rotten per l'abuso di roba da parte di quello che lui fino alla fine
considerò "il suo amico". Su tutto il film incombe
pesante la presenza della "classe operaia", chiave di volta
di tutta l'esperienza. Imperdibili i materiali d'archivio, in cui -
chicca tra le chicche - brilla quello sfigato di Sting.
Gomma 14/05/2001
da www.decoder.it
Sex Pistols hanno prodotto un solo album nei loro 2 anni di esistenza.
Eppure hanno lasciato un segno indelebile nella cultura musicale, segnando
un punto di passaggio obbligatorio per chiunque voglia comprendere cosa
significhi la parola “rock”. La loro immagine di ribelli
totali costantemente attaccati dalla censura, le loro oltraggiose performance
a base di watt e sputi sulla folla hanno influenzato generazioni intere
di musicisti, da Bowie ad Alice Cooper, fino ai Police. Dopo ventotto
mesi in costante salita, tra sesso, droga e rock’n’roll,
l’imprevisto esito fallimentare di un tour americano causa lo
scioglimento della band. Da quel momento tutto va in pezzi. La fidanzata
di Syd Vicious, il loro membro più carismatico, muore in modo
misterioso, e Syd, ormai drogato senza la minima possibilità
di recupero, finisce sotto processo. Verrà liberato su cauzione,
ma di lì a poco morirà suicida, il 2 Febbraio 1979.
Il loro manager Malcom McLaren, non volendo rinunciare alla sua gallina
dalle uova d’oro, produrrà nel 1981 un film, The great
rock’n’roll swindle (La grande truffa del rock and roll),
diretto da Julian Temple, che racconterà tra finzione e materiali
di repertorio (di cui molti, incredibile, fasulli) come i Sex Pistols
siano una sua creatura fatta – e disfatta – a tavolino.
Che anche da morta continuerà a rendergli per molti anni, peraltro.
Sono passati venti anni da allora, e lo stesso Temple, dopo una carriera
filmica non proprio esaltante (Absolute beginners, Le ragazze della
terra sono facili, più un imprecisato numero di videoclip), torna
a occuparsi dei Pistols dalla prospettiva opposta. Ripesca venti ore
di materiale inedito e lo mixa vorticosamente con documentari dell’epoca,
estratti di trasmissioni televisive, e film quali l’Amleto e il
Riccardo III di Laurence Olivier.
Vi innesta interviste nuove di zecca ai superstiti della band (Johnny
Rotten in testa) e a Malcom McLaren, realizzando un Blob che dovrebbe
rappresentare lo “sguardo definitivo” sulla vera storia
della band più dissacrante di tutti i tempi.
Tecnicamente, è un’operazione riuscita sotto ogni aspetto.
Del resto Temple è regista di videoclip, e utilizza tutti i trucchi
del montaggio a sua disposizione. Sono presenti le prove, le esibizioni
live, gli sputi sulla telecamera, i contrasti di immagine tra i membri
della band e i manager della EMI, e i volti dei protagonisti - come
sono oggi - non vengono mai visti dallo spettatore. McLaren ha il viso
fasciato da un completo sadomaso e Rotten e soci sono inquadrati in
controluce. I dialoghi a distanza tra di loro ben sottolineano la guerra
(autentica?) che si è consumata nel corso degli anni: “Creare
i Sex Pistols è stato come creare i miei piccoli furfanti…”
“Io non posso essere creato…” “I Sex Pistols
esistono perché dovevano esistere…” “Tutti
sanno che Malcom dice solo cazzate…” e via dicendo.
Nonostante le inevitabili furbate, il film si rivela comunque un documento
ricco e prezioso, che va a ripescare un periodo storico, quello dell’Inghilterra
degli anni settanta, in cui il paese, sotto il pugno di ferro della
Signora Margaret Thatcher, veniva schiacciato da un presente senza prospettive
e che trovò nel furore dei Pistols la valvola di sfogo che ben
rappresentava il disagio di una intera generazione. Non fosse altro
che per aver così ben ricostruito questo contesto nei primi dieci
minuti della pellicola (oltre ad averci riproposto pezzi come “Anarchy
in the UK”, “Submission” e “God save the Queen”),
che bisognerebbe ringraziare Temple.
Il DVD
Tecnicamente, grazie al menu iniziale, il disco può essere visto
in due modi: come documentario, dalla fondazione alla fine della band,
o come raccolta di videoclip, mediante la seconda opzione. In realtà,
questo menu non fa che andare a selezionare, volta per volta, il minutaggio
della canzone in questione.
L’audio, pur vantando un DTS e un DD5.1 rimasterizzati in entrambe
le versioni, a causa della qualità altalenante dei vari master,
non può essere apprezzato appieno se non in alcuni spezzoni di
orchestra incisa appositamente per l’occasione.
La realizzazione del DVD non brilla per qualità: il menu non
risulta particolarmente comodo, e, a causa di un difetto del capitolo
1 (i titoli di testa), diviso in due, risultano sfalsati i capitoli
dal 2 al 20, che diventano di fatto da 3 a 21. Come extra figurano solo
le biografie e un’intervista (in solo testo) al regista.
Che ci sia del materiale tenuto da parte per una futura “definitive
edition”, Julian?
22-11-2002 a cura di Redazione di DVD Magazine