
di Peter Jackson (Usa, 1996, 109’)
con Michael J. Fox, Trini Alvarado, Peter Dobson, John Astin
Trama:
Satira agra e pungente, sceneggiatura e ritmo impeccabili, movimenti
di macchina al di là del virtuosismo, effetti speciali superbi
e coerenti al racconto, fantasioso, grottesco, spiazzante e in perenne
oscillazione tra la commedia nera e l'horror più atroce.

Abbiamo un debole per il neozelandese Peter Jackson fin dai tempi di
Bad Taste e Meet the Feebles, una passione che si è vista rafforzata
dal superbo Creature del cielo e che oggi è definitivamente confermata
con questo The Frighteners. Con buona pace dello stolido pubblico Usa,
che di questa surreale parabola non ha saputo cogliere né l'humor
nefando e dissacrante, né la straordinaria creatività
visuale. Perché il trentaseienne auteur - qui regista e cosceneggiatore
- impreziosisce la trama del suo film (l'avventura del medium Michael
J. Fox che, in bilico tra il qui e l'altrove, deve affrontare la furia
omicida di un revenant) con un ordito raffinato e ricchissimo: comprimari
di gran classe Jeffrey Combs è imperdibile), satira agra e pungente,
sceneggiatura e ritmo impeccabili, movimenti di macchina al di là
del virtuosismo, effetti speciali superbi e coerenti al racconto. Che
è fantasioso, grottesco, spiazzante e in perenne oscillazione
tra la commedia nera e l'horror più atroce.
Ciak (1/7/1997)
Andrea Ferrari
Personalmente credo che gli effetti speciali abbiano
molto danneggiato il cinema, facendolo regredire a stadi infantili,
ma «Sospesi nel tempo» del neozelandese Peter Jackson, visto
nottetempo alla Mostra di Venezia, ha una marcia in più. Perché
l'autore sa raccontare, attraverso i trucchi digitali e altre diavolerie,
un poliziesco dove un serial killer dell'al di là viene stoppato,
dopo due ore strabilianti, da un modesto «ghostbuster» che
ha la fortuna di avere per amici tre fantasmi, e soccorre una giovane
vedova la cui dimora è infestata da presenze paranormali. Difficile
entrare nel particolare: è un film che bisogna vedere, affidandosi
al plus valore fantastico di un racconto che sembra un remake del «Settimo
sigillo» fatto con l'Lsd. Il fantafilm è originale e divertente,
ma anche inquietante per il suo aspetto gotico, congeniale a un regista
nato, non a caso, la notte di Halloween. Basterà dunque affidarsi
al complotto spiritistico, la cui unica pecca è quella dell'eccesso:
di tutto, di più e, nel finale, forse di troppo. In quest'altra
vita umani ed ectoplasmi convivono felicemente secondo principio demoniaco;
ma sono assicurati, ex aequo, una buona dose di spaventi e di risate.
Jackson, crudele assassino di mamme innocenti in «Creature del
cielo», coinvolge qui, con lo sceneggiatore Fran Walsh, il gotico,
il thriller e l'horror con alcuni scatti geniali, come quando, nel finalissimo,
atterriamo nel Paradiso, proprio quello dello spot del caffè.
Michael J. Fox fa la parte del paranormale da strapazzo con percezione
alterata e finisce ibernato per conoscere il supremo segreto, ma se
la cava da ogni profezia maligna con una pistola ad acqua santa e i
tre defunti che lo proteggono, organizzando cortei di spiriti afro americani,
mentre altri fanno «avances» sessuali nei confronti di mummie
egizie. Ma tutto è sorretto dall'ironia: se volete usare un neologismo,
provate «merda teleplasmatica».
Corriere della Sera (24/5/1997)
Maurizio Porro
Peter Jackson