Titolo italiano: la sposa turca
di Faith Akin
Colore – 35mm / Anno Produzione: 2004 / Nazionalità:
Germania,Turchia / Durata:123’

TRAMA:
Sibel, una ragazza di origini turche scampata a un tentativo di suicidio,
per sfuggire alle severe abitudini musulmane della famiglia decide di
chiedere aiuto a Cahit, anche lui turco, per farsi sposare. Anche Cahit
ha provato a togliersi la vita e, dopo l'iniziale riluttanza, accetta
di prendere Sibel in moglie, forse per realizzare nella sua vita qualcosa
di utile. Nonostante il matrimonio fanno vite separate e spesso Sibel
porta a casa altri uomini. A poco a poco il ragazzo si innamora della
sua coinquilina e prova gelosia per gli uomini che lei frequenta. Anche
Sibel inizia a provare dei sentimenti ma se ne rende conto troppo tardi.
SCHEDA:
Regista FATIH AKIN
Soggetto FATIH AKIN
Sceneggiatura FATIH AKIN
Fotografia RAINER KLAUSMANN
Musiche KLAUS MAECK
Montaggio ANDREW BIRD
Scenografia TAMO KUNZ
Produzione RALPH SCHWINGEL, STEFAN SCHUBERT, FATIH AKI, MEHMET KURTULUS,
ANDREAS THIEL PER WUSTE FILMPRODUKTION, NDR/ARTE CORAZON INTERNATIONAL
Distribuzione BIM (2004)

RECENSIONI:
"Un film duro, anche aspro. Uno scontro continuo di caratteri,
frutto di personaggi lividi, quasi tagliati nel legno, con psicologie
sempre pronte al contrasto, all'aggressività, alla rivolta. Prima,
finché l'azione è in Germania, il testo e la regia di
Fatih Akin mettono con salda evidenza l'accento sulle differenze, anzi,
le divergenze fra i due diversi ambienti e le due diverse mentalità,
pur senza mai optare apertamente in favore dei tedeschi o dei turchi.
Poi, quando sia Cahit sia Sibel si spostano in Turchia, dando soprattutto
rilievo all'evoluzione dei loro sentimenti reciproci e delle loro fisionomie
sempre più forti e segnate. In cornici che la fotografia spesso
molto buia di Reiner Klausmann, reduce da molti film con Werner Herzog,
veste di immagini volutamente indirizzate a rievocare il più
celebrato cinema turco realista. Con interpreti tutti in linea con questo
stesso realismo. Duri e risentiti."
(Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 15 ottobre 2004)

'La sposa turca' aveva un valore aggiunto: un soggetto
pericolosamente attuale come lo scontro di culture, la gestione della
diversità, il permanere degli integralismi religiosi. Però
ridurre il valore del film alle sue, più o meno implicite, tematiche
sarebbe far torto a Fatih Akin, trentunenne turco nato e cresciuto ad
Amburgo. Il regista ha saputo imprimere alla storia una tensione in
crescendo: rappresentare una Istanbul affascinante e paurosa; tradurre
i conflitti culturali in una tragedia a forte valenza simbolica. Ma,
soprattutto, ha scelto due interpreti perfetti per la coppia di agnelli
sacrificali: un'esordiente d'inattaccabile purezza davanti alle brutture
del mondo e un attore che pare minato da un oscuro male interiore, come
un'icona punk."
(Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 15 ottobre 2004)