
di Theo Van Gogh (11', Olanda, 2004)

TRAMA:
Far vedere o no il film che è costato la vita al suo autore Theo
Van Gogh, assassinato da un fanatico in Olanda proprio "a causa"
della sua opera cinematografica? Un film pericoloso per chiunque vi
si sia avvicinato, di fatto censurato perché nessuno ha il coraggio
di farlo vedere.

Il 2 novembre 2004 Theo van Gogh veniva massacrato in
Olanda, da sempre patria e rifugio degli spiriti liberi, (da Spinoza
a Locke), reo di aver girato “Submission”, un cortometraggio
che parla dell’orribile condizione a cui vengono sottoposte milioni
di donne nel nome dell’Islam. La coautrice del film, Ayaan Hirsi
Ali, tutt’ora sotto protezione, si definisce “la prima musulmana
della mia generazione che ha subito il taglio del clitoride e il matrimonio
forzato e può articolare le sue opinioni in pubblico”.
Diceva Voltaire che i regimi dittatoriali che proibiscono la libertà
di stampa fanno come quei bambini che chiudendo gli occhi credono di
non essere visti. Similmente l’assassinio di Theo è stata
la peggiore conferma della barbarie che lui stesso denunciava. Non c’è
stata in Europa una degna risposta di fronte a quest’orrore. Anzi,
esso sembra essere riuscito a ottenere l’effetto di una censura
dell’opera nei media internazionali e persino in importanti festival
del cinema. Temiamo che in ciò giochi più la paura che
le “scelte artistiche”. Forse non c’è una relazione
diretta tra la violenza e l’oppressione, contro le donne e gli
“infedeli” di turno, e quello che il Corano, o la Bibbia,
la Bhagavad-Gita, le Upanishad e tutte le sacre scritture prescrivono,
ma a maggior ragione dovrebbe essere interesse degli stessi religiosi
e fedeli smascherare e porre fine alle mistificazioni e strumentalizzazioni
del loro credo. Perciò noi onoriamo e ricordiamo chi è
morto affermando la propria e altrui libertà, contro ogni suo
nemico, siano gli integralisti islamici, cristiani o indù, i
marines o i kamikaze, i fascisti o gli pseudocomunisti, le armate rosse,
cinesi o putiniane. Il caso Van Gogh rivela la punta di un iceberg.
Tutte le grandi religioni organizzate, tranne, come nobile eccezione,
alcune aree del Cristianesimo riformato (protestante), sono dominate
dagli uomini, da millenni. Maschi sono gli interpreti delle sacre scritture,
maschi sono gli esegeti, i giudici e custodi della dottrina, maschi
sono i sacerdoti, gli imam, i bramini e i rabbini, maschi sono i papi
e i pope, i dalai lama, e, guarda caso, maschi sono anche gli stessi
fondatori delle religioni. A questo punto, è pura coincidenza
che in tutte le culture permeate da questi dei, precetti, inferni e
paradisi, le donne, da sempre, siano state torturate, stuprate, bastonate,
frustate, lapidate, bruciate sul rogo, infibulate, relegate in harem,
sposate a 12 anni in matrimoni prestabiliti, gettate sui roghi dei mariti
deceduti (il sati indù), sfigurate e uccise da quelli rimasti
vivi, e infine costrette, per il bene di una società ordinata
e per i soliti “valori” - e cche ppallle!- Direbbe un personaggio
di Verdone, decisi dai soliti maschi, costrette a fare o a non fare
sesso, a lavorare o a non lavorare, a essere o a non esser madri, a
vivere l’intera esistenza secondo tempi, ritmi, modalità
decise dai padri, dai fratelli, persino dai figli, e dai preti, dai
rabbini, dai bramini, dai mullah, ma mai dalle donne stesse? Noi non
lo crediamo. Al contrario, noi pensiamo che le donne, e anche gli uomini,
ci stiamo mooolto lentamente liberando grazie alle “novità”
degli ultimi secoli: l’illuminismo, la scienza, il liberalismo,
il socialismo democratico, l’anarchismo, il femminsimo, insomma
tutte quelle cose che Ratzinger chiamerebbe “relativismo etico”.
Che sarà vago e inconsistente, ma sempre meglio dell’inquisizione
e della sharia.
Come sempre, nella nostra tradizione, invitiamo tutta la città,
anche e soprattutto chi non è d’accordo, a venire e a discuterne
insieme. Meglio senza armi!